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Twitter ovvero X riattiva l’account di Kanye West

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X, la piattaforma di social media precedentemente nota come Twitter, ha reintegrato il rapper e designer Kanye West circa otto mesi dopo la sospensione del suo account, secondo quanto riportato dal Wall Street Journal. Lo scorso autunno, West ha pubblicato un’immagine che sembrava mostrare una svastica intrecciata con una stella di David, e il magnate Elon Musk ha sospeso l’artista dalla piattaforma, che aveva acquistato settimane prima. Musk all’epoca, definì il post di West come un “incitamento alla violenza”. In tarda serata, West non aveva ancora pubblicato nulla di nuovo. L’artista, che ora si fa chiamare Ye, ha assicurato alla piattaforma che non userà il suo account per condividere contenuti antisemiti o usare un linguaggio violento, ha detto il Journal. I post antisemiti di West l’anno scorso gli sono costate non poco: Adidas ha tagliato i rapporti con lui dopo una partnership quasi decennale, abbandonando le sue sneakers con il marchio Yeezy. Anche Gap e Balenciaga hanno tagliato i ponti con il rapper e stilista. Da quando Musk ha acquistato Twitter per 44 miliardi di dollari lo scorso ottobre, ha licenziato migliaia di dipendenti e ridotto la moderazione dei contenuti. A dicembre, aveva ripristinato l’account dell’ex presidente Donald Trump, che però non è mai tornato sulla piattaforma. Una settimana fa, Musk e il suo amministratore delegato, Linda Yaccarino, hanno annunciato il rebranding di Twitter come X e hanno affermato che sarebbe diventata una “tutto app” che avrebbe consentito agli utenti di gestire tutte i loro affari e di socializzare.

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Israele: ucciso comandante Hezbollah Hossein Salami

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Israele: ucciso comandante Hezbollah Hossein Salami

In un raid israeliano nel sud del Libano è stato ucciso Hassan Hossein Salami “il terrorista di Hezbollah responsabile della regione di Hajir”. Lo ha fatto sapere il portavoce militare sottolineando che “Salami faceva parte dell’Unità Nasser di Hezbollah e ha comandato di recente le attività terroristiche degli Hezbollah contro civili e soldati, inclusi lanci di missili anti tank verso la città di Kiryat Shmona e i comandi della 769/a Brigata”.

 

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Militare Usa si dà fuoco all’esterno dell’ambasciata israeliana a Washington: non sarò complice di genocidio

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Un militare di 25 anni della Forza aerea degli Stati Uniti in servizio attivo si è dato fuoco all’esterno dell’ambasciata israeliana a Washington per protestare contro la guerra condotta da Israele a Gaza. In un video ottenuto dall’emittente televisiva statunitense “Cnn”, il militare afferma di chiamarsi Aaron Bushnell, e di non voler piu’ “essere complice di un genocidio”.

Prima di darsi fuoco, l’uomo afferma che la sofferenza che sta per avvertire “e’ minima rispetto a quella dei palestinesi”. Nel video si vede il militare in divisa poggiare la videocamere al suolo, cospargersi di un liquido infiammabile e darsi fuoco. Prima di collassare, l’uomo grida piu’ volte “Palestina libera”.

Agenti di polizia intervengono poco dopo con degli estintori per estinguere le fiamme. La portavoce della Forza aerea Usa, Rose Riley, ha confermato alla “Cnn” che “un aviere in servizio attivo e’ stato coinvolto nell’incidente di oggi”. Il dipartimento di polizia di Washington ha riferito che il militare è stato ricoverato in ospedale e versa “in condizioni critiche”. La “Cnn” ricorda che un episodio simile si e’ verificato nel mese di dicembre, quando un uomo si e’ dato fuoco all’esterno del consolato israeliano ad Atlanta in quello che la polizia locale ha definito “un atto estremo di protesta politica”.

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New York Times: difficile per i Democratici rimpiazzare Biden con un altro candidato

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I Democratici Usa non hanno modo di sostituire il presidente Joe Biden nel ruolo di candidato del partito in vista delle elezioni presidenziali che si terranno il prossimo novembre “sintantoche’ il presidente rimarra’ candidato alla rielezione”. Lo scrive il quotidiano “New York Times”, mentre il Paese continua a interrogarsi sullo stato di salute fisica e mentale dell’attuale inquilino della Casa Bianca. il quotidiano sottolinea che e’ troppo tardi per aprire le primarie del Partito democratico a “un altro sfidante adeguato”, e che “non esiste un meccanismo per scegliere un candidato differente”. “Non esistono ragioni per ritenere che Biden possa interrompere la sua candidatura”, scrive il quotidiano. “Ma se lo facesse, o se per lui diventasse impossibile continuare – ad esempio per una crisi di salute – il prossimo passo dipenderebbe dalle tempistiche della sua dipartita”. Lo stesso – chiosa il quotidiano – sarebbe vero “nel caso in cui l’ex presidente Donald Trump dovesse lasciare la contesa per ragioni di salute o per questioni legali relative ai processi penali a suo carico”.

Secondo il “New York Times”, se Biden fosse costretto a ritirare la propria candidatura prima della fine delle primarie, gli elettori vedrebbero limitata la loro scelta agli altri “semisconosciuti” candidati che partecipano al processo di assegnazione dei delegati. Quasi certamente, pero’, questi candidati secondari non otterrebbero il sostegno di un numero sufficiente di delegati alla convention del partito, in programma nel mese di agosto. La vicepresidente Kamala Harris “non diventerebbe automaticamente la candidata” del Partito democratico, dal momento che non prende parte alle primarie. E’ probabile pero’ che molti delegati deciderebbero di sostenerne la nomina. Il fronte democratico si e’ gia’ interrogato per mesi in merito a potenziali candidati alla presidenza alternativi all’attuale inquilino della Casa Bianca: il nome circolato piu’ spesso e’ quello del governatore della California, Gavin Newsom, ma per il momento – scrive il quotidiano – la potenziale candidatura di queste figure alla convention, nel caso di un ritiro anticipato di Biden resta “pura speculazione”.

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