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Cronache

Crollo ponte Morandi con 43 morti, c’è una prima lista con una trentina di indagati

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La Guardia di Finanza ha concluso i primi accertamenti. Ha consegnato in Procura le sue prime risultanze e una lista con una trentina di nomi di possibili indagati. Si tratta di dirigenti, funzionari, manager e tecnici che si sono occupati a vario titolo del ponte Morandi negli ultimi sei anni. Da quando, cioè, la vigilanza sulle concessionarie autostradali è stata trasferita dall’Anas al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, dove nel 2012 è nata una specifica Direzione generale. È evidente che sarà la procura a decidere se e chi indagare. Ed è altrettanto evidente che nessuno è ancora indagato e molti potrebbero non esserlo mai anche se compaiono nella lista della Gdf. Certo è che da questa lista la Procura di Genova conta di individuare gli indagati. Le ipotesi di reato sul fascicolo d’inchiesta vanno dall’omicidio plurimo colposo, al disastro colposo e attentato colposo alla sicurezza dei trasporti.

Ponte Morandi. C’è già un progetto che mette assieme il lavoro della Concessionaria e quello dell’archistar Renzo Piano

Sono due i “soggetti” coinvolti: quello pubblico, il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (Mit), proprietario del Ponte Morandi; e quello privato, Autostrade per l’ Italia del gruppo Atlantia controllato dalla famiglia Benetton, concessionario e gestore. Gli inquirenti si sono concentrati soprattutto sull’intervento di rinforzo strutturale del viadotto Polcevera, tecnicamente retrofitting, che avrebbe dovuto potenziare i tiranti di sostegno del ponte, vecchi di mezzo secolo. Un progetto che nasce nel 2014 e che ha visto un’improvvisa accelerazione nell’ autunno del 2017, arricchito da un paio di studi esterni, senza però mai essere realizzato, visto che il ponte è crollato prima e forse proprio per il cedimento di un tirante.


Nella lista della Finanza ci sono nomi del presente e del passato. Fra i più importanti della galassia Autostrade quelli dell’ad Giovanni Castellucci, del presidente Fabio Cerchiai, del direttore centrale operativo Paolo Berti, del responsabile delle opere di manutenzione Michele Donferri Mitelli e dell’ingegner Paolo Strazzullo, responsabile del Procedimento di retrofitting.
A livello locale, il responsabile del Tronco autostradale di Genova Stefano Marigliani e il suo predecessore Riccardo Rigacci. E poi ci sono quelli di Spea, la controllata del gruppo Atlantia che ha fatto il progetto. Qui spicca l’ex ministro dei Lavori pubblici Paolo Costa, presidente della società.
Con lui l’ad Antonino Galatà, il direttore tecnico Massimiliano Giacobbi e il suo collega Emanuele De Angelis che firmarono il progetto, mentre l’ ingegner Massimo Bazzarelli sottoscrisse il Piano di sicurezza.
A livello ministeriale, Vincenzo Cinelli, il direttore generale della vigilanza del Mit che l’11 giugno scorso ha dato l’ ok al progetto. Con lui il suo predecessore Mauro Coletta e i responsabili di divisione Bruno Santoro e Giovanni Proietti.
Per Genova il personaggio più in vista è il Provveditore interregionale per le opere pubbliche Roberto Ferrazza.
Segnalati anche i suoi sottoposti Alessandro Pentimalli e Salvatore Buonaccorso, entrambi presenti alla riunione dello stesso Comitato tecnico.
Infine Carmine Testa, responsabile dell’articolazione locale della Direzione di vigilanza.
Fra un nome e l’altro c’ è spazio anche per un giallo. È legato alla notte tra il 14 e il 15 agosto. Poche ore dopo il crollo del Ponte Morandi, mentre ancora i soccorritori scavavano a mani nude, i vertici di Autostrade hanno contattato i responsabili del centro di ricerca Cesi di Milano per chiedere la relazione realizzata tra ottobre e novembre 2015 sul ponte Morandi. Gli inquirenti stanno cercando di capire per quale ragione, a meno di 24 ore dal crollo, l’attenzione del gestore autostradale si era concentrata sullo studio eseguito due anni prima e che già aveva rilevato la necessità di “ulteriori analisi e approfondimenti”.

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Stop agli autovelox sotto 50km/h, arriva il decreto

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Arriva la stretta sugli autovelox: stop ai dispositivi di rilevamento della velocità su tratti di strada a 50km/h. Il ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, Matteo Salvini, è pronto a varare il decreto “per una omologazione nazionale” degli autovelox. “Non può esserci il fai da te”, ha detto. “Per salvare vite vicino a scuole, ospedali, una curva pericolosa ci sta, ma piazzati dalla sera alla mattina su stradoni per tassare gli automobilisti hanno poco a che fare con la sicurezza”, ha sottolineato Salvini, aggiungendo, inoltre, che i sindaci “dovranno spiegare perché li mettono e dove e con quale motivazione”. Secondo quanto ha spiegato la deputata delle Lega e componente della Commissione Trasporti della Camera, Elena Maccanti, “ci sono due provvedimenti sugli autovelox, uno è inserito nel codice della strada”, mentre quello di vietare l’installazione degli autovelox sulle strade a 50km/h “è dentro un decreto ministeriale attualmente all’esame della Conferenza Unificata, previsto da una legge del 2010 che Salvini sta sbloccando dopo 13 anni, e che passerà”.

In commissione Trasporti della Camera è in corso l’esame del ddl sulla riforma del codice della strada. E sempre Maccanti ha fatto sapere che “entro domani chiudiamo l’esame di tutti gli emendamenti” e “saremo in Aula alla Camera per la discussione generale il primo marzo”. Tra gli emendamenti approvati finora, uno riguarda una disposizione specifica per gli autovelox. “Nel caso in cui si prendano più multe per autovelox nello stesso tratto stradale, in un periodo di tempo di un’ora e di competenza dello stesso ente si paga una sola sanzione: quella più grave aumentata di un terzo, se più favorevoli”, si legge nel provvedimento. Tra le altre misure, arriva la terza fascia sui guard rail a tutela dei motociclisti e la ztl in aree tutelate dall’Unesco. Battuto in Commissione il governo sull’alcolock.

“E’ stato approvato contro il volere del governo il nostro emendamento che chiede al Mit di chiarire la tipologia di officine autorizzate all’installazione dell’alcolock all’interno delle autovetture”, ha spiegato il capogruppo del Partito Democratico nella commissione, Anthony Barbagallo. E contemporaneamente alla riforma del codice, il Mit per promuovere la sicurezza stradale lancia tre spot con l’aiuto di vip, piloti e influencer. “Fai l’unica scelta possibile”, è il titolo della campagna. Gli spot hanno come obiettivo la sensibilizzazione di guidatori, in particolare giovani, affrontando tre delle principali cause di incidenti: la distrazione del telefono al volante, l’utilizzo di sostanze stupefacenti e le “challenge” filmate con lo smartphone. La campagna istituzionale verrà diffusa nei prossimi giorni sui canali Rai e su diverse emittenti locali.

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Cronache

Cellulari e droga in cella di un boss della camorra

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Dieci telefonini nuovi, 5 microtelefoni e 30 grammi di una “sostanza sospetta, con molta probabilità cocaina”, sono stati trovati poco fa, secondo quanto comunica l’Osapp, nella cella di un boss della camorra all’interno del carcere di Avellino. “Si tratta – dice Leo Beneduci, segretario generale dell’Osapp, sindacato di polizia penitenziaria – dell’ennesimo evento critico occorso nella struttura penitenziaria irpina, a dimostrazione che non solo in quel carcere non si scherza ma che vi sono posti costantemente in dubbio sicurezza e legalità, anche nell’interesse della Collettività esterna. Ancora una volta chiediamo a gran voce per Avellino come per tutte le infrastrutture penitenziarie a rischio sul territorio nazionale il rafforzamento di organici e degli strumenti di lavoro e di tutela per il Corpo di Polizia penitenziaria e la riorganizzazione della politica penitenziaria nazionale”. Solo ieri nello stesso carcere un detenuto si era opposto al suo trasferimento minacciando, anche con un tirapugni, alcuni agenti e il direttore del carcere.

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Vasca da bagno sui binari della Circumvesuviana, macchinista evita tragedia

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Una vasca da bagno abbandonata sui binari della Circumvesuviana. È quanto si è trovato di fronte ieri sera il macchinista di un treno Eav (Ente autonomo Volturno) a ridosso del passaggio a livello di via Crapolla, a Pompei, tra le stazioni di Pompei e Scafati. A denunciare l’accaduto è stato, sulla sua pagina Facebook, lo stesso presidente dell’Eav, Umberto De Gregorio, che postando anche una foto scrive come “per fortuna il macchinista ha avuto il tempo e la concentrazione per rallentare ed ha evitato un disastro”.

De Gregorio ricorda anche come, sempre ieri sera, ma sulla linea Napoli-Piedimonte Matese, un’auto “è rimasta imprigionata nel passaggio a livello al km 220+821 (gestore Infrastruttura Rfi)”. “La ferrovia deve essere protetta – la conclusione del presidente di Eav – e vanno eliminati tutti i passaggi a livello non appena possibile. Eppure troviamo resistenza ogni volta che tentiamo la soppressione”.

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