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Economia

Caos decreto fiscale, la lobby delle assicurazioni preme per rivedere Rc auto familiare difesa solo dal M5S

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Conti da rifare, questioni politiche ancora da risolvere, norme da rivedere, compresa la ‘rivoluzione’ dell’Rc auto familiare: è caos sul decreto fiscale, che non accoglierà, alla fine, il decreto su Alitalia. L’impasse della Camera rallenta anche il percorso della legge di Bilancio: il decreto, la prima ‘gamba’ della manovra, sembrava chiuso dopo una maratona notturna lunga 14 ore ma gia’ prima dell’arrivo in Aula a Montecitorio si era prospettato un rinvio in commissione per risolvere problemi dettati un po’ dalla fretta e un po’ dalle difficolta’ tra alleati. Ad aprire le polemiche era stata infatti Italia Viva, su una norma specifica per il rinvio delle regole sulla trasparenza per le fondazioni legate ai partiti, votato dal resto della maggioranza. Il nodo, a distanza di 24 ore, non e’ stato ancora sciolto e se i Dem – dopo essersi detti pronti a fare retromarcia, oggi offrono una revisione, Iv insiste perche’ venga cancellata e basta. Possibile che alla fine si stralci la norma con l’impegno pero’ a rivederla e approvarla nel primo provvedimento utile. Perche’ il problema delle migliaia di associazioni coinvolte oltre alle fondazioni dei partiti esiste, insistono dal Pd, e non si puo’ ignorare. Ancora piu’ delicata politicamente, perche’ riguarda una misura difesa dai 5S come una “boccata di ossigeno per le famiglie”, e’ la questione dell’Rc auto familiare, bocciata dall’Ania come una “vittoria di Pirro”: le novita’ approvate dalla commissione Finanze prevedono che lo ‘sconto famiglia’, cioe’ la classe di merito piu’ favorevole da applicare a tutti i mezzi di familiari conviventi, valga per tipologie diverse (quindi auto-moto) sia sulle nuove polizze sia sui rinnovi dell’assicurazione. Le perplessita’ non circolano solo nel mondo assicurativo ma anche in Parlamento, tanto che si starebbe valutando l’ipotesi di eliminare il riferimento ai rinnovi. Per le decisioni c’e’ tempo fino a domani quando arrivera’ la richiesta di tornare in commissione anche per correggere alcune coperture: in bilico ci sarebbero tra l’altro il bonus per gli airbag da moto, che costerebbe piu’ di quanto stimato, e le maggiori agevolazioni per il rientro dei lavoratori dall’estero. Si stanno rifacendo i calcoli anche per il tetto al 3% degli interessi su rate e debiti col fisco, anche se la norma, alla fine, dovrebbe rimanere cosi’ com’e’. Governo e maggioranza puntano comunque a chiudere in settimana, con la fiducia, il primo voto sul decreto fiscale, per potersi concentrare sulla manovra: al Senato l’approdo in Aula e’ slittato al 9 dicembre. Ma di fatto la Bilancio ancora deve iniziare, tanto che circola l’ipotesi che si arrivi a votare gia’ in commissione un maxiemendamento con tutte le modifiche per accelerare ed evitare il rischio, che circola con sempre piu’ insistenza nel tam tam parlamentare, che la legge di Bilancio sia modificata solo a Palazzo Madama. Mentre ancora si stanno decidendo i capitoli su cui concentrare le modifiche spunta intanto una nuova proposta pro famiglia: un bonus da 400 euro per il latte artificiale per le mamme che non riescono ad allattare al seno, una “battaglia del Movimento” – dicono i 5S – rilanciata dal viceministro alla Salute Pierpaolo Sileri. (

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Nozze Ita-Lufthansa, rischio veto Ue senza modifiche

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Parte una settimana decisiva sul futuro di Ita-Lufthansa. Le due compagnie dovranno presentare all’Antitrust Ue un nuovo pacchetto di impegni con i dovuti miglioramenti per arrivare alle tanto agognate nozze. Le proposte messe sul piatto finora sullo scalo di Milano-Linate, sulle rotte a corto raggio dall’Italia all’Europa centrale e sui collegamenti a lungo raggio da Fiumicino verso Stati Uniti e Canada sono state ritenute insufficienti da Bruxelles. In caso di modifiche, la Commissione europea, impegnata al momento nel market test che si concluderà lunedì, valuterà i nuovi rimedi e la sua decisione potrebbe “consolidarsi” già a inizio giugno. Senza miglioramenti, a quanto si apprende da fonti comunitarie, l’operazione è destinata ad essere bocciata. L’annuncio ufficiale è atteso entro il 4 luglio.

Tra le sue richieste, la Commissione chiede di cedere molti più slot a Milano Linate: il 30%, 60 voli giornalieri, secondo quanto scrive il Corriere della Sera, e in questo modo la quota di mercato combinata sullo scalo passerebbe dal 66 al 46%. Ita e Lufthansa propongono invece di rilasciare l’11-12% degli slot. La compagnia tedesca dovrebbe, poi, rinunciare ai ricavi che realizza sui voli tra l’Italia e il Nord America. L’idea avanzata dai tedeschi, ossia congelare per due anni l’alleanza con Ita sui lunghi collegamenti da Fiumicino con Usa e Canada non ha convinto la Commissione in quanto Lufthansa detiene già un’ampia quota di mercato attraverso le joint venture formate con United Airlines e Air Canada. Qualche giorno fa il presidente di Ita Airways, Antonino Turicchi, ha sottolineato che “questa è un’operazione a favore del mercato, non compromette la concorrenza”.

E in difesa dell’operazione Italo-Tedesca si è espresso anche l’amministratore delegato di Aeroporti di Roma, Marco Troncone. La fusione “significa molto per il Paese e per l’Europa, nonostante i dubbi che la Commissione solleva”, ha detto il numero uno di Adr, evidenziando come “i profili di concentrazione di questa operazione siano oggettivamente marginali nel contesto del mercato rilevante”. Una eventuale bocciatura dell’operazione Ita-Lufthansa da parte della Commissione europea aprirebbe scenari molto foschi per il futuro della newco, nata dalle ceneri di Alitalia. L’amministratore delegato del gruppo Ryanair, Michael O’Leary, non ha dubbi: senza Lufthansa la compagnia italiana “andrà in bancarotta e scomparirà “.

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Banche, utili record: in tre mesi a 6,3 miliardi

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Il sistema bancario “continua a macinare record”. Numeri in crescita anche nel primo trimestre dell’anno con i primi sette gruppi bancari del Paese (IntesaSanpaolo, Unicredit, Bpm, Mps, Bper, Popolare di Sondrio e Credem) che hanno fatto registrare utili pari a 6,3 miliardi, per un +25,6% sui primi tre mesi del 2023. Lo rileva un report condotto dall’Ufficio studi & ricerche della Fisac-Cgil sui risultati di bilancio dei primi sette gruppi bancari nazionali nel primo trimestre del 2024.

“Dopo i risultati da record per i grandi gruppi bancari nel biennio passato – commenta la segretaria generale della Fisac-Cgil, Susy Esposito – molti si attendevano un rallentamento, complice l’attesa discesa dei tassi di interesse. Il ritardo della Bce a diminuire i tassi di riferimento, e di conseguenza la trasmissione di questo ai tassi attivi praticati dalle banche, insieme alla perdurante politica di scarsa remunerazione dei depositi, ha mantenuto elevato il livello dei ricavi dalla gestione del danaro”. Risultati che, aggiunge, “a fronte di un contenimento sul versante della spesa del personale, nonostante il rinnovo del contratto, così come delle spese amministrative, deve indurre il sistema bancario per intero a investire sull’occupazione e sul radicamento nel territorio”.

Il margine di interesse, si rileva nel report della Fisac-Cgil, sale ancora, per il campione, di quasi il 7% nei primi tre mesi dell’anno rispetto all’analogo periodo del 2023. La dinamica delle commissioni, per quasi tutti i gruppi, ha accelerato (+5,3%) e spesso deriva dalla spinta alla vendita di prodotti assicurativi ma anche da quelle relative all’amministrazione dei titoli. Il prodotto delle due componenti più significative dell’attività caratteristica bancaria ha spinto ulteriormente verso l’alto i ricavi totali (17,8 miliardi di euro per un +9,8%). Sul versante dei costi del personale, che hanno registrato un aumento del +2,5% derivato anche dal rinnovo del contratto Abi, si mantengono mediamente più elevati rispetto allo stesso periodo del 2023 seppur in maniera contenuta, così come le spese amministrative, sottolinea il rapporto della Fisac.

Questa dinamica dimostra, dal lato dei costi per il personale, “la capacità delle banche di agire gestionalmente per mantenere sotto controllo questi ultimi, anche e purtroppo attuando politiche di riduzione degli organici come di mancato turn over”, prosegue il report. Dal lato delle spese amministrative (-0,5%), la previsione di investimenti in nuova tecnologia, spiega inoltre la Fisac-Cgil, come previsto da quasi tutti i piani di impresa, “farebbe pensare ad un incremento di queste ultime anche a scapito della erosione dei margini, fenomeno che non si è ancora verificato. Viceversa il contenimento delle spese, anche attraverso la politica della chiusure delle filiali, a beneficio della redditività a disposizione della distribuzione di utili, può rallentare il processo di innovazione tecnologica, così come confermare la dinamica di riduzione di dipendenti e sportelli”.

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Abi, tasso medio dei conti corrente sale allo 0,59%

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In aprile il tasso medio praticato dalle banche italiane sui nuovi depositi a durata prestabilita (cioè certificati di deposito e depositi vincolati) è stato il 3,63%. A marzo 2024 tale tasso era in Italia superiore a quello medio dell’area dell’euro (Italia 3,67%, area dell’euro 3,50%). Rispetto a giugno 2022, quando il tasso era dello 0,29% (ultimo mese prima dei rialzi dei tassi Bce), l’incremento è stato di 334 punti base.

Lo afferma il rapporto mensile dell’Abi. Il rendimento delle nuove emissioni di obbligazioni bancarie a tasso fisso ad aprile 2024 è stato il 3,81%, con un incremento di 250 punti base rispetto a giugno 2022 quando era l’1,31%. In aprile il tasso medio sul totale dei depositi (certificati di deposito, depositi a risparmio e conti correnti), è stato l’1,05% (1,04% nel mese precedente, 0,32% a giugno 2022). Il tasso sui soli depositi in conto corrente è salito allo 0,59% (0,57% nel mese precedente), tenendo presente che il conto corrente “permette di utilizzare una moltitudine di servizi e non ha la funzione di investimento”, conclude l’Abi.

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