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Salvini sbarca a Washington e manda segnali a Trump sperando di fare una foto con lui

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“Noi ci siamo”. Matteo Salvini è appena sbarcato a Washington e a poche ore dai suoi incontri con il vicepresidente americano Mike Pence e col segretario di Stato Usa Mike Pompeo lancia un chiaro messaggio a Donald Trump: Roma in questo momento e’ molto piu’ vicina alla Casa Bianca di quanto in Europa non lo siano Berlino o Parigi. “Il nostro Paese vuole tornare a essere nel continente europeo il primo partner della piu’ grande democrazia occidentale”, ha affermato il vicepremier e ministro dell’interno parlando con i giornalisti a Villa Firenze, la residenza dell’ambasciatore d’Italia negli Usa Armando Varricchio. “Quello che diro’ a Pence e Pompeo e’ che altri Paesi europei hanno invece preso un’altra strada, mentre noi ci siamo”. Un’altra strada su vari temi su cui invece c’e’ sintonia tra le posizioni del governo italiano – e in particolare del leader leghista – e quelle della Casa Bianca targata Trump: dall’Iran, al Venezuela alla Cina. Ma soprattutto – sottolinea Salvini – sulla questione fiscale: “Dal taglio delle tasse al rilancio dell’economia locale vorrei che, chiaramente in piccolo, il governo italiano applicasse una ricetta come quella adottata dall’amministrazione statunitense, gia’ dalla prossima manovra”. La speranza di Salvini è quello di riuscire a vedere in qualche modo Trump. Foss’anche solo per farsi una foto.

Il vicepremier quindi torna alla carica sulla flat tax, e a chi gli chiede se ci siano dei margini di fronte alle resistenze di Bruxelles replica: “Ci devono essere. Poi possiamo decidere come modularla negli anni, ma il taglio delle tasse ci deve essere. In Europa – ha aggiunto – li convinceremo con i numeri e con la cortesia, altrimenti le tasse le taglieremo lo stesso. La Ue se ne faccia una ragione”. L’Unione europea, appunto: Salvini sottolinea come nei suoi colloqui cerchera’ di spiegare ai suoi interlocutori quello che sta accadendo nel Vecchio Continente, soprattutto dopo le elezioni europee. E l’altro messaggio che inviera’ alla Casa Bianca e’ altrettanto netto, certo che venga recepito dall’amministrazione Trump: “Faccio parte di un governo che in Europa non si accontenta piu’ delle briciole”. Un messaggio che indirettamente e’ rivolto anche ai suoi alleati nell’esecutivo: “Gli investimenti in ricerca e difesa sono fondamentali per l’Italia e non ci puo’ essere un governo che su questo indietreggia”. Infine i capitoli Cina e Russia. Dopo le perplessita’ espresse da Washington sull’adesione del nostro Paese alla Via della Seta, Salvini mettera’ in chiaro con Pence e Pompeo che “il business non e’ tutto”: “A volte possono esserci benefici che possono diventare gabbie. E quando c’e’ di mezzo la sicurezza non si discute. Su questo ha ragione Trump”. Per quanto riguarda Mosca per Salvini bisogna recuperare la via del dialogo: “Sarebbe un errore strategico sia commerciale sia geopolitico allontanare la Russia dall’occidente per lasciarla nelle braccia dei cinesi. Bisogna fare di tutto per riportarli al tavolo e io preferisco ragionare che tornare all’asse Mosca-Pechino”.

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La casa del ministero della Difesa all’ex ministra Trenta, il M5S duro: deve lasciarla subito

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La storia di Elisabetta Trenta, ex ministro della Difesa, che vive ancora nell’alloggio “di servizio” che le era stato assegnato quando era al governo, ha mandato in bestia anche i vertici del M5S. La denuncia del “Corriere della Sera” ha scatenato un putiferio politico. Tutti, anche nel suo partito, i Cinque Stelle, le chiedono di lasciare immediatamente l’appartamento a San Giovanni. Ma lei tiene il punto, spiegando che la casa è stata riassegnata al marito, militare, avendone pieno diritto, in osservanza di ogni regola. Ovviamente sono i partiti dell’opposizione di centrodestra i più duri ad attaccarla. Maurizio Gasparri trae spunto da questa vicenda per definire i pentastellati “moralisti “un tanto al chilo” bugiardi ed ipocriti”. Anche un’altra esponente azzurra, Licia Ronzulli , parla di “doppia morale grillina”. “Urlano ‘onestà’ ma pensano solo a occupare le poltrone e, a quanto pare, gli appartamenti di servizio” ha attaccato  la senatrice di Forza Italia. “I privilegi sono ‘di casa’ per i grillini”, e’ il commento sarcastico di Fratelli d’Italia. Irritato anche il Pd: il capogruppo dem al Senato, Andrea Marcucci chiede all’ex ministra di chiarire “velocemente” e annuncia una interrogazione urgente. Infine la presa di distanza che fa più rumore, quella del suo partito. Stefano Buffagni ha chiesto alla ex ministra esplicitamente di lasciare l’appartamento. “Ho letto stamattina la notizia dell’ex Ministro Trenta sull’immobile di pregio assegnato al marito, in cui vive. Ho altresi’ letto – sottolinea il viceministro allo Sviluppo economico – la risposta dell’ex Ministro Trenta: formalmente pare anche ineccepibile, ma non è da 5 stelle! Noi siamo nati con un’altra missione, stare nei palazzi rischia sempre di contaminarci, di cambiarci ed è contro questa “droga” che dobbiamo tenere alta l’attenzione”. “Non sono mai stato un giustizialista – prosegue Buffagni – e capisco che durante il mandato possano nascere esigenze funzionali. Ma se fosse stato uno del Pd o uno della Lega ad assegnare al marito una casa di quel genere da tenere anche dopo il mandato cosa avremmo detto?”. Non c’è bisogno di rispondere alla domanda.

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I costi milionari dell’Air Force Renzi smantellato da Di Maio

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Ci sono un po’ di numeri, seri e veri, sul noleggio dell’Airbus A340 di Stato, ribattezzato “Air Force Renzi”. Per quel velivolo voluto dall’allora premier Matteo Renzi, utilizzabile secondo precise regole, come areo di Stato,  ogni mese Alitalia pagava ad Etihad 512.198 dollari. Per lo stesso tipo di prestazione il vettore tricolore ne riceveva 590.889,60 dalla Direzione degli armamenti aeronautici. Sono le cifre che emergono per la prima volta dai contratti riservati tra l’azienda emirati e la compagnia di bandiera italiana. Sono notizie che ha tirato fuori il Corriere della Sera. Per il subnoleggio di un velivolo che avrebbe dovuto affrontare voli intercontinentali senza fare scali e dunque rifornimenti fu scelto  un A340-500, quadrimotore di Etihad, azienda che era entrata in Alitalia con il 49%. Lo Stato italiano però non poteva firmare un contratto con una società extra Ue e così siglò due accordi.
Il primo contratto, il numero 808, fu firmato tra Alitalia e ministero della Difesa il 17 maggio 2016. C’era Matteo Renzi al Governo. È un contratto di subnoleggio e comprende anche prestazioni accessorie  come manutenzione, custodia, addestramento, intrattenimento di bordo. Totale a pagare per l’Italia era 168 milioni in otto anni. Il secondo contratto – scrive il quotidiano milanese Corriere della Sera –  siglato tra Alitalia ed Etiha affrontata i costi del noleggio, i costi iniziali, rifacimento degli arredi, “incentivoal rispetto del contratto” e altro ancora. Quello che lo Stato andava a pagare era una cifra davvero pazzesca. Tanto che, come sappiamo,  il governo M5S-Lega  stracciò l’accordo con Alitalia nel luglio 2018 spingendo i commissari straordinari del vettore a fare lo stesso con Etihad. Il tutto avvenne pubblicamente, con tanto di conferenza stampa dentro l’hangar, sull’aereo noleggiato, con l’intero stato maggiore del M5S. Come potete vedere nel servizio che trovate sotto.
https://www.juorno.it/air-force-renzi-di-maio-in-diretta-su-facebook-mostra-lairbus-da-150-milioni-che-il-governo-restituisce-ad-alitalia/

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Zingaretti lancia il Pd aperto, blinda il governo e chiede al M5S scelte comuni alle Regionali

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Nicola Zingaretti da Bologna blinda il Conte bis e in vista della riforma dello statuto del Pd che sarà votata in assemblea nazionale lancia il “partito aperto”. Un tentativo di stare dietro al presente complicato di esecutivo e maggioranza, con elezioni regionali cruciali in Emilia Romagna a fine gennaio, e intanto preparare un futuro diverso. Con un occhio obbligato alle alleanze, con il M5S in primis: alleanza sulla quale il Pd sembra intenzionato a insistere a livello locale. “Siamo la forza che con maggiore determinazione sostiene le scelte che si fanno insieme – dice Zingaretti -. Bisogna motivare l’esistenza del governo, le idee sono una cosa positiva, ma evitiamo polemiche che logorano la percezione di una squadra che lavora per l’Italia. Noi ci battiamo per una vocazione unitaria”. Un secchio d’acqua sui sospetti di voler mettere fine all’esperienza del quadripartito. “Il governo deve governare bene, tutti dobbiamo aiutare a cambiare in meglio la vita degli italiani”, aggiunge il segretario. La tenuta della maggioranza si lega al tema delle alleanze anche a livello locale, gia’ in discussione a gennaio in Emilia e in Calabria. “Inviteremo chi ci vuol stare, speriamo che saremo in tanti”, afferma Zingaretti, “noi saremo presenti ovunque, non contro le destre, ma per chi vive sui territori”. “Il Pd, dalla Valle d’Aosta alla Sicilia, si presentera’ per essere il pilastro fondamentale di alleanze il piu’ larghe possibile”, insiste. Alle ‘sardine’, la piazza anti-Salvini di Bologna, inaspettatamente gremita, “in primo luogo, da italiano, dico loro ‘grazie’ – risponde il leader dem -, con grande rispetto per questa grande forza civica”. D’altronde, ha aggiunto, “io non ho mai avuto dubbi: da mesi dico che voglio un Pd che si rinnovi, si apre e rispetta la ricchezza che c’e’ in Italia”. E domani l’assemblea nazionale sara’ chiamata a discutere e votare sulle modifiche allo statuto elaborate dalla commissione per la riforma della ‘governance’ del Pd presieduta da Maurizio Martina. Il Pd diventera’ un partito che “coniuga territorio e digitale”, dice il deputato ed ex segretario reggente, un partito nel quale gli iscritti e gli elettori conteranno di piu’ nelle decisioni, a partire dalla scelta del segretario. Martina confida in una discussione proficua e risolutiva domani a Bologna, ma da 300 segretari di circoli e’ venuta una raccolta di firme per chiedere che la discussione sullo statuto prosegua. Un dibattito che si e’ acceso nella seconda giornata di ‘Tutta un’altra storia a Bologna’, con 4 mila adesioni secondo gli organizzatori. Tra il presidente del parlamento Ue David Sassoli e un video messaggio di Romano Prodi dalla Cina, il segretario della Cgil Maurizio Landini afferma che “bisogna ricostituire la rappresentanza politica del lavoro che io credo oggi non esista”. Detto alla platea di un partito che nel nuovo corso di Zingaretti aspira tra le altre cose a tornare ad essere il partito del lavoro. Landini che peraltro fa autocritica a nome del sindacato, che “ha sottovalutato la precarieta’”. A infiammare la platea c’e’ Imen Jane, nickname di Imen Boulahrajen, 25 anni, origini marocchine, che spiega l’economia in pillole ai ragazzi su Instagram. “Non potremo dare la colpa a Salvini, la colpa sara’ nostra se non riusciremo a offrire un’alternativa – dice tra l’altro la giovane dal palco -. Se non sapremo convincere un diciottenne a votarci perche’ non gli offriamo una prospettiva, un progetto di vita. Non sara’ colpa di Zingaretti o del Pd, sara’ colpa di tutti noi. Abbiamo gia’ perso abbastanza tempo in correnti e correntine”.

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