Collegati con noi

Economia

Superbonus: nessuna proroga, governo blinda decreto

Pubblicato

del

Niente proroghe, né Sal straordinario. Ma neanche modifiche sulle barriere architettoniche o deroghe per le zone alluvione. Sul Superbonus non sono possibili interventi di alcun tipo. La priorità è la tenuta dei conti pubblici e non lascia spazi di manovra. Per questo, nonostante gli appelli delle associazioni di categoria sui rischi per i tanti cantieri ancora aperti, il governo ha blindato il decreto all’esame della Camera, stoppando tutte le proposte di modifica parlamentari. La decisione era nell’aria e si è concretizzata in avvio di seduta in commissione Finanze alla Camera.

Il governo, presente con i sottosegretari all’Economia Federico Freni e Lucia Albano, ha espresso parere negativo a tutti i 123 emendamenti parlamentari al decreto. La maggioranza ha subito deciso di ritirare le proprie proposte di modifica, lasciando sul tavolo circa una settantina di emendamenti delle opposizioni da sottoporre al voto: una prima decina di modifiche è stata votata già oggi (tutti bocciati, così come – salvo sorprese – dovrebbe accadere per gli altri): i lavori proseguiranno e si concluderanno domani, con il via libera al mandato al relatore, Guerino Testa (FdI), a riferire in Aula, dove il provvedimento è atteso lunedì. Il decreto, che scade il 27 febbraio, passerà poi in Senato per la seconda lettura. Il decreto, approvato a fine anno dal consiglio dei ministri, salva i lavori col 110% certificati entro il 31 dicembre, prevede un aiuto per i redditi bassi e limita gli interventi col bonus barriere architettoniche per evitarne l’uso improprio.

Non abbastanza però per le associazioni di categorie che, dall’Ance a Confedilizia, che hanno chiesto una proroga o almeno un Sal straordinario per salvare i 40.000 cantieri condominiali incompiuti: l’appello è stato subito raccolto dai parlamentari con emendamenti anche bipartisan, ma poi la perplessità del Mef ha spinto la maggioranza a fare dietrofront. Per il governo questo è tutto ciò che si poteva fare: oltre non si può andare. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti lo va ripetendo da tempo. La priorità è “l’equilibrio dei conti pubblici”, spiega Albano: “in questo momento gli scostamenti che noi troviamo rispetto al definito sono talmente elevati ed aleatori che non consentono alcuna apertura”. Ma ciò “non significa che non si tenga conto di tutte le istanze”, aggiunge Albano, si vedrà nei prossimi mesi.

E’ intanto pronto ai nastri di partenza un altro tassello della riforma fiscale disegnata dal viceministro delle Finanze Maurizio Leo: il concordato preventivo per le partite Iva e le piccole imprese. Un nuovo strumento di quel “Fisco amico” su cui il governo punta per recuperare gettito. Il decreto legislativo è pronto, modificato rispetto alla versione iniziale, ed è atteso al consiglio dei ministri di domani per il via libera definitivo. Il dlgs nella sua versione definitiva raccoglie alcune delle modifiche suggerite delle Camere.

Vi potranno infatti aderire tutti i contribuenti che ne fanno richiesta, senza alcun soglia di affidabilità fiscale: nella prima versione invece si limitava l’accesso ai soggetti con almeno un voto 8 negli Isa (indici sintetici di affidabilità, gli ex studi di settore), ma le commissioni Finanze di Camera e Senato nel loro parere hanno chiesto di estendere l’accesso a tutti i contribuenti che ne facciano richiesta. Salta invece l’indicazione avanzata dalla commissione Finanze del Senato, di delimitare con un tetto la proposta di pagamento delle imposte da parte del Fisco: la commissione suggeriva di prevedere un tetto fino al massimo del 10% all’eventuale incremento del reddito e alla produzione netta rispetto a quello dell’anno di riferimento. Ma al Mef si è preferito non procedere in questo senso.

Mentre, “tenendo conto delle osservazioni arrivate sia dal Consiglio nazionale dei dottori commercialisti che dall’Associazione nazionale commercialisti, siamo riusciti a tener conto della tempistica: ciò comporta lo slittamento al 15 ottobre dei termini della presentazione delle dichiarazioni”, annuncia Leo. Che promette presto nuovi tasselli della riforma: “Nel mese di febbraio porteremo altri due schemi di decreti legislativi sulle sanzioni e sulla riscossione”.

Advertisement

Cronache

Editoria: Fieg, si aggrava la crisi, forte preoccupazione

Pubblicato

del

“Le imprese editoriali attendono interventi che tardano ad arrivare, mentre si mantengono ingenti finanziamenti verso settori non strategici per la democrazia, come lo è invece la stampa. E, questo, mentre la tenuta del settore suscita già particolari preoccupazioni all’indomani di una legge di bilancio che ha tagliato risorse al comparto”. Si è così espresso il Presidente della Fieg, Andrea Riffeser Monti, intervenendo sugli ultimi dati relativi all’andamento economico del settore editoriale.

“Nei primi mesi del 2024 – ha sottolineato Riffeser – il fatturato pubblicitario della stampa ha subito un calo del 13,7% e, dopo la decisione di eliminare l’obbligo della pubblicazione dei bandi degli appalti sui giornali, la pubblicità legale dei quotidiani è diminuita del 53,6%. Rivolgo, quindi, un serio invito al governo e a tutte le forze politiche, affinché siano coese nella volontà di contrastare la cattiva informazione, garantendo una informazione di qualità, fondamentale tanto più in un periodo di confronto elettorale”.

“A tale fine – ha concluso il Presidente della Fieg – è indispensabile e urgente incrementare in maniera adeguata le risorse di sostegno al settore, così da favorire gli investimenti tecnologici necessari in un periodo in cui l’intelligenza artificiale rischia di essere un treno ad altissima velocità che potrà compromettere il pluralismo dell’informazione se restasse appannaggio di chi ha incalcolabili risorse fuori dai nostri confini nazionali”.

Continua a leggere

Economia

L’Italia dell’ortofrutta vale 26 miliardi, filiera strategica

Pubblicato

del

La filiera dell’ortofrutta, settore strategico dell’agroalimentare italiano, ha chiuso il 2023 con una produzione di 24 milioni di tonnellate su una superficie di 1,3 milioni di ettari, gazie al lavoro di 300mila aziende. Il tutto per un fatturato alla fase agricola che ha superato i 16 miliardi di euro, mentre il peso dell’agroindustria è di 10 miliardi di euro. Sono i dati Ismea a fotografare il settore al centro della 41/ma edizione del Macfrut al Rimini Expo Centre in programma dall’8 al 10 maggio, dai numeri record. Ci saranno, infatti, 1.400 espositori in rappresentanza dell’intera filiera (+22%), il 40% sarà estero in un’area espositiva di 34mila metri quadrati netti (+20%). Nel 2023 gli introiti derivanti dalle esportazioni di ortofrutta fresca è di 5,7 miliardi che, insieme a quelle delle conserve ammonta a 11,6 miliardi. Quanto al saldo della bilancia commerciale degli ortofrutticoli freschi si è chiuso in maniera positiva a 550 milioni di euro, anche se in flessione rispetto al 2022 (620 milioni di euro). Il peso dell’intera filiera dal campo alla tavola vale circa tre volte la produzione per un valore che si aggira sui 50 miliardi di euro. Sul fronte dei consumi, sempre secondo i dati Ismea, si è registrata una contrazione in quantità degli acquisti. Il biennio 2020-2021 caratterizzato dalla pandemia, aveva restituito qualche speranza circa l’aumento del consumo, ma il progressivo ritorno alla vita fuori casa ha determinato nel 2023 una battuta d’arresto degli acquisti. In particolare, diminuiscono gli acquisti in quantità di agrumi (-7%), patate (-4%) e insalate di IV gamma (-4%). Tengono le vendite di frutta (-0,1%) e crescono dell’1% quelli di ortaggi.

Il focus internazionale del Macfrut sarà dedicato alla Penisola Arabica, in una scommessa partita tre anni fa, che in fiera vedrà la presenza di un centinaio di buyer da quell’area interessati soprattutto a mele, kiwi e uva da tavola. Le esportazioni italiane in questa zona in quattro anni sono passate dai 73 milioni di euro del 2020 ai 114 milioni dello scorso anno (+56%), secondo i dati di Agenzia Ice. Il mercato ha interessato quasi esclusivamente due aree: Arabia Saudita per un valore di 76 milioni di euro e gli Emirati Arabi Uniti per 29 milioni di euro. Sempre dalla Penisola Arabica sarà presente in fiera Emirates SkyCargo per le opportunità di hub logistico per il business in quell’area. In fiera un padiglione sarà dedicato al Continente africano, da anni al centro dell’attenzione di Macfrut, divenuto sempre più strategico nelle politiche internazionali del governo con l’attuazione del Piano Mattei. Saranno presenti 400 espositori provenienti da 24 Paesi dell’Africa principalmente produttori, ma anche importatori di tecnologie e mezzi tecnici per l’agricoltura; a debuttare quest’anno sono Ruanda, Repubblica Democratica del Congo, Marocco, Namibia e Togo. Protagonista in qualità di Regione partner di questa edizione sarà la Puglia, conosciuta per le sue produzioni ortofrutticole di eccellenza. nei primi tre trimestri del 2023 il settore ha confermata la sua grande attività sui mercati internazionali, con 623 milioni di euro di export. Il prodotto simbolo del Macfrut sarà l’Uva da Tavola che, con una produzione di 1 milione di tonnellate, sarà al centro del Macfrut Table Grape Symposium, il simposio mondiale che nei tre giorni della fiera richiama i massimi esperti e i principali player globali per fare il punto su ricerca, trend di mercato, andamento della produzione, innovazione e strategie commerciali.

Continua a leggere

Economia

Big tecnologia spingono su chip, linfa vitale del’IA

Pubblicato

del

I big della tecnologia spingono sui chip, linfa vitale dell’intelligenza artificiale e della crescita economica. Google e Intel rilanciano con delle novità, mentre i futuri processori di Apple potrebbero essere Made in Usa. La sfida dei colossi è ridurre la dipendenza da altre aziende per alimentare carichi di lavoro di IA e per il cloud. Solo pochi giorni fa il forte terremoto a Taiwan ha tenuto col fiato sospeso il mondo tecnologico per la chiusura temporanea di Tsmc, il gigante dei microprocessori a contratto che ha in mano il 70% della produzione globale. Nelle scorse ore Google ha rivelato i piani per un nuovo processore basato su tecnologia Arm, che punta su consumi energetici più bassi.

Si chiama Axion e offre prestazioni migliori del 30% rispetto agli altri chip con architettura Arm. Sarà disponibile per i servizi cloud che le aziende possono noleggiare e utilizzare, dagli annunci su YouTube all’analisi dei big data. “Diventare una grande azienda di hardware è molto diverso dal diventare una grande azienda di cloud o un grande organizzatore dell’informazione mondiale”, ha detto al Wall Street Journal Amin Vahdat, dirigente responsabile delle operazioni interne sui chip di Google. L’annuncio arriva dopo che Microsoft mesi fa ha rivelato i propri microprocessori personalizzati progettati per la sua infrastruttura cloud e per addestrare modelli linguistici di grandi dimensioni. Anche Amazon offre server basati su tecnologia Arm tramite i propri chip personalizzati.

L’obiettivo di queste aziende è ridurre la propria dipendenza da partner come Intel e Nvidia, competendo sui chip personalizzati che riescono a smaltire grandi carichi di lavoro sull’IA e il cloud. Nella sfida degli annunci incrociati, anche Intel ha svelato nelle ultime ore una nuova versione del suo chip acceleratore di intelligenza artificiale. Si chiama Gaudi 3 e promette prestazioni di calcolo doppie. L’azienda californiana punta a diventare un’alternativa a Nvidia che nel 2023 ha controllato l’83% del mercato dei chip per data center e che ha segnato una ultima trimestrale record. Nvidia, tra l’altro, meno di un mese fa ha lanciato nuovi prodotti nel corso di un evento definito dagli esperti la Woodstock dell’IA.

Nella ‘Chip war’, come recita il titolo del saggio dello storico dell’economia Chris Miller che racconta la trasformazione del semiconduttore in una componente essenziale della vita contemporanea, alla competizione tecnologica si innestano battaglie geopolitiche. Pochi giorni fa la Cina ha introdotto nuove rigide linee guida che porteranno alla graduale eliminazione dei microchip Usa di Intel e Amd da computer e server governativi, per adottare soluzioni autarchiche. Mentre l’8 aprile il governo statunitense ha deciso di investire fino a 6,6 miliardi di dollari nel gigante taiwanese dei chip Tsmc – fornitore di Apple – che costruirà una terza fabbrica di semiconduttori in Arizona. Le due strutture già programmate dovrebbero iniziare a produrre nel 2025 e nel 2028. “Un nuovo capitolo per l’industria americana dei semiconduttori”, ha affermato l’amministrazione Biden. Alla luce di questo importante impegno è possibile che in futuro Cupertino potrebbe cambiare la sua catena di fornitura dei chip, sfruttando proprio questi nuovi impianti negli Stati Uniti.

Continua a leggere

In rilievo

error: Contenuto Protetto