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Cronache

Baby gang, la polizia locale di Napoli blocca un gruppo di giovani

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 Nell’ambito dei controlli per la Movida, nella Galleria Umberto I, un gruppo di ragazzini, probabilmente intenzionato ad aggredire un altro gruppo più tranquillo, è stato fermato dalla Polizia Locale di Napoli. Un giovane, malmenato dal branco aggressivo, è riuscito a fuggire e ha cercato rifugio nella zona di Piazza Trieste e Trento, dove erano presenti gli agenti. Contestualmente veniva allertata anche un’altra pattuglia dell’unità operativa di Chiaia che in quel momento stava eseguendo un controllo all’interno di un’attività commerciale. Le forze dell’ordine sono intervenute bloccando il gruppo di giovani aggressori.

Durante la perquisizione, uno dei membri, un ragazzino di 14 anni, è stato trovato in possesso di un coltello a serramanico, posto sotto sequestro. Contattati i genitori per l’affidamento dei minori coinvolti, accompagnati presso i locali dell’unità operativa di Chiaia, il Pubblico Ministero ha disposto la denuncia a piede libero. Nella stessa notte, alle ore 3.30 circa, in via Caravaggio, una pattuglia intervenuta per un incidente stradale è stata aggredita da un individuo napoletano di 40 anni. L’uomo, visibilmente sovraeccitato e non lucido, è stato immobilizzato dagli agenti e condotto presso gli uffici di polizia. Su disposizione del pubblico ministero, in attesa degli esiti degli esami tossicologici, l’uomo è stato posto agli arresti domiciliari. Nel bilancio della polizia locale anche sei verbali ad altrettante attività commerciali nella zona del centro per l’occupazione irregolare di suolo pubblico, la mancata raccolta differenziata dei rifiuti e l’assenza dell’ autorizzazione di impatto acustico, ed il prelievo di sette vetture in via Aniello Falcone. (

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Camorra: clan minorenni in Quartieri Spagnoli Napoli, 3 arresti

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Un vero mini-clan, con tanto di summit e azioni intimidatorie. Tutto formato da minorenni dei Quartieri spagnoli di Napoli. E’ la scoperta di una indagine dela polizia che ha portato a una misura di custodia cautelare del gip partenopeo con il carcere nei confronti di tre ragazzi, ritenuti vicini ai Di Biasi, meglio conosciuti come Faiano, e indagati, a vario titolo, di lesioni personali, porto e detenzione di armi da fuoco, violenza privata, rapina, reati tutti aggravati anche dalle modalita’ mafiose. Il provvedimento nasce dalle indagini sul ferimento a colpi d’arma da fuoco di Vincenzo Masiello il 5 novembre 2022.

L’agguato e’ da ricondurre alla mira espansionistica di un gruppo di giovanissimi ambiziosi che volevano ritagliarsi il loro spazio all’interno delle dinamiche criminali dei Quartieri Spagnoli. La vittima, attualmente detenuta, e’ da considerarsi elemento di spicco della camorra del quartiere. Durante le indagini e’ emerso che il nascente gruppo criminale e’ dedito a reati contro il patrimonio, ha un’ampia disponibilita’ di armi, ha stabilito la sua base operativa in vico Lungo San Matteo che e’ controllato militarmente. Gli indagati costantemente armati di pistola, per evitare attacchi da componenti di altri gruppi antagonisti, hanno in piu’ occasioni perquisito le persone che, in particolare nelle ore notturne, transitavano nella loro zona di influenza.

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Pizzaiolo ucciso: risate e gesti a fine udienza tra gli imputati

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Risate e gesti anche quello delle manette, a fine udienza, tra gli imputati al processo in corso a NAPOLI sull’omicidio di Francesco Pio Maimone, l’aspirante pizzaiolo ucciso nelle prime ore del 20 marzo 2023 sul lungomare di NAPOLI da un proiettile vagante esploso al culmine di una lite scoppiata solo per un pestone su un paio di scarpe griffate a cui la vittima era estranee. Il comportamento di alcuni degli accusati – collegati in video conferenza dalle carceri dove sono detenuti – non è passato inosservato in aula, quando ormai l’udienza, particolarmente importante quella di oggi, si era ormai conclusa. Oggi, infatti, per la prima volta uno dei testimoni, un amico della vittima, che era lì e nelle cui braccia Maimone è spirato, ha indicato colui che ha sparato, puntando il dito verso il riquadro del monitor in cui c’era Francesco Pio Valda.

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Terra dei Fuochi: M5s, fare luce su restituzione beni ai Pellini

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“I fratelli Pellini, condannati definitivamente per traffico illecito di rifiuti, sono responsabili di aver avvelenato la Terra dei Fuochi seppellendo e spargendo nelle campagne di Acerra rifiuti speciali e pericolosi. Era stata disposta la confisca del loro patrimonio per ben 222 milioni, quei soldi dovevano essere destinati alle bonifiche.

Invece, la Cassazione glieli ha restituiti perchè la Corte d’Appello di Napoli si sarebbe attivata oltre i termini previsti. Ministro, per rispetto verso tutti i cittadini e per affermare i valori della Giustizia, chiediamo che si accerti, anche tramite ispezioni, cosa è realmente successo negli uffici giudiziari di Napoli e che si faccia tutto il possibile per recuperare quei soldi alla causa collettiva. Questa non può essere solo una battaglia del Movimento 5 Stelle, deve essere un impegno di tutte le forze politiche”.

Lo ha detto il deputato M5S Sergio Costa, vice presidente della Camera, illustrando un’interrogazione al ministro Nordio. Nella replica, la deputata M5S Carmela Auriemma, prima firmataria dell’atto, ha osservato come “non sia sufficiente la risposta del ministro. 222 milioni di euro sono stati restituiti a dei delinquenti per un vizio procedurale, è doveroso che si faccia la massima chiarezza su quello che è accaduto, lo Stato lo deve a tutti i cittadini cresciuti nella Terra dei Fuochi e alle troppe famiglie che piangono le vittime di quell’inquinamento criminale. Lo Stato non può perdere così davanti agli eco-delinquenti, deve essere forte e inflessibile con questa gente. Bisogna tutelare il lavoro svolto per 15 anni dai magistrati di ben tre procure della Repubblica”.

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