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Cronache

Offese Napolitano perchè era napoletano, ordine di arresto per Bossi che però non va in cella

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Offese il presidente della repubblica Giorgio Napolitano. É stato condannato. E oggi per lui c’era un ordine di carcerazione. Umberto Bossi, però, non é stato arrestato. Ha un mese per scegliere la pena alternativa. I fatti reguardano quanto accaduto il 29 Dicembre del 2011 quando l’allora leader della Lega presenziò ad Albino, in provincia di Bergamo, alla seconda edizione del Berghém frecc. Durante la festa provinciale del Carroccio il fondatore del partito si riferì all’allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano apostrofandolo con il termine “terun” ed accennò al gesto delle corna con la mano. Non solo, il leader del Carroccio ci mise  il solito carico di volgarità: “Mandiamo un saluto al presidente della Repubblica. Napolitano, Napolitano, nomen omen, non sapevo fosse un terun’’. Ovviamente il buon Bossi non amava che Napolitano fosse anche Napoletano.

In ogni caso l’ordine di esecuzione della pena e il decreto di sospensione del medesimo consente a Bossi di chiedere entro trenta giorni di accedere una delle misure alternative di detenzione: l’affidamento in prova ai servizi sociali, la detenzione domiciliare, la semilibertà, la sospensione dell’esecuzione della pena detentiva e l’affidamento in prova. L’atto della procura generale di Brescia, ovviamente, avverte Bossi che l’esecuzione della pena avrà corso immediato nei casi il fondatore del Carroccio non opti per alcuna delle pene alternative.

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Cronache

Evasione fiscale per 33 milioni, coinvolti 47 dentisti

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Studi dentistici di due regioni, 80 professionisti controllati e 47 indagati, per un totale di 33 milioni di euro nascosti al fisco. È alle battute finali l’inchiesta della procura di Bari sulla maxi evasione fiscale che ha coinvolto dentisti di Puglia e Basilicata. Nei giorni scorsi la Guardia di finanza ha sottoposto a sequestro preventivo oltre cinque milioni di euro, presunto profitto di dichiarazioni fraudolente tra il 2016 e il 2020. Le indagini sono partite dopo una verifica fiscale di routine nei confronti di un dentista della provincia di Bari, e hanno consentito di individuare in un ingegnere informatico di Palo del Colle (Bari), Tommaso Carbone, il creatore e il fornitore di un software gestionale (‘Suite Medical Gold’) che permetteva ai professionisti di tenere una contabilità parallela di tutte le prestazioni non regolarmente fatturate o fatturate soltanto in parte.

Per accedere al software era sufficiente collegare un dispositivo esterno (una pendrive o un hard disk) al computer, premere il tasto F12 della tastiera e immettere una password. Una volta entrati nel sistema gestionale si potevano creare le schede clienti e inserire le operazioni tenute nascoste al fisco. Poi, una volta finito, bastava scollegare il dispositivo su cui era installato il software per non lasciare alcuna traccia sul computer utilizzato. L’ingegnere, secondo quanto emerso dalle indagini, avrebbe anche creato delle chat con i professionisti nelle quali faceva riferimento alla contabilità parallela e invitava i suoi clienti alla prudenza, evitando di parlare al telefono di come gestire il programma (“Non ti devo rispondere, quando ci vediamo mi fai tutte le domande”, avrebbe detto a un cliente come risulta dagli atti).

Già nel 2021 la finanza sequestrò diversi dispositivi a professionisti di tutta la provincia di Bari, alcuni dei quali iniziarono da subito a regolarizzare la propria posizione con il fisco. Negli anni successivi, infatti, il volume d’affari dichiarato dai professionisti coinvolti aumentò in media del 56%, con picchi anche del 150%. “Invitiamo i cittadini – ha esortato il procuratore di Bari, Roberto Rossi – a chiedere sempre ricevute e fatture. Si pensa che non facendolo si risparmi, ma non è così perché” i pagamenti in nero “provocano un effetto sul sistema globale. Sono debiti che lasciamo ai nostri figli”. “Un recupero da 33 milioni di euro come quello di oggi – ha concluso – vale in concreto un ospedale”.

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Cronache

Stop agli autovelox sotto 50km/h, arriva il decreto

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Arriva la stretta sugli autovelox: stop ai dispositivi di rilevamento della velocità su tratti di strada a 50km/h. Il ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, Matteo Salvini, è pronto a varare il decreto “per una omologazione nazionale” degli autovelox. “Non può esserci il fai da te”, ha detto. “Per salvare vite vicino a scuole, ospedali, una curva pericolosa ci sta, ma piazzati dalla sera alla mattina su stradoni per tassare gli automobilisti hanno poco a che fare con la sicurezza”, ha sottolineato Salvini, aggiungendo, inoltre, che i sindaci “dovranno spiegare perché li mettono e dove e con quale motivazione”. Secondo quanto ha spiegato la deputata delle Lega e componente della Commissione Trasporti della Camera, Elena Maccanti, “ci sono due provvedimenti sugli autovelox, uno è inserito nel codice della strada”, mentre quello di vietare l’installazione degli autovelox sulle strade a 50km/h “è dentro un decreto ministeriale attualmente all’esame della Conferenza Unificata, previsto da una legge del 2010 che Salvini sta sbloccando dopo 13 anni, e che passerà”.

In commissione Trasporti della Camera è in corso l’esame del ddl sulla riforma del codice della strada. E sempre Maccanti ha fatto sapere che “entro domani chiudiamo l’esame di tutti gli emendamenti” e “saremo in Aula alla Camera per la discussione generale il primo marzo”. Tra gli emendamenti approvati finora, uno riguarda una disposizione specifica per gli autovelox. “Nel caso in cui si prendano più multe per autovelox nello stesso tratto stradale, in un periodo di tempo di un’ora e di competenza dello stesso ente si paga una sola sanzione: quella più grave aumentata di un terzo, se più favorevoli”, si legge nel provvedimento. Tra le altre misure, arriva la terza fascia sui guard rail a tutela dei motociclisti e la ztl in aree tutelate dall’Unesco. Battuto in Commissione il governo sull’alcolock.

“E’ stato approvato contro il volere del governo il nostro emendamento che chiede al Mit di chiarire la tipologia di officine autorizzate all’installazione dell’alcolock all’interno delle autovetture”, ha spiegato il capogruppo del Partito Democratico nella commissione, Anthony Barbagallo. E contemporaneamente alla riforma del codice, il Mit per promuovere la sicurezza stradale lancia tre spot con l’aiuto di vip, piloti e influencer. “Fai l’unica scelta possibile”, è il titolo della campagna. Gli spot hanno come obiettivo la sensibilizzazione di guidatori, in particolare giovani, affrontando tre delle principali cause di incidenti: la distrazione del telefono al volante, l’utilizzo di sostanze stupefacenti e le “challenge” filmate con lo smartphone. La campagna istituzionale verrà diffusa nei prossimi giorni sui canali Rai e su diverse emittenti locali.

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Cellulari e droga in cella di un boss della camorra

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Dieci telefonini nuovi, 5 microtelefoni e 30 grammi di una “sostanza sospetta, con molta probabilità cocaina”, sono stati trovati poco fa, secondo quanto comunica l’Osapp, nella cella di un boss della camorra all’interno del carcere di Avellino. “Si tratta – dice Leo Beneduci, segretario generale dell’Osapp, sindacato di polizia penitenziaria – dell’ennesimo evento critico occorso nella struttura penitenziaria irpina, a dimostrazione che non solo in quel carcere non si scherza ma che vi sono posti costantemente in dubbio sicurezza e legalità, anche nell’interesse della Collettività esterna. Ancora una volta chiediamo a gran voce per Avellino come per tutte le infrastrutture penitenziarie a rischio sul territorio nazionale il rafforzamento di organici e degli strumenti di lavoro e di tutela per il Corpo di Polizia penitenziaria e la riorganizzazione della politica penitenziaria nazionale”. Solo ieri nello stesso carcere un detenuto si era opposto al suo trasferimento minacciando, anche con un tirapugni, alcuni agenti e il direttore del carcere.

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