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Economia

Anas, parla l’Ad Simonini: nuove opere per circa 2 miliardi in Campania

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“In Campania Anas ha investimenti in nuove opere per 1,9 miliardi di euro”. L’annuncio è dell’Amministratore delegato di Anas (Gruppo Fs Italiane), Massimo Simonini, intervenendo alla Tavola rotonda intitolata “La quarta giornata del costruttore” organizzata dall’Ance di Benevento. Nel corso dell’incontro, Simonini ha fatto il punto sulla presenza di Anas in Campania.

“Stiamo lavorando – ha spiegato Simonini – sul raddoppio della strada statale 268 “Del Vesuvio” da due a quattro corsie con un investimento di 117,4 milioni di euro e al completamento della strada statale 212 “Della Val Fortore” del valore di 52,6 milioni di euro. Inoltre abbiamo in programma ulteriori otto interventi per un valore complessivo di 1,2 miliardi di euro che riguardano il potenziamento di strategiche direttrici regionali”. Per quanto riguarda la strada statale 372 “Telesina” sono previsti due interventi per un totale di 787 milioni di euro. Il primo sara’ appaltato nel mese di dicembre 2019, a valle della pubblicazione della delibera del CIPE del 24 luglio scorso che ha approvato il progetto definitivo, e riguarda l’adeguamento a quattro corsie del tratto compreso tra gli svincoli di San Salvatore Telesino e Benevento.

Il secondo lotto, la cui appaltabilità è prevista per il 2022, riguarda l’adeguamento a quattro corsie dei primi 37 km. La strategia di investimento di Anas per lo sviluppo della connettività del Paese è focalizzata anche sulla manutenzione programmata e sul potenziamento della rete stradale, con l’obiettivo di migliorare la mobilità del paese, l’accessibilità ai territori e la sicurezza e comfort del viaggio, con grande attenzione alla sostenibilità ambientale e paesaggistica degli interventi. Anas, che in Campania gestisce oltre 1.300 km di rete, ha infatti finanziato investimenti in manutenzione programmata per 258,4 milioni di euro destinati al ripristino del piano viabile, ponti e viadotti, gallerie e posizionamento delle nuove barriere stradali.

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Caso Autostrade, non escluso un maxi risarcimento da quasi 21 miliardi

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Il decreto Milleproroghe potrebbe non bastare a limitare a 7 miliardi il risarcimento per la revoca della concessione ad Autostrade per l’Italia. In una lettera inviata dalla ministra delle Infrastrutture Paola De Micheli al premier Giuseppe Conte lo scorso marzo emerge che l’Avvocatura dello Stato non esclude che in sede giudiziaria, nazionale o sovranazionale, Aspi possa ottenere l’integrale risarcimento per la cancellazione delle concessioni. Un parere che era stato tenuto ben riservato e che, se il rischio si concretizzasse, potrebbe portare il valore di questa sorta di ‘liquidazione’ fino a 20,7 miliardi. La notizia mette nuova carne sul fuoco della decisione sui destini di Autostrade per l’Italia, destini che preoccupano fortemente le societa’ che sono nell’azionariato di Aspi e della controllante Atlantia, come la Fondazione Crt che teme il venir meno di risorse per il proprio impegno sociale sul territorio piemontese. Nemmeno l’ultima ipotesi sul tappeto, quella dell’arrivo di un commissario, viene vista di buon occhio. Un decreto legge dovrebbe motivare la ‘necessita’ e urgenza’ dell’intervento e, soprattutto, potrebbe incontrare un deciso fuoco di fila di ricorsi: una carta difficile da giocare con azionisti di maggioranza e minoranza delle due societa’, che hanno investito diverse centinaia di milioni e che, e’ naturale, si sentirebbero lesi nei loro diritti. Il rischio reale e’ che ogni atto del commissario potrebbe essere impugnato in un sorta di Vietnam societario che renderebbe difficile una gestione. Rimane l’ipotesi dell’accordo che viene suggerita anche nella lettera della De Micheli filtrata a quattro mesi di distanza. Nei vari passaggi emerge che quanto concordato da Aspi nell’ultima ipotesi raccoglie la controproposta della ministra De Micheli, con interventi che salgono da 2,9 a 3,4 miliardi. La scelta, come detto dal Premier, sara’ comunque collegiale e certo – in caso di accordo – riguardera’ l’azionariato di Aspi. Ecco perche’ il titolo Atlantia dopo le forti perdite rimane sospesa in una seduta con un +0,75%. Gli azionisti delle due societa’ temono la scelta della revoca. In Aspi c’e’ il gruppo assicurativo Allianz che detiene attraverso il ‘veicolo’ Appia Investments il 6,94 per cento per un valore superiore a 800 milioni di euro. La societa’ risponde “no comment” a chi gli chiede una valutazione. Ma si tratta di investitori che, se il gruppo dovesse cambiare assetto di governance, non e’ escluso che possano anche aumentare il proprio impegno. C’e’ poi il fondo sovrano cinese Silk Road. Nonostante le smentite sarebbe in programma un incontro tra l’ambasciatore italiano, Luca Ferrari e Srf giovedi’ prossimo. A preoccuparsi sono anche le societa’ azioniste della ‘controllante’ Atlantia: la fondazione Crt, che possiede una quota azionaria del 4,53%, e’ scesa in campo ufficialmente per spiegare i possibili effetti che ne deriverebbero per il territorio piemontese e per chiedere di tener conto dell’impatto che le scelte avranno in termini di risorse per gli enti no-profit del territorio. “Un eventuale depauperamento della capacita’ erogativa della filantropia per il welfare, la cultura, l’istruzione, la ricerca, la tutela dell’ambiente e altri ambiti di intervento cruciali per l’intera collettivita’ (che deriverebbero dal venir meno delle risorse che arrivano da questa partecipazione finanziaria. ndr), significherebbe – spiega la Fondazione – una riduzione della capacita’ di sostegno verso i soggetti piu’ fragili, mettendone a rischio la tenuta proprio in un momento di forte criticita’ per il Paese”. La volonta’ di penalizzare i Benetton – tra le mille contraddizioni di una societa’ sempre piu’ complessa e interconnessa – avrebbe l’effetto sicuro di colpire soggetti piu’ fragili.

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Calo record morti sul lavoro, ma ora c’è il rischio Covid

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Un calo record per un fenomeno che pero’ non scompare. Le morti sul lavoro accertate nel 2019 sono state 628, in riduzione del 17,2% rispetto all’anno precedente. L’Inail, che monitora gli incidenti, non aveva mai registrato prima d’ora un ribasso cosi’ forte. Ma per il presidente dell’Istituto per l’assicurazione contro gli infortuni, Franco Bettoni, bisogna fare di piu’. “Serve un cambio di passo”, dice presentando a Montecitorio la relazione annuale. Non e’ soddisfatta nemmeno la ministra del lavoro Nunzia Catalfo secondo cui i morti sono sempre troppi e annuncia di aver “riconvocato per lunedi’ prossimo il tavolo per la sicurezza sul lavoro, al quale parteciperanno sindacati e imprese”. Occorre “incentivare le buone prassi aziendali e premiare le societa’ che investono nella sicurezza” aggiunge. L’Inail spinge per allargare a tutti i lavoratori le sue tutele. Oggi ne restano fuori 3,5 milioni. L’emergenza Covid porta la questione “in primo piano”. Quest’anno ancora non ha preso una piega precisa. Il lockdown ha visto scendere le denunce ma era del tutto inevitabile. Bisognera’ cosa accadra’ ai contagi. I rischio arriva da eventuali focolai in fabbriche e uffici. A meta’ giugno l’aggiornamento dell’Inail riportava poco meno di 50 mila denunce di contagio su lavoro, 236 per decessi. I dati complessivi sugli infortuni si fermano invece a maggio, con i primi cinque mesi che mostrano una netta diminuzione (-23%). Guardando pero’ ai decessi allora il segno cambia e diventa un piu’. Le denunce di infortunio sul lavoro con esito mortale presentate all’Istituto nei primi cinque mesi sono state infatti 432 che, pur nella provvisorieta’ dei dati, mostrano gia’ un aumento di 41 casi (+10,5%). Gli occhi sono puntati ai rientri in servizio e all’autunno. Tornando al 2019, la contrazione risente sicuramente del confronto con il 2018, un anno che aveva visto una recrudescenza delle morti bianche. Il trend che ormai prosegue da tempo indica una progressiva riduzione del fenomeno ma poi ci possono essere eventi disastrosi che fanno impennare la curva. Il crollo del Ponte Morandi due anni fa, l’incidente all’aeroporto di Linate nel 2001. Sta di fatto che da inizio millennio si e’ assistiti a un dimezzamento. Per non parlare di quanto succedeva nel periodo del boom economico. Nel 1963 le denunce per decessi sul lavoro toccarono quota 4.500. Oggi ci fermiamo a 1.156. Ma quanto accaduto decenni fa si ripercuote ancora sulle famiglie italiane. Le malattie professionali, contratte spesso per un’esposizione prolungata a certe sostanze, – l’amianto ne e’ un esempio – hanno causato l’anno corso oltre mille morti. Anche qui rispetto al solo 2018 il ribasso e’ di un quarto quasi. Ma le denunce continuano a salire. Questo anche perche’ sono aumentate le patologie per cui scatta il riconoscimento automatico “dell’origine lavorativa”. Intanto la revisione delle tariffe dei premi per l’assicurazione contro gli infortuni e le malattie da’ i suoi benefici alle imprese. Gli interventi normativi hanno portato a una riduzione che si riflette in minori oneri per le aziende. Nel 2019 il risparmio, rispetto al precedente regime tariffario, e’ pari a 1,7 miliardi di euro.

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Conte attacca i Benetton: ci prendono in giro, martedì porto la revoca in Consiglio dei Ministri

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“I Benetton non hanno ancora capito che questo governo non accetterà di sacrificare il bene pubblico sull’altare dei loro interessi privati”. In una intervista con la Stampa, Giuseppe Conte fa sapere che domani, nel cdm, si deciderà sulla revoca della concessioni autostradali: i Benetton “hanno beneficiato di condizioni irragionevolmente favorevoli per loro: può bastare così. Porterò la questione della revoca in Consiglio dei ministri e decideremo collegialmente, ma non siamo disponibili a concedere ulteriori benefici”. Poi sul Fatto, intervistato aggiunge: “Se devo esprimere una valutazione personale, alla luce di tutto quanto è accaduto, sarebbe davvero paradossale se lo Stato entrasse in società con i Benetton. Non per questioni personali, che non esistono, ma per le gravi responsabilità accumulate dal management scelto e sostenuto dai Benetton nel corso degli anni fino al crollo del Morandi e anche dopo”. “I Benetton – scandisce Conte – non prendono in giro il presidente del Consiglio e i ministri, ma i famigliari delle vittime del ponte Morandi e tutti gli italiani”.

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