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Amadeus, è divorzio dalla Rai

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È ufficiale il divorzio tra la Rai e Amadeus. È quanto è emerso – si apprende – da un incontro tra il conduttore e il direttore generale di Viale Mazzini, Giampaolo Rossi, che si appena concluso.

A quanto si apprende, quello tra Amadeus e Rossi è stato un incontro cordiale: il conduttore ha ufficializzato la sua decisione di non rinnovare il contratto con la Rai, in scadenza a fine agosto, per affrontare nuove sfide professionali. Stando ai rumors delle ultime settimane, lo aspetta il gruppo Warner Bros. Discovery, pronto ad ingaggiarlo per farne un volto di punta del canale Nove. Una scelta di cui Rossi avrebbe preso atto, nonostante gli sforzi fatti dalla Rai nelle ultime settimane per trattenere il conduttore di Affari Tuoi e degli ultimi cinque festival di Sanremo.

L’ex ragazzo di via Massena, il giovanotto di Radio Deejay con l’orecchio per la musica, che da bambino sognava di fare il bravo presentatore ed è arrivato ad eguagliare il primato di Pippo Baudo e Mike Bongiorno nella conduzione di cinque festival di Sanremo consecutivi, centrando tutti i record in termini di ascolti, spot e vendite di dischi, è pronto per una nuova sfida professionale. Amadeus lascia la Rai: lo aspetta a braccia aperte Warner Bros. Discovery, dove inizierà una nuova avventura ripartendo però dalle passioni di sempre: il quiz e l’intrattenimento musicale. Amedeo Umberto Rita Sebastiani nasce a Ravenna il 4 settembre 1962. Cresce a Verona, dove i genitori, originari di Palermo, si trasferiscono per il lavoro del padre, istruttore di equitazione. Prende il diploma di geometra e poi inizia a muovere i primi passi a Radio Verona e Radio Blu. Nel 1986, durante un servizio radiofonico dal Festivalbar, in diretta dall’Arena di Verona, viene contattato da Claudio Cecchetto, che decide di dargli una chance (oltre poi al nome d’arte): di qui il debutto su Radio Deejay, con Fiorello, Jovanotti e Marco Baldini. Speaker di punta di Radio Capital, volto di Deejay Televion, due anni dopo esordisce in tv, con 1, 2, 3 Jovanotti su Italia 1. Ma a consacrarlo è il Festivalbar: voluto da Vittorio Salvetti – dal quale si è fatto notare dopo uno storico appostamento di sei ore – nel 1993 è al timone dello show musicale con Cecchetto, Fiorello e Federica Panicucci su Italia 1. Un’esperienza che si ripeterà, premiata dal successo, anche nelle due edizioni successive e poi nel 1996 e nel 1997. Tra il 1996 e il 1998 è la volta di Buona Domenica, con Claudio Lippi e Lorella Cuccarini. Nel 1999 lo sbarco in Rai, al timone di Domenica in. Verranno poi Mezzogiorno in famiglia e soprattutto dal 2002 L’eredità: è il primo a condurre il longevo game show, appuntamento quotidiano sui quali costruisce il suo patto di ferro con il pubblico. Nel 2006 il passaggio a Mediaset, forse il momento più difficile per la sua carriera: Amadeus conduce nel preserale Formula segreta, che viene però interrotto dopo tre settimane per gli scarsi ascolti. Nel 2007 torna nella stessa fascia con 1 contro 100, in onda tutta l’estate. Dopo alcuni anni difficili, con il telefono che non squilla più, nel 2009 la rinascita, ancora a Viale Mazzini, con Mezzogiorno in famiglia, il quiz Reazione a catena, la partecipazione come concorrente a Tale e Quale Show di Carlo Conti che consolida l’affetto del pubblico nei suoi confronti.

Al punto che il sodale Fiorello, tramite la sua @edicolafiore organizza una campagna per evitare l’eliminazione dell’amico dalla competizione. Verranno poi gli speciali di Capodanno, Stasera tutto è possibile e soprattutto Soliti Ignoti, con cui diventa il re dell’access prime time, in alternanza con Affari tuoi. Il 2 agosto 2019 la Rai gli affida la direzione artistica e la conduzione di Sanremo: “Ho avuto oggi la notizia che uno aspetta da una vita quando fa il presentatore: il sogno, da quando si è ragazzi, è quello di poter condurre da grandi il Festival di Sanremo”, commenta emozionato Amadeus. Sarà l’edizione della gioia, con l’amico Ciuri: in una cavalcata inarrestabile il bravo presentatore e l’infallibile scaldapubblico, il gaffeur inconsapevole del ‘passo indietro’ delle donne e il badante 2.0, l’ex solito ignoto e il re del karaoke si prendono il festival. È la prima di cinque edizioni consecutive, che vedranno sempre lo zampino e la complicità di Fiorello.

La più difficile, quella del 2021, segnata dal Covid, senza il pubblico, ma anche quella della rivoluzione musicale, del trionfo dei Maneskin. L’ultima, quella in cui Ama batte se stesso e porta a casa il 66% di share, oltre 60 milioni di raccolta pubblicitaria, raggiungendo poi quota 90 brani certificati e 14 milioni di copie vendute in cinque edizioni, per la gioia degli sponsor e delle case discografiche. Sceso dalla carrozza in stile Cenerentola che lo porta via dall’Ariston con Fiorello, il direttore artistico ribadisce la volontà di fermarsi. “Dissi già a maggio che questo sarebbe stato l’ultimo festival, anche se nessuno ci ha creduto. Sento che mi devo fermare e pensare fermare e pensare ad altro. Questo non significa che vado a fare l’eremita, ma che ho bisogno di trovare altre idee, altre sfide, altre scommesse”. Sposato con Giovanna Civitillo, conosciuta quando conduceva L’Eredità e mamma di Josè Alberto (il conduttore ha anche un’altra figlia, Alice, avuta da Marisa Di Martino), Amadeus potrà ora – una volta perfezionato il contratto con Discovery (“una scelta di vita”, l’ha definita Fiorello) – vivere stabilmente a Milano, più vicino alla famiglia. E a San Siro, dove potrà seguire l’Inter di cui è tifoso da sempre.

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Gli Stati generali degli attori, rischiamo l’estinzione

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I requisiti per accedere alla discontinuità e alla pensione, il riconoscimento dei minimi di lavoro, la sperequazione tra figure professionali, tra uomini e donne, tra cinema e teatro, la pressione dell’intelligenza artificiale, la contrattazione, le strettoie del tax credit, le accuse di frammentazione: il mestiere dell’attore è a un bivio se non “a rischio estinzione”. I professionisti del mestiere lanciano il warning in occasione degli Stati generali delle attrici e degli attori, una giornata di incontri tra gli interpreti professionisti, le istituzioni e la politica.

Un’adunata per chiamare gli attori alla partecipazione, ma anche per sfatare quel pregiudizio culturale dell’opinione pubblica nei confronti di questo mestiere: “ci credono bambini viziati, ma noi non abbiamo tutele, dalla malattia, alla maternità, la genitorialità, la disoccupazione e il 99% di noi non arriva a maturare una pensione, non abbiamo garanzie di lavoro” dice Raffaele Buranelli, presidente del Raai, il Registro degli attori italiani che ha organizzato la giornata di lavoro, dove hanno partecipato tanti professionisti e un po’ meno le associazioni di rappresentanza del mestiere. “Ma non c’è frammentazione tra di noi, questo è un concetto che viene usato strumentalmente dai nostri interlocutori per non darci ascolto” dice l’attore.

E invece “siamo già in 2.500 e dobbiamo tornare a incontrarci anche con i produttori e con i politici: siamo necessari e non crediate che l’IA possa davvero sostituirci” esorta la vicepresidente del Raai, Monica Guerritore che lancia anche una battaglia per l’istituzione di un registro nazionale centralizzato che “smisti” sul territori il lavoro delle compagnie teatrali e quella per superare l’accordo con le scuole che affida agli attori amatoriali il compito di insegnare il teatro agli studenti. “La colpa è nostra, questa categoria non ha più dignità” protesta l’attrice che esprime un concetto risuonato spesso nelle parole dei suoi colleghi. Molti giunti in presenza, altri collegati per una testimonianza: da Daniela Poggi, ad Alessio Boni con il baffo da Don Chisciotte a Cesare Bocci che lancia un appello all’unità a Leo Gullotta che sprona i colleghi a “svegliarci tutti”. Emanuela Grimalda dà voce alla questione femminile: “Dati alla mano è un fatto che esistono meno ruoli al femminile, che c’è una sperequazione sia a livello di reddito che di numero delle giornate lavorative. Una forbice che aumenta ancora di più dopo i 50 anni”.

Il dibattito è partecipato e non senza polemiche quello sfociato in un duro botta e risposta tra la segretaria nazionale della Slc Cgil, Sabina Di Marco, ed alcuni attori sul contratto nazionale: una “pietra miliare” per la prima, una “pietra tombale” per i secondi. Qualche spiraglio, però, si intravede. Il leader M5s Giuseppe Conte, in sala con anche i parlamentari del Pd, Francesco Verducci e Irene Manzi, promette di alzare la bandiera degli attori per una modifica del decreto sulla discontinuità. E alcune proposte interessanti arrivano da Michele Lo Foco, componente del Consiglio Superiore del Cinema: il ripristino della categoria del casting e l’obbligatorietà dei provini per la scelta degli attori sempre più oberati dalla richiesta di self-tape. Ma anche la proposta di introdurre una ripartizione di una quota del tax credit per i produttori tra gli attori. Altro nodo dolente per il finanziamento sono i distributori: andranno ai primi 20 tra quelli che hanno ottenuto negli ultimi due anni il maggior incasso di pubblico, “quindi sostanzialmente gli americani”. Infine c’è il problema del controllo sulle spese, che non c’è, non si riesce a fare: “Il 55% della spesa è costituito da fatture false: io lo dico apertamente… Se ci fosse un controllo – spiega Lo Foco – verrebbe fuori..”.

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Scarlett Johansson contro OpenAI, copiata mia voce per ChatGPT

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Scarlett Johansson minaccia un’azione legale contro OpenAI, accusandola di aver copiato la sua voce dopo che l’attrice ha rifiutato di concederla in licenza. “Quando l’ho sentita, ero scioccata, arrabbiata e incredula. La voce era così simile alla mia che i miei amici più stretti non sapevano dire la differenza”, ha detto Johansson in una nota al Washington Post. La disputa con la star di Hollywood è solo l’ultimo grattacapo in ordine temporale per Sam Altman, l’amministratore delegato della società a cui fa capo ChatGPT.

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La radio compie 100 anni, una magia che non conosce tempo

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“La radio fa parte della nostra vita, è magia, compagnia, musica, informazione, conoscenza e cultura”. Sono le parole che si sono rincorse a Cagliari durante “100 Anni e sentirli. Passato, presente e futuro della radio”, l’evento che si è tenuto nell’aula magna della facoltà di Ingegneria organizzato da Confindustria radio televisioni, Università di Cagliari e Ordine dei Giornalisti per celebrare il secolo di vita .di uno strumento antico e modernissimo. Una giornata per raccontare i diversi aspetti della radio, la sua storia e la sua evoluzione, dalla viva voce dei protagonisti: l’attrice, conduttrice televisiva e radiofonica Geppi Cucciari e il dj Ringo, direttore artistico e speaker di Virgin Radio. “La radio non la blocchi – dice dj Ringo nel suo intervento in collegamento video – cambieranno tante cose nel mondo, ma non la radio: è come il panettiere che c’è e ci sarà sempre. La radio da a tutti un superpotere: ci fa diventare dei supereroi”. Non è dovuto a superpoteri, ma a una accoppiata vincente, il successo della trasmissione ‘Un giorno da pecora’.

Lo ha raccontato nel suo lungo intervento Geppi Cucciari parlando della sua esperienza in radio e del rapporto con il conduttore Giorgio Lauro. “Io conoscevo il programma – ricorda la conduttrice – saltuariamente partecipavo come ospite con Giorgio Lauro e Claudio Sabelli Fioretti. Quest’ultimo ha poi deciso di fermarsi e mi è stato chiesto se volessi cominciare a fare il programma. Giorgio era molto contento di questo mio coinvolgimento, ci conoscevamo poco allora. Dopo nove anni e qualche mio stop siamo ancora qui”. Cucciari defisce il rapporto di lavoro con Lauro “fondamentale”. “Io e Giorgio – racconta – siamo una coppia particolare, siamo molto diversi, abbiamo un modo diverso di approcciare la vita e il lavoro, ma come anche nelle coppie della vita essere diversi può essere una risorsa o una dannazione”.

La giornata di lavoro tipo? “Giorgio si sveglia alle 7, legge tutti i giornali, io mi alzo più tardi e ne leggo solo alcuni – confessa Geppi -. Lui cerca tutta la profondità delle notizie, questo mi permette di portare quella leggerezza che mi contraddistingue. Questa distanza tra noi due restituisce quell’immagine di coppia in cui tu ascolti due voci e due personalità diverse. Io non farei mai un programma di questo tipo senza di lui”.

La radio diversa dalla televisione e dal teatro. “Con la radio e la tv entri nelle case degli altri che loro lo vogliano oppure no – spiega l’artista che spazia su più piani -, nel teatro ogni giorno è un inizio. Le persone che vengono a guardarti lo fanno appositamente, sono loro che vengono da te, investono il loro tempo e il denaro. La tv è una magia infinita, uno strumento di compagnia secondo me bellissimo. Gli ascoltatori radiofonici sono di una qualità antropologica diversa, sono persone più formate: il nostro programma non lo puoi affrontare se non conosci le cose della politica”. La radio come strumento di crescita: “un sempreverde – sottolinea il rettore Francesco Mola – qualcosa di incredibile che ha accompagnato il nostro passato e sono convinto che accompagnerà anche il nostro futuro”. Un futuro che non fa pausa: “La radio su tutte è nuova tecnologia – chiarisce Rosario Alfredo Donato, direttore generale di Confindustria Radio Televisioni – è il mezzo che per eccellenza può definirsi ibrido. La radio ha dimostrato di sapersi sempre adattare ai cambiamenti, accogliere le sfide e superarle, vincere, affermarsi ed essere sempre qui”.

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