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Crollo Ponte Morandi, altre accuse ai 21 indagati: gravissimo azzardo non fare ristrutturazione

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La Procura di Genova non ha dubbi: i dirigenti di Autostrade per l’Italia e quelli del ministero dei Trasporti hanno compiuto “un gravissimo azzardo” sul Ponte Morandi. Sapevano del rischio che il viadotto della Polcevera potesse crollare, ma non sono intervenuti. Come si fa a tradurre in reati un azzardo? Contestando agli indagati una aggravante. E così hanno fatto i pubblici ministeri Walter Cotugno e Massimo Terrile che a tutti i ventuno indagati oltre ai reati già contestati ora li indagano anche per la “colpa cosciente”. L’ipotesi di reato,  in caso di condanna, potrebbe far lievitare di almeno di un un terzo le pene.
La differenza tra colpa cosciente e dolo eventuale è piuttosto sottile, ma sostanziale. Nel caso in questione il risultato offensivo è previsto ma, erroneamente, si ritiene che non si verificherà, nonostante una condotta altamente imprudente (l’esempio di scuola è quello di un automobilista che per sfuggire alla polizia imbocca una strada contromano e investe un’altra auto).   
Ma cos’ha portato a questa ulteriore accelerazione nell’indagine sul crollo? Primo: il ritrovamento di un tirante che si è staccato dalla sommità del pilone e ha portato al collasso del ponte. Era composto da trefoli (funi) metallici altamente corrosi, affogati nella guaina in calcestruzzo. E quello stato di degrado non era mai stato rilevato o controllato da chi doveva farlo.
Secondo: Autostrade aveva presentato il progetto di ristrutturazione dei tiranti, cui erano allegati vari report preoccupanti. Perchè non si è dato peso a tutti questi segnali che avrebbero imposto lavori per la sicurezza da anni?  Nuovi avvisi di garanzia arriveranno nei prossimi giorni.
Un dirigente del Mit indagato ha accusato durante un interrogatorio Autostrade di aver classificato l’intervento di ristrutturazione dei tiranti, rinviato a ottobre, come “locale” per evitare che scattassero controlli preventivi o collaudi statici. Autostrade, e i colleghi del ministero dei Trasporti, scaricano il supertestimone.
L’ oggetto del contendere sono le durissime accuse lanciate da Bruno Santoro, dirigente Mit in servizio alla Direzione generale per la vigilanza sui concessionari autostradali. Interrogato il 29 settembre, ma il verbale dell’audizione è stato rivelato negli ultimi giorni, ha ribadito che qualificare la ristrutturazione dei tiranti (intervento di retrofitting) come un lavoro “locale” permise di fatto ad Autostrade per l’Italia di evitare i collaudi del ponte, con l’avallo in primis del Provveditorato ligure. Ieri sul punto Aspi ha spiegato che “l’inquadramento locale è stato assunto nel rigoroso rispetto del decreto ministeriale 14 gennaio 2008… che classifica come tali gli interventi”.

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Scoperto il Bed and Breakfast del sesso, donne in fila per prostituirsi: ammesse solo italiane

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Lo hanno scoperto i carabinieri a Belluno in Veneto. Era un vero e proprio bed and breakfast del sesso con donne che arrivavano da tutto il nord Italia per prostituirsi. Non prostitute di professione. No, donne normali che arrotondavano per soldi.

Quando i carabinieri di Belluno hanno messo piede nell’appartamento hanno scoperto l’esistenza di un vero e proprio calendario in cui si alternavano le donne che offrivano i loro servizi nell’alcova di Fiammoi nel bellunese. Era un pensionato 62enne a cambiarle spesso. Sempre lui a selezionarle: uno dei requisiti, per esempio, era che fossero italiane. Chiedeva di vedere le foto e in anticipo parlava con loro al telefono per verificare che fossero all’altezza dei suoi standard.

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L’ex pm antimafia Ingroia ubriaco a Parigi, costretto a non salire sull’aereo che doveva portarlo in Italia

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Volare ubriachi non si può. Per questo motivo l’ex pm Antonio Ingroia è stato fermato ieri all’aeroporto parigino di Roissy mentre si stava imbarcando su un volo per l’Italia. L’hanno fermato perché era “visibilmente in stato di ebbrezza”. L’ha rivelato “Repubblica.it” spiegando che “Ingroia è stato così costretto a tornare indietro” e a non volare perché ubriaco.

“Secondo fonti aeroportuali – si legge sul quotidiano – il rifiuto di imbarco non avrebbe provocato resistenza da parte di Ingroia, che è stato portato in una zona di Roissy non lontano dai gate. Il consolato italiano a Parigi è stato avvertito. Ingroia è stato fatto partire qualche ora dopo, una volta ripresi i sensi e in grado di viaggiare per rientrare in Italia”. Che brutta cosa per un magistrato che per una vita intera ha combattuto la mafia dalla trincea della procura di Palermo. Speriamo sia stato solo un infortunio passeggero.

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Chiara Ferragni risponde a tono sui social ai “giudicatori di sto ca…”

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Chiara Ferragni e Federico Fedez sono in partenza per le vacanze pasquali. I cosiddetti haters dei social invece non vanno mai in vacanza. Anzi sono sempre in servizio permanente effettivo. Così, mai stanchi, continuano a bombardare di messaggi (e spesso anche di insulti) il profilo Instagram della fashion blogger. Ogni sua foto è soggetta a centinaia di migliaia di commenti. Sempre commenti di elogio perché Chiara Ferragni è assai social è assai amata. Ma spesso e volentieri accade che questi commenti vadano un po’ troppo oltre e anche la calma Chiara non può sopportarlo. Non può fare finta di nulla. E così risponde anche lei a tono ai cosiddetti haters.

Qualche giorno fa, infatti, ha pubblicato una foto con il figlio Leone mentre è seduto sul passeggino. Ma qualcuno, i soliti imbecilli, ha trovato del marcio in una foto volendo dolce: una mamma col suo bimbo sorridente a favore di obiettivo. Davanti a questa immagine c’è stato uno che ha scritto: “Non hai così tanto amore per tuo figlio. Guarda caso tutte e due le foto evidenziano sponsor”. E leggi un commento e leggine un altro, Chiara Ferragni è “esplosa”. “Se fosse un post sponsorizzato – risponde – avrebbe la dicitura advertising o prenderei una multa. Sveglia giudicatori di sto cazzo”. Ecco, la Ferragni non ci va per il sottile. Non è stata fine, ma alla fine l’hanno capita tutti.

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