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Esteri

Corte Penale Aja, si va verso mandati di arresto contro russi per crimini e genocidio in Ucraina

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La Corte penale internazionale è pronta all’invio di due mandati di arresto per funzionari russi ritenuti responsabili della deportazione forzata di bambini dall’Ucraina e di aver preso di mira le infrastrutture civili. Se ciò dovesse concretizzarsi, come sembra da indicazioni di stampa di testate internazionali fra cui il New York Times, si tratterebbe dei primi mandati emessi dalla Cpi relativi all’invasione russa dell’Ucraina.

Il procuratore del tribunale penale internazionale, Karim Khan, avrebbe chiesto ai giudici delle indagini preliminari di approvare i mandati di arresto sulla base delle prove finora raccolte. Non è tuttavia chiaro se i mandati saranno sigillati, cosa che lascerebbe i destinatari all’oscuro sulla loro implicazione nel procedimento. Ciò che è di sicuro improbabile è che tali mandati portino alla celebrazione di processi poiché la Cpi non può processare gli imputati in contumacia, ed è altamente improbabile che la Russia , che non è un membro della Corte penale internazionale, possa essere in alcun modo disposta a consegnare gli accusati al tribunale dell’Aja.

Khan aveva aperto un’anno fa un’inchiesta su possibili crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio in Ucraina. Negli ultimi 12 mesi il procuratore ha effettuato tre viaggi in Ucraina e ha visitato i siti che si sospetta siano stati teatro di crimini di guerra. Intanto nelle scorse ore Human Rights Watch ha lanciato l’allarme per le i bambini deportati in Russia. “La guerra in Ucraina ha avuto conseguenze traumatiche e devastanti per i bambini ospitati negli istituti di accoglienza, inclusi quelli trasferiti in modo coatto in Russia e separati dalle loro famiglie”, afferma Hrw nel suo rapporto in cui documenta i rischi per i bambini provenienti da istituti di accoglienza nelle aree direttamente colpite dal conflitto, nonché quelli evacuati in altre aree dell’Ucraina o in Paesi europei.

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Corona Virus

Covid, la variante americana HP.3 corre velocissima: rischio epidemia estiva per chi arriva dagli Usa

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I casi di Covid ed i ricoveri per complicazioni della malattia sono in crescita nella contea di Los Angeles e si stanno allargando al resto della California. La presenza del virus è inoltre in aumento e comunque a livelli alti in una decina di stati Usa, facendo temere agli esperti una ondata estiva di contagi. Le infezioni sono nella grande maggioranza dei casi dovute alle varie mutazioni del virus del covid collettivamente chiamate ‘FLiRT’: negli Usa – secondo gli ultimi dati – a guidare la nuova crescita di infezioni sono in particolare le mutazioni KP.2, Kp.3, KP.1.1. L’ ultima settimana, ogni giorno, solo a Los Angeles sono stati registrati 121 nuovi casi, contro i 106 dei sette giorni precedenti. Mentre le persone ricoverate sono state 126 ogni giorno contro le 102 della settimana precedente. Gli ufficiali sanitari osservano che certamente i numeri sono piu’ alti in quanto i cittadini ormai non riportano il covid e le cifre provengono solo dai risultati dei tamponi fatti in laboratori medici. Peter Chin-Hong, epidemiologo all’ ospedale universitario di San Francisco ,ha ribadito che le varie mutazioni KP sono il 20% piu’ contagiose della variante ‘madre’ JN.1. La presenza del virus nelle acque reflue, secondo i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (Cdc), è a livelli molto alti in Florida, Hawaii, Montana, California, Alaska, Connecticut, Georgia, Maryland e New Mexico.

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Esteri

Putin a Pyongyang, scontro con Stoltenberg sul nucleare

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Il giorno dopo la chiusura della conferenza di pace a Lucerna, che per il Cremlino ha avuto “un’efficacia prossima allo zero”, la Russia ribadisce le sue condizioni all’Ucraina per il cessate il fuoco e rilancia i suoi rapporti con la Corea del Nord, accusata dai Paesi occidentali di sostenere lo sforzo bellico di Mosca. Il presidente Vladimir Putin è atteso da domani per una visita di due giorni a Pyongyang, dove avrà un lungo faccia a faccia con il leader nordcoreano Kim Jong-un e potrebbe firmare un trattato per la “partnership strategica” bilaterale. Il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, è però tornato a puntare il dito anche contro Pechino, affermando che “l’Occidente deve far pagare alla Cina l’aiuto alla Russia”. Quanto alla pace, essa può essere raggiunto solo attraverso “la consegna di nuove armi” a Kiev, ha detto il rappresentante dell’Alleanza atlantica, a Washington per incontrare il presidente Usa Joe Biden.

Ma a provocare qualche allarme a Mosca è stata soprattutto un’intervista al Telegraph in cui Stoltenberg ha riferito di discussioni in seno alla Nato sull’opportunità di mettere in stand-by una parte delle testate nucleari del Patto atlantico. “Un’altra escalation della tensione”, ha risposto il portavoce del Cremlino, che non ha rinunciato a sferrare anche un colpo basso al segretario generale: “Quello che Stoltenberg ha detto, chiaramente non concorda con la stessa dichiarazione di ieri (alla conferenza di Lucerna), che non tutti hanno firmato e che, se non erro, parla anche di inammissibilità di tale retorica”, ha affermato Dmitry Peskov. Mosca non nasconde la sua soddisfazione per gli esiti della conferenza in Svizzera, che ha visto 13 dei 93 Stati presenti negare il sostegno alla dichiarazione finale in cui veniva tra l’altro ribadita l’esigenza di garantire “l’integrità territoriale” dell’Ucraina nell’ambito di ogni iniziativa di pace.

Tra gli astenuti, Paesi del calibro di India, Brasile, Indonesia e Sudafrica. Mentre la Cina non ha partecipato. Pechino ha affermato oggi che invece le sue richieste per il riconoscimento della “parità di partecipazione di tutte le parti” in conflitto e per una “discussione equa di tutti i piani di pace disponibili”, è “sostenuta da oltre cento Paesi”. La conferenza ha confermato che è “impossibile risolvere il problema ucraino senza la Russia”, ha commentato il consigliere di Putin per la politica estera, Yuri Ushakov. “In altre parole, non è chiaro cosa abbiano discusso là senza la Russia”, ha aggiunto. Per Mosca rimane valida la cosiddetta “proposta di pace” illustrata dallo stesso Putin la settimana scorsa, e già dichiarata irricevibile dai Paesi occidentali. Vale a dire il ritiro delle truppe ucraine dalle quattro regioni (Donetsk, Lugansk, Zaporizhzhia e Kherson) parzialmente controllate dai russi e l’impegno ufficiale di Kiev a non aderire alla Nato.

E se Kiev oggi non è d’accordo, le condizioni che dovrà accettare in futuro saranno ancora “più difficili e dure”, ha avvertito Serghei Naryshkin, capo dell’intelligence per l’estero, accennando implicitamente, come aveva fatto Putin, alla piega sfavorevole che i combattimenti sul terreno sembrano avere preso per gli ucraini. Putin continua intanto l’opera di riorganizzazione all’interno del ministero della Difesa, dopo la nomina dell’economista Andrei Belousov alla guida del dicastero, coincisa con una serie di arresti eccellenti di dirigenti per accuse di corruzione. Ma questa volta i media dell’opposizione denunciano un caso di nepotismo, perché tra i quattro nuovi vice ministri nominati in sostituzione di altrettanti uscenti figura Anna Tsivileva, che secondo la testata online Meduza sarebbe la figlia di un cugino del presidente. Tsivileva è oggetto di sanzioni da parte dell’Unione europea, che l’ha definita “una stretta parente” di Putin, e della Gran Bretagna, che l’ha indicata come sua “prima cugina”.

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Scienziati insistono sul caso delle mummie extraterrestri del Perù

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Un gruppo di scienziati ha riaperto il caso delle ‘mummie extraterrestri’ ritrovate in Perù. Il team di ricercatori guidati dal giornalista e controverso ufologo messicano, Jaime Maussan, vuole esaminare alcuni resti emersi di recente, che a suo avviso potrebbero essere una prova di vita extraterrestre. Sebbene il Perù abbia etichettato le mummie come un falso e, secondo il ministero della Cultura del Paese sudamericano, i presunti corpi extraterrestri in realtà altro non sono che bambole messe insieme dai tombaroli per raggranellare qualche soldo sul mercato nero, il gruppo di studiosi è deciso ad approfondire se non si tratti in realtà di ibridi alieni-umani.

L’ufologo avanza infatti l’ipotesi che queste mummie contengano un 30% di Dna sconosciuto. Un’affermazione che è stata accolta con grande scetticismo dalla comunità scientifica e dalle autorità peruviane. In una recente intervista al Daily Mail, Maussan ha dichiarato che sta conducendo analisi, e che ha citato in giudizio il governo peruviano per ottenere il diritto di inviare questi esemplari agli scienziati negli Stati Uniti per effettuare analisi più approfondite e indipendenti. Nei mesi scorsi il giornalista era balzato agli onori delle cronache per aver presentato dei presunti resti alieni al Congresso del Messico.

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