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Bimba di 4 anni ricoverata in ospedale per il morso di un serpente violentata da 5 uomini, uno arrestato altri 4 ricercati

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Stuprata a 4 anni da 5 uomini mentre era nel reparto di terapia intensiva in un ospedale nell’Uttar Pradesh, nel nord dell’India. Non è un racconto dell’orrore, ma quanto realmente accaduto ad una bambina che era stata ricoverata per il morso di un serpente. Alla nonna ha raccontato che a farle del male è stato un inserviente dell’ospedale insieme ad altri 4 uomini mentre era sola nella stanza. La polizia ha preso in custodia un uomo e sta dando la caccia agli altri. Un episodio, purtroppo, non isolato in India.

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Omicidio Khashoggi, la farsa di Riad: cinque condanne a morte per aver avvelenato e fatto a pezzi il giornalista scomodo al regime

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Dopo un mese e mezzo di dinieghi e versioni tanto parziali quanto ridicole, Ryad ha ammesso ciò che tutti ormai sapevano. Ovvero che il giornalista Jamal Khashoggi è stato avvelenato da una squadra di membri della sicurezza saudita, all’interno del consolato di Istanbul, con una iniezione contenente una dose letale di veleno, e il suo corpo smembrato e portato fuori dalla sede consolare per essere affidato a un collaboratore turco.
La nuova spiegazione della scomparsa del giornalista dissidente, da tempo residente negli Stati Uniti, è stata data dal procuratore capo di Ryad, Saud al Mojeb alla tv saudita al Arabiya. Il procuratore ha inoltre chiesto la pena di morte per cinque dei 21 sospettati di aver architettato ed eseguito il piano. I nomi dei possibili candidati alla decapitazione non sono stati resi noti, ma è certo che il più alto ufficiale in grado nel team omicida, e quindi quello che in ultima istanza avrebbe deciso l’uccisione del reporter, era il numero due dell’intelligence e un fedelissimo del principe ereditario Mohammed bin Salman, Ahmad al Asiri, che è stato già rimosso dalle sue funzioni. La procura ha anche confermato la notizia della sospensione di Saud al Qahtani, ex responsabile della comunicazione di Bin Salman, che è indagato e sottoposto a divieto di espatrio.

Jamal Khashoggi. Il giornalista saudita mentre entra nell’ambasciata a Istanbul dove sarà ucciso e fatto a pezzi

Secondo i sauditi un team di 15 membri della sicurezza, tra cui un chirurgo forense, avrebbe avuto il compito di riportare Khashoggi in patria per essere interrogato. La dichiarazione ufficiale della magistratura saudita mostra che gli inquirenti turchi avevano ricostruito la vicenda in modo corretto, ma il coinvolgimento di un agente turco non è piaciuta ad Ankara. “Le parti del corpo di Khashoggi sono state consegnate a un agente di sicurezza turco fuori dalla sede consolare”, ha detto il portavoce del procuratore, che avrebbe mandato alla controparte turca un ritratto segnaletico dell’ agente, di cui sostiene non conoscere il nome, cosa del tutto inverosimile. A detta del procuratore sarebbe stato il vice capo dell’intelligence saudita, il generale Ahmed al-Assiri, a dare l’ordine di riportare Khashoggi, volente o nolente, a Riad, ma il capo della squadra di quelli che definisce “negoziatori” avrebbe poi dato l’ordine di ucciderlo.
Il ministro degli Esteri Mevlut Cavusoglu ha commentato le nuove dichiarazioni ritenendole “insufficienti” e insistendo sul carattere premeditato dell’operazione. “Ci dicono che Khashoggi è stato ucciso perché si sarebbe opposto a essere riportato nel suo Paese. Ma in realtà questo omicidio, come abbiamo già detto, era stato pianificato in anticipo”. Fare a pezzi il corpo “non è un’operazione che si può improvvisare e infatti avevano portato persone e strumenti necessario per farlo, avevano già pianificato come ucciderlo e come farlo a pezzi”. Il ministro degli Esteri saudita Adel al Jubeir, dal canto suo ha ribadito che “è stato un grande errore uccidere il giornalista”, ma ha tuttavia bacchettato neanche troppo velatamente la Turchia per aver politicizzato la vicenda: “Il caso Khashoggi è passato alla magistratura. Respingiamo la politicizzazione del caso e le interferenze nella politica interna dell’ Arabia Saudita”.
Il titolare degli Esteri si è detto contrario all apertura di un’inchiesta internazionale e all’estradizione dei sospettati in Turchia. In seguito alla sconvolgente ammissione di Ryad, l’Amministrazione americana, alleata di ferro di Riad, si è trovata alla fine costretta a varare sanzioni nei confronti di 17 funzionari, in primis contro al- Qahtani. “I funzionai sauditi che stiamo sanzionando – dice il tesoro Usa – sono coinvolti nel ripugnante omicidio di Khashoggi e dovranno rispondere delle loro azioni”. Le sanzioni riguardano tutte le proprietà o gli interessi che i funzionari colpiti detengono negli Usa, dunque il blocco di tutti i loro beni e asset. E a nessun americano sarà permesso di compiere affari o transazioni con gli individui sanzionati. La Francia ha salutato la decisione saudita di incriminare i sospettati dell’omicidio parlando di passo “nella giusta direzione”.

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May alle corde, perde 4 ministri e il negoziatore di Brexit che non vogliono l’accordo con l’Ue: “Minaccia la nostra integrità”

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“Sono convinta, con ogni fibra del mio essere, che la rotta che ho scelto sia quella giusta per il Paese”. Theresa May affronta i giornalisti in una delle conferenze stampa più difficili della sua vita politica. È il giorno iniziato con le dimissioni di 4 dei suoi ministri. Il più grave per la Brexit è l’abbandono di Dominic Raab, ministro per la Brexit. Cioè il negoziatore principe della Brexit. Se non piace a lui l’accordo…
Nella lettera di dimissioni Raab spiega che il regime regolatorio per l’Irlanda del Nord concordato con Bruxelles è “una reale minaccia alla integrità del Regno Unito”. Per completezza di informazione, va ricordato che Raab è stato il referente politico di quel negoziato per gli ultimi quattro mesi.
La lettura politica è che, semplicemente, non voglia perdere la chance di candidarsi a primo ministro, in futuro, legandosi a un accordo destinato a fallire.
La giornata continua avvitandosi in una spirale di pessime notizie. Mentre la May, alla House of Commons, difende il suo deal per 2 ore e 58 minuti, attorno è una grandinata di attentati alla sua leadership. La sterlina precipita.

Theresa May. Non c’è accordo su Brexit nel suo governo

Il leader degli indipendentisti scozzesi a Westminster l’accusa di volere imporre un accordo “già cadavere”. Quello dei falchi conservatori Jacob Rees- Moog porta avanti l’ attacco iniziato mercoledì sera e annuncia di aver inviato la sua lettera per chiedere la mozione di sfiducia.
Ne servono 48 per attivare la procedura, e per tutta la giornata di ieri si rincorrono rumours sul fatto che il numero stia per essere raggiunto. Lui rincara: “Questa non è Brexit. È il fallimento della politica del governo. Deve essere respinto”, e aggiunge che la sfida alla leadership del partito conservatore sarà questione di settimane. Però lui non si candida.
La signora May appare stanca, tirata ma tira dritto, con una schiettezza quasi senza precedenti. Non si dimette, non rivede i termini del negoziato, non cede, non considera né elezioni anticipate né un secondo referendum.
Il ricorso a elezioni anticipate è possibile ma improbabile, perché richiederebbe il voto della maggioranza del partito conservatore senza alcuna certezza del risultato. Infine, il secondo referendum. Lei continua a escluderlo, ma potrebbe essere, in caso di grave impasse parlamentare, l’ unica anche se incerta via di uscita.

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Theresa May schiera il suo governo per Brexit, c’è il “sì” all’accordo con l’Unione europea

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Theresa May ha in parte convinto il suo esecutivo, e così supera il primo grande ostacolo interno all’approvazione dell’accordo di divorzio dall’Unione europea. Sei ore di Consiglio dei ministri e il premier esce dal numero 10 Downing Street per dire ai giornalisti assiepati fuoru. “Dopo un lungo è sofferto dibattito, il governo ha approvato l’accordo. Il mio dovere verso questo Paese è prendere decisioni nell’interesse nazionale. E sono fermamente convinta, con la mente e con il cuore, che questa decisione sia nel migliore interesse di tutto il Regno Unito”.

Theresa May. C’è accordo su Brexit nel suo governo

La giornata più lunga di Theresa continua nella notte, con un incontro con la leader degli Unionisti irlandesi: Arlene Foster, tirannica stampella del governo, ieri pomeriggio aveva promesso “conseguenze” se il testo del documento – che fino a ieri avevano letto solo i ministri – dovesse mettere in discussione l’unità territoriale fra Ulster e Gran Bretagna: la minaccia, insomma, è di far mancare i voti indispensabili per l’approvazione parlamentare. La battaglia si sposta appunto in Parlamento, dove il voto sull’accordo finale è previsto per i primi di dicembre.

Una battaglia ancora più in salita. Ieri mattina se ne è avuto un assaggio durante il Question Time, quando la May è stata assediata da un fuoco di fila di critiche sull’accordo tecnico concluso con Bruxelles martedì. Gli attacchi sono arrivati da tutte le parti politiche.
Jeremy Corbyn, ha definito l’esito dei negoziati “un pasticcio” ed ha accusato il governo di aver fallito la sua missione negoziale. Ieri sera un tweet della corrispondente politica della BBC Laura Kuessemberg ha aperto un altro fronte: “Una fonte qualificata mi dice che la rabbia dei Brexiter è tale che si profila una mozione di sfiducia per domani – le lettere si stanno accumulando”. Si riferisce a un regolamento interno al Partito conservatore: per avviare la sfiducia al premier, il Comitato 1922, l’organo di partito chiamato a indire nuove elezioni per la leadership, deve ricevere lettere da almeno il 15% dei parlamentari. Occorrono 48 lettere in questa legislatura. Il gruppo dei falchi ne conta circa 60.
Finora il loro leader Jacob Rees Moog li ha tenuti a bada, ma altre fonti giornalistiche riferiscono di un cambio di strategia. Alla May basterebbero 158 voti a favore per restare in sella e non potrebbe essere sfiduciata per un altro anno: ma la mossa dei falchi sarebbe un assaggio del voto parlamentare. Certo, l’approvazione da parte dell’ esecutivo rende il cammino un po’ meno tormentato. C’ è ancora la possibilità che qualcuno dei ministri si dimetta nelle prossime ore, ma la strategia su cui la May si sta giocando il premierato, e il Regno Unito il futuro, può sopravvivere al dissenso di ministri euroscettici minori come Penny Mordaunt.
Comunque già ieri sera il testo dell’accordo è stato pubblicato congiuntamente dal governo britannico e dall’Unione europea. La Brexit va avanti, con la May ancora al timone.

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