Tecnologia
Clicca e l’iPhone costa 1 euro: è la nuova truffa del web
Chissà se c’è ancora qualcuno che ci casca: da un lato c’è chi promette di ottenere un iPhone XS da 256 GB spendendo solo 1 euro e dall’altro il popolo dei creduloni. La truffa corre sul web. Da giorni Facebook è invasa da questo annuncio che promette l’arrivo del nuovissimo melafonino a solo un euro. In realtà cliccando sul link che si ottiene dalla ricerca su Google si viene rimandati ai classici siti che simulano un questionario semplicissimo, per far vincere facilmente. Al termine della procedura, ovviamente, vengono chiesti i dati personali e della carta di credito: bisogna quindi prestare molta attenzione, pena ritrovarsi con il conto completamente svuotato.
Bisogna quindi stare all’erta: queste truffe sono diffusissime in tutto il web, e si presentano in modi e forme sempre nuove e diverse. Per questo bisogna imparare a riconoscerle e sapere come tutelarsi.

In Evidenza
Dall’iPhone pieghevole all’IA fuori controllo, l’autunno caldo della tecnologia
Apple entra nell’era John Ternus e prepara il suo autunno tecnologico mentre cresce la sfida dell’intelligenza artificiale. Costi, profitti, cybersicurezza e protezione dei minori sui social saranno al centro dei prossimi mesi.
Un iPhone pieghevole, un nuovo amministratore delegato per Apple, modelli di intelligenza artificiale sempre più potenti e difficili da controllare, miliardi di dollari da trasformare finalmente in profitti e governi alle prese con un problema ancora irrisolto: come proteggere i minori sui social.
L’autunno 2026 della tecnologia si annuncia come uno dei più delicati degli ultimi anni.
Apple, comincia l’era Ternus
Ad aprire la stagione sarà il tradizionale evento Apple di settembre. L’attesa maggiore riguarda il possibile debutto del primo iPhone pieghevole, con il quale Cupertino entrerebbe in un mercato già presidiato da concorrenti come Samsung e Huawei.
Ma la vera novità sarà sul palco.
Dal primo settembre John Ternus è il nuovo Ceo di Apple, dopo quindici anni di Tim Cook alla guida operativa del gruppo. Cook rimane nell’azienda come Executive Chairman.
Ternus, entrato in Apple nel 2001 e proveniente dalla guida dell’ingegneria hardware, eredita un colosso da migliaia di miliardi di dollari ma anche una sfida che Cupertino non può più rimandare: l’intelligenza artificiale.
Apple deve infatti recuperare terreno rispetto ai concorrenti e per la nuova generazione di Siri si affida anche alla tecnologia Gemini di Google.
L’intelligenza artificiale deve dimostrare di saper fare soldi
Il problema non riguarda soltanto Apple. L’intera industria tecnologica deve affrontare una domanda sempre più pressante: quanto costa davvero l’IA e quando comincerà a produrre profitti proporzionati agli investimenti?
Addestrare e utilizzare i modelli più avanzati richiede enormi capacità di calcolo, data center, chip ed energia.
Se le grandi società dell’intelligenza artificiale dovessero approdare in Borsa, la pressione aumenterebbe ulteriormente: non basterebbe più dimostrare che i modelli diventano continuamente più potenti. Bisognerebbe rendere conto agli azionisti, trimestre dopo trimestre, di ricavi, costi e utili.
Uno scenario che potrebbe incidere anche sul prezzo degli abbonamenti e spingere il settore verso nuovi modelli commerciali, compresa una maggiore presenza della pubblicità.
Astra e il problema della sicurezza
C’è poi il capitolo più delicato: quanto possono diventare autonomi e pericolosi gli agenti di intelligenza artificiale?
OpenAI ha appena presentato GPT-6 Astra, definendolo il modello più capace mai distribuito su larga scala dalla società. Per la prima volta un modello OpenAI ha raggiunto il livello “Critical” nelle capacità di cybersicurezza previsto dal Preparedness Framework dell’azienda.
Significa che, disponendo degli strumenti e degli accessi necessari, il modello è in grado di individuare vulnerabilità informatiche precedentemente sconosciute e sviluppare sistemi per sfruttarle senza la necessità che un essere umano lo guidi in ogni singolo passaggio.
Una capacità straordinaria per la difesa informatica, ma che pone interrogativi altrettanto straordinari sulla sicurezza.
Minori e social, l’Europa cerca ancora una strada
L’altro grande terreno di confronto sarà la protezione dei minori online.
Diversi Paesi stanno cercando di introdurre limiti più severi all’accesso dei giovanissimi ai social network, ma resta un problema tecnico fondamentale: come verificare realmente l’età senza creare sistemi invasivi per la privacy?
Il modello che ha fatto da apripista è quello australiano, basato su una soglia di 16 anni per l’accesso alle principali piattaforme.
Anche l’Europa discute di interventi più severi, ma le soluzioni nazionali restano frammentate e il tema è tutt’altro che risolto.
Perché stabilire per legge che un quindicenne non possa entrare su una piattaforma è relativamente semplice. Impedire davvero che lo faccia è molto più complicato.
L’autunno tecnologico del 2026 ruoterà quindi intorno a tre grandi domande: che cosa saprà ancora inventare l’industria, quanto sarà redditizia l’intelligenza artificiale e soprattutto quanto saremo capaci di controllare tecnologie che stanno diventando sempre più autonome e potenti.
In Evidenza
Londra apre ai robotaxi: Uber e Wayve lanciano il servizio a guida autonoma
Uber e Wayve portano i robotaxi sulle strade di Londra con una prima flotta di Ford Mustang Mach-E elettriche. A bordo resterà inizialmente un supervisore umano, mentre la Gran Bretagna prepara le nuove regole sulla guida autonoma.
Uber e la società tecnologica britannica Wayve lanciano a Londra un servizio di taxi a guida autonoma, portando nella capitale britannica una tecnologia già utilizzata in diverse città degli Stati Uniti, della Cina e in altri mercati internazionali.
La sperimentazione partirà con un numero limitato di Ford Mustang Mach-E elettriche, equipaggiate con il sistema di guida autonoma sviluppato da Wayve.
A differenza dei robotaxi che circolano senza conducente in alcune città statunitensi e cinesi, sulle vetture londinesi sarà inizialmente presente una persona incaricata di supervisionare il viaggio e pronta a intervenire sul volante o sui freni in caso di necessità.
L’Europa procede con maggiore cautela
Il debutto britannico conferma il diverso approccio adottato finora in Europa rispetto a Stati Uniti e Cina. Mentre oltreoceano esistono già servizi completamente autonomi, molti Paesi europei sono ancora nella fase di sperimentazione e di definizione delle norme.
La Gran Bretagna si prepara ad adottare una regolamentazione nazionale mentre diverse aziende stanno già testando i propri veicoli sulle strade di Londra.
Anche Waymo e la cinese Baidu si stanno preparando a offrire servizi commerciali di trasporto autonomo nella capitale britannica.
La difficile prova delle strade londinesi
Londra rappresenta un banco di prova particolarmente impegnativo per la tecnologia. Le sue strade sono spesso strette e tortuose, con una circolazione intensa composta da automobili, autobus, biciclette, mezzi elettrici a noleggio e pedoni.
Proprio il comportamento dei pedoni costituisce una delle variabili più complesse per i sistemi di guida autonoma, anche perché nel Regno Unito attraversare la strada al di fuori delle strisce pedonali non è generalmente vietato.
La corsa mondiale ai taxi senza conducente
Uber ha già annunciato il lancio di un servizio commerciale europeo di robotaxi a Zagabria, in Croazia, insieme a un operatore locale e alla cinese Pony.ai, anche in questo caso con la presenza iniziale di un conducente umano a bordo.
Negli Stati Uniti la competizione è più avanzata. Waymo, controllata da Alphabet, opera con taxi completamente autonomi in diverse città americane, mentre Zoox, società di Amazon, e Tesla stanno sviluppando e ampliando i rispettivi programmi.
In Cina, Baidu, WeRide e Pony.ai hanno già avviato servizi in diverse città. Il settore sta inoltre puntando sul Medio Oriente, con progetti e partnership negli Emirati Arabi Uniti e in Arabia Saudita.
Londra diventa così uno dei principali laboratori europei per capire se i robotaxi potranno trasformarsi da sperimentazione tecnologica a servizio quotidiano di trasporto urbano.
Cronache
Cyberattacchi in crescita in Italia: colpita una grande impresa su tre
Crescono gli attacchi informatici in Italia: 2.729 eventi gestiti dall’ACN e 615 incidenti confermati. Il 34% delle grandi imprese è stato colpito, mentre le frodi online hanno sottratto oltre 269 milioni di euro.
Aumentano le minacce informatiche contro imprese, Pubblica Amministrazione e infrastrutture strategiche italiane. Nel 2025 il Csirt dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale ha gestito 2.729 eventi cyber, con una media mensile salita da 165 a 227: un incremento del 38%.
La crescita degli incidenti con conseguenze effettivamente confermate è stata più contenuta. I casi sono stati 615, il 7% in più rispetto all’anno precedente. Il divario tra eventi rilevati e attacchi riusciti segnala una maggiore pressione, ma anche una capacità più efficace di prevenzione e contenimento.
Una grande impresa su tre è stata attaccata
Secondo il rapporto Cybersecurity, frodi e Data Privacy, il 34% delle grandi imprese italiane ha subito almeno un attacco informatico. Oltre il 70% prevede di aumentare ulteriormente gli investimenti destinati alla protezione dei sistemi.
Nel 2025 la spesa italiana per la cybersecurity ha superato i 2,7 miliardi di euro. Il Paese continua tuttavia a risultare particolarmente esposto: nel campione degli incidenti gravi analizzati da Clusit, l’Italia rappresenta il 9,6% dei casi registrati a livello globale.
Il dato non comprende tutti gli attacchi avvenuti nel mondo, ma indica il peso assunto dall’Italia all’interno del perimetro monitorato.
Frodi per oltre 269 milioni di euro
Nel corso del 2025 la Polizia Postale ha trattato complessivamente 51.560 casi. Di questi, 27.085 riguardavano il cybercrime economico-finanziario, con somme sottratte superiori a 269 milioni di euro, il 16% in più rispetto al 2024.
I criminali utilizzano sempre più frequentemente strumenti di intelligenza artificiale per realizzare voci clonate, immagini e video deepfake, messaggi contraffatti e campagne di phishing personalizzate.
La maggiore qualità dei contenuti falsificati rende più difficile riconoscere le truffe e permette agli autori di imitare dirigenti aziendali, familiari, fornitori e operatori bancari.
Trasporti e logistica nel mirino
La Pubblica Amministrazione rimane uno dei settori maggiormente esposti, seguita dal comparto manifatturiero. L’incremento più marcato riguarda però trasporti e logistica, dove gli incidenti censiti nel 2025 sono aumentati del 134,6%.
Il settore bancario italiano presenta invece un livello di maturità più elevato, grazie agli investimenti compiuti negli anni, ai sistemi di controllo e agli obblighi imposti dalla normativa europea.
Resta fragile la sanità, anche se la sua incidenza nel campione Clusit è scesa all’1,8%. Ospedali e aziende sanitarie custodiscono dati particolarmente sensibili e dipendono da sistemi digitali la cui interruzione può compromettere servizi essenziali.
Aumentano le violazioni dei dati personali
Nel 2025 le notifiche di violazione dei dati trasmesse al Garante per la privacy hanno raggiunto quota 2.415, con un aumento del 10%. L’attività sanzionatoria ha superato i 37 milioni di euro e ha riguardato anche carenze nelle misure adottate per proteggere le informazioni personali.
Per imprese e amministrazioni non è quindi più sufficiente tentare di impedire ogni intrusione. Diventa essenziale individuare rapidamente gli attacchi, contenerne gli effetti e ripristinare in tempi brevi i servizi compromessi.
Tra le priorità indicate figurano il coinvolgimento diretto dei vertici aziendali, la formazione del personale, la protezione delle identità digitali, il controllo dei fornitori e una gestione dell’intelligenza artificiale che ne consideri contemporaneamente le capacità difensive e i nuovi rischi.
Il rapporto sarà presentato durante la prima edizione di WeSec, il Salone della sicurezza promosso dall’Abi, in programma il 22 e 23 settembre a Milano.


