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Cleo, 4 anni, sparita di notte dalla tenda del campeggio come Angela Celentano: svanita nel nulla

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“Aiutatemi a trovare la mia Cleo”.  Ellie ha “perso” sua figlia di quattro anni in un campeggio. E sembra svanita nel nulla Cleo. Da quattro giorni nessuna traccia di una bimba di 4 anni. Sembra una storia del tutto simile a quella di Angela Celentano, sparita sul Monte Faito nel corso di un pic nic e mai più ritrovata. Ellie Smith, la mamma distrutta dal dolore, con le due figliolette Cleo e Isla, aveva piantato insieme al compagno la tenda al Quobba Blowholes camping, nella Coral Coast, Western Australia, dove l’Oceano Indiano entra in grotte sottomarine e genera zampilli d’acqua mozzafiato. Avevano fatto una cena all’aria aperta. Poi tutti in tenda a dormire. La coppia in una cabina. Le due bambine in un’altra. Cleo era su un materassino: La sorellina in una culla. Poco dopo le 6 del mattino, la madre viene svegliata da Isla che ha sete. Scopre che Cleo non c’è più. Sparita. Dileguata. Nessuna traccia nemmeno del suo sacco a pelo rosso. Il dettaglio rende improbabile che la piccola si sia allontanata da sola in quest’ area remota e desolata, dominata da dune di sabbia, arbusti e rocce. Dov’è finita? Sono partite le ricerche, con droni, elicotteri, squad e auto a perlustrare la zona. Ieri sono arrivati anche gli agenti a cavallo per raggiungere le aree più impervie. Ma l’allarme è stato dato troppo tardi. Dopo quattro giorni senza risultati l’ispettore locale ha dichiarato in tv che non si esclude la possibilità che la bambina sia stata “presa e portata via dalla regione”. Un rapimento. La polizia ha diffuso anche sui social le immagini di Cloe e del pigiamino rosa con disegni gialli e blu che indossava al momento della scomparsa e ha lanciato un appello nella speranza di trovare testimoni. Le autorità hanno contattato anche il padre naturale di Cleo e tutti gli ospiti del campeggio. Alcuni di loro hanno riferito di aver sentito un’auto sgommare via dall’area del camping intorno alle 3 di notte.

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Mar Rosso: Iran, attacchi Usa-Gb in Yemen accrescono tensioni

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L’Iran ha condannato gli ultimi attacchi di Stati Uniti e Gran Bretagna sullo Yemen, affermando che i due Paesi stanno cercando di accrescere “le tensioni e le crisi” nella regione. “Con tali attacchi, l’America e la Gran Bretagna cercano di intensificare le tensioni e le crisi nella regione e di espandere la portata della guerra e dell’instabilità”, afferma in una nota il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Nasser Kanani, citato da The Times of Israel. Gli  obiettivi sono Houthi. “Certamente, questo tipo di operazione militare arbitraria e aggressiva, oltre ad aggravare l’insicurezza e l’instabilità nella regione, non porterà a nulla per questi paesi aggressori”, aggiunge Kanani, che condanna Londra e Washington anche per non aver adottato un’azione “immediata ed efficace” per fermare la guerra di Israele contro Hamas a Gaza.

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007 Kiev, ‘russi si aspettino nuove sorprese in Crimea’

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Il capo dell’intelligence militare ucraina Kyrylo Budanov ha annunciato su Telegram nuove “sorprese per gli occupanti russi in Crimea” e ha raccomandato alla popolazione civile di non utilizzare il cosiddetto ponte di Kerch che collega alla Russia alla penisola annessa da Mosca nel 2024. “La guerra della Russia contro l’Ucraina è iniziata non due anni fa, ma dieci anni fa, con l’occupazione della Crimea ucraina. Tuttavia, né lo Stato ucraino né gli ucraini hanno accettato di riconoscere il diritto dell’aggressore alla terra di Crimea”, ha detto, sottolineando che “la resistenza della popolazione locale ucraina contro gli occupanti non è diminuita nemmeno per un momento, nonostante le repressioni”.

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Progressi nei colloqui su Gaza,’Hamas riduce le pretese’

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C’è un chiaro segnale di passi in avanti per un accordo sugli ostaggi israeliani ancora trattenuti a Gaza e una possibile tregua nella guerra di Israele contro Hamas. Dopo i negoziati al Cairo con la fazione islamica, i nuovi colloqui a Parigi – tra il direttore della Cia William Burns, il Qatar, l’Egitto e il capo del Mossad David Barnea – sono stati definiti “molto buoni” e forieri di “significativi progressi”. Il quadro aggiornato nella capitale francese passa sia all’esame di Hamas che a quello del gabinetto di guerra israeliano. Secondo molte fonti, ad accorciare le distanze sembra aver contribuito il fatto che la fazione islamica abbia “ridotto” molte delle sue condizioni iniziali, il che potrebbe aprire, pur con tutte le cautele del caso, a una soluzione positiva “prima di Ramadan” che comincerà il 10-11 marzo.

Ma Hamas frena sulle ricostruzioni dei media: Taher Anonu, capo dello staff del leader Ismail Haniyeh, ha affermato che le notizie sulle rinunce dei miliziani sono “propaganda israeliana”. Per il funzionario palestinese, le condizioni poste da Hamas per un accordo restano la cessazione della guerra, il ritiro delle forze israeliane da Gaza, la revoca del blocco e la riabilitazione della Striscia di Gaza.

Secondo media arabi e altre fonti, Hamas avrebbe invece rinunciato alla richiesta di un ritiro totale dell’Idf da Gaza – inaccettabile per Israele – e a un cessate il fuoco permanente in favore di una tregua iniziale di 6 settimane. Ridotto – secondo le stesse fonti – anche il numero dei detenuti palestinesi che Israele dovrebbe liberare in cambio dei rapiti: si parla di 200-300 nella prima fase, definita umanitaria, dell’intesa. In questo primo passaggio Hamas – secondo il sito Ynet – rilascerebbe circa 35-40 bambini, donne, adulti over 60 e malati, compresi giovani. Ma allo stesso tempo chiederebbe comunque che il ritiro dell’Idf dai centri più abitati e il rientro degli sfollati dal sud al nord della Striscia.

“Siamo ancora lontani da un accordo ma Hamas – ha spiegato un alto funzionario politico israeliano – ha abbandonato alcune sue richieste in seguito all’irrigidimento del premier Netanyahu”. Ora, “qualsiasi ulteriore progresso – ha sintetizzato una fonte diplomatica, citata da Haaretz – è nelle mani di Hamas”.

Che la situazione sia in movimento, lo ha detto anche il premier Benyamin Netanyahu confermando che si “sta lavorando per ottenere un altro schema per il rilascio dei nostri ostaggi”. L’obiettivo – ha detto – “è discutere i prossimi passi dei negoziati”. Ma il premier non ha certo accantonato la pressione militare con l’annunciata operazione militare a Rafah, nel sud della Striscia, dove si addensano centinaia di migliaia di sfollati palestinesi. All’inizio della prossima settimana il gabinetto di guerra ne esaminerà i piani operativi, “compresa l’evacuazione della popolazione civile”, per completare “l’eliminazione dei battaglioni di Hamas”.

“Solo una combinazione di pressione militare e negoziati risoluti – ha ribadito – porterà al rilascio dei nostri ostaggi, all’eliminazione di Hamas”. Nel frattempo, Netanyahu continua ad affrontare le proteste in piazza, con migliaia di persone scese in strada sabato a Tel Aviv, in una manifestazione non autorizzata dalla polizia, che ha risposto con idranti e 19 arresti, e con una fiaccolata a Gerusalemme. Al 141esimo giorno di guerra, l’esercito si è concentrato a Zeitun, quartiere occidentale di Gaza City, nel centro della Striscia, e nella roccaforte di Hamas a Khan Yunis, nel sud. In entrambi i luoghi l’Idf ha riferito di “intensi combattimenti” in cui sono stati uccisi “molti operativi di Hamas”.

Dal canto suo il ministero della Sanità di Hamas ha riferito che i morti sono arrivati dall’inizio della guerra a 29.606. Nelle disastrate condizioni umanitarie dell’enclave palestinese, l’Unrwa, l’agenzia delle Nazioni Unite per i profughi palestinesi, ha affermato di essere stata costretta a sospendere la consegna di aiuti nel nord di Gaza dove non è “possibile condurre operazioni umanitarie adeguate” a causa della situazione di fame e di disperazione della popolazione che sfocia in attacchi e disordini.

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