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Cronache

Video choc tentata violenza nella metro di Milano, ragazza salva con spray urticante: nigeriano arrestato

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La testimonianza della ragazza che ha rischiato di essere violentata presso la stazione metro Garibaldi a Milano ai poliziotti è choccante. Basta vedere le immagini diffuse dalla polizia di Stato per capire che si è salvata grazie ad uno spray urticante. La giovane è stata bloccata alle 5 del mattino di sabato 21 luglio, ormai due settimane fa, da un immigrato nigeriano con molti precedenti penali. “Mi ha fermata. Non c’era nessuno. È arrivato a un centimetro dal mio volto e mi ha detto: “Ciao bella, ti voglio s…“. Il nigeriano ha continuato a seguirla. A quel punto “ho preso il mio spray al peperoncino e l’ho messo in un taschino alto della borsa, in modo da poterlo prendere con facilità se quell’uomo si fosse avvicinato di nuovo.” E così è stato, l’uomo sbuca un quarto d’ora dopo e spinge la ragazza contro il muro, palpandola. “Mi toccava. Gli ho detto: “Lasciami le mani, dammi prima il tuo cellulare così facciamo le cose con calma”. Lui ha mollato la presa e sono fuggita sulle scale. Mi inseguiva. Ma lì sono riuscita a prendere lo spray al peperoncino e gliel’ho spruzzato in faccia. Poi sono corsa verso gli uffici della Polfer.

La Polizia di Stato ha diffuso il video della tentata violenza: un minuto e mezzo scarso in cui si osserva l’arrivo della giovane ragazza di 25 anni che si stava recando al lavoro attorno alle 5.30 del mattino. Pochi istanti dopo, sopraggiunge con qualche metro di distanza il nigeriano 31enne che con passo felpato segue la donna: le immagini poi si soffermano sul tentativo di violenza e molestie, con la ragazza che scappa una prima volta e che viene poi di nuovo seguita dall’immigrato fino a che non usa lo spray per metterlo definitivamente in fuga. Il video non mostra la prima parte della violenza, quella avvenuta nei sotterranei della Stazione: mentre è la seconda parte quella mostrata, ovvero quando lei si è recata sulla banchina per attendere il treno. Pochi secondi, ma drammatici in cui la giovane è stata di estremo sangue freddo ed è riuscita a non soccombere. Il 31enne ora dovrà risponde di doppio tentato stupro e con le immagini che lo inchiodano non sarà per nulla semplice la sua situazione di fronte alla Procura di Milano..

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Cronache

Autovelox non omologati, a rischio sanzioni per milioni

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Le multe per eccesso di velocità rilevate sulle strade italiane attraverso apparecchiature uguali a quelle adottate dal Comune di Treviso sulla strada regionale n.53, meglio nota come “Tangenziale”, potrebbero essere annullate. E’ la conseguenza che rischia di derivare da una sentenza della Corte di Cassazione la quale, come riportano i giornali, ha accolto l’impugnazione di un avvocato di Treviso che, da automobilista, aveva ricevuto una sanzione per aver viaggiato a 97 chilometri orari dove il limite è di 90. L’iniziativa del ricorrente era stata assunta anche alla luce di un contenzioso nato due anni fa tra il giudice di pace, al quale si era rivolto un precedente guidatore multato, e la magistratura ordinaria, nel corso del cui svolgimento si erano ottenuti pronunciamenti contrapposti.

Le motivazioni della Suprema Corte risiedono nel fatto che le apparecchiature sarebbero state autorizzate dal ministero delle Infrastrutture ma non sottoposte dallo stesso Governo ad una verifica tecnica più puntuale necessaria alla loro omologazione. Vi sarebbe in sostanza un vuoto normativo che, in assenza di correzioni, metterebbe al riparo d’ora in poi da conseguenze pecuniarie gli automobilisti colti dagli Autovelox per ora giudicati non regolamentari. Per quanto riguarda le finanze pubbliche del Veneto, mediamente le sanzioni per violazioni al codice della strada valgono circa 50 milioni l’anno e sono per un terzo addebitabili al superamento dei limiti di velocità riscontrato dalle apparecchiature elettroniche. La quota normalmente riscossa dal Comune di Treviso sarebbe di poco inferiore ai 4 milioni.

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Spari in piazza ad Afragola dopo i battesimi, due feriti

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Due persone sono rimaste ferite da alcuni colpi d’arma da fuoco esplosi oggi, intorno a mezzogiorno, in piazza Castello, ad Afragola, in provincia di Napoli. Poco prima che scoppiasse la lite – tra due gruppi di persone – sfociata prima in rissa a colpi di mazze da baseball e poi in sparatoria, nella vicina chiesa di San Giorgio si erano tenuti dei battesimi. Secondo quanto si appreso i due feriti sono stati colpiti uno alla gamba e l’altro anche all’addome. Altre persone sono rimaste ferite a causa dei colpi inferiti anche alla testa da corpi contundenti. Per uno dei due feriti dai colpi d’arma da fuoco si è reso necessario un intervento chirurgico in ospedale: le sue condizioni sarebbero gravi ma non rischierebbe la vita. Sul posto sono intervenute diverse ambulanze del 118, la Polizia di Stato e i carabinieri. Per ricostruire la dinamica dell’accaduto, che avrebbe potuto provocare il ferimento di persone estranee alla vicenda, sono in corso indagini da parte della polizia di Afragola e della squadra mobile della Questura di Napoli. Trovati a terra e sequestrati, alcuni proiettili inesplosi e alcuni bossoli. Sequestrato anche uno scooter.

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Porta la droga al figlio in carcere, arrestata

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Portava al figlio la droga in carcere ed è stata arrestata dalla Polizia penitenzaria. E’ successo ieri, ad Avellino. La donna, che si accingeva ad avere un colloquio con il figlio detenuto, nascondeva addosso “un ingente quantitativo di hashish. Grazie ai controlli svolti dagli uomini della Polizia Penitenziaria, è stata scoperta ed associata nella casa circondariale irpina”, rende noto Tiziana Guacci, segretaria regionale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, Sappe, che sottolinea la “professionalità ed astuzia” con cui il personale della penitenziaria “porta avanti ogni giorno una battaglia per contrastare il traffico di sostanze stupefacenti all’interno del penitenziario, nonostante la critica carenza di organico, che si attesta a circa 83 unità in meno rispetto ai poliziotti previsti, ed il grave sovraffollamento”.

Per Donato Capece, segretario generale del Sappe, “il problema dell’ingresso della droga in carcere è questione ormai sempre più frequente, a causa dei tanti tossicodipendenti ristretti nelle strutture italiane. Dai dati in nostro possesso sappiamo che quasi il 30% delle persone, italiane e straniere, detenute in Italia, ossia uno su tre, ha problemi di droga. La loro presenza comporta da sempre notevoli problemi sia per la gestione di queste persone all’interno di un ambiente di per sé così problematico, sia per la complessità che la cura di tale stato di malattia comporta. Non vi è dunque dubbio che chi è affetto da tale condizione patologica debba e possa trovare opportune cure al di fuori del carcere”.

In evidenza la foto di una delle tante carceri italiane dove purtroppo la droga entra 

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