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Cultura

Teatro: Aida al San Carlo, omaggio ai 150 con la Netrebko

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Protagonista la star Anna Netrebko, in una storica produzione firmata da Mauro Bolognini e ripresa da Bepi Morassi, torna al Teatro di San Carlo ‘Aida’ di Giuseppe Verdi, (dal 15 al 26 febbraio). Il terzo titolo operistico della Stagione e’ un omaggio al 150 anniversario dalla prima europea ( l’8 febbraio 1872 alla Scala di Milano) celebrata quest’anno insieme a quella ‘assoluta’ del 24 dicembre 1871 al Teatro Khediviale dell’Opera del Cairo. Con il ritorno al San Carlo della soprano russo naturalizzato austriaco Netrebko e del tenore Yusif Eyvazov nei ruoli di Aida e Radame’s (15, 18 e 21 febbraio) dirigera’ Orchestra e Coro sancarliani Michelangelo Mazza, che debutta al massimo napoletano.

Nei ruoli principali rispettivamente Liudmyla Monastyrska, al suo esordio al San Carlo e Stefano La Colla (entrambi nelle recite del 17, 20, 23, 26 febbraio). Amneris sara’ interpretata da Ekaterina Gubanova (15, 18, 21 e 26 febbraio) e Agnieszka Rehlis, anche lei debuttante al San Carlo (17, 20, 23 febbraio). Franco Vassallo sara’ Amonastro e Nicolas Teste’ Ramfis mentre Mattia Denti vestira’ i panni del Re d’Egitto. Le scene sono di Mario Ceroli e i costumi di Aldo Buti messi a disposizione dall’Archivio storico Cerratelli di Pisa. L’allestimento e’ del Teatro La Fenice di Venezia. Completano il cast Desire’e Migliaccio (Una sacerdotessa) e Riccardo Rados (Un messaggero). Maestro del Coro Jose’ Luis Basso. Il disegno luci e’ di Fabio Barettin (ripreso da Andrea Benetello), le coreografie di Giovanni Di Cicco saranno interpretate dal Balletto del Teatro di San Carlo diretto da Clotilde Vayer.

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Cultura

“Dint ‘a ‘nuttat”, pensieri e parole d’amore per l’isola d’Ischia

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È un video che racconta le emozioni di un popolo e del viscerale amore per la terra che lo ospita. Un progetto senza alcun scopro di lucro in cui ogni rappresentanza artistica si è offerta disponibile a titolo gratuito con il solo intento di raccontare con occhi, cuore e voce diverse le emozioni di una comunità. A due mesi dall’evento che ha segnato profondamente la popolazione ischitana scuotendone la sensibilità e cambiandone il percepito del quotidiano, un gruppo di amici ed artisti omaggia l’isola e la sua gente con un’opera dall’intenso significato metaforico.

Valentino Federico (autore del testo) Leonardo Bilardi (attore e regista), Anna Buonincontri (Sand Artist dell’Associazione “Mille Sfumature di Sabbia”), Luca Ricci (dell’Aenaria Recordings), Salvatore Vitale (musicista e compositore), sono i nomi che hanno composto questo simposio d’emozioni che domani sarà, dopo un’emozionante attesa, on line.

Ed ancora Valerio Sgarra, Angelo Ricci e Giuseppe Iacono sono stati preziosi consulenti dell’intera idea e della sua realizzazione. Minuziosa attenzione ad ogni fotogramma perché diventi eloquente espressione del messaggio. Appaiono nel video simboli e simbolismi che rimandano al territorio, alla sua gente e alla sua storia. Una musica scritta ad hoc atta ad incorniciare una scenografia poetica ma, allo stesso tempo, reale e riflessiva. Si è cosi’ riusciti, attraverso una metafora, a scartare la retorica.

“Un progetto che nasce dal cuore e dopo un percorso di mente ed arti, approda di nuovo al cuore” così lo descrive Valentino Federico.

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Cultura

Tornano 60 opere trafugate, valgono 20 milioni

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L’Italia svela e riporta a casa 60 reperti archeologici di eccezionale qualità, trafugati e venduti negli Usa ma in alcuni casi sconosciuti nel nostro paese persino al mondo accademico. Una “collezione” di opere dal valore stimato di circa 20 milioni di euro, il cui “rimpatrio” è frutto della collaborazione investigativa delle magistrature italiane e statunitensi che hanno seguito le tracce di questi reperti, frutto di scavi clandestini o veri e propri furti, immessi nel mercato antiquario internazionale da ricettatori e mercanti d’arte. Come l’affresco pompeiano proveniente da scavi clandestini in area vesuviana: un ‘Ercole fanciullo con serpente, risalente al I secolo d.C., commercializzato da un trafficante internazionale e poi acquistato da un collezionista statunitense.

O il particolarissimo busto di bronzo maschile, risalente tra la fine del I secolo a.C. e il I secolo d.C., a cui restano ancora tracce materiche usate per la resa degli occhi, finito negli Stati Uniti tramite un commerciante svizzero che lo vendette a un collezionista della contea di New York. Stesso percorso seguito dalla coppa kylix a fondo bianco risalente al V secolo a.C., contrabbandata in Svizzera attraverso un ricettatore internazionale e poi acquistata da una nota istituzione museale newyorkese nel 1979. “E’ un grande successo contro il traffico illecito”, si rallegra il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano che plaude al lavoro “competente e di cuore” e di squadra compiuto dai Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale (TPC) e il New York County District Attorney’s Office (DAO). Proprio il ministro parla pure di “altre attività di recupero in corso” su cui tuttavia intende mantenere il riserbo “per motivi di sicurezza”: riportare a casa i gioielli italiani resta comunque una delle sue priorità.

“Tanto deve essere fatto ancora su questo fronte. La certezza del diritto deve essere garanzia di civiltà e di rispetto delle leggi nazionali ed internazionali, di trattati che impediscono l’esportazione illegale di opere d’arte” ha detto presentando le opere assieme, tra gli altri, al comandante dei carabinieri TPC, il generale Vincenzo Molinese, e al viceprocuratore del District Attorney’s Office di Manhattan, Matthew Bogdanos che vanta di aver già sequestrato circa 500 antichità italiane e promette: “Faremo il possibile per garantire ai nostri figli e alle generazioni che verranno di godere del loro patrimonio culturale”.

E parla di un “risultato di storica portata” il generale Molinese che ha ringraziato il personale dell’arma, mosso “dall’amore per la cultura”, per l’impegno nel neutralizzare “trafficanti senza scrupoli” e restauratori improvvisati che “rischiano spesso di danneggiare le opere che gli capitano per le mani”. Il procuratore aggiunto presso il Tribunale di Roma, Angelantonio Racanelli, ha anche proposto di istituire un pool di magistrati che si occupi solo di queste ricerche. Con l’ausilio, auspica il sottosegretario Vittorio Sgarbi, dell’importante strumento delle intercettazioni: “E’ evidente che non si può immaginare di escludere le intercettazioni che riguardano il campo delle opere d’arte trafugate. Nordio ci rifletta”.

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Cultura

Veermer mania, la mostra di Amsterdam è già un evento

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Sono solo 37 le opere conosciute dell’artista della luce, addirittura sono 28 quelle che si potranno vedere tutte insieme nella mostra record prima ancora dell’apertura. C’è nell’aria una VERMEER MANIA a giudicare dal boom di prenotazioni, oltre 100mila, e dalla scelta del Rijksmuseum di Amsterdam di prolungare gli orari delle visite. Annunciata come una delle esposizioni evento in Europa nel 2023, ‘Vermeer’ – dal 10 febbraio al 4 giugno – è già un caso per essere la più ampia mostra mai realizzata sul lavoro dell’artista di Delft.

Il maestro del XVII secolo ci ha fatto entrare nelle case d’Olanda, amare quelle scene domestiche e i ritratti delle persone, donne soprattutto, illuminate con impareggiabile chiarezza, con la luce che diventa ‘colore’, ritratti intimi, magici. La ragazza con il turbante e con l’orecchino di perla, e poi la lattaia, la merlettaia sono alcune delle opere più celebri insieme agli interni borghesi, in cui si fa qualcosa, come ovvio nell’Olanda calvinista, come lezioni di musica, di pittura, e ai paesaggi della sua Delft dove era nato nel 1632 visse, cattolicissimo e con 10 figli, lavorò e morì nel 1675. Per la prima volta nella sua storia, il Rijksmuseum organizza una mostra delle opere di Johannes Vermeer, riunendo da tutto il mondo i dipinti arrivando al numero record di 28. La ricerca tecnica e storico-artistica condotta in vista della mostra prende in esame la sua vita di uomo e di artista, le sue motivazioni, le scelte artistiche e lo stesso processo pittorico.

Il museo, che ha annunciato per le richieste anche l’estensione dell’orario di apertura fino alle ore 22 il giovedì, il venerdì e il sabato sera per tutta la durata, ha messo a punto una esperienza digitale dedicata disponibile gratuitamente per gli amanti di Vermeer in tutto il mondo. Stephen Fry (lingua inglese) e Joy Delima (lingua olandese) guidano i visitatori online alla scoperta del lavoro e della vita dell’artista, una mostra nella mostra, ‘Closer to Johannes Vermeer’ (Più vicino a Johannes Vermeer). Utilizza la tecnologia più avanzata oggi disponibile e per la prima volta i visitatori potranno ingrandire le più piccole particelle di pigmento con dettagli nitidissimi attraverso fotografie ad altissima risoluzione di alcuni dipinti di Vermeer.

Le opere arrivano da tutto il mondo: con un gesto straordinario, la Frick Collection presterà alla mostra tutti e tre i suoi capolavori: Concerto interrotto, Soldato con ragazza sorridente, Fantesca che porge una lettera alla signora e sarà la prima volta che tutti e tre i dipinti vengono esposti insieme fuori da New York da quando sono stati acquisiti più di un secolo fa. Altre opere fondamentali includono La ragazza con l’orecchino di perla (dal Mauritshuis, L’Aia), il Geografo (dallo Städel Museum, Francoforte sul Meno), Donna che scrive una lettera alla presenza della sua domestica (dalla National Gallery of Ireland, Dublino, Pesatrice di perle o Donna con la bilancia (The National Gallery of Art, Washington DC), il Bicchiere di Vino (Gemäldegalerie, Berlino), Suonatrice di liuto (Metropolitan Museum, NYC) e la Merlettaia (Louvre, Parigi) e Donna che legge una lettera davanti alla finestra, restaurata di recente dalla Gemäldegalerie Alte Meister di Dresda.

Il Rijksmuseum stesso possiede quattro capolavori di Vermeer: ;;la Lattaia, la Stradina, Donna in azzurro che legge una lettera e Lettera d’amore. Parallelamente c’è la ricerca sulla sua pittura, in occasione della grande esposizione: secondo le ultime analisi la convinzione che Vermeer dipingesse lentamente e con grande riflessione deve essere rivista. I risultati finali possono apparire quindi introspettivi e contemplativi, ma il suo metodo di lavoro era virtuosistico e rigoroso. Gregor J.M. Weber, Responsabile Belle Arti del Rijksmuseum e co-curatore della mostra, dice: “La tecnica pittorica di Vermeer ha sempre avuto una sorta di mistero. Come creava questo miracolo di luce e colore? Grazie alla scoperta di un primo schizzo in vernice nera, riusciamo ora a farci un’idea molto più completa del suo metodo di lavoro”.

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