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Amplifon sbarca sul mercato cinese: nel 2019 trenta punti vendita e 6 milioni di fatturato

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Con il 51 per cento della Beijing Cohesion Hearing Science & Technology, Amplifon ha annunciato il suo ingresso nel mercato cinese. Una joint venture con un operatore di Pechino del quale per ora l’azienda italiana leader mondiale nelle soluzioni e nei servizi per l’udito non rivela il nome: sarebbe un importante operatore cinese. Agli italiani il pacchetto di maggioranza della nuova società.


“Per noi – spiega Enrico Vita, AD di Amplifon- un primo passo per costituire una presenza in Cina, un mercato che rappresenta un’opportunità significativa”.
Trenta i punti vendita in Cina, collocati principalmente nell’area di Pechino, fatturato previsto per il primo anno di circa 45 milioni di RMB, cioè 6 milioni di euro. Un mercato quello cinese dove un buona fetta di consumatori cercano prodotti di qualità. Come quelli offerti da Amplifon. L’operazione ha ottenuto dalle autorità locali tutte le autorizzazioni necessarie.

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Meno paradisi fiscali, Bahamas e Belize via da lista nera

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Si accorcia la lista nera europea dei paradisi fiscali nel pianeta. Ad uscire dall’elenco stilato per la prima volta nel dicembre del 2017 sull’onda dello scandalo dei Panama Papers sono infatti tre Paesi e un Territorio d’Oltremare considerati tradizionalmente dei ‘tax heaven’: Bahamas, Belize, Seychelles e le isole britanniche di Turks and Caicos. La decisione è stata sancita nel corso del Consiglio Affari Generali e la luce verde è arrivata dopo aver valutato che le quattro giurisdizioni si sono adeguate agli impegni chiesti da Bruxelles, cominciando quindi a cooperare con l’Unione su una buona governance fiscale. Le riforme chieste dall’Europa ai paradisi fiscali mirano a rispettare una serie di criteri oggettivi, che includono la trasparenza fiscale, l’equa tassazione e l’attuazione di standard internazionali volti a prevenire l’erosione della base imponibile e il trasferimento dei profitti. Le Bahamas e Turks and Caicos, entrambi nel mar dei Caraibi, erano finiti nella lista nera dopo le gravi carenze rilevate dal Forum per le Pratiche dannose dell’Ocse, che tuttavia recentemente ha mutuato le proprie raccomandazioni da “dure” a “morbide”.

Le Seychelles e il Belize erano state inserite nella lista nera lo scorso ottobre, per una valutazione negativa nel settore dello scambio di informazioni. Tuttavia, i due Stati si sono impegnati a mettere in campo norme ad hoc per porre rimedio alle proprie falle e, in attesa di una revisione supplementare, Bruxelles li ha quindi promossi dalla black list alla cosiddetta ‘lista grigia’ dove figurano, tra gli altri, Israele, Albania, Aruba, Hong Kong. Sono invece ancora dodici i Paesi o Territori d’Oltremare che riempiono la black list di Bruxelles: Samoa americane, Anguilla, Antigua e Barbuda, Figi, Guam, Palau, Panama, Russia, Samoa, Trinidad e Tobago, Isole Vergini americane, Vanuatu.

A loro il Consiglio Ue ha destinato nuovamente il “rammarico” per la mancata collaborazione in materia fiscale, invitandoli a migliorare il loro quadro giuridico per risolvere le questioni individuate. I Paesi membri hanno una certa discrezionalità nelle strategie per evitare fughe di capitali nei paradisi fiscali, ma l’Ue richiede che ci sia sempre un coordinamento. Tra le misure che invece può mettere in campo Bruxelles c’è quella del congelamento dei fondi comunitari diretti ai Paesi della lista nera. Certo l’Europa deve anche guardare al proprio interno: in un report del 2021 la Commissione aveva acceso il faro su sei Stati membri per strategie considerate agevolanti per l’evasione: Irlanda, Lussemburgo, Malta, Cipro, Paesi Bassi e Ungheria.

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Industria farmaceutica in Campania, strategica per territorio

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Oltre 4 miliardi di euro di esportazioni nei primi 9 mesi del 2023, l’80% dell’export hi-tech e il 26% di quello manifatturiero della regione. E più di 2mila addetti diretti, un terzo del totale dell’occupazione farmaceutica del Sud Italia, e oltre 4mila considerando anche l’indotto. Sono i numeri dell’industria farmaceutica in Campania, con 14 aziende presenti – sia a capitale estero sia a capitale nazionale – che si occupano di Ricerca e Sviluppo e di produzione. L’export della regione Campania è più che quintuplicato tra il 2018 e il 2023: +475%. Con partner commerciali a livello globale: Svizzera, Big UE, Stati Uniti, Sud Corea, Cina, Arabia Saudita. Napoli poi, a livello nazionale, è al 4° posto nel 2023 nel ranking provinciale per valore dell’export farmaceutico. Un settore strategico non solo per la salute e la sicurezza dei cittadini, ma anche per l’economia dei territori in cui le imprese farmaceutiche operano.

I dati sono stati presentati oggi nel corso del roadshow di Farmindustria Innovazione e Produzione di Valore. L’industria del farmaco: un patrimonio che l’Italia non può perdere. L’incontro si è svolto a Torre Annunziata presso il Polo produttivo di Novartis Farma, insieme a Farmaceutici Damor, Kedrion Biopharma, Pierrel. Sul territorio sono anche presenti Altergon Italia, Dompé Farmaceutici, Esseti Farmaceutici, Euromed, Ibsa Farmaceutici Italia e Merqurio Pharma. “La Campania è una punta di diamante dell’industria farmaceutica nel Mezzogiorno. Lo dimostra la presenza sul territorio di aziende grandi, medie, piccole che rappresentano al meglio il made in Italy, con quello sguardo al futuro e quella creatività che da sempre contraddistinguono la nostra Nazione”, afferma Marcello Cattani, Presidente di Farmindustria.

“E le imprese farmaceutiche vogliono continuare a far crescere il Paese. Sono un cuore pulsante dell’economia e della salute. Lo dimostra l’incremento dell’export, che secondo l’Istat ha superato i 49 miliardi di euro nel 2023, con una produzione di oltre 50 miliardi. E’ il dato più alto di sempre, con una crescita di quasi il 3% rispetto al 2022 e di quasi il 90% negli ultimi 5 anni. Un record. Così come da record è la crescita del saldo estero, che ha raggiunto i 10,7 miliardi di euro. L’industria farmaceutica pesa oggi l’8,2% del totale manifatturiero per le esportazioni, che nel 2023 è stato stabile; quindi, senza l’apporto delle nostre imprese sarebbe calato”. Il presidente di Farmindustria ha però rilevato come, a fronte della competizione sfrenata che nella ricerca e sviluppo in questo comparto punta a investimenti pari 1.700 miliardi di dollari e altrettanti in produzione tra il 2023 e il 2028, in Europa “questa accelerazione viene frenata da politiche ideologiche e anti-industriali con un approccio che considera la salute dei cittadini solo come un costo.

E dall’aumento negli ultimi 2 anni del 30% dei costi industriali che è strutturale e quindi rende molto difficile la sostenibilità delle produzioni”. Quindi, Cattanei ha concluso invocando equità di accesso ai trattamenti anche tra le regioni: “La nostra industria può ancora dare un contributo straordinario all’Italia e rafforzare la sua leadership in UE. In termini di ricerca nelle Life Sciences, di produzione e di export, di crescita economica, di sviluppo dei territori e della filiera. Ma soprattutto in termini di benefici per i Pazienti a cui deve essere però garantito un accesso equo e omogeneo ai trattamenti, eliminando le differenze regionali ancora presenti”.

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Stellantis valuta per Mirafiori auto del partner cinese

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Potrebbe essere la Leapmotor, partner cinese di Stellantis, a ‘salvare’ lo stabilimento di Mirafiori con la produzione di veicoli elettrici. La notizia riportata da Automotive News ha come punto di partenza una dichiarazione dell’amministratore delegato Carlos Tavares che nei giorni scorsi, parlando della partnership con la società cinese, non ha escluso la possibilità che Leapmotor venga a produrre in Italia “se ci fosse un business case adeguato”. Stellantis conferma le parole di Tavares, ma non fornisce ulteriori precisazioni in merito a Mirafiori. La società cinese – secondo Automotive News – potrebbe costruire nello storico stabilimento di Torino 150.000 veicoli elettrici a basso costo all’anno, che sarebbero venduti dai concessionari europei di Stellantis in tutto il mondo.

Uno scenario plausibile se si considera che alcuni costruttori cinesi come Chery e Geely stanno cercando di avviare attività produttive in Europa e la stessa strada potrebbe essere seguita in futuro da Leapmotor. A questo punto tocca alla città di Torino costruire una proposta ‘attrattiva’ che renda competitivo lo stabilimento di Mirafiori rispetto ad altre possibili location. Qualche segnale in questa direzione potrebbe venire proprio dal tavolo convocato domani dal sindaco di Torino Stefano Lo Russo con Stellantis, la Regione Piemonte, la Città metropolitana, i sindacati, l’Unione Industriali, l’Anfia, la Camera di Commercio e l’Api. Oggi a Mirafiori si producono la 500 elettrica e le Maserati Gran Cabrio, Gran Turismo e il suv Levante (la produzione di quest’ultimo finirà il 31 marzo). La partnership con Leapmotor prevede l’acquisizione da parte di Stellantis del 21% per 1,5 miliardi di euro e la creazione di una joint venture con sede in Olanda chiamata Leapmotor International controllata dalla società italofrancese. I sindacati vedono di buon occhio l’ipotesi Leapmotor per Mirafiori, in quanto – osservano – l’importante è che si producano più auto e si salvi l’occupazione.

“Siamo aperti a tutti i costruttori, l’importante è portare del lavoro a Mirafiori in modo da aumentare la produzione” commenta Luigi Paone, segretario generale della Uilm Torino. “Tavares non faccia il portoghese. Abbiamo bisogno di parole certe e di verità in luoghi ufficiali” dice Giorgio Airaudo, segretario generale della Cgil Piemonte. Anche Edi Lazzi, segretario generale della Fiom torinese, chiede a Stellantis di sedersi a un tavolo di trattativa con i sindacati e di dire con chiarezza cosa voglia fare. “Noi non poniamo alcun pregiudizio e siamo pronti a dare in nostro contributo”, afferma Rocco Cutrì, segretario generale della Fim Cisl Torino. “Se le indiscrezioni divenissero fatti concreti sarebbero ben accolti. Non importa la bandiera, ma la produzione e continuare a garantire lavoro ai lavoratori di Mirafiori” aggiunge Sara Rinaudo, segretario ella Fismic Confsal di Torino.

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