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I renziani disertano l’Assemblea nazionale, provano a lanciare Minniti ma pensano ad andarsene se…

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Che cosa pensereste se l’intero gruppo dirigente del Pd non si presenta all’Assemblea nazionale? Che c’è qualche problema nel Pd. Non possono non esserci  Matteo Renzi, Lorenzo Guerini, Luca Lotti e Maria Elena Boschi tutti assieme ad una Assemblea nazionale che deve decidere candidature e iter congressuale. Diciamo che se il gruppo renziano voleva capire se si accorgevano delle loro assenze, è stato questo l’argomento del giorno dei delegati. “È’ chiaro, senza Matteo questo partito evapora, è evanescente” chiosa Roberto Giachetti allargando le braccia. Anche su Juorno da tempo discutiamo della “voglia” di Renzi di riprendere un vecchio progetto: superare la forma partito, dare vita ad un movimento che sia centrale nello chiacchiere politico italiano, capace di dialogare a sinistra con pezzi importanti della società che nulla hanno a che vedere coi tanti gruppi massimalisti diventati irrilevanti elettoralmente.

 

Matteo Renzi. Resta a guardare, manda avanti Minniti e pensa al futuro

Per Renzi il Pd, così come è strutturato “non intercetta nulla delle proteste di piazza come Roma e Torino, anzi è di fatto assente invece che esserne punto di riferimento”. Che ci sta a fare, allora, un partito a sinistra incapace di rappresentare una massa di scontenti del Paese delle politiche dei cosiddetti populisti al Governo? Ecco perchè  Renzi rimette al centro della sua proposta il Partito della Nazione o come lo si vorrà chiamare.  Nel marketing politico italiano anche il nome Pd non è più spendibile.

Sarà scissione? Renzi lascerà il Pd? Non si capisce ancora. Certamente per ora il senatore Renzi vuole capire che cosa accade nel Pd se lui se ne disinteressa, non gioca da leader negli organismi del partito, non dà indicazioni, non partecipa alla battaglia pre congressuale.

Almeno fino alle Europee Renzi resterà alla finiste e farà bollire il Pd nella sua acqua. Avrà un profilo bassissimo ed assisterà alle epiche battaglie tra le varie anime del partito che non potranno più usarlo come foglia di fico per coprire la loro rissoso. Se anche a maggio 2019 il Pd non dovesse risalire la china, non dovesse andare oltre l’attuale 17 per cento, lontano dunque dal trionfale 41% di cinque anni fa, allora fare un suo “partito” e andare col suo gruppo sul mercato della politica, diventerebbe quasi una necessità.
Scissione? Nessuno glielo chiede, ma un non renziano che però ha seguito la linea di Renzi dice “Mah, le scissioni non portano bene” sostiene Matteo Orfini, leader di quella che un tempo fu la corrente dei giovani turchi. Al momento i renziani (tutti quelli che seguono ciecamente il leader) sono impegnati sulla candidatura di Minniti, ufficializzata oggi alla fine dell’assemblea nazionale.  Rimane in forse la candidatura di Martina, alla quale guardano esponenti come Orfini, Cuperlo, Delrio, Serracchiani. Quanto a Zingaretti, l’ unico in pista ormai da mesi, ci tiene a far sapere che lui non è il candidato delle correnti interne, al punto che ha lanciato la proposta di abolire i due euro da versare alle primarie, “così i capicorrente non porteranno più le truppe cammellate”. Poi c’è Francesco Boccia senza chance ma candidato, al momento.

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Meloni, stop al redditometro: nessun grande fratello fiscale sarà mai introdotto da questo Governo

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– Stop o meglio ‘pause’ per il cosiddetto redditometro. Ad annunciarlo la premier Giorgia Meloni in un video postato sui social. ”Nessun Grande Fratello Fiscale sarà mai introdotto da Fratelli d’Italia, dal centrodestra, da questo governo – torna a ribadire -. Noi siamo sempre stati contrari a meccanismi invasivi come il redditometro, applicati a persone oneste e la nostra posizione non è cambiata. Abbiamo ereditato una situazione però molto pericolosa nella quale non c’è alcun limite al potere discrezionale dell’amministrazione finanziaria di contestare incongruenze tra il tenore di vita e il reddito dichiarato. Da qui la necessità di emanare un decreto ministeriale che prevedesse precise garanzie per i contribuenti. Quel decreto ha però prodotto diverse polemiche”, riconosce la presidente del Consiglio. “Allora oggi – annuncia – ho incontrato il viceministro Leo, ci siamo confrontati sui contenuti del decreto che era stato predisposto dagli uffici del ministero dell’Economia e delle Finanze, e siamo giunti alla conclusione che sia meglio sospendere questo decreto in attesa di ulteriori approfondimenti perché il nostro obiettivo è e rimane quello di contrastare la grande evasione e il fenomeno inaccettabile ad esempio di chi si finge nullatenente ma gira con il suv o va in vacanza con lo yacht senza però per questo vessare con norme invasive le persone comuni”.

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Campi Flegrei, Musumeci: resta allerta gialla, in sicurezza infrastrutture pubbliche e stop a nuove case

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“Non ho letto la relazione della commissione Grandi Rischi che si è riunita sui Campi Flegrei, ma credo che confermerà l’allerta gialla. Non so se ci sono stati pareri divergenti, non lo escludo”  ha detto il ministro per la Protezione civile, Nello Musumeci, in conferenza stampa a Palazzo Chigi, al termine del vertice interministeriale sull’attività sismica.

Per la messa in sicurezza delle strutture pubbliche e private “ci vorranno oltre 500 milioni di euro per una stima complessiva. Potremo essere piu’ precisi nei prossimi giorni”  ha dichiarato Musumeci che ha sottolineato come i tecnici stiamo lavorando per la verifica della vulnerabilità degli edifici privati: “escludiamo le case abusive e le seconde case. La ricognizione richiederà qualche mese di tempo, subito dopo il governo valutera’ l’importo e determinera’ l’intervento”, ha aggiunto.

“E’ stato fatto un errore nel passato, ovvero incoraggiare nuove costruzioni in quell’area e posso dire che questo governo si adopererà con una apposita norma per vietare nuove costruzioni nella zona del bradisismo” ha annunciato il ministro. “Non è possibile pensare a un piano di evacuazione preventivo e al tempo stesso un piano di sviluppo urbanistico”, ha aggiunto Musumeci.

“Stiamo cercando di capire se non sia anche utile la strada di sostenere il cittadino che volesse delocalizzare, che dice ‘non vogliamo più stare qui’. Il governo deve sostenere questa scelta, accompagnarla o girarsi dall’altra parte? È un’ipotesi che non mi sembra da sottovalutare, ci stiamo ragionando: stasera abbiamo posto il tema al centro dell’agenda” ha detto il ministro Musumeci, al termine del vertice interministeriale sull’attività sismica nei Campi Flegrei. Confermando “l’intenzione del governo di impegnare risorse”, ha spiegato, “escludo il metodo del sisma bonus: troveremo soluzioni alternative, adeguate, più celeri”.

 

 

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Arriva il decreto taglia-liste di attesa

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E’ pronto il decreto per ridurre le liste di attesa per esami e viste nella sanità pubblica e sarà sul tavolo del Consiglio dei ministri il prossimo 3 giugno. Ad annunciarlo il ministro della Salute Orazio Schillaci in occasione della presentazione alla Camera di un’indagine conoscitiva sulla medicina dell’ Emergenza- urgenza e sui pronto soccorso. Quello dei tempi lunghi per gli esami nelle strutture pubbliche è un “problema annoso” e “una assoluta priorità su cui stiamo per intervenire con un provvedimento importante che ha una visione strutturale del fenomeno e disciplina i diversi fattori che concorrono ad allungare le liste d’attesa”, ha ribadito il ministro. L’obiettivo del provvedimento “è fare in modo che tutti i cittadini abbiano sempre garantita l’erogazione della prestazione e che avvenga nei tempi giusti”. Un traguardo che “vogliamo raggiungere con misure dirette alle Regioni e alle aziende, anche con un attento controllo sul percorso delle prenotazioni. E questo non può prescindere da un più puntuale e trasparente monitoraggio dei reali tempi d’attesa”. Il provvedimento, evidenzia Schillaci, “tutela il cittadino e il suo diritto alle prestazioni e riorganizza procedure che a oggi non si sono dimostrate efficaci, a partire da quello che ho detto da quando sono diventato ministro, che è quello di avere un unico Cup di prenotazione”, ha aggiunto.

Dell’abbattimento delle liste d’attesa ha parlato più volte recentemente anche il presidente dell’Istituto superiore di Sanità Rocco Bellantone, indicando tra le altre anche la necessità di misure come quella di acquistare prestazioni dai privati per smaltire gli elenchi dei pazienti troppo lenti nelle strutture pubbliche. Le liste di attesa sono anche uno dei temi affrontati nell’indagine avviata dalla Commissione Affari Sociali della Camera sulle criticità della medicina dell’emergenza-urgenza e dei pronto soccorso presentata oggi. L’obiettivo dell’indagine era individuare delle soluzioni sostenibili una volta messe a fuoco le cause principali, grazie al contributo degli esperti, nei vari settori, intervenuti in audizione. Sono stati ricordati i problemi legati al sovraffollamento delle strutture di pronto soccorso (overcrowding) e ai tempi di attesa per il successivo ricovero (boarding).

Gli accessi al pronto soccorso hanno raggiunto numeri elevatissimi, che secondo le stime supererebbero i 20 milioni l’anno. Tra le cause riscontrate ci sono la carenza di personale medico e infermieristico: nel settore dell’emergenza-urgenza si stima manchino oltre 4.500 medici e circa 10.000 infermieri. Ma anche la disaffezione per la medicina di emergenza-urgenza, l’elevato numero di accessi impropri e anche il progressivo invecchiamento della popolazione. Tra le possibili soluzioni a queste problematiche l’indagine indica il potenziamento della medicina del territorio, come anche appunto la riduzione delle liste di attesa, che “rappresenta una delle cause principali del sovraffollamento dei pronto soccorso”. Il documento suggerisce inoltre una riorganizzazione del sistema dell’emergenza-urgenza: in questo caso tra le misure indicate c’è l’implementazione di percorsi alternativi per la presa in carico e la cura di situazioni classificabili come ‘urgenze minori’, quali i percorsi a gestione infermieristica e i percorsi di presa in carico precoce ‘fast track’, attivabili per codici a bassa e media complessità assistenziale. Secondo il documento non c’è soluzione indicata che non passi dal superamento dei tetti di spesa per consentire il reclutamento di nuovo personale sanitario. Uno degli strumenti ritenuto idoneo ad attrarre il personale sanitario verso questo settore è la previsione di incentivi, non solo economici.

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