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Cronache

Circumvesuviana, soppresse corse a tempo indeterminato: la rabbia dei pendolari

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“Ancora una volta la vita del pendolare della Circumvesuviana è legata alle disposizioni dell’Eav”. Queste le parole di Enzo Ciniglio, portavoce del Comitato dei Pendolari Vesuviani dopo che, ancora una volta, da questa mattina sono state interrotte alcune corse ferroviarie. È ripresa, infatti, la protesta legata al rifiuto del lavoro straordinario da parte degli operatori di stazione dell’Ente Autonomo Volturno. L’azienda, una partecipata della Regione Campania, ha messo sul tavolo un’ipotesi di accordo che prevedeva un aumento di 250 euro. Ma i lavoratori non ci stanno. Dall’Eav hanno fatto sapere che “da inizio servizio del 3 aprile e fino a nuovo avviso, è sospeso il servizio ferroviario in alcune tratte”. Restano a piedi, quindi, i pendolari della Sarno-Poggiomarino, Torre Annunziata – Poggiomarino (via Scafati), Pomigliano-Acerra, Napoli – San Giorgio a Cremano (via Centro Direzionale). Per queste tratte sono stati disposti dei servizi sostitutivi di bus-navetta. Nessun servizio sostitutivo, invece, per la linea Napoli – San Giorgio via Centro Direzionale. “Questo è uno scandalo”, ha detto Enzo Ciniglio. “C’è una tratta senza bus sostitutivo e non si capisce perché l’azienda lascia questo percorso totalmente scoperto”. La tratta Napoli San Giorgio attraversa tutta la periferia est di Napoli, compreso l’ospedale del Mare. Una periferia da una densità abitativa molto elevata. Che puntualmente viene penalizzata. “La presa in giro – dice ancora il portavoce del Comitato dei Pendolari Vesuviani – è questa sospensione avviene all’indomani del rinnovo degli abbonamenti da parte dei pendolari. Ancora una volta ci chiediamo perché l’Eav, che dice di avere degli utili di bilancio, in attesa di nuove assunzioni non faccia ricorso ai lavori interinali. Non è possibile che le nostri sorti devono restare alla volontà di fare o meno lo straordinario”. E conclude: “Non possiamo legare il destino di noi pendolari alle sorti degli incontri tra l’azienda ed i sindacati. Per ora non ci resta che restare in attesa, fino a nuove disposizioni”. 

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Sindaci Ue rivendicano diritto a imporre limiti velocità

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Imporre i limiti di velocità sia una prerogativa di città e regioni. A chiederlo sono i 13 firmatari tra sindaci e vicesindaci di città europee che dalle colonne del Financial Times criticano alcune iniziative promosse in Italia, con la riforma del codice della strada, e nel Regno Unito che potrebbero impedire a città e comuni di attuare misure per la sicurezza stradale, come l’introduzione di limiti di velocità più bassi e telecamere per il controllo del traffico. Da Bologna a Firenze e Milano, passando anche da Amsterdam, Bruxelles e Helsinki. Tra i firmatari italiani Matteo Lepore e Dario Nardella, sindaci di Bologna e Firenze e la vice sindaca e assessora alla mobilità di Milano, Arianna Censi.

La lettera fa esplicito riferimento al disegno di legge approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso settembre per riformare il codice della strada, criticato anche in Italia da varie associazioni perché ritenuto svantaggioso per i pedoni. Per sindaci e vice le nuove norme ostacolerebbero “gravemente” la capacità delle autorità locali di creare zone a traffico limitato, installare autovelox e fissare limiti di velocità inferiori che invece sono fondamentali per abbattere le emissioni e rendere anche le strade più sicure. Nella missiva non si fa riferimento solo all’Italia. I firmatari prendono di mira anche il “piano per i conducenti” nel Regno Unito che punta a introdurre misure altrettanto restrittive e alle resistenze in Germania, dove il governo ha finora resistito agli sforzi di oltre 1.000 comuni che vogliono un maggiore controllo sui limiti di velocità locali.

“Politiche nazionali come queste, basate non sulla scienza ma sull’opportunità politica, danneggiano la capacità delle autorità locali di prendere decisioni sul miglioramento della sicurezza e della salute dei propri cittadini”, accusano i rappresentanti locali. Sottolineando l’importanza di limiti di velocità più bassi nelle aree urbane – si legge ancora nel testo – che “stanno prevenendo le morti e migliorando la vita oggi nelle città di tutta Europa”. Non “si tratta di limitare la libertà degli automobilisti, ma di rendere le strade più sicure per tutti, ridurre il rumore e l’inquinamento e rendere la città più invitante per coloro che scelgono forme di trasporto più salutari come camminare e andare in bicicletta”. Insieme ai tre rappresentanti italiani la lettera è siglata anche da Alison Lowe, vicesindaco di West Yorkshire; Thomas Dienberg, vicesindaco di Lipsia; Frauke Burgdorff responsabile della pianificazione di Aquisgrana; Philippe Close, sindaco di Bruxelles; Mathias De Clerq, sindaco di Gand; Melanie Van der Horst, vicesindaco, di Amsterdam; Vincent Karremans, vicesindaco di Rotterdam; Karin Pleijel vicesindaco di Göteborg; Andréas Schönström vicesindaco di Malmö; Juhana Vartiainen, sindaco di Helsinki.

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Ucraina: Polonia, favoriremo rimpatrio uomini in età militare

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Varsavia aiuterà Kiev a riportare in Ucraina i suoi uomini in età militare, in seguito alle nuove modifiche alle leggi sui passaporti e sul servizio consolare per gli uomini ucraini che vivono all’estero: lo ha detto il ministro della Difesa polacco Wladyslaw Kosiniak-Kamysz. “Penso che molti polacchi siano indignati vedendo giovani ucraini negli alberghi e nei caffè, sentendo quanti sforzi dobbiamo fare per aiutare” Kiev, ha detto ieri Kosiniak-Kamysz ai media di polacchi. Il ministro ha sottolineato anche che Varsavia si era già offerta di aiutare l’Ucraina a identificare i rifugiati che vivono in Polonia e che sono sotto obbligo militare. La Polonia ospita circa un milione di ucraini fuggiti dalla guerra totale della Russia. Il ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba ha dichiarato che le nuove misure di Kiev intendono “ripristinare atteggiamenti equi nei confronti degli uomini in età di leva in Ucraina e all’estero”.

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Ticket Venezia: 80mila prenotati oggi, uno su 10 non paga

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Nel primo giorno di sperimentazione del ticket d’ingresso a Venezia sono oltre 80mila le persone che hanno registrato la loro presenza in città oggi, 25 aprile. Solo 7mila però, uno su dieci, secondo i dati aggiornati a ieri pomeriggio’, hanno pagato il voucher di 5 euro per accedere al centro storico. Tutti gli altri accessi sono di persone esenti alla tassa (cittadini veneti, i lavoratori, gli studenti e altre categorie), tenuti a registrarsi sulla piattaforma on line ma non a pagare. Tra questi, 30.300 sono gli ospiti delle strutture ricettive, 9.450 sono i veneti, potenziali vacanzieri ‘di giornata’.

 

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