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Cultura

Al Museo di Capodimonte due guide turistiche d’eccezione: gli ologrammi Alberto ed Angela, inventati da tre cervelli napoletani

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Si chiamano Angela ed Alberto: sono le guide turistiche in ologramma inventate da tre ‘cervelli’ napoletani che hanno preso parte all’ HackNight@Museum, la maratona di creatività tecnologica, svoltasi a Capodimonte in questo weekend.

La manifestazione, per la terza volta a Napoli, promossa dalla Regione Campania ed altri parteners, ha visto 153 tra sviluppatori, maker, ingegneri, designer, startupper, studenti ed esperti di comunicazione sfidarsi a colpi di applicazioni ed idee d’innovazione tecnologica.

Antonio Spina, 28 anni, informatico, Giovanni di Dio Bruno, 26 anni, studente di ingegneria d’automazione (Federico II), Pasquale Tremante, 26 anni, studente d’ ingegneria informatica (Federico II) hanno messo a punto, ad esempio, un progetto con lo scopo di migliorare la visita nel Museo e nel bosco di Capodimonte e nelle oasi del WWF.
Il visitatore interrogando Angela, ologramma parlante, potrebbe ottenere informazioni relative a tutti i percorsi e servizi museali, mentre avvicinando il telefonino all’altro ologramma, Alberto, anche senza connessione internet, potrebbe conoscere il patrimonio naturalistico del sito. Quest’ultima applicazione è rivolta soprattutto ai bambini che sarebbero coinvolti in un gioco a premi per imparare ad utilizzare le tecnologie in maniera intelligente e propositiva.
Il progetto del team dei tre giovani partenopei risponde ad una delle nove challenge proposte dagli organizzatori.
Il salone delle feste della reggia borbonica si è trasformato per 48 ore in un think tank tecnologico. Qui la genialità di ragazzi e ragazze ha sfornato app per convincere investitori esteri a venire in Campania, mappe interattive ad identificare i luoghi da visitare, soluzioni di interazioni tra persone e cose per una città in dialogo tra turisti e cittadini, strumenti per la mobilità mediante l’identificazione di treni locali, sensori in grado di monitorare i consumi energetici, sistemi di guida a basso consumo, proposte per accrescere la visite nelle oasi del WWF ed idee per valorizzare i musei.
“Sono particolarmente lieto – ha dichiarato il direttore del museo e Real bosco di Capodimonte, Sylvain Bellenger – di ospitare a Capodimonte una manifestazione come una Hackaton perché stiamo puntando molto sulla digitalizzazione, una delle missioni del campus culturale a cui si sta faticosamente lavorando. Sono convinto che il futuro dei beni culturali passi necessariamente per la digitalizzazione per questo sono felice di annunciare che a breve sorgerà nel Fabbricato Colletta il primo centro di digitalizzazione dei beni culturali con la Federico II. Abbiamo, inoltre, firmato un accordo con la Apple grazie al quale partiranno, per la prima volta in un museo, corsi di programmazione per i ragazzi del quartiere”.
HackNight@Museum-TheBig Hack è un format registrato da Innova Camera, l’Azienda Speciale della Camera di Commercio di Roma che organizza la ‘Maker Faire Rome- The European Edition 4.0”.

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Cultura

Il Papa e i 2 anni di guerra in Ucraina, torni umanità

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Il Papa, dopo la lieve influenza che ieri aveva fermato la sua agenda, oggi è tornato in pubblico per l’Angelus. E il pensiero è andato all’Ucraina, a due anni dall’invasione della Russia. Il Pontefice è tornato a chiedere “una soluzione diplomatica per una pace giusta e duratura”. Erano circa ventimila i fedeli presenti a Piazza San Pietro per la preghiera mariana del Papa. Per Bergoglio era la prima uscita pubblica dalla scorsa domenica, dopo gli esercizi spirituali e l’indisposizione di ieri. In primo piano dunque le sofferenze dell’Ucraina: “Ieri, 24 febbraio, abbiamo ricordato con dolore il secondo anniversario dell’inizio della guerra su vasta scala in Ucraina. Quante vittime, feriti, distruzioni, angustie, lacrime in un periodo che sta diventando terribilmente lungo – ha sottolineato Papa Francesco – e di cui non si intravvede ancora la fine. È una guerra che non solo sta devastando quella regione d’Europa, ma che scatena un’ondata globale di paura e odio”.

Francesco ha ribadito la sua vicinanza al popolo che soffre e ha chiesto, anzi “supplicato”, di lavorare ad una soluzione diplomatica. “Mentre rinnovo il mio vivissimo affetto al martoriato popolo ucraino e prego per tutti, in particolare per le numerosissime vittime innocenti, supplico che si ritrovi quel po’ di umanità che permetta di creare le condizioni di una soluzione diplomatica alla ricerca di una pace giusta e duratura”, le parole del Pontefice. Papa Francesco ha chiesto attenzione e preghiere per tutti i conflitti che costellano il pianeta e ha ricordato le sofferenze, soprattutto dei bambini, in Israele e Palestina. Poi lo sguardo ad un continente troppo spesso lontano dai fari, quello africano.

Il Papa chiede pace e dialogo per la Repubblica Democratica del Congo, Paese che ha visitato proprio un anno fa, e la cessazione del triste fenomeno dei rapimenti in Nigeria. Un nuovo appello poi per “decisioni sagge e coraggiose” sul fronte del clima, con il pensiero alla Mongolia, che il Papa ha visitato lo scorso mese di agosto, devastata da un’ondata di gelo che sta mettendo in difficoltà la popolazione più fragile. Messa alle spalle la preoccupazione per i problemi respiratori, il Papa torna dunque alla sua attività. Fitta l’agenda della prossima settimana. Tra gli appuntamenti previsti, già domani, l’incontro con il cardinale Matteo Zuppi che guiderà la delegazione dei vescovi dell’Emilia Romagna in ‘visita ad limina’.

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Cultura

Morto Bavagnoli, unico fotografo non americano di Life: aveva fatto reportage bellissimi sugli scugnizzi di Napoli

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È morto a Viterbo, dove abitava, il fotografo Carlo Bavagnoli. Era nato a Piacenza il 5 maggio 1932, aveva quindi 91 anni. Dopo aver iniziato con il settimanale Epoca, è stato l’unico fotografo non statunitense a far parte della redazione di Life. Per la rivista ha scattato immagini storiche come quella di copertina che ritraeva Jane Fonda nei panni di ‘Barbarella’ ma anche reportage storici in Barbagia, a Trastevere e tra gli ‘scugnizzi’ di Napoli. Per Life seguì eventi storici come l’apertura del Concilio Vaticano II, la morte di Papa Giovanni XXIII (di cui scattò una celebre immagine sul letto di morte realizzata con la tecnica della doppia esposizione) e la successiva elezione di Papa Paolo VI. Terminata l’esperienza con Life ha lavorato per molti anni come regista di documentari per la Rai.

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Cultura

“Mi ho pensato”, un libro di speranza che nasce dalla sofferenza

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“Mi ho pensato” è il titolo, appositamente politicamente (e grammaticalmente) scorretto, del giovane autore Rocco Casillo. 22 anni, campano di origine, in questo testo Rocco affronta delle tematiche molto più grandi della sua giovane età, e lo fa con determinazione e, in alcune liriche, rabbia. La sua rabbia, infatti, nasce proprio dalla voglia di squarciare il velo di Maya che circonda la nostra società, una società che, secondo Rocco, è superficiale, interessata più ai social, più alle apparenze, che alla vita vera, quella che fa anche soffrire. Perché Rocco, durante la sua giovane età, ha sofferto, e non per un brutto voto a scuola o per una discussione con gli amici, ma perché ha vissuto sulla sua pelle cosa vuol dire essere ricoverato per una malattia oncologica. Ed allora ecco che prende forma questo libro, per esprimere tutte le sfumature della vita, gli alti ed i bassi. Ma soprattutto per urlare all’umanità di svegliarsi da questo stato di calma piatta e di preoccuparsi anche del prossimo.

Già dal titolo, Rocco definisce la formula del “pensare all’altro pensando a sé stesso”, come egli stesso afferma “Ho cercato di rielaborare la filosofia di Lèvinas incentrata sul problema dell’Etica: il volto dell’altro, per Lèvinas, è traccia dell’Infinito, per cui l’etica non è solo fatta di regole o direttive, ma anche, e soprattutto, di attenzione all’essere umano”.

Rocco Casillo

 

Leggendo l’introduzione di “Mi ho pensato”, appare chiaro quello che Rocco ha voluto trasmettere ai lettori. Basta leggerne qualche passo per capirlo : “Essere qualcuno obbliga gli altri a considerare, sempre questo egocentrismo costante degli anni 2000 (…) Bisogna soffrire per sentire qualcosa, bisogna nascere per vivere e vi assicuro che è doloroso ci sono passato (…) Con questo ho voluto condividere con voi il mio coro di latrati, il mio circo di animali incazzati che vive nella testa. Spero possiate trasformarli in fuoco per me”. Si resta spiazzati a leggere queste parole considerando la giovane età di Rocco, ma ancora di più si rimane senza molte parole leggendo l’ultima poesia che compone il testo, “Mi ho Pensato”, che, nemmeno a dirlo, è la poesia preferita da Rocco.

“Mi ho pensato guardando il dissidio umano diviso fra sacro e profano sedendo al fianco sano perché malato sono io ed è lì che nasce il pianto stretto al letto disturbato dai pensieri di un malato ed è lì che davvero ho nato mi ho pensato chiuso in corpo ‘tto curvato esposto il riso sul mio viso per quello che ho penato mi ho pensato in bocca il fumo boccheggiato nel sangue un essere stregato con il fuoco ho palleggiato pur di essere approvato per avere ancora in mano la mediocre sanità e dire che “Noi siamo nemici all’aldilà” mi ho pensato”.

La poesia, futuristicamente senza punteggiatura, è drammaticamente autobiografica. Ed è per questo che il libro va letto: perché è una grande lezione di vita offerta da un giovane ragazzo. Anche la copertina è stata scelta da Rocco con attenzione: colori sfumati e curve che rappresentano le montagne russe su cui lui per primo si è trovato a salire, come ognuno di noi, almeno una volta nella nostra vita.

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