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“Vi chiedo perdono, ho bruciato io il Monte Solaro a Capri”, la confessione choc di un 15enne

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Ha solo 15 anni l’autore dell’incendio del Monte Solaro a Capri il 30 settembre passato. Fiamme che hanno devastato un ettaro di vegetazione nel punto più alto dell’isola, rovinando anche quello che era lo skyline originario. Ci vorranno almeno 10 anni per far rinascere quell’area incendiata. A scoprire e a far confessare il piromane sono stati i carabinieri della stazione di Anacapri, dopo un lavoro certosino di indagine. Il giovane è stato rintracciato dopo che i militari assieme ai vigili del fuoco sono riusciti a capire quale è stato il punto di innesco dell’incendio. È bastato guardare le telecamere di sorveglianza per accertare che a quell’ora sette ragazzini erano saliti verso il Monte Solaro per poi ridiscenderne a distanza di un po’ di tempo con l’aria e il comportamento di chi scappa a gambe levate, forse anche spaventati. I giovani sono stati rintracciati uno ad uno.

Portati in caserma. Ascoltati con le garanzie di legge trattandosi di minorenni. E alla fine uno di loro, 15 anni da poco compiuti, ha confessato di essere stato lui ad innescare l’incendio. Come? Dando fuoco a foglie secche con un accendino. Per spegnere il rogo, quando era già andato distrutto quasi tutto sul Monte Solaro, sono intervenuti tre squadre dei Vigili del Fuoco, 2 elicotteri antincendio della protezione civile e tanti volontari. Il 15enne è apparso pentito, certo non lo si può bollare come piromane. Ha fatto danni ingenti. È indagato per il reato di incendio boschivo.

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Sui biocarburanti la porta Ue non è chiusa

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La partita dei biocarburanti da inserire tra le fonti di alimentazione autorizzate per le auto dopo il 2035 non è chiusa. Ad aprire alla possibile trattativa la commissaria Ue all’Energia Kadri Simson in un’intervista a Rainews 24. “Sì certo – ha detto rispondendo ad una domanda- i biocarburanti sono un argomento che verrà trattato. Noi sosteniamo le iniziative a riguardo, è mia responsabilità sostenere i produttori, il supporto c’è ed è forte” ha detto. Una buona notizia per il governo italiano che sulla carta dei biocarburanti aveva puntato fino all’ultimo nelle lunghe trattative europee, nonostante poi la voce fosse stata esclusa dall’intesa sullo stop alle auto a benzina e diesel dal 2035 adottata la scorsa settimana a maggioranza dai Ventisette. Il governo italiano, pur essendosi detto non soddisfatto, aveva comunque commentato con favore il fatto che non fosse stata chiusa definitivamemte la porta ai motori endotermici.

Ora “quanto affermato dalla commissaria Simson evidenzia e rafforza la svolta impressa dal governo italiano nella trattativa sull’automotive”, afferma il ministro delle Imprese e del made in Italy Adolfo Urso. “Si afferma il principio della neutralità tecnologica e quindi anche del biocombustibile. La strada del motore endotermico si allarga ogni giorno di più. Finalmente prevale la ragione sull’ideologia”. Nell’intervista la Commissaria spiega e ribadisce anche la scelta fatta con l’accordo sui veicoli che “è stato negoziato a lungo ed è stato raggiunto. Ora la Commissione aiuterà gli stati membri a mettere in atto le misure. Io personalmente -ha detto- ritengo che i veicoli elettrici saranno presto molto competitivi. Comunque la normativa era necessaria affinchè tutti si muovessero nella stessa direzione. Perchè un mercato unico e unito va a favore dei consumatori”.

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Nasce tavolo tecnico scientifico su effetti del bradisismo

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Al Rione Terra di Pozzuoli si è riunito per la prima volta il gruppo tecnico scientifico sul bradisismo. L’iniziativa è stata voluta dall’amministrazione Manzoni, che ha istituito un tavolo di lavoro con tutti i maggiori esperti in materia, provenienti dal mondo dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica nei settori della geologia, dell’ingegneria e della vulcanologia, con l’ambizioso obiettivo di produrre un documento strategico per aumentare la resilienza della città rispetto al fenomeno del bradisismo.

Il gruppo di lavoro, coordinato dal professor Roberto Castelluccio (docente di Architettura Tecnica del Dipartimento di Ingegneria Civile, Edile, Ambientale della facoltà di Ingegneria dell’Università Federico II) avrà il compito di individuare, in tempi ragionevoli, interventi da attuare nel breve, medio e lungo periodo, integrandoli sulla base di una visione più ampia, organica e interdisciplinare. Il gruppo è composto dal sindaco di Pozzuoli Gigi Manzoni, dal segretario generale del Municipio Matteo Sperandeo, dall’ingegner Annamaria Criscuolo (responsabile del servizio comunale di Protezione Civile), dal direttore dell’Osservatorio Vesuviano Mauro Di Vito, dalla ricercatrice Rosella Nave (Ingv), dai docenti universitari Andrea Prota, Domenico Calcaterra, Giulio Zuccaro, Massimo Ramondini, Giuseppe Del Giudice, Giovanni Esposito, Roberto Castelluccio (per l’Università di Napoli), Mauro Rosi (per l’Università di Pisa) e da Riccardo Lanari (direttore dell’Istituto per il Rilevamento Elettromagnetico per l’Ambiente presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche).

“Sul bradisismo abbiamo tutti il dovere di lavorare seriamente, mettendo in campo tutte le risorse disponibili – ha sottolineato il sindaco Gigi Manzoni – Questo tavolo è un passo importante per la nostra città. Per la prima volta avremo un piano di azione organico, che comprenderà tutti gli aspetti di vita quotidiana legati al bradisismo. Il piano sarà poi presentato alla città, per rendere i puteolani ancora più consapevoli di un fenomeno con cui dobbiamo convivere. Sul bradisismo non esistono divisioni e non possono esistere strumentalizzazioni. Noi lavoriamo per la città”. Al tavolo di lavoro era presente l’onorevole Antonio Caso, parlamentare puteolano del M5S.

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E la scienza approva il cibo sintetico, tanti vantaggi

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Sostenibilità ambientale, sicurezza alimentare, benessere animale e disponibilità di cibo a prezzi accessibili: per il mondo scientifico sono tanti i vantaggi del cibo coltivato in laboratorio, che per il momento è però solo una possibilità per il futuro. All’indomani dell’approvazione del Ddl sul cibo sintetico arrivano critiche anche da parte del mondo politico, come Alleanza Verdi e Sinistra, gruppo delle Autonomie e +Europa, che ha promosso una raccolta di firme contro il disegno di legge. E’ invece soddisfatto il mondo agricolo, dalla Coldiretti alla Confeuro e alla Cia-Agricoltori Italiani, che cita un rapporto di Nomisma dal quale emerge che il mercato mondiale di carne sintetica ha già registrato investimenti pari a 1,3 miliardi, con aziende e startup che dal 2016 al 2022 sono aumentare da 13 a 117 e una stima di produzione per il 2030 pari a 2,1 milioni di tonnellate. Dati che, per il mondo scientifico, fotografano una realtà ancora sperimentale. Per questo, affermano i ricercatori, il Ddl sul cibo sintetico è prematuro: “ci si sta preoccupando troppo presto” e “si è arrivati a definire delle regole quando mancano ancora elementi per decidere”, dice il genetista Michele Morgante, dell’Università di Udine e membro dell’Accademia Nazionale dei Lincei.

“Si ha l’impressione – aggiunge – che la decisione non sia stata presa sulla base di elementi scientifici, ma sulla base di una valutazione di interesse economici”. Una posizione comprensibile, ma “chiamiamo le cose con il loro nome: si può proteggere l’attività degli allevatori italiani senza allarmare l’opinione pubblica”, dice Morgante. “Non ci sono, a priori, motivi per cui prodotti da colture cellulari potrebbero presentare rischi diversi rispetto a quelli da allevamento tradizionale. Al contrario – prosegue l’esperto – ci sono molte ragioni per dire che le carni coltivate sono più sicure in quanto non contengono ormoni né antibiotici, non c’è il rischio di contaminazione da parte di organismi patogeni. La coltivazione avviene infatti in un ambiente sterile e controllato”. Senza contare, aggiunge, che “in Europa abbiamo un sistema preposto a valutare i rischi: l’Efsa tratterebbe anche questi prodotti come novel foods, come è accaduto per le farine di insetti, li sottoporrebbe a valutazioni”. I ricercatori tengono inoltre a precisare che è tecnicamente un errore chiamare ‘cibo sintetico’ la carne coltivata in laboratorio: il nome corretto è, appunto, ‘carne coltivata’, oppure ‘agricoltura cellulare’, rileva Roberto Defez, dell’Istituto di Bioscienze e Biorisorse del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) di Napoli e membro del comitato etico della Fondazione Umberto Veronesi, che già nel 2019 aveva pubblicato un documento a favore di queste tecniche, intitolato “Dagli allevamenti intensivi all’agricoltura cellulare”. Defez precisa che “è sintetico quello che è il risultato di processi in cui si utilizzano composti e reazioni chimiche”, aggiunge, ma nel caso della carne coltivata si utilizzano “cellule staminali che in laboratorio vengono fatte differenziare per produrre muscolo”. Dal mondo scientifico si rileva poi che nel ddl, si cita solo la produzione di carni di vertebrati, cosa che lascerebbe via libera alla produzione polpa di granchio, aragosta e gamberi, e che alcuni cibi coltivati sono già in vendita: è il caso di probiotici, come i batteri aggiunti negli yogurt e l’alga spirulina.

Quanto alla produttività, i ricercatori osservano che bastano poche cellule per produrre tonnellate di carne: “non è necessario prelevare cellule e tessuti da tanti animali, ma è sufficiente utilizzarne un numero limitato”, dice Defez. La carne coltivata “non ha alcuna ragione di derivare dall’uccisione di animali”. Per quanto riguarda i costi, “sebbene siano ancora poco competitivi, si sono ridotti notevolmente. Basti pensare che negli ultimi 4-5 anni il prezzo al chilo è sceso da 300.000 dollari a 20-30 dollari”.

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