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Economia

Bankitalia, insegnare l’economia ai più deboli

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C’è Ludovica, pensionata di 76 anni, che ha deciso di tenere in casa i suoi risparmi perché ha paura di portarli in banca ma così si espone al rischio delle rapine; e poi c’è Said, un immigrato che vorrebbe aprire un conto corrente ma non sa come fare. E ancora, Edoardo, che dopo una vita di sacrifici ha affidato 80mila euro a un broker che li ha dilapidati in investimenti rischiosi. Nomi di fantasia, ma situazioni reali. A loro si rivolge Banca d’Italia con un percorso di educazione finanziaria rivolto alle fasce deboli, immigrati, anziani, persone meno istruite, che farà tappa in tredici città italiane.

Si parte da Napoli, dove gli immigrati costituiscono il 5%, e dove il terzo settore e il mondo del sociale sono ben ramificati. Il progetto “Tu e l’economia” è stato presentato oggi nella sede napoletana della Banca d’Italia, dove domani è atteso il governatore Visco. In pratica Bankitalia mette a disposizione i propri formatori a beneficio dell’associazionismo, del terzo settore e degli enti locali per elevare il livello di conoscenza dei ceti più fragili e metterli nelle condizioni di rendere semplici le grandi questioni economiche del quotidiano: dall’accensione di un mutuo all’apertura di un conto in banca. Saranno i formatori di via XX settembre a trasferire ai rappresentanti delle associazioni le nozioni che questi dovranno a loro volta girare all’utenza sul territorio nell’ambito di un percorso di alfabetizzazione economico-finanziaria che si snoderà in dodici moduli, dal commercio on line al bilancio familiare, dal risparmio gestito ai prestiti.

“I cittadini – ha spiegato Raffaella Di Donato, vice direttrice della sede di Napoli della Banca d’Italia – devono essere messi nelle condizioni di avere tutte le informazioni necessarie. Creare un legame duraturo con le associazioni è fondamentale e in particolare a Napoli c’è un’emergenza sociale e di educazione alla legalità. Ecco perché vogliamo costruire un asset sul territorio”. “In Italia tutti sanno poco di economia e finanza – spiega Marilisa Guida, del servizio educazione finanziaria della Banca d’Italia – ma le categorie a cui guardiamo sono quelle che più di altre vivono questo analfabetismo finanziario. ‘Tu e L’Economia’ può aiutare a superare le disuguaglianze e a creare inclusione economica e sociale”.

“Economia e finanza non sono temi da salotto – ha sottolineato Paola Ansuini, del dipartimento tutela della clientela ed educazione finanziaria di Banca d’Italia – ma argomenti della quotidianità di ognuno di noi”. Apprezzamento per l’iniziativa è stato espresso dall’assessore al Welfare del Comune di Napoli, Luca Trapanese: “E’ stato un incontro utile. Negli anni il terzo settore spesso si è sostituito all’istituzione che non riusciva a garantire determinati servizi. Napoli è sempre più meta d’immigrazione: in quattro giorni sono arrivate mille persone ed è un fenomeno che cambierà il welfare”. “Quello delle migrazioni – ha ribadito Elena de Filippo, docente di Sociologia delle Migrazioni all’Università Federico II – è un fenomeno strutturale. Ci sono 58.000 stranieri stanziali nella città di Napoli, in prevalenza di origine asiatica o est europea. Giusto dare loro strumenti di pari opportunità”. Buona l’accoglienza alla proposta di Banca d’Italia da parte delle associazioni presenti in sala, tra cui rappresentanti dei Cpia e di alcune cooperative sociali e culturali: avranno tempo fino alla fine dell’anno per aderire e per tracciare insieme con Bankitalia il percorso di formazione che prenderà il via con l’inizio del nuovo anno. La settimana prossima il progetto approda a Torino.

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Economia

La Cgil prepara i referendum, nel mirino il Jobs act

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Licenziamenti individuali, precarietà del lavoro e appalti: la Cgil si prepara a mettere in campo referendum abrogativi su questi tre campi. Nel mirino c’è il Jobs act ma non solo. Visto che i tre temi intersecano più leggi. L’obiettivo del sindacato è “cambiare le leggi sbagliate e proporre un altro modello sociale e di sviluppo, che metta al centro la dignità e la libertà delle persone”. Leggi “balorde”, dice il segretario generale Maurizio Landini, “che stanno mettendo in discussione il futuro dei giovani. Il lavoro deve essere dignitoso, il lavoro povero e precario deve essere cancellato”. Intanto la Cgil si prepara a scendere in piazza per la pace e contro i manganelli. Sul lavoro – per estendere le tutele nei casi di licenziamento e negli appalti e per ridurre l’occupazione precaria – ricorre, quindi, anche allo strumento referendario. Il via libera arriva dall’assemblea generale che dà il mandato alla segreteria ad avviare il percorso. Percorso lungo, che prevede una serie di tappe.

La formulazione dei quesiti e il numero dei referendum dovrebbero essere definiti entro il 31 marzo, per poi procedere al deposito dei quesiti in Cassazione e alla raccolta delle firme (almeno 500mila) per poter andare al voto nella primavera 2025. A questi la Cgil si dice pronta ad affiancare anche un referendum abrogativo dell’autonomia differenziata, che intende promuovere non appena il ddl Calderoli verrà approvato definitivamente. E assicura che sarà protagonista di quella che definisce “la madre di tutte le battaglie per difendere la nostra democrazia: il contrasto al premierato”. Il percorso per arrivare al referendum è comunque aperto al confronto e, intanto, al coinvolgimento del mondo delle associazioni che già con la Cgil hanno dato vita alla “Via maestra, insieme per la Costituzione” scese in piazza insieme ad ottobre scorso.

Ora la Cgil ci riprova, già nel 2016 aveva percorso la strada del referendum contro il Jobs act, entrato in vigore il 7 marzo 2015 con il governo Renzi, che ha introdotto il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti. E che in casi di licenziamento illegittimo ha previsto il superamento del reintegro nel posto di lavoro sostituito da un indennizzo economico commisurato all’anzianità di servizio (da 4 a 24 mensilità). Di fatto, come sostenuto più volte dalla Cgil, ha mandato in soffitta l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Ma il quesito non era stato ammesso. La Cgil poi scenderà in piazza sabato 9 marzo a Roma, insieme alle associazioni della mobilitazione del 24 febbraio, per il cessate il fuoco a Gaza. Ma andrà in piazza anche in difesa del diritto di manifestazione e di sciopero. Perché, rimarca la Cgil, c’è “profonda disapprovazione e preoccupazione democratica per le violente cariche delle forze dell’ordine sui cortei di studenti”.

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Apple abbandona i piani per la sua auto elettrica

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Apple abbandona i suoi piani per un’auto elettrica, scaricando uno dei progetti più ambiziosi della sua storia. Lo riporta l’agenzia Bloomberg citando alcune fonti, secondo le quali la comunicazione ha colto di sorpresa i quasi duemila dipendenti del progetto. A loro sarà chiesto di concentrarsi sull’intelligenza artificiale. L’indiscrezione aiuta i titoli di Apple a Wall Street, dove salgono di oltre l’1,2%, e piace anche a Elon Musk che, ripostandola su X, ci allega due emoji, uno di saluto e un altro con una sigaretta.

L’auto elettrica, conosciuta come ‘Project Titan’, era un progetto per diversificare la produzione di Apple al di là dell’iPhone e per tentare di competere con Rivian e Tesla. Un progetto talmente segreto che Apple non lo ha mai confermato. L’abbandono del sogno dell’auto elettrica arriva mentre il mercato dei veicoli elettrici è in rallentamento e Elon Musk ha messo in guardia su una frenata della crescita delle vendite per Tesla quest’anno a causa della domanda debole, gli alti tassi di interesse e la crescente concorrenza. Ford e General Motors si recente hanno sospeso i loro piani di espansione della capacità produttiva di auto elettriche e la scorsa settimana Rivian ha annunciato un taglio del 10% della sua forza lavoro. I fondi per la ricerca nelle auto elettriche Apple li impiegherà, secondo indiscrezioni, nell’intelligenza artificiale.

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Il Btp Valore raccoglie 11 miliardi in due giorni

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Prosegue a passo di record la terza edizione del Btp Valore, il bond pensato dal Tesoro per incentivare i piccoli risparmiatori ad investire nel debito pubblico italiano. In due giorni le sottoscrizioni hanno toccato 11,05 miliardi di euro, superando quanto raccolto lo scorso anno dai suoi predecessori sia a giugno (10,6 miliardi) che ad ottobre (9,3 miliardi). I numeri del secondo giorno evidenziano, come di consueto, un rallentamento delle richieste: dopo i 6,44 miliardi di lunedì, in giornata sono stati acquistati titoli per altri 4,61 miliardi, con il numero dei contratti sceso da 211 mila a poco più di 165 mila e un taglio medio in flessione da 30.553 a 27.840 euro.

Di domanda che “eccede le aspettative” hanno parlato gli analisti di Citi, secondo cui ad attirare i risparmiatori sono le scommesse per un calo dei tassi, che renderà in futuro meno attraenti le cedole obbligazionarie, e il premio di circa 25 punti base dell’emissione rispetto ai Btp di durata analoga in circolazione. Il buon andamento del Btp Valore, a cui potrebbe seguire una nuova emissione in corso d’anno, ridurrà il fabbisogno del Tesoro e “questo dovrebbe essere positivo per lo spread”, evidenzia ancora Citi. Il collocamento proseguirà fino alle 13 di venerdì prossimo, salvo il caso in cui il Tesoro decida di chiuderlo anticipatamente. Il Btp Valore, che ha una durata di sei anni, offre una cedola del 3,25% nel primo triennio e del 4% dal quarto al sesto anno, a cui può aggiungersi un premio fedeltà dello 0,7% nel caso in cui non sia venduto prima della scadenza. Il rendimento medio annuo ammonta al 3,74%, che scende al 3,27% al netto dell’imposizione fiscale del 12,5%.

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