Collegati con noi

Esteri

L’anti-Trump Asa Hutchinson, ‘Usa a rischio’

Pubblicato

del

 “Corro per la Casa Bianca perché siamo un paese a rischio”. Asa Hutchinson non ha alcuna chance ai caucus dell’Iowa ma non molla: vuole continuare a far sentire la sua voce per riportare alla ribalta i valori e i principi conservatori. E per fermare Donald Trump. Al Gravitate Coworking nella gelida Des Moines si rivolge a un’ottantina di potenziali votanti, tutti molto giovani – fra il pubblico molti studenti -, tutti bianchi. Ricorda loro di aver sostenuto e fatto campagna per l’ex presidente nel 2016 e nel 2020. “Ora però non lo sostengo, porterebbe su una cattiva direzione per il nostro paese”, spiega definendo la candidatura di Trump “fragile” e “fallita”. “Non sono un uomo perfetto ma credo che la verità sia importante e chi dice che il 6 gennaio è stato un atto patriottico non si dice la verità agli americani”, spiega al pubblico che lo applaude sonoramente. “Non ho promesso la grazia per Trump” a differenza degli altri candidati alla Casa Bianca “perché credo nel nostro sistema giudiziario”, attacca ancora mostrando orgogliosamente i suoi stivali da cowboy con la bandiera americana.

“Dobbiamo avere un candidato in grado di vincere in novembre, che sappia conquistare gli indipendenti. Io posso guidare senza caos e posso aiutare il partito a vincere a novembre”, aggiunge. Rispondendo alla domanda di un ragazzo nel pubblico che indossava una maglietta di Nixon, Hutchinson dice: Richard Nixon “non era perfetto, ma oggi abbiamo leader politici che raccolgono fondi sulle divisioni” del paese e questo “erode la fiducia nelle istituzioni”. Definendosi un conservatore pro-vita e sostenitore dell’idea che “i maschi biologici non possano competere in sport femminili”, l’ex governatore dell’Arkansas spiega nel dettaglio perché corre per la Casa Bianca. “Coro perché credo che siamo un paese a rischio: lo siamo per il nostro confine che non protegge la nostra sovranità. Siamo un paese a rischio perché abbiamo 33.000 miliardi di dollari di debito che cresce ogni anno. Siamo un paese a rischio perché questo presidente dice che dobbiamo andare ‘all green’. Siamo un paese a rischio quando guardiamo a quello che succede fuori, fra la Russia e Hamas, quando guardiamo alla Cina. Io porto con me l’esperienza maturata” per guidare, dice. Il suo appello alla “giuria” degli elettori dell’Iowa non lo porterà probabilmente lontano nella corsa alla Casa Bianca. I suoi rivali Nikki Haley e Ron DeSantis, che definisce “brave persone”, hanno un distacco difficilmente incolmabile. Ma, soprattutto con l’uscita di scena di Chris Christie, Hutchinson è l’unica voce fra i candidati che attacca esplicitamente e duramente Trump. Un ruolo che, per ora, vuole conservare.

Advertisement

Esteri

Quando Israele non reagì agli Scud di Saddam

Pubblicato

del

Anche nel 1991 Israele venne attaccato da missili. Quella volta ad aggredire lo Stato ebraico fu l’Iraq. E, su pressione degli Usa, per la prima e finora unica volta Tel Aviv decise di non reagire, come in tanti gli stanno chiedendo di fare anche in queste ore. Tutto accadde all’inizio della prima guerra del Golfo, quando nella notte tra il 16 e il 17 gennaio 1991 la coalizione iniziò il suo attacco, denominato operazione Desert Storm, per far ritirare gli iracheni dal Kuwait. Saddam rispose lanciando i suoi Scud su Haifa e Tel Aviv: una mossa dettata da ragioni strategiche più che ideologiche.

L’obiettivo era trascinare Israele in guerra in modo da allontanare gli altri Stati arabi dal conflitto. Sapeva perfettamente che se lo Stato ebraico fosse entrato in guerra, gli alleati arabi cooptati dagli Stati Uniti nella coalizione anti-irachena si sarebbero trovati in una situazione estremamente complicata, ritirando l’appoggio. Per questo motivo l’allora presidente americano, Bush padre, si adoperò molto affinché Israele affinché non reagisse agli Scud.

E per impedire che i missili di Saddam causassero una quantità di danni tale da scatenare la risposta israeliana, gli Stati Uniti schierarono rapidamente nel Paese alleato le batterie di difesa anti-missilistica, i famosi Patriot. In più dedicarono, secondo alcune stime, un terzo del loro sforzo bellico in Iraq alla ricerca e alla distruzione delle rampe di lancio di Saddam: compito non facile, considerando che gli Scud erano montati su rampe mobili sparse in tutto il deserto occidentale iracheno. Quando quel 17 gennaio 1991 i primi Scud vennero lanciati dall’Iraq sulla regione centrale di Israele, lo Stato ebraico era comunque pronto a reagire.

I jet delle forze aeree israeliane in effetti iniziarono a volare nei pressi del confine occidentale del Paese del Golfo, ma non lanciarono mai un attacco. Alcuni giorni dopo i primi Scud venne preparata una missione segreta di commando: truppe d’elite delle forze speciali israeliane vennero effettivamente caricate su elicotteri per un rapido intervento in Iraq, ma una telefonata dalle più alte sfere di Washington fermò gli apparecchi sulla pista.

Continua a leggere

Esteri

L’Iran dice di aver centrato tutti gli obiettivi contro Israele e ora minaccia anche gli Usa

Pubblicato

del

L’attacco in Israele “ha raggiunto tutti i suoi obiettivi”. Lo ha detto il capo delle forze armate iraniane. “L’operazione ‘Promessa Onesta’ è stata condotta con successo tra ieri sera e stamattina e ha raggiunto tutti i suoi obiettivi”, ha dichiarato alla televisione il generale Mohammad Bagheri, il quale ha precisato che i due siti principalmente presi di mira sono stati “il centro di intelligence che ha fornito ai sionisti le informazioni necessarie” per l’attacco al consolato iraniano a Damasco del primo aprile, e “la base aerea di Novatim, da cui è decollato l’aereo F-35” che l’ha bombardata. “Questi due centri sono stati notevolmente danneggiati e messi fuori uso”, ha dichiarato.

“Non abbiamo intenzione di continuare questa operazione, ma se il regime sionista agisce contro la Repubblica islamica dell’Iran, sia sul nostro suolo che nei centri di nostra proprietà in Siria o altrove, la nostra prossima operazione sarà molto più dura di questa”, ha avvertito l’alto ufficiale. Il generale Bagheri ha anche affermato che le autorità iraniane hanno “inviato un messaggio agli Stati Uniti avvertendoli che se collaboreranno con Israele in qualsiasi azione futura, le loro basi non saranno al sicuro”.

L’Iran “invia un messaggio agli Stati Uniti che se parteciperanno alla possibile prossima mossa aggressiva dei sionisti (in risposta all’attacco missilistico iraniano, ndr), la sicurezza delle sue basi e forze nella regione (mediorientale) sarà a rischio”. Lo ha minacciato il capo di Stato maggiore iraniano, Mohammad Bagheri. “Gli Usa hanno dato luce verde all’attacco israeliano al nostro consolato e difeso Israele la scorsa notte, usando tutta la sua forza, per azzerare l’operazione iraniana, ma non sono stati capaci di affrontare l’Iran”, ha aggiunto, asserendo che “l’Iron Dome non ha potuto opporre una reale resistenza ai droni”.

Continua a leggere

Esteri

Che succede se Israele risponde all’Iran

Pubblicato

del

“La guerra che Israele sta combattendo è esistenziale” dice Benjamin Netanyahu, primo ministro israeliano.
La dottrina militare nucleare israeliana è simile a quella russa: in questo specifico contesto Israele può usare armi nucleari per impedire a chiunque di distruggere Israele. L’Iran vuole prevedere per legge di cancellare Israele. E l’Iran è quasi pronta all’uso militare del nucleare. Che cosa succederà dopo la pioggia di missili e droni lanciati dall’Iran contro Israele? Per Israele è il momento giusto per radere al suolo tutte le capacità militari nucleari iraniane? Tra i tanti scenari possibili, un attacco israeliano all’Iran sarebbe quello più devastante che potrebbe condurci ad una guerra globale che va dal Medioriente all’Europa.

Continua a leggere

In rilievo

error: Contenuto Protetto