Esteri
In Colombia il Governo combatte povertà, disoccupazione e recessione con la polizia. E tornano i desaparecidos
La gente è in strada a Bogotà, a Medellin, a Cali. La polizia “combatte” contro i manifestanti, incapace di mettere in atto una gestione contenitiva delle proteste e, soprattutto, in assenza di politiche di risposta al malessere sociale di un Paese che per essere la IV economia dell’America Latina, è in piena crisi recessiva con una caduta del 7% del PIL lo scorso anno, una disoccupazione al 17%, una povertà superiore al 40% e un’economia informale ormai pari a quella contabile.
Risultato: 24 morti (ma qualcuno parla di 31 manifestanti uccisi), 87 persone scomparse, quasi 900 feriti malamente curati in ospedali che scoppiano per una terza ondata di pandemia fuori controllo. I giornalisti sono malmenati dalle forze dell’ordine: 76 aggressioni secondo Reporters sans Frontières, una decina i feriti.
La ragione della protesta popolare iniziata il 28 aprile e tuttora in atto? Una riforma del fisco volta ad inasprire le imposte dirette a carico della classe media e quelle indirette che, come sappiamo, colpiscono indiscriminatamente tutti: i ricchissimi e i diseredati. La riforma è stata ritirata, il ministro delle finanze che l’aveva presentata si è dimesso, ma il malcontento non rientra nelle case. Il fatto è che il Presidente Ivan Duque, al potere dal 2017 con scadenza il prossimo anno, ha accumulato molti motivi di insoddisfazione popolare.
In tema di politiche sociali (pensioni, lavoro) non meno che economiche, educative, sanitarie. Con una corruzione più che mai dilagante. Con una ripresa della guerriglia da parte di gruppi dissidenti delle ex FARC e nuove sigle combattenti come l’ELN (Esercito di Liberazione Nazionale). Con la piaga sempre purulenta del narcotraffico. Con una imperante cultura della sordità nei confronti dei diritti umani, della militanza ecologista, dei contadini senza terra, delle minoranze indigene.
Su questa “situazione grave” si è già espresso il Consiglio di sicurezza dell’ONU il 15 gennaio scorso. Ma il suono dei cacerolazos, i concerti delle pentole, non fa che accrescersi. Aspettiamo quindi senza eccessivo ottimismo la costruzione di questo “spazio di dialogo”, promesso dal Presidente Duque, attraverso il quale si dovrebbe aprire una stagione di riforme condivise. Nel frattempo, le forze di polizia potrebbero smetterla di considerare i cittadini colombiani come avanguardie di un esercito di invasione.
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