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Economia

Unicredit pronta ad alzare le stime, vola in Borsa

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Il futuro non fa paura, anzi. Unicredit e’ pronta ad alzare le stime e lo fara’ con i conti del terzo trimestre a fine ottobre. L’amministratore delegato di Unicredit, Andrea Orcel interviene alla Ceo Conference di Bank of America Merrill Lynch a Londra e ribadisce la sua fiducia sul gruppo, tanto che i target sull’anno, gia’ rivisti, continueranno a migliorare cosi’ come quelli sul 2023. Parole che spingono il titolo, che chiude a +5,32% ( 11,25 euro) e tocca anche i massimi da sette mesi. La banca e’ reduce dalla “migliore semestrale da almeno dieci anni”, il che “ci permette di avere molta fiducia nel futuro” spiega alla platea. E anche con una “grave recessione” l’istituto e’ pronto a assorbire gli “shock” che ne possono derivare. Quindi attenzione al contesto, ma nessuna paura anche perche’ Unicredit ha radici ben piantate con “un cuscinetto di capitale e una capacita’ di generazione, nonche’ su linee di difesa che le consentono di superare indenne una recessione poco profonda” o anche “piu’ grave”. Il gruppo ha “una visione chiara, la giusta strategia, un nuovo piano, risultati al di sopra delle attese trimestre dopo trimestre”, ribadisce il banker evidenziando come “dopo 18 mesi” sia “gia’ una banca molto diversa”. Per questo i risultati raggiunti e il lavoro fin ad ora svolto consentono di ” mantenere le promesse per il 2021 e il 2022 e ci da’ fiducia per farlo nel 2023″. Inoltre “la nostra performance finanziaria sara’ ulteriormente favorita da un contesto di tassi costruttivi che non rientrava nei nostri piani, e siamo – dice il ceo – sulla buona strada per superare la nostra guidance per il 2022 fornita nel terzo trimestre, indipendentemente dagli sviluppi macroeconomici”. Orcel torna poi a parlare anche di M&A ribadendo che operazioni di questo tipo si fanno solo se sono vantaggiose altrimenti il rischio e’ che facciano “deragliare” quel che di buon viene fatto. Nel caso di Unicredit una crescita organica. Il pensiero del manager e’ netto: fusioni e acquisizioni si valutano ma soprattutto si fanno solo se ci sono le condizioni giuste e se non impattano sul piano industriale che mese dopo mese da’ i suoi frutti. La Germania puo’ essere una via da percorrere. D’altro canto, come spiegato dallo stesso manager in un’intervista all’ Handelsblatt, l’istituto ha l’obiettivo di espandere la propria quota di mercato nel Paese. Mentre in Italia e’ sempre aperto il nodo Monte dei Paschi. Un capitolo su cui il manager e’ tornato anche di recente. “Non ci siamo riusciti ma non per cattiveria” e tirarsi indietro e’ stato anche il governo. Siena e’ ancora li’ e mentre e’ partito il roadshow per l’aumento da 2,5 miliardi, le voci sono tornate ad affiorare. Si vedra’, ogni decisione tocchera’ al Governo che uscira’ dalle urne di domenica. Non manca poi un accenno alla Russia e all’asset che il gruppo ha nel Paese. Una eventuale uscita “non puo’ essere un regalo”. Il prezzo e le condizioni per l’exit sono fattori importanti ma per il ceo lo e’ anche la tutela dei 4mila dipendenti. Nel frattempo l’esposizione e’ scesa ed e’ probabile che continuera’ a ridursi anche nei prossimi trimestri.

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Economia

Effetto Meloni, la Borsa di Milano regge ma lo spread sale ai massimi da 2 anni

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Bene la Borsa, male i titoli di Stato. Questo il ‘verdetto’ dei mercati dopo il voto politico in Italia, con Piazza Affari di qualche frazione miglior mercato azionario europeo mentre lo spread ha sofferto, toccando i massimi dal maggio 2020. Un giudizio a due facce spiegato da analisti e operatori in modo semplice: in Borsa le vendite sui titoli italiani avevano anticipato il voto e ora un risultato chiaro aiuta i mercati, mentre i titoli di Stato a causa dell’enorme debito strutturale hanno accusato piu’ di altri il forte nervosismo sui timori sempre piu’ concreti di recessione. In questo clima Piazza Affari ha chiuso in aumento dello 0,6%, con Amsterdam che e’ salita dello 0,1%, mentre Londra ha concluso piatta nel pieno della crisi della sterlina e Parigi ha registrato un calo dello 0,2%. Piu’ deboli i listini azionari di Francoforte, che ha ceduto lo 0,4%, e di Madrid, in calo dello 0,8%. A Milano tra i titoli principali bene Fineco (+3,5%) e giu’ Enel, che ha perso due punti percentuali, ma e’ stata una seduta senza scosse particolari. Molto piu’ caldo il mercato dei titoli di Stato: lo spread tra Btp e Bund tedeschi a 10 anni ha infatti toccato un massimo di 243 punti base e nel finale il tasso del bond italiano e’ arrivato al 4,53%, correggendo ancora il livello piu’ alto dal 2013. Il rendimento del prodotto del Tesoro e’ aumentato di 21 punti base, contro i 9 del bond tedesco e gli 11 di quelli francesi e spagnoli. Importante la corsa anche dei prodotti a scadenza piu’ breve: +20 ‘basis point’ per i Btp a 5 anni, +15 per quelli a due anni. Secondo gli analisti ora molto dipendera’ dai rapporti che il prossimo governo, alla prova della legge di Bilancio e del Pnrr, avra’ con la Ue, e di conseguenza dalle capacita’ della Bce, che va oltre l’esito delle elezioni italiane, di intervenire sugli spread. “L’assenza di grandi sorprese dalle elezioni dovrebbe ridurre il rischio di un cambiamento importante nell’approccio del mercato ai Btp, almeno come prima reazione”, affermano gli analisti della spagnola Bbva, secondo i quali “le prospettive di medio termine non sono cambiate dopo le elezioni: a nostro avviso gli spread sono ancora leggermente orientati verso l’alto”. Il problema e’ che i mercati temono chiaramente l’arrivo della recessione. A partire dal calo della fiducia delle imprese in Germania, che in settembre vedono l’indice Ifo a 84 punti rispetto agli 88 di agosto, una flessione superiore alle attese. Per S&P Global poi “e’ imminente un netto rallentamento della crescita dell’eurozona”, con “due o tre trimestri di attivita’ debole o addirittura in calo”. L’agenzia di rating vede infatti un 2023 ‘tragico’, con un taglio delle previsioni di crescita dell’Eurozona e il Pil italiano rivisto per l’anno prossimo da un aumento del 2,1% a un calo dello 0,1%. E infine e’ arrivata anche la presidente della Bce, Christine Lagarde, che in audizione al Parlamento europeo disegna il 2023 come “un anno difficile, di cui molto probabilmente il primo trimestre sara’ negativo poiche’ riteniamo che anche il quarto trimestre del 2022 sara’ negativo”. Lagarde prevede anche nuovi rialzi dei tassi di interesse, non interpretando lo ‘scudo’ della Bce come “uno strumento inteso per un Paese specifico”. E comunque il Tpi “non e’ l’unico strumento: abbiamo una varieta’ di strumenti che abbiamo usato da luglio”, spiega Lagarde. Tutte prospettive alle quali guardano i mercati, con l’euro ancora molto debole sceso a quota 0,962 contro il dollaro, il petrolio che fatica a tenere quota 77 dollari al barile e anche il gas in discesa (-6%) a 173 euro al Megawattora.

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Economia

Ocse: la guerra pesa sul pil, Italia +0,4% nel 2023

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Arrivano segnali via via piu’ preoccupati e preoccupanti sul rallentamento dell’economia globale a causa della recessione e del prolungarsi del conflitto in Ucraina che potrebbe avere anche ripercussioni serie sulla sicurezza alimentare in molti paesi del mondo. L’ultimo istituto di previsione a provocare una gelata nelle prospettive di crescita e’ l’Ocse che in qesto contesto inserisce la frenata dell’Italia ovviamente, dove la crescita calera’ dal 3,4% atteso per il 2022 allo 0,4% stimato per il prossimo anno. L’agenzia di rating S&p vede ancora peggio e taglia la crescita italiana del prossimo anno dal +2,1% a -0,1%, indicando per quest’anno una crescita del 3,1%, comunque inferiore al precedente 3,4% stimato qualche mese fa. Il taglio dell’Ocse e’ meno profondo. Nel 2023, si legge nelle prospettive economiche intermedie dell’Organismo internazionale presentate oggi a Parigi, il dato dello 0,4% rappresenta un taglio di 0,8 punti rispetto alle precedenti stime sul mese pubblicate dall’Ocse lo scorso giugno. Nell’Eurozona, e’ scritto nel documento intitolato ”il prezzo della guerra”, il Pil frenera’ dal 3,1% del 2022 allo 0,3% del 2023 (-1,3 punti rispetto all’economic outlook dello scorso giugno). L’inflazione nel nostro paese calera’ invece dal 7,8% del 2022 al 4,7% del 2023. Nel complesso dell’Eurozona, il tasso di crescita dei ressi al consumo dovrebbe invece passare dall’8,1% di quest’anno al 6,2% del prossimo anno. Per il G20, la stima e’ di 8,2% per il 2022 e 6,6% per il 2023. Le ricadute della guerra russa in Ucraina restano nel frattempo “una minaccia per la sicurezza alimentare globale, in particolare se combinate con altri eventi meteorologici estremi causati dai cambiamenti climatici. La cooperazione internazionale e’ di conseguenza necessaria per mantenere i mercati agricoli aperti, affrontare i bisogni d’urgenza e rafforzare l’offerta.”I governi – sottolinea l’Ocse – devono garantire che gli obiettivi della sicurezza energetica e della mitigazione dei cambiamenti climatici siano allineati”. L’economia globale, spiegano i tecnici Ocse, ha perso slancio quest’anno dopo essersi ripresa con forza dalla pandemia da COVID-19: “un ritorno a una situazione economica piu’ normale sembrava prospettarsi prima che la Russia provocasse una guerra di aggressione ingiustificabile e illegale contro l’Ucraina”, sottolinea l’Ocse nell’Interim Economic Outlook aggiungendo che “gli effetti della guerra e il protrarsi dell’impatto del COVID-19 in alcune parti del mondo hanno intaccato e messo a dura prova la crescita, con ulteriori pressioni al rialzo sui prezzi, soprattutto energetici e alimentari. Il Pil globale ha ristagnato nel secondo trimestre del 2022 e la produzione e’ diminuita nelle economie dei paesi del G20”. “L’economia mondiale ha perso il suo slancio in seguito alla guerra di aggressione non provocata” ha afferma il segretario generale dell’Ocse, Mathias Cormann, sottolineando come “le pressioni inflazionistische gia’ presenti quando l’economia mondiale stava uscendo dalla pandemia sono state pesantemente aggravate dalla guerra”. “Questo – aggiunge – ha causato ulteriormente l’innalzamento dei prezzi dell’energia e delle derrate alimentari che minacciano il livello di vita degli abitanti del mondo intero”. La crescita globale rallentera’ dal 3% nel 2022 al 2,2% nel 2023, “ben al di sotto del ritmo previsto prima della guerra” russa in Ucraina. Il dato del 2,2% rappresenta un taglio di 0,6 punti rispetto alle precedenti stime pubblicate dall’Ocse lo scorso giugno. Nel G20, la crescita passera’ dal 2,8% del 2022 al 2,2% del 2023 (-0.6% rispetto alle precedenti previsioni).

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Per gas bollette mensili, più facile spalmare spesa

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Le bollette del gas potranno arrivare ogni mese e non piu’ ogni due come avviene oggi. Una sorta di rateizzazione che permettera’ di spalmare piu’ facilmente le spese nell’arco del tempo e di non gravare troppo sui bilanci familiari, ora che il prezzo del metano e’ letteralmente alle stelle. E’ con questo intento che l’Autorita’ per l’energia ha previsto la nuova possibilita’ di fatturazione mensile per le famiglie che ancora accedono al mercato tutelato (circa 7,3 milioni di clienti domestici, pari ad oltre un terzo dei 20,4 milioni totali). Modificando la recente delibera dello scorso luglio con cui ha disposto le nuove modalita’ di aggiornamento del costo della materia prima, l’Autorita’ ha tenuto conto “dell’esigenza di prevedere una maggiore periodicita’ di fatturazione nell’ambito del servizio di tutela, cosi’ da permettere ai clienti finali di conoscere piu’ frequentemente la propria spesa e di redistribuire i pagamenti delle bollette su piu’ mesi”. Una decisione presa dopo apposita consultazione su suggerimento dell’Unione nazionale consumatori e che va ad integrare proprio quella arrivata in estate, in piena esplosione dei prezzi, con lo scopo di rendere piu’ sicure le forniture. In vista della partenza, il primo ottobre, del prossimo anno termico, si stanno infatti acuendo le criticita’ per i venditori nel reperire sui mercati all’ingrosso il gas necessario a soddisfare i propri clienti, anche domestici. Di fronte all’impennata delle quotazioni del gas (oggi in calo sotto i 180 euro, ma arrivate ad agosto ben oltre i 300), per intercettare in modo immediato le eventuali iniziative nazionali ed europee di contenimento dei prezzi, l’Arera aveva gia’ deciso di sganciarsi totalmente dal Ttf di Amsterdam, non utilizzando piu’ come riferimento le quotazioni a termine del mercato all’ingrosso internazionale, ma la media dei prezzi effettivi del mercato PSV italiano. Anche l’aggiornamento delle tariffe diventera’ quindi da quest’autunno mensile, non piu’ trimestrale e sara’ ex post e non piu’ ex ante come avvenuto finora, disgiungendo cosi’ le variazioni di prezzo relative all’elettricita’ da quelle sul gas. Alla fine di questo mese, saranno quindi aggiornate solo le tariffe della luce per i consueti tre mesi, mentre per stabilire il prezzo del gas del solo mese di ottobre bisognera’ aspettare i primi giorni di novembre. Allo stesso tempo le imprese potranno, se pronte, fatturare con cadenza mensile e non piu’ bimestrale. L’apertura dell’Arera viene giudicata un importante passo avanti dall’Unc, che l’ha proposta, ma non da altre associazioni dei consumatori. Il Codacons intravede possibili nuovi aggravi e preannuncia un ricorso al Tar. Consumerismo no-profit teme invece “una valanga di maxi-conguagli”.

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