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Guerra Ucraina

Kiev, la Turchia ha fermato una nave cargo russa con grano rubato

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 Le autorita’ doganali turche hanno fermato una nave cargo russa, che trasportava grano, in rotta dal porto ucraino di Berdyansk a Karasu. Lo ha dichiarato l’ambasciatore ucraino in Turchia, come riporta il Guardian. “Abbiamo una piena collaborazione. La nave e’ attualmente ferma all’ingresso del porto ed e’ stata trattenuta dalle autorita’ doganali della Turchia”, ha dichiarato l’ambasciatore Vasyl Bodnar alla televisione nazionale ucraina. L’Ucraina aveva chiesto il sequestro della nave, che si trovava al largo della costa turca, accusando la Russia di aver rubato grano ucraino, accusa negata dalla Russia.

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Esteri

Mosca accusa gli Usa: sono dietro al raid in Crimea, risponderemo

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Per la Russia non ci sono dubbi: dietro al bombardamento missilistico che ha ucciso quattro persone su una spiaggia in Crimea, tra cui due bambini, ci sono gli Stati Uniti, i quali dovranno pagarne “le conseguenze”. Mosca ha lanciato un avvertimento formale a Washington, convocando al ministero degli Esteri l’ambasciatrice Lynne Tracy, mentre il Cremlino ha accusato “i governi occidentali” di “uccidere i bambini russi”.

Le forze russe hanno accompagnato i moniti verbali con un bombardamento nella regione di Odessa, vicino dunque alla Crimea, in cui hanno affermato di avere colpito “un grande centro logistico delle forze armate ucraine dove avviene l’immagazzinamento, lo stoccaggio e la ridistribuzione di armi, compresi i missili, consegnate al regime di Kiev dai Paesi occidentali”. Così come occidentali, in particolare americani, sono i missili Atacms che secondo Mosca sono stati impiegati nel raid di domenica, con bombe a grappolo. Gli ucraini si sono limitati a confermare un bombardamento avvenuto oggi su un deposito a Odessa che ha provocato tre feriti, ma senza precisare la natura di questa struttura.

Sempre fonti di Kiev hanno detto che quattro persone sono state uccise e 34 ferite in un attacco russo compiuto con l’impiego di due missili Iskander-M su Pokrovsk, nella regione orientale di Donetsk. Mentre un uomo è rimasto ucciso in un bombardamento nella località di Stepanivka, nella regione meridionale di Kherson. La Russia ha detto all’ambasciatrice Tracy che giudica gli Stati Uniti equamente responsabili con l’Ucraina per il raid sulla Crimea di domenica, con un bilancio di quattro morti – tra cui un bambino di due anni e una bambina di nove – e oltre 150 feriti.

Quindi “seguirà sicuramente una risposta”. Secondo Mosca, infatti, il bombardamento è stato compiuto con l’impiego di cinque missili americani Atacms, di cui quattro sono stati abbattuti mentre il quinto, raggiunto dai colpi della difesa aerea, ha lasciato cadere il suo carico di bombe a grappolo sulla spiaggia affollata di bagnanti. Ma soprattutto, riprendendo un’accusa già lanciata dal presidente Vladimir Putin, il ministero degli Esteri ha affermato che gli Atacms possono essere impiegati solo con l’intervento diretto di “specialisti Usa” che vi inseriscono i dati raccolti dai satelliti americani. Inoltre, in quel momento “un drone da ricognizione americano Global Hawk era in volo nei cieli vicino alla Crimea”.

Per Mosca, insomma, a guidare i vettori verso il bersaglio è stato personale militare statunitense. E il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha invitato i giornalisti a chiedere ai governi occidentali “perché uccidono i bambini russi”. Le autorità di Mosca non hanno detto quale potrebbe essere la rappresaglia contro gli Usa. Ma Putin aveva ipotizzato qualche settimana fa di rispondere all’utilizzo da parte dell’Ucraina di armi occidentali per colpire il territorio russo – quale considera la Crimea, annessa nel 2014 – con l’invio di missili in “regioni del mondo” da dove potrebbero minacciare “obiettivi sensibili” di Paesi Nato.

E dopo la visita a Pyongyang della settimana scorsa non ha escluso di fornire tali armamenti alla Corea del Nord, da dove potrebbero prendere di mira le forze americane nella penisola. A Kiev, intanto il presidente Volodymyr Zelensky ha presentato il nuovo comandante delle guardie di sicurezza, il colonnello Oleksiy Morozov, dopo il licenziamento del predecessore Serhiy Rud in seguito alla denuncia di un complotto per uccidere lo stesso capo dello Stato e alti funzionari governativi di cui erano stati accusati due ufficiali. Zelensky ha esortato Morozov a fare “pulizia rispetto a chiunque scelga di servire l’Ucraina”.

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Esteri

A corto di truppe, l’Ucraina libera i criminali per combattere

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L’Ucraina a corto di truppe sta liberando i criminali nelle carceri per combattere sulle prime linee: da quando è stata adottata la legge in maggio, Kiev ha liberato più di 2.750 carcerati, inclusi spacciatori e assassini. Lo riporta il Washington Post, sottolineando che l’uso di criminali è l’ennesima conferma delle difficoltà dell’Ucraina di reclutare nuove forze. I carcerati possono solo combattere nelle brigade d’assalto, il che può significare trovarsi faccia a faccia con i soldati russi, e possono servire solo in divisioni composte da ex carcerati e guidate da un soldato.

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Esteri

Ucraina: presidente Svizzera, permettere presenza Putin a summit

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Il presidente russo Vladimir Putin potrebbe essere autorizzato a partecipare a un potenziale secondo vertice di pace globale nonostante il mandato d’arresto emesso contro di lui dalla Corte penale internazionale (Cpi), ha detto ieri sera la presidente svizzera Viola Amherd citata dai media ucraini. Alla domanda dei giornalisti se la Svizzera sarebbe obbligata ad arrestare Putin, la Amherd ha risposto che si possono concordare eccezioni affinché lo zar partecipi di persona. “Se la presenza di Putin è necessaria per tenere la conferenza, allora si può fare un’eccezione: nel caso dei negoziati di pace in Ucraina con la Russia, questa può essere un’eccezione”, ha detto la presidente svizzera aggiungendo che “una decisione dovrebbe essere adottata dal governo” elvetico.

“Se Vladimir Putin dovesse venire in Svizzera per un vertice di pace potremmo derogare alle obbligazioni dello Statuto di Roma e non arrestarlo: la nostra legge lo permetterebbe, ma dovremmo comunque interfacciarci con la Corte penale internazionale”, aveva detto ieri pomeriggio da parte sua il ministro degli Esteri della Confederazione svizzera Ignazio Cassis rispondendo a una domanda in conferenza stampa a conclusione del vertice. Cassis ha aggiunto che è “certamente possibile” che il prossimo vertice di pace sull’Ucraina si possa tenere “prima di novembre”, ovvero prima delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti. Il ministro svizzero ha precisato però che dipende dal tipo di lavoro che si farà adesso nei gruppi annunciati dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky. La Svizzera si è detta ad ogni modo “disponibile” a continuare il lavoro per la pace.

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