Cronache
A rischio il Cristo di Maratea, ‘cadono pezzi’
Per tutti coloro che pensano che Maratea sia sinonimo di estate, di vacanze, di un bagno dove l’acqua è più blu, non ci può essere la Perla del Tirreno senza la statua del Cristo Redentore, simile a quella universalmente conosciuta di Rio de Janeiro. Ma a circa 60 anni dalla sua realizzazione, voluta dal conte piemontese Rivetti, che amò Maratea come pochi altri, adesso il monumento, vincolato come bene culturale, è a rischio, con pezzi caduti a terra. Realizzata all’inizio degli anni Sessanta dall’artista fiorentino Bruno Innocenti, la statua, posta sul monte San Biagio, è alta oltre 21 metri: per tutti è il simbolo della cittadina in provincia di Potenza che il 13 dicembre scorso è stata inserita dal Ministero tra le dieci finaliste per il titolo di Capitale italiana della Cultura 2026. L’allarme è stato lanciato nei giorni scorsi da alcuni cittadini, che hanno avviato una petizione on line.
Il titolo è eloquente: “Salviamo il monumento del Cristo Redentore”. I firmatari chiedono “un intervento straordinario”, urgente e necessario per contrastare “lo stato di avanzato degrado in cui versa il monumento, all’interno e all’esterno, nel complesso e nelle singole parti”. La petizione è sostenuta con forza dal Cseres (Centro studi e ricerche economiche e sociali) attraverso le parole dell’ex consigliere regionale della Basilicata e sindacalista Cgil, Pietro Simonetti. “Negli ultimi mesi – ha messo in evidenza – ci sono stati molti avvertimenti di pericolo. Molti sono a conoscenza della situazione ma non si conoscono interventi di tutela e messa in sicurezza”. Non a caso, nella petizione, è sottolineato che “molti sono stati i solleciti in merito rivolti all’ente comunale che è proprietario del monumento avendone accettata la donazione dal conte Stefano Rivetti con delibera del consiglio comunale numero 108 del 1963”.
Ma “a tutt’oggi – hanno scritto i promotori della petizione – non c’è stato segno di intervento, eppure trattasi di un monumento ‘vincolato’ ovvero sottoposto per legge a tutela, essendo stato riconosciuto bene culturale”. La questione vede, ovviamente, sul banco virtuale degli imputati il sindaco, Daniele Stoppelli. “Forse – ha aggiunto Simonetti – è giunto il tempo di passare dalla reclame, dalle spese di eventi inutili, dalla contemplazione dei fasti meno recenti e passati alla programmazione degli interventi che contribuiscano a tutelare il patrimonio del territorio e rilanciare l’offerta dei servizi ed altro”.
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