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Sinner da favola alle Atp Finals, battuto Djokovic

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Alle Atp Finals di Torino Jannik Sinner ha sconfitto in tre set il serbo Novak Djokovic, numero 1 del ranking mondiale, al termine di un match molto equilibrato e durato oltre tre ore. Il punteggio finale è stato di 7-5, 6-7 (5), 7-6 (2). Per il talento azzurro sarà comunque decisiva la sfida con il danese Holger Rune di giovedì prossimo per il passaggio alle semifinali. Un lungo applauso e un coro da stadio ha accompagnato JanniK Sinner  durante il suo match. Prima dell’ingresso in campo di Sinner  anche i Carota Boys, i cinque tifosi piemontesi che seguono l’altoatesino nei grandi appuntamenti del circuito, sono stati applauditi. Sugli spalti, in un Pala Alpitour tutto esaurito, era presente anche qualche spettatore vestito d’arancione, il colore che identifica il numero 4 del ranking mondiale.

“Mi aspettavo un match duro, il pubblico ha cercato di aiutarmi. Giocare a Torino contro il numero 1 con questa atmosfera è il massimo. Alla fine sono stati pochi i punti che hanno fatto la differenza tra di noi”. Jannik Sinner rende omaggio a Novak Djokovic dopo averlo sconfitto alle Atp Finals di Torino al termine di una ‘maratona’ di tre ore. “Quando gioco contro Nole – ha aggiunto – vedo la perfezione, non è mai fuori equilibrio, fa tutto bene e sembra tutto facile come gioca. Quella è una parte in cui devo migliorare, ma a 22 anni non è possibile avere tutte queste cose insieme. Tatticamente abbiamo preparato bene la partita in modo. Avevo già battuto il numero 1 quando era Carlos Alcaraz, ma con Djokovic è un’altra cosa: lui lo ammiravo in televisione”.

“Sono arrivato a fine stagione – ha proseguito – abbastanza fresco non solo fisicamente ma anche mentalmente. Ero abbastanza fiducioso di giocare una buona partita”. Ora tocca alla sfida con Holger Rune, decisiva per il passaggio in semifinale: “Forse è questo che serve ora, è mettermi lì e concentrarmi sulla prossima partita che sarà difficile con un giocatore che sta giocando molto bene. Sono contento di affrontarlo di nuovo e di andare in campo di nuovo con un obiettivo: dare il massimo e giocare un’ottima partita. La cosa positiva nei Round Robin è che se perdi puoi qualificarti lo stesso. Io posso ancora essere eliminato, ma proviamo a stare positivi, andare in campo e dare il massimo. Dopodomani c’è da performare di nuovo al 100% se voglio vincere con Rune”.

In conferenza stampa post partita Nole Djokovic ammette che “Sinner ha meritato di vincere”. “Nei momenti importanti – ha spiegato – io non sono stato abbastanza aggressivo. Devo congratularmi con Jannik, ha giocato una partita fantastica. Quello che ho imparato da questa gara è che devo essere un po’ più deciso. Lui è stato più coraggioso nei momenti in cui bisognava esserlo. Nel tennis a volte vinci e a volte perdi, nella mia carriera ho quasi sempre vinto questo tipo di match”.

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 De Laurentiis: Osimhen? Vedremo se parte, resta un figlio

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“Osimhen partirà? Chissà, vedremo. Napoliè un posto fantastico, ci sono alcuni giocatori che si sono innamorati e ci sono rimasti come Hamsik per 11 anni. O altri per otto anni. C’è invece chi è stato attratto dal Real Madrid, dal Psg, dall’Arsenal, dal Manchester City, dal Chelsea. Quindi non puoi fermarli, soprattutto quando hanno una clausola rescissoria con cui possono essere acquistati”. All’indomani della prima vittoria di Calzona sulla panchina Napoli e della tripletta di Osimhen, il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis nel corso della lunga intervista al ‘Business of Football Summit’, un evento a Londra, promosso dal Financial Times, torna a parlare del rischio concreto di addio del centravanti nigeriano. “La clausola – ha proseguito – è una cifra molto alta, vedremo se partirà, i soldi sono l’ultimo problema del Napoli. Abbiamo sempre fatto ottimi acquisti e lo faremo in futuro. Quando vedi un giocatore andare via è come un figlio. Sei felice anche se questo figlio ha un successo fantastico ovunque”.

De Laurentiis ha confermato il suo pessimo rapporto con i procuratori dei calciatori e con gli arbitri: “Gli agenti – ha detto – sono un cancro del calcio. La classe arbitrale? Dovrebbe dipendere dai club, con cui dovrebbe dialogare perché non sia una casta ma dei collaboratori. E non esiste che un arbitro espella un allenatore. Il calcio sembra una barzelletta su questi aspetti”. E sui procuratori, il presidente azzurro ha ricordato quando scoprì Haaland, non ancora famoso: “Per me era un grandissimo giocatore mentre i miei nel club erano preoccupati perché non lo conoscevano. Era al Salisburgo, lo volevo comprare per 50 milioni. Allora Mino Raiola mi portò in un salotto e mi disse: ‘Senti di là non le dire queste cose, noi siamo amici. Per Haaland ho già provveduto io, non ti preoccupare, non ti mettere in mezzo’. Io lo fermai e lì si interruppe la trattativa. Lui aveva già organizzato tutto e percorso i suoi benefit. Raiola era professionalmente ineccepibile ma perseguiva i suoi interessi, non quelli dei club”.

De Laurentiis ha parlato anche della Superlega: “Dieci anni fa – ha detto – già proposi un campionato europeo. Il modello Champions coi sorteggi non mi piace, io voglio giocare contro tutti e quindi voglio fare un campionato vero, ma europeo e non nazionale, per quelli che hanno raggiunto determinati risultati. Quindi le squadre possono cambiare. Poi è venuta fuori la Superlega a cui sarò favorevole se sarà in grado di essere democraticamente sul mercato e assolverà dunque al problema del merito per potervi partecipare, hanno detto che partono dal 2025, si vedrà”. Discorso diverso per il prossimo Mondiale per club Fifa: “Se dovessimo battere il Barcellona e poi fare una vittoria o un pareggio, di diritto dovremmo andare noi al Mondiale per club e non la Juventus. Ma penso che il Napoli dovrebbe andarci comunque, perché se la Juve è fuori dalle coppe europee non dovrebbe essere ammessa a quella competizione Fifa”.

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De Laurentiis al Business of Football Summit del Financial Times: Juve fuori dalle coppe e…

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Con l’avvicinarsi dell’attesissima sfida tra Napoli e Juventus, l’aria si surriscalda e le polemiche non mancano. La partita, da sempre considerata la madre di tutte le battaglie, promette scintille già prima del fischio d’inizio, con accuse, dispetti e proclami che alimentano la tensione tra le due squadre.

Il presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis, ha innescato una nuova polemica durante il Business of Football Summit del Financial Times a Londra. In un’affermazione che ha fatto discutere, De Laurentiis ha sollevato dubbi sulla partecipazione della Juventus al Mondiale per club del 2025, sostenendo che l’esclusione della Juventus dalle coppe europee per violazioni del fair play finanziario dovrebbe comportare l’esclusione automatica dalla competizione mondiale.

Le dichiarazioni di De Laurentiis hanno acceso il dibattito sulla legittimità della partecipazione della Juventus al torneo mondiale, sollevando interrogativi sul sistema di punteggio UEFA e sulle conseguenze delle sanzioni per le violazioni finanziarie.

Ma le polemiche del presidente del Napoli non si fermano qui. De Laurentiis ha anche rivelato retroscena sul mercato dei trasferimenti, affermando di aver cercato di portare Erling Haaland a Napoli offrendo un’ingente somma al Salisburgo, ma che l’agente del giocatore, Mino Raiola, aveva altri piani per il suo assistito.

Oltre alle questioni legate al calcio giocato, De Laurentiis ha espresso opinioni sul futuro del calcio come business, suggerendo che per attrarre un pubblico più vasto è necessario trasmettere le partite gratuitamente in TV e migliorare l’esperienza dello stadio. Ha anche criticato il sistema delle coppe europee, sottolineando i debiti delle squadre e la mancanza di competitività finanziaria nei campionati nazionali.

Infine, De Laurentiis ha toccato il delicato argomento della Superlega europea, definendo i procuratori come “il cancro del calcio” e suggerendo che il progetto della Superlega potrebbe avere delle implicazioni positive se fosse in grado di garantire una distribuzione equa dei fondi e un merito sportivo.

Con la tensione che cresce prima della partita, non resta che attendere di vedere come si svilupperanno gli eventi sul campo e oltre. Con Napoli e Juventus che si preparano ad affrontarsi in quello che promette di essere un incontro carico di emozioni e significati.

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Cardinale: valutiamo cambiamenti nel Milan, Zlatan è la mia voce

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“Non siamo soddisfatti, dei cambiamenti potrebbero avvenire”, sono le parole che scuotono la serata del Milan a poche ore dalla partita contro la Lazio e arrivano proprio dalla voce del numero uno del club rossonero Gerry Cardinale. Il proprietario di Red Bird, intervenuto al Business of Football Summit organizzato dal Financial Times, seduto al fianco di Zlatan Ibrahimovic – non nasconde il suo malcontento per i risultati che la squadra è riuscita ad ottenere. Cardinale vuole vincere e il cambiamento, l’evoluzione non lo spaventa, anzi è necessaria.

“Penso che valuteremo i cambiamenti. Se possiamo migliorare, metteremo intorno a me persone migliori. Mi sono affidato a Zlatan – spiega Cardinale – per raccogliere le opinioni, le prospettive e i consigli sulla possibilità di un cambiamento. Direi che tutto ciò che riguarda il Milan deve cambiare. Ma forse evolvere è una parola migliore. Quindi esamineremo i metodi e il personale. Ci sono molti infortuni. Non sono soddisfatto. Zlatan non è soddisfatto del fatto che non siamo al primo posto in Serie A”.

Ancora una volta, come già accaduto nella lettera di Natale ai tifosi, pubblicata anche in quel caso qualche ora prima del match contro la Salernitana, ammette l’insoddisfazione per il rendimento della squadra. “Il Milan è una squadra molto giovane e piena di novità – ammette Cardinale – in realtà non stanno andando male. Ma questo non ci basta. Abbiamo ancora del lavoro da fare. Dei cambiamenti potrebbero avvenire”.

Centrale resta il tema degli infortuni, una situazione che Cardinale definisce “assolutamente penalizzante” perché “cerchiamo di essere attenti al modo in cui strutturiamo il monte ingaggi dei giocatori facciamo tutto questo lavoro e poi ci presentiamo senza far giocare tutti i giocatori, che senso ha?”. Fondamentale nel disegnare il futuro del Milan sarà Zlatan Ibrahimovic che, seduto al suo fianco nell’evento del Financial Times, viene definito da Cardinale il suo “delegato”.

“Io e Ibrahimovic Ci sentiamo più volte al giorno. E ha l’autorità di essere la mia voce con i giocatori, con lo staff, con tutti a Casa Milan. Questo è molto importante. E ciò che è davvero importante è che ha una grande credibilità. Il modo in cui si comporta, il modo in cui riesce a parlare ai giocatori con la voce della proprietà, è incredibilmente unico. E io voglio questo. Non voglio entrare nello spogliatoio e fare così. Voglio che sia Zlatan a farlo”. Ibra parla a nome della proprietà e ha ìquindi un ruolo cruciale all’interno del Milan. E Ibra non ha saputo dire di no “ad un’offerta che non potevo rifiutare”. “Sono eccitato, ho tanta ambizione. È tutto nuovo, parto da zero. Ho tanto da imparare, tanto da migliorare, ma tanta voglia di fare. Abbiamo grande ambizione: c’è la visione di Cardinale e la visione italiana”.

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