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Meloni a Tripoli, patto sul gas e trattativa sui migranti 

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Un accordo da 8 miliardi di dollari per aumentare la produzione di gas a favore del mercato interno libico e garantire l’esportazione in Europa. Un’intesa per supportare la Libia con cinque imbarcazioni attrezzate nel campo della ricerca e soccorso di migranti in difficoltà in mare. A Tripoli Giorgia Meloni ha rassicurato le autorità locali che l’Italia “è pronta ad aiutare” la sua crescita e il percorso verso elezioni “in tempi rapidi”. Ma ha anche avvertito che senza una stabilizzazione del Paese, ancora diviso in due governi a oltre un anno dal rinvio delle elezioni, tutto rischia di essere vano. E ha chiesto di “trovare soluzioni strutturali e verificabili” sul contenimento dell’immigrazione irregolare. A pochi giorni dalla visita ad Algeri, accompagnata dai ministri degli Esteri e dell’Interno, Antonio Tajani e Matteo Piantedosi, la premier fa tappa in un altro Paese del Nord Africa, secondo appuntamento di un percorso – che potrebbe presto portarla anche in Tunisia – studiato per lanciare il suo Piano Mattei. L’idea dell’Italia come hub per redistribuire il gas in Europa si intreccia con la volontà di un cambio di approccio su immigrazione e cooperazione, per “aiutare i Paesi africani a crescere e diventare più ricchi”. Meloni pretende una svolta da Bruxelles, e su questo insisterà anche nel Consiglio europeo del 9-10 febbraio: “Il tema deve riguardare l’Ue nel suo complesso”.

Cruciale, però, resta la collaborazione dei Paesi di partenza. Negli incontri con il primo ministro del Governo di unità nazionale libico, Abdul Hamid Dbeibah, e il presidente del Consiglio presidenziale, Mohammed Yunis Ahmed Al-Menfi, Meloni, a quanto si apprende, ha spiegato di apprezzare gli sforzi delle autorità locali per contenere le partenze, sottolineando che però ultimamente sono aumentate. Da qui la necessità “intensificare” l’impegno, di trovare “soluzioni più efficaci”, con risultati “verificabili”, anche “in collaborazione con l’agenzia Onu sul campo”. Intanto i ministri degli Esteri dei due Paesi hanno siglato un accordo per “potenziare le capacità e la cooperazione con l’autorità libica in relazione alla guardia costiera”. Un patto “vergognoso” perché consegna “5 motovedette a chi si è reso responsabile di torture e stupri ai danni dei migranti”, ha protestato Angelo Bonelli (Avs), invitando la premier “a leggere il rapporto choc dell’Onu che svelò la detenzione arbitraria, le torture e gli stupri a cui sono sottoposti i migranti per mano della guardia costiera libica”. Piantedosi, con il suo omologo, ha poi messo le basi per “una task force congiunta” su flussi migratori, lotta al terrorismo e contrasto al narcotraffico. L’intesa clou è però quella sul gas con la compagnia petrolifera nazionale (Noc), attraverso cui l’Eni “rafforza la sua posizione come primo operatore in Libia”, ha sottolineato l’ad Claudio Descalzi.

“Un chiaro segnale che il settore petrolifero in Libia è privo di rischi”, la tesi del presidente della Noc, Farhat Omar Bengdara. L’accordo, però, è stato contestato nelle scorse settimane dall’altro esecutivo libico (non riconosciuto dalla comunità internazionale), quello guidato da Fathi Bashagha. Un scenario ancora più incerto per il ruolo del generale Khalifa Haftar, che controlla la Cirenaica. Dove si trovano vari campi petroliferi, dove fanno base molti scafisti e dove è segnalata l’attività dei mercenari russi della Wagner. Meloni ha “auspicato” che l’impegno del governo di Dbeibah a indire elezioni “possa tradursi rapidamente in azioni concrete, con la mediazione dell’Onu”. Un “ampio compromesso politico nazionale”, ha aggiunto, può “aiutare a sbloccare l’attuale situazione di stallo”. Rilanciando l’impegno per l’autostrada prevista dal trattato Italia-Libia del 2008 e sottolineando l’importanza di dare standard di sicurezza all’aeroporto di Tripoli, la premier ha poi promesso che l’Italia “farà la sua parte, per assicurare una maggiore unità di intenti da parte della comunità internazionale sul dossier libico ed evitare il rischio che alcune influenze lavorino per destabilizzare il quadro piuttosto che favorirlo”. 

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Cronache

Campi Flegrei, la terra trema ancora: 3.6, epicentro in mare

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Ancora una scossa di magnitudo superiore a 3 (3.6) nella zona dei Campi Flegrei, stavolta però l’epicentro viene localizzato in mare, nel golfo di Pozzuoli, al largo di Baia. La profondità, 3,9 km, ha fatto sì che venisse ben percepita dalla popolazione della zona flegrea ed anche in alcuni quartieri di Napoli, soprattutto ai piani alti. La scossa ha dato un altro colpo ai nervi già tesi della gente che ha dormito in strada, nelle tende o arrangiandosi anche sulle panchine cittadine. Alcuni palazzi lesionati, sgomberato il carcere femminile, proseguono i controlli degli edifici. Oggi nel Consiglio dei Ministri si tratterà la questione Campi Flegrei.

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Esteri

Ex modella accusa Sean Combs di molestie sessuali

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Una ex modella ha denunciato l’impresario del rap Sean ‘Diddy’ Combs accusandolo di averla costretta a un atto di sesso orale non voluto undici anni fa nel suo studio di registrazione di New York. Nella denuncia, Crystal McKinney afferma di esser stata invitata da uno stilista di cui non viene fatto il nome a partecipare a un evento della settimana della moda maschile in un ristorante di Manhattan.

Lì la donna, all’epoca 22enne, avrebbe incontrato Combs che più tardi l’avrebbe invitata nello studio di registrazione, dove l’avrebbe fatta bere e costretta a un atto di sesso orale in un bagno. La McKinney dice di aver poi perso i sensi e di essersi svegliata su un taxi, cosciente di esser rimasta vittima di una aggressione sessuale. La denuncia è l’ultima in una serie che vedono al centro il mogul dell’hip hop. Combs ha patteggiato per una somma imprecisata con l’ex compagna Cassie Ventura, ma altre tre donne lo hanno denunciato per stupro e in marzo le ville del rapper a Los Angeles e Miami sono state al centro di blitz della polizia nell’ambito di un’inchiesta per traffico di persone a scopo sessuale.

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Il ministro Crosetto ricoverato d’urgenza in ospedale

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Il Ministro della Difesa Guido Crosetto ha lasciato in anticipo il Consiglio Supremo di Difesa per essere trasportato d’urgenza in ospedale. La notizia è stata resa nota dal Ministero della Difesa, che ha confermato il ricovero del ministro presso l’ospedale San Carlo di Nancy a Roma.

Crosetto si era presentato autonomamente al pronto soccorso il 13 febbraio scorso, lamentando forti dolori al petto. I primi accertamenti, compresa una coronografia, rilevarono una sospetta pericardite, successivamente confermata dagli esami successivi. La pericardite è un’infiammazione del pericardio, la membrana che avvolge il cuore. Fortunatamente, i medici precisarono che non si erano verificati versamenti di liquido tra le membrane, situazione che avrebbe richiesto un intervento immediato. Inoltre, le analisi avevano escluso danni cardiaci.

Il Ministro aveva già subito un ricovero nel 2013 per questioni simili. Dopo due giorni, Crosetto era stato dimesso dall’ospedale in buone condizioni di salute.

Auguri di pronta guarigione sono arrivati da esponenti del governo e di tutte le forze politiche.

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