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Casa Hirta o Caserta Vecchia, un antico borgo rimasto uguale a se stesso

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Ad accoglierci dopo la ripida salita che ci porta sulla collina che la ospita è una colorata bancarella di palloncini che staziona all’inizio dell’ultima rampa prima della Torre e del Castello di Caserta Vecchia, borgo medievale di origini ancora incerte. Il nome originario della citta’ era “Casa Hirta” trasformato poi in Caserta e le fu attribuito dai Longobardi che così vollero sottolinearne la posizione geografica impervia, difficilmente raggiungibile, ma allo stesso tempo, proprio per queste caratteristiche, sicura e ben difendibile, arroccata sulle pendici del monte Virgo dai suoi bastioni, oggi stupendi belvedere dai quali si gode una vista che spazia fino al mare e nelle giornate terse non è difficile scorgere le isole pontine. Questo villaggio medievale ha visto il passaggio dalla dominazione longobarda a quella normanna – epoca in cui venne eretta la Cattedrale – e poi sveva. Con gli Angioini, in un breve lasso di tempo, il possesso della città e dell’area, divenuta contea passò per il dominio di diverse famiglie nobili tra cui: i Pignatelli, i Belmonte, i Braherio ed i Gaetani, poi Roberto d’Angiò concesse il feudo alla famiglia Della Ratta che lo detenne per circa due secoli, di origine etrusca, molto presenti nella nostra regione, esistente già nel IX secolo a.C. era chiamata “Galatia”. Conquistata dai Sanniti verso il 423 a.C., Galatia parteggiò per Annibale contro i Romani per cui, nel 211 a.C., fu punita con l’esproprio e la centuriazione di tutto il suo territorio. Oggi nell’area è meta meno visitata della meravigliosa Reggia di Caserta, ma con giornate dal sole limpido vale veramente la passeggiata o il tour in bicicletta che attraversa il piccolo borgo palcoscenico nella stagione estiva di numerosi spettacoli teatrali e culturali.

Non ci si perde per i vicoli del borgo, tutti riportano alla Torre del Castello che non dista molto dal centro che con il suo Duomo/Cattedrale accoglie anche riti religiosi che richiamano i fedeli da varie zone della provincia. E’ un borgo antico visitato da diverse tipologie di visitatori, avevamo già accennato ai ciclo turisti, ma non mancano gli studenti e le scolaresche e anche gli studiosi dell’architettura e dei vari stili artistici/architettonici che si sovrappongono hanno come meta preferita la Casa Hirta e i suoi vicoli assolati. Tutti pero’ accomunati dalla enorme offerta gastronomica che si nota all’entrata del centro e ancora prima con verande addobbate per i genuini pranzi proposti dai vari menu esposti all’esterno delle corti e delle cantine che ancora conservano lo spirito medievale dei sapori forti, delle braci di carne, dei funghi, dei carciofi e dei vini robusti.

Fotogiornalista da 35 anni, collabora con i maggiori quotidiani e periodici italiani. Ha raccontato con le immagini la caduta del muro di Berlino, Albania, Nicaragua, Palestina, Iraq, Libano, Israele, Afghanistan e Kosovo e tutti i maggiori eventi sul suolo nazionale lavorando per agenzie prestigiose come la Reuters e l’ Agence France Presse, Fondatore nel 1991 della agenzia Controluce, oggi è socio fondatore di KONTROLAB Service, una delle piu’ accreditate associazioni fotografi professionisti del panorama editoriale nazionale e internazionale, attiva in tutto il Sud Italia e presente sulla piattaforma GETTY IMAGES. Docente a contratto presso l’Accademia delle Belle Arti di Napoli., ha corsi anche presso la Scuola di Giornalismo dell’ Università Suor Orsola Benincasa e presso l’Istituto ILAS di Napoli. Attualmente oltre alle curatele di mostre fotografiche e l’organizzazione di convegni sulla fotografia è attivo nelle riprese fotografiche inerenti i backstage di importanti mostre d’arte tra le quali gli “Ospiti illustri” di Gallerie d’Italia/Palazzo Zevallos, Leonardo, Picasso, Antonello da Messina, Robert Mapplethorpe “Coreografia per una mostra” al Museo Madre di Napoli, Diario Persiano e Evidence, documentate per l’Istituto Garuzzo per le Arti Visive, rispettivamente alla Castiglia di Saluzzo e Castel Sant’Elmo a Napoli. Cura le rubriche Galleria e Pixel del quotidiano on-line Juorno.it E’ stato tra i vincitori del Nikon Photo Contest International. Ha pubblicato su tutti i maggiori quotidiani e magazines del mondo, ha all’attivo diverse pubblicazioni editoriali collettive e due libri personali, “Chetor Asti? “, dove racconta il desiderio di normalità delle popolazioni afghane in balia delle guerre e “IMMAGINI RITUALI. Penitenza e Passioni: scorci del sud Italia” che esplora le tradizioni della settimana Santa, primo volume di una ricerca sui riti tradizionali dell’Italia meridionale e insulare.

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Settimana spaziale, tutti col naso all’insù prima per Saturno e poi per ammirare Plutone

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Arriva la notte di Saturno. Il pianeta degli anelli ieri e oggi si trova alla minima distanza dalla Terra e al massimo della sua luminosità, tanto da essere visibile nel cielo per tutta la notte. I pianeti giganti, insieme alla Luna, sono infatti i protagonisti di questa estate astronomica. Dopo l’opposizione di Giove, il 10 giugno scorso, e’ il turno di Saturno. Il 10 luglio il pianeta si troverà a 1 miliardo e 351 milioni di chilometri dalla Terra e in opposizione, “cioè in una posizione opposta a quella del Sole” ha dettoPaolo Volpini dell’Unione astrofili italiani (Uai).

Di conseguenza, ha aggiunto “quando tramonta il Sole sorge il pianeta, che resta visibile per tutta la notte” e sara’ nelle migliori condizioni di visibilita’. Un’occasione da non perdere per osservare gli splendidi anelli che lo circondano con un buon binocolo o un piccolo telescopio. “A inizio serata – ha spiegato Volpini – si puo’ cercare il pianeta sull’orizzonte orientale, tra le stelle della costellazione del Sagittario. Poi, nelle ore centrali della notte tendera’ a spostarsi verso sud”. Gli astrofili hanno organizzato osservazioni pubbliche in tutta Italia per osservarlo.  Saturno’lascera’ poi la scena’ a Plutone, che sara’ in opposizione il 14 luglio e che sara’ visibile nella stessa area del cielo, cioe’ fra le stelle del Sagittario. Tuttavia, per osservare il pianeta nano posto ai confini del Sistema Solare serviranno telescopi un po’ piu’ potenti ma sempre accessibili all’astronomia amatoriale.

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Salvato il piccolo Dugongo, era ferito e rischiava di morire

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L’esemplare di dugongo è stato ritrovato sulla spiaggia di Krabi, in Thailandia. Aveva sei tagli sul corpo e abrasioni sulla schiena. I biologi marini che l’hanno salvata l’hanno chiamata Mariam che nella lingua locale significa “signora del mare”. Quando è stata salvata Mariam aveva solo cinque mesi ed è stata trovata senza la madre. Gli scatti del suo salvataggio sono diventati virali sui social.

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Cambiamenti climatici, in Italia si coltivano mango, banane e altri frutti tropicali

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Con i cambiamenti climatici arrivano le prime coltivazioni di mango e avocado Made in Italy insieme ad altre produzioni esotiche di largo consumo, come le banane e specialita’ meno conosciute dallo zapote nero alla sapodilla. E’ quanto emerge dal primo studio Coldiretti “I tropicali italiani” presentato al Villaggio contadino a Milano al Castello Sforzesco. Effetti del surriscaldamento destinati a modificare i comportamenti di consumo, ma anche le scelte produttive delle stesse aziende agricole. Lo dimostra il fatto che oggi sono oltre 500 gli ettari piantati con frutti tropicali, aumentati di 60 volte nel giro di appena cinque anni. A far la parte del leone e’ la Sicilia, spiega Coldiretti, con coltivazioni di avocado e mango tra Messina, l’Etna e Acireale, ma anche frutto della passione, zapote nero (simile al cachi), sapodilla e litchi.

Il tutto grazie ai giovani agricoltori che hanno scelto queste coltivazione spesso recuperando terreni abbandonati proprio a causa dei mutamenti climatici. Tropicali italiani anche in Calabria dove, oltre a mango, avocado e frutto della passione si aggiungono melanzana thay, macadamia (frutta secca a meta’ tra mandorla e nocciola), annona e canna da zucchero. Un mercato, quello del tropicale tricolore, che ha tutte le potenzialita’ per crescere: il 61% di italiani sono pronti ad acquistare frutti esotici nostrani e non quelli stranieri, secondo un sondaggio Coldiretti-Ixe’ diffuso per l’occasione; con il 71% disposto a pagare di piu’ per avere la garanzia dell’origine nazionale. Una scelta motivata dal maggiore grado freschezza, ma anche perche’ l’Italia e’ al vertice della sicurezza alimentare mondiale con il minor numero di prodotti con residui chimici irregolari (0,8%), quota inferiore di 1,6 volte alla media dell’Unione Europea (1,3%) e 7 volte a quella dei Paesi extracomunitari (5,5%).

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