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Guerra Ucraina

Ucraina: Poroshenko bloccato alla frontiera, doveva vedere Orban

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Le guardie di frontiera ucraine hanno impedito all’ex presidente Petro Poroshenko di lasciare il Paese venerdì perché aveva intenzione di incontrare il primo ministro ungherese Viktor Orban, hanno detto i servizi di sicurezza di Kiev (Sbu). Poroshenko, al potere dal 2014 al 2019, aveva programmato una serie di incontri di alto livello all’estero, ma venerdì ha detto che il suo viaggio doveva essere annullato perché era stato respinto alla frontiera. In una dichiarazione, la Sbu ucraina ha affermato che l’ex leader è stato respinto a causa del suo incontro programmato con Orban, un leader dell’Ue criticato da Kiev per la sua posizione filo-russa.

L’Sbu ha affermato che Orban “esprime sistematicamente una posizione anti-ucraina” e che Mosca intendeva utilizzare l’incontro “nelle sue operazioni informative e psicologiche contro l’Ucraina”. In risposta alla dichiarazione della Sbu, il portavoce del governo ungherese Zoltan Kovacs ha scritto su X che l’Ungheria “non desidera svolgere alcun ruolo nelle lotte politiche interne del presidente Zelensky”. “Notizie come questa e certe epurazioni politiche sono un’altra indicazione che l’Ucraina non è ancora pronta per l’adesione all’Unione Europea”, ha aggiunto.

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Esteri

007 Kiev, ‘russi si aspettino nuove sorprese in Crimea’

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Il capo dell’intelligence militare ucraina Kyrylo Budanov ha annunciato su Telegram nuove “sorprese per gli occupanti russi in Crimea” e ha raccomandato alla popolazione civile di non utilizzare il cosiddetto ponte di Kerch che collega alla Russia alla penisola annessa da Mosca nel 2024. “La guerra della Russia contro l’Ucraina è iniziata non due anni fa, ma dieci anni fa, con l’occupazione della Crimea ucraina. Tuttavia, né lo Stato ucraino né gli ucraini hanno accettato di riconoscere il diritto dell’aggressore alla terra di Crimea”, ha detto, sottolineando che “la resistenza della popolazione locale ucraina contro gli occupanti non è diminuita nemmeno per un momento, nonostante le repressioni”.

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Esteri

Aiuti militari e risposta rapida, il patto Roma-Kiev

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Per dieci anni, in caso di un nuovo attacco all’Ucraina, l’Italia si impegna alla “collaborazione immediata e rafforzata”, con un meccanismo di risposta di emergenza in 24 ore. E continuerà a fornire assistenza finanziaria e aiuti militari in linea con quanto accaduto finora. Sono i cardini dell’accordo fra Roma e Kiev sulle garanzie di sicurezza, firmato da Giorgia Meloni e Volodymyr Zelensky nel secondo anniversario del conflitto. Un “fatto concreto” in una giornata di gesti simbolici, lo ha definito la premier spiegando i contorni di un’intesa che va sulla falsa riga di quelle che l’Ucraina ha definito nelle ultime settimane con Francia, Germania, Gran Bretagna, Danimarca, e nelle ultime ore anche con il Canada. È l’attuazione di quanto deciso a margine del vertice Nato di luglio a Vilnius, per dare vita a una serie di intese bilaterali che di fatto avvicinano ulteriormente Kiev all’Alleanza atlantica. Meloni non chiarito nel dettaglio l’impegno economico, a differenza di Trudeau che parla di “un accordo storico” da “oltre due miliardi di euro”. Ha rimarcato però che “è quello più completo e importante siglato con un Paese non parte della Nato”.

Gli impegni variano dalla cooperazione in ambito industriale della difesa a quello economico, dalle infrastrutture critiche ed energetiche al sostegno umanitario, passando per lo scambio su cybersecurity e intelligence, e la ricostruzione. L’Italia ha già garantito i finanziamenti per il tetto della Cattedrale della Trasfigurazione di Odessa, danneggiato dai bombardamenti russi del 23 luglio scorso. E si candida a un “ruolo di primo piano” per il post guerra, anche ospitando nel 2025 la Ukraine Recovery Conference. Nei giorni scorsi, secondo indiscrezioni, la diplomazia ucraina ha fatto pressioni per inserire nel patto con l’Italia anche l’impegno al sostegno militare. Un elemento che sembra essere stato incluso, a leggere il comunicato ucraino e a sentire Meloni. “Continuiamo a sostenere l’Ucraina in quello che ho sempre ritenuto il giusto diritto del suo popolo a difendersi – ha spiegato nella conferenza a Palazzo Mariinskyi, prima della riunione del G7 in videoconferenza -. Questo presuppone necessariamente anche il sostegno militare perché confondere la tanto sbandierata parola pace con la resa, come fanno alcuni, è un approccio ipocrita che non condivideremo mai”.

Dal canto suo Zelensky ha chiarito di apprezzare “la decisione dell’Italia di continuare a sostenere l’Ucraina fino al 2024”, ribadendo che l’urgenza per il suo popolo è ricevere gli armamenti al momento giusto. Gli F16 dal Belgio sono in arrivo per il 2025. Non a caso, una giornalista ucraina ha chiesto a Meloni se l’Italia può cedere i suoi elicotteri in disuso. “Noi siamo all’ottavo pacchetto di aiuti e stiamo facendo il massimo per dare una mano con i mezzi di cui disponiamo, non solo quello che non ci serve – la replica della presidente del Consiglio -. La mia priorità è fornire strumenti il più possibile utili a quello che state facendo”.

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Esteri

Media opposizione: sono circa 80.000 i russi morti in Ucraina

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Sarebbero circa 80.000 i soldati russi morti nei due anni di conflitto in Ucraina, secondo uno studio realizzato dalle testate dell’opposizione Meduza e Mediazona. Almeno 75.000 risultano deceduti fino alla fine del 2023, ma se si suppone che durante l’offensiva per conquistare Avdiivka, dall’inizio dell’anno, le perdite siano state almeno le stesse dell’ultimo trimestre del 2023, i morti sarebbero 83.000, affermano le due testate.

Almeno 20.000 caduti sarebbero ex detenuti che hanno ottenuto l’amnistia a condizione che si arruolassero nelle forze armate per andare a combattere. I calcoli sono stati fatti sulla base dei dati del registro per le eredità, quelli dell’istituto statistico nazionale Rostat e di una lista di caduti che Mediaziona tiene aggiornata in collaborazione con il servizio russo della Bbc. Una decina di giorni fa lo Stato maggiore delle forze armate ucarine affermava che i russi caduti erano 400.000. I dati relativi ai propri morti e feriti non vengono pubblicati né da Mosca né da Kiev, trattandosi di un segreto militare.

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