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L’esercito ucraino avanza a sud, Zelensky apre al negoziato in Crimea

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A Robotyne la bandiera di Kiev sventolava già da alcuni giorni, ma la conferma ufficiale che il villaggio dell’Ucraina meridionale fosse stato liberato dall’occupazione russa ancora non c’era. E’ arrivata oggi, tramite la viceministra della Difesa Anna Malyar. Una notizia che segue di poche ore l’intervista rilasciata da Volodymyr Zelensky in cui il presidente ucraino non soltanto ha aperto a una possibile soluzione politica sulla Crimea, ma ha addirittura sostenuto che un tale scenario sarebbe “preferibile” perché eviterebbe nuove vittime. Zelensky non ha mai nascosto che per sedersi al tavolo dei negoziati bisognava essere in una posizione di forza: forse qualcosa di simile sta cominciando a verificarsi.

La presa di Robotyne, che si trova nella regione di Zaporizhzhia, potrebbe infatti apparire come una piccola vittoria, ma è in realtà strategicamente importante perché il villaggio si inserisce in uno snodo fondamentale per l’avanzata ucraina verso sud, data la sua posizione che lo vede come uno dei vertici di un triangolo immaginario che comprende anche Mariupol (a circa 150 chilometri) e Melitpol (distante quasi 90 chilometri). Un’avanzata che Mosca smentisce, riferendo che truppe del Cremlino avrebbero respinto sette tentativi di attacco nelle località di Robotyne e Verbovoe. Sicuramente la controffensiva ucraina sta profondendo uno sforzo importante in quella direzione, come richiesto dagli Stati Uniti che avevano parlato della rottura delle prime linee di difesa russe sul fronte meridionale.

Il think thank a stelle e strisce Institute for the Study of War ha spiegato che in quest’area le forze del Cremlino hanno creato una barriera difensiva fatta da campi minati e fossati anticarro ma, una volta superata, ad attendere i soldati ucraini c’è una seconda linea fortificata che appare più facile da penetrare rispetto alla prima. Sulle retrovie, nelle zone ancora occupate dalle forze russe, il fuoco di Kiev si scaglia ancora su Energodar, la città della regione di Zaporizhzhia dove si trova la centrale nucleare. Dopo aver rivendicato di aver colpito la sede dei servizi segreti russi (Fsb) il 23 agosto, l’intelligence del ministero della Difesa di Kiev (Gur) ha pubblicato il video di un attacco che sarebbe stato portato a termine il 28 agosto in una sede della polizia, dove si sarebbero trovate le forze del leader ceceno Ramzan Kadyrov.

Ci sarebbero morti e feriti, ma il numero di questi è difficile da stabilire. La situazione sul fronte meridionale potrebbe diventare ancora più calda nelle prossime settimane. Il segnale arriverebbe proprio dalle scelte dei vertici ucraini di portare via i bambini da due distretti della regione sud-orientale di Zaporizhzhia, vicine alle zone del fronte dove stanno infuriando i combattimenti. “Dobbiamo evacuare cinque insediamenti, 54 bambini”, ha detto Iryna Vereshchuk, vice prima ministra e titolare del dicastero per la Reintegrazione dei territori momentaneamente occupati.

Altri 89 piccoli dovrebbero essere allontanati dalla regione di Donetsk. Intanto la Crimea rimane un obiettivo degli attacchi ucraini di queste settimane, oltre che dei discorsi politici dei vertici di Kiev. L’apertura di Zelensky a una soluzione diplomatica per la penisola annessa dalla Russia nel 2014 è vincolata al raggiungimento dei “confini amministrativi della Crimea”: grazie a questi risultati sarebbe “possibile forzare politicamente la smilitarizzazione della Russia” su questo territorio. In poche parole, le azioni militari continuano. La sezione speciale (Sof) delle Forze ucraine ha colpito con droni le postazioni della Guardia costiera russa della Flotta del Mar Nero a Perevalne, facendo vittime e feriti. Mosca, come sempre, nega e riferisce che il missile da crociera e due droni ucraini sarebbero stati abbattuti. E sferra attacchi missilistici sull’Ucraina. In particolare a Kryvyi Rih, città natale di Zelensky, nella regione di Dnipropetrovsk, e a Poltava, nell’omonima regione. Qui le vittime della violenza russa sono state almeno tre.

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Media siriani: attacco israeliano su quartiere di Damasco

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Le forze israeliane hanno lanciato un attacco su un quartiere di Damasco: lo riferiscono i media siriani.

Un attacco israeliano ha preso di mira oggi un quartiere abitato di Damasco, ha annunciato l’agenzia ufficiale siriana Sana senza fornire ulteriori dettagli. “Un attacco missilistico israeliano ha preso di mira il quartiere residenziale di Kafr Sousa nella capitale Damasco”, ha reso noto la tv nazionale.

– L’attacco attribuito a Israele contro Damasco, nel quartiere di Kafr Suse, ha preso di mira una palazzina usata come sede operativa dai Pasdaran iraniani e dagli Hezbollah libanesi. Lo riferisce l’Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria, secondo cui l’attacco è stato un assassinio mirato nei confronti di una o più personalità iraniane o legate all’Iran.

Secondo le prime immagini diffuse dalla tv di Stato siriana, la palazzina di dieci piani colpita dal raid attribuito a Israele è stata presa di mira al quinto piano. La struttura dell’edificio è intatta. Su una delle facciate sono evidenti i segni di una esplosione avvenuta all’interno di uno degli appartamenti del quinto piano dopo che il proiettile è entrato da una delle finestre, i cui contorni sono anneriti.

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Ucraina, 11 bambini rimpatriati dalla Russia

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Undici bambini ucraini si sono riuniti alle loro famiglie dopo essere stati rimpatriati ieri dalla Russia, ha detto il commissario del parlamento ucraino per i diritti umani Dmytro Lubinets. “Si tratta di sei ragazze, tra cui due gemelle di due anni, e cinque ragazzi. Il bambino più piccolo restituito ha 2 anni, il più grande 16 anni”, ha scritto ieri sera Lubinets sul suo account X. Il rimpatrio dalla Russia è avvenuto attraverso la mediazione del Qatar e con il sostegno del Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia (Unicef).

I bambini ucraini sono stati accolti dai loro parenti al confine con la Bielorussia. Si tratta del quarto gruppo riportato indietro con la mediazione del Qatar, ha detto Lubinets ai giornalisti presenti alle operazioni. I parenti hanno aspettato più di sei ore in un punto di passaggio utilizzato per scopi umanitari, prima di poter riabbracciare finalmente i loro bambini. “Sono felice e basta”, ha detto Oleksandr, 16 anni. Sorridendo timidamente, ha riassunto i suoi sentimenti come “gioia e un po’ di nervosismo, ma per il resto tutto bene”. “Il mio primo pensiero è che la mia nuova vita sta effettivamente iniziando”, ha aggiunto.

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Ritrovato il corpo della bimba scomparsa andando a scuola

Ritrovato il corpo della bimba scomparsa andando a scuola

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E’ stato ritrovato dopo cinque giorni nel fiume Trinity il corpo di Audrii Cunningham, una ragazzina di 11 anni scomparsa mentre andava a scuola in Texas: lo ha reso noto lo sceriffo della contea di Polk Byron Lyons. Ancora ignote le cause della morte. La procuratrice Shelly Sitton ha riferito che il suo ufficio sta preparando il mandato d’arresto per Don Steven McDougal, 42 anni, che era già stato fermato come persona di interesse nei giorni scorsi. E ha aggiunto che a suo avviso merita la pena capitale. McDougal era un amico del padre della ragazzina e viveva in un caravan nella proprietà della famiglia. Qualche volta accompagnava Audrii alla fermata dello scuolabus, come ha fatto anche giovedì scorso. Quella però è stata l’ultima volta che la famiglia della ragazzina l’ha vista.

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