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Maradona e Partenope: due miti che si incontrano sulle mura esterne di Castel dell’Ovo

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Questa volta sarà Castel dell’Ovo a diventare schermo per il prossimo omaggio della città al Pibe de Oro. Le mura esterne, affacciate sulle acque del lungomare di Napoli, dalle 18,00 di oggi pomeriggio, si trasformeranno in un gigantesco monitor dal quale fluiranno 100 foto del fotogiornalista napoletano Sergio Siano, che seguì dal suo arrivo a Napoli il fuoriclasse argentino, diventandone senza dubbio uno dei maggiori custodi delle sue gesta e formidabili giocate.

Alle 18,00 e per un’ora, scorreranno le immagini, scattate da Siano, della ‘Mano de Dios’, in questa particolare iniziativa ideata e voluta fortemente da Mario Spada, anch’egli fotografo e animatore nel corso del primo lockdown del progetto «Proiezioni da Casa Spada», dove dal balcone di casa sua, dal 12 marzo al 17 luglio, il fotografo napoletano proiettò  sulle mura interne di Porta San Gennaro 65 progetti fotografici di altrettanti autori da tutto il mondo, illuminando le mura della antica porta d’ingresso alla città nel periodo di totale assenza umana per le strade cittadine. L’evento di questa sera oltre all’ideatore, che l’ha concepita insieme a Fabrizio Borbone, vede la collaborazione di CFI Centro di Fotografia Indipendente, Asilo Filangieri e Area Live ed è promossa dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli e realizzata grazie all’apporto tecnico e la professionalità di Antonio Ruggiero, il progetto si avvale di un potentissimo proiettore, di 30000 ansilumen, capace di coprire tutta l’area delle mura basse  a sinistra del castello. Con questa proiezione, il mito di Maradona si intreccerà a quello di Partenope regalandoci una cartolina indelebile incastonata nel mare del Golfo che abbraccerà per l’ultima volta il suo figlio adottivo più amato.

 

Fotogiornalista da 35 anni, collabora con i maggiori quotidiani e periodici italiani. Ha raccontato con le immagini la caduta del muro di Berlino, Albania, Nicaragua, Palestina, Iraq, Libano, Israele, Afghanistan e Kosovo e tutti i maggiori eventi sul suolo nazionale lavorando per agenzie prestigiose come la Reuters e l’ Agence France Presse, Fondatore nel 1991 della agenzia Controluce, oggi è socio fondatore di KONTROLAB Service, una delle piu’ accreditate associazioni fotografi professionisti del panorama editoriale nazionale e internazionale, attiva in tutto il Sud Italia e presente sulla piattaforma GETTY IMAGES. Docente a contratto presso l’Accademia delle Belle Arti di Napoli., ha corsi anche presso la Scuola di Giornalismo dell’ Università Suor Orsola Benincasa e presso l’Istituto ILAS di Napoli. Attualmente oltre alle curatele di mostre fotografiche e l’organizzazione di convegni sulla fotografia è attivo nelle riprese fotografiche inerenti i backstage di importanti mostre d’arte tra le quali gli “Ospiti illustri” di Gallerie d’Italia/Palazzo Zevallos, Leonardo, Picasso, Antonello da Messina, Robert Mapplethorpe “Coreografia per una mostra” al Museo Madre di Napoli, Diario Persiano e Evidence, documentate per l’Istituto Garuzzo per le Arti Visive, rispettivamente alla Castiglia di Saluzzo e Castel Sant’Elmo a Napoli. Cura le rubriche Galleria e Pixel del quotidiano on-line Juorno.it E’ stato tra i vincitori del Nikon Photo Contest International. Ha pubblicato su tutti i maggiori quotidiani e magazines del mondo, ha all’attivo diverse pubblicazioni editoriali collettive e due libri personali, “Chetor Asti? “, dove racconta il desiderio di normalità delle popolazioni afghane in balia delle guerre e “IMMAGINI RITUALI. Penitenza e Passioni: scorci del sud Italia” che esplora le tradizioni della settimana Santa, primo volume di una ricerca sui riti tradizionali dell’Italia meridionale e insulare.

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Molestò 4 bimbe nel centro ippico, processo a Milano

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Per avere molestato quattro bambine, tra i 5 e i 9 anni, in un maneggio alle porte di Milano, verra’ processato con rito abbreviato con l’accusa di violenza sessuale aggravata un 25enne originario di Voghera (Pavia), ma residente a Cesano Boscone, nel milanese. Gli episodi sono avvenuti tra febbraio 2018 e novembre 2019, tutti all’interno del centro ippico alle porte del capoluogo lombardo dove le ragazzine frequentavano un corso di equitazione. Stando all’indagine del pm Rossana Guareschi, che ha chiesto il rinvio a giudizio, gli abusi sarebbero avvenuti nella selleria. L’uomo, che frequentava il posto perche’ proprietario di uno dei cavalli, le avrebbe prima spinte all’interno di questo luogo appartato del maneggio per molestarle, e brandendo un coltello, le avrebbe minacciate di ucciderle se avessero raccontato le violenze. Il processo, in abbreviato, che consente lo sconto di un terzo della pena, iniziera’ il prossimo 11 febbraio davanti al gup Alessandra Dal Corvo. Quel giorno chiederanno di costituirsi parti civili i genitori di due delle ragazzine, assistiti dall’avvocato Solange Marchignoli.

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Il Csm rassicura alcuni pm e politici finti moralisti: Maresca è libero di candidarsi, anche a sindaco di Napoli

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“Ai sensi dell’art. 51 della Costituzione, tutti i cittadini possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive. Tale diritto, di primario rilievo in un ordinamento a base democratica, spetta anche ai magistrati, per i quali il Costituente ha previsto unicamente la possibilità che, con legge primaria, siano poste ‘limitazioni al diritto di iscriversi ai partiti politici’. Non vi è poi una norma — si legge ancora nella delibera — che precluda ai magistrati di candidarsi per competizioni di natura amministrativa all’interno del circondario o del distretto nel quale esercitino le proprie funzioni”. “Catello Maresca ha pieno diritto di candidarsi per competizioni elettorali amministrative in Campania e nella provincia di Napoli, ivi comprese quelle relative al sindaco della città di Napoli. Non risulta poi che Maresca si sia reso autore di condotte tali da far ritenere concreto ed attuale un significativo appannamento della sua indipendenza ed imparzialità quale magistrato in servizio”. E ancora: “Maresca non ha mai dichiarato pubblicamente di essere candidato né ha mai svolto tipica e manifesta attività da campagna elettorale. È vero che risulterebbe aver intrattenuto contatti con personalità politiche, locali e nazionali, anche e proprio per valutare una sua possibile candidatura come sindaco di Napoli; tuttavia tali contatti di per sé non possono acquisire rilievo in quanto prodromici alla presentazione di una legittima candidatura”. Con questa motivazione la prima commissione del Consiglio superiore della magistratura ha chiesto al plenum di archiviare le accuse nei confronti di Catello Maresca. È questa la risposta, l’ennesima, alle insinuazioni, alle polemiche inutili, alle offese sul filo della querela (quasi mai superata) di qualche ex magistrato politicizzato in pensione o qualche attuale magistrato di sinistra che da sempre fa incetta di incarichi in ministeri e commissioni parlamentari senza aver quasi mai svolto le funzioni di inquirente, che avevano(ed hanno) paura di una possibile candidatura di Maresca a sindaco di Napoli. La prima Commissione del Csm prova così a rassicurare alcuni magistrati politicizzati che provano ad infangare la figura di magistrato integerrimo di Maresca. Una reputazione, quella di Maresca, costruita con arresti di mafiosi, sequestri di beni per centinaia di milioni di euro di mafiosi. Nelle prossime ore sarà dunque archiviata la pratica relativa all’ipotesi di candidatura a sindaco di Maresca perchè “ha pieno diritto di candidarsi per competizioni elettorali amministrative in Campania e nella provincia di Napoli, ivi comprese quelle relative al sindaco della città di Napoli”. E perchè “non risulta poi che Maresca si sia reso autore di condotte tali da far ritenere concreto ed attuale un significativo appannamento della sua indipendenza ed imparzialità quale magistrato in servizio”. Tutto finito? Tutto chiarito? Nel plenum non mancheranno certe le polemiche di qualche magistrato politicizzato. Due settimane, tale Giuseppe Cascini, un magistrato di una corrente politica dell’Anm, aveva sollecitato la necessità di approfondire la questione contestando al Csm un “atteggiamento ondivago sui rapporti fra politica e magistratura”. Chi è Giuseppe Cascini? Per farsi una idea, basta andare sul motore di ricerca Google e scrivere queste tue parole: “Giuseppe Cascini”. A Cascini, oggi consigliere togato di sinistra del Csm, rispose  Nino Di Matteo, il magistrato antimafia a Palermo eletto come indipendente al Csm, che aveva invece invitato a distinguere il caso Maresca, la cui candidatura è un’ipotesi “di cui si parla solo in articoli di stampa”, da altre vicende di magistrati vicini alla politica.

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Piazza San Carlo, 2 morti e 1600 feriti: condannati la sindaca di Torino Appendino e altri 4 imputati

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Sono stati tutti condannati a un anno e sei mesi i 5 imputati – tra cui la sindaca di Torino Chiara Appendino – nel processo con rito abbreviato per i fatti di piazza San Carlo. Il procedimento si riferisce a quanto accadde nel capoluogo piemontese la sera del 3 giugno 2017, durante la proiezione su maxischermo della finalissima di Champions League: una serie di ondate di panico tra la folla portarono a 1.600 feriti e in seguito alla morte di due donne a causa delle lesioni subite. La sentenza del gup Maria Francesca Abenavoli riguarda, oltre ad Appendino, l’ex capo di gabinetto del Comune Paolo Giordana, l’allora questore Angelo Sanna, l’architetto Enrico Bertoletti e l’ex presidente dell’Agenzia Turismo Torino, Maurizio Montagnese. Un sesto imputato, Danilo Bessone, esponente di Turismo Torino, ha chiesto e ottenuto di patteggiare un anno e sei mesi. Tutti hanno ottenuto la sospensione condizionale della pena. Le accuse mosse dalla procura erano disastro, lesioni e omicidio colposo. Dice di provare “amarezza” la sindaca di Torino, Chiara Appendino, che in un lungo post su Facebook commenta la condanna per i fatti di piazza San Carlo. Appendino sottolinea di non avere intenzione di sottrarsi alle responsabilita’, ma “e’ altrettanto vero che oggi devo rispondere, in quanto sindaca, di fatti scatenati da un gesto – folle – di una banda di rapinatori”, aggiunge sostenendo che sul “difficile ruolo dei sindaci forse andrebbe aperta una sana discussione”. Appendino conclude dicendosi “fiduciosa di riuscire a far valere le nostre tesi nei prossimi gradi di giudizio”.

“Questa tragica vicenda mi ha segnato profondamente”. E’ un passaggio del lungo post su Facebook in cui la sindaca di Torino, Chiara Appendino, commenta la sua condanna a un anno e mezzo per i fatti di piazza San Carlo. “Quei giorni e i mesi che sono seguiti sono stati i piu’ difficili sia del mio mandato da sindaca sia della mia sfera privata, personale – aggiunge la prima cittadina -. E il dolore per quanto accaduto quella notte e’ ancora vivo e lo portero’ sempre con me”.

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