Ambiente
Incendio azienda rifiuti a Marcianise, sindaco Velardi: “Disastro ambientale”
Porte e finestre chiuse. E’ l’indicazione del sindaco di Marcianise Antonello Velardi in seguito all’incendio della Lea, l’azienda di rifiuti messa sotto sequestro dalla magistratura.
L’aria ha raggiunto livelli di inquinamento che destano allarme, soprattutto nelle zone di periferia a ridosso dell’area industriale. “Al momento – ha detto il sindaco di Marcianise Antonello Velardi – non siamo in possesso di dati certi che l’Arpac non riesce ad elaborare soprattutto per i repentini cambi della direzione del vento. Nell’attesa di dati certi e di conseguenti provvedimenti che verranno assunti, è opportuno assumere condotte di prudenza e di difesa. È perciò vivamente consigliato tenere chiusi gli infissi degli edifici ed evitare di transitare nella zona industriale”. Alcuni primissimi accertamenti effettuati dai Vigili del Fuoco nell’area dell’incendio hanno nel frattempo determinato già la chiusura immediata e il blocco di diversi impianti industriali ubicati nelle vicinanze. L’incendio è sotto controllo. Alle 14 risultano ancora attivi pochi focolai. E ha concluso Velardi: “Voglio rassicurare i cittadini: sul posto ci sono tutte le forze di polizia che stanno effettuando gli opportuni accertamenti per individuare modalità e responsabilità dell’incendio. Fin dell’alba sul posto è presente in forze la nostra polizia municipale: tutti gli uomini a disposizione sono stati richiamati. Ad horas è stata convocata una riunione presso la prefettura di Caserta. Confermo che si tratta di disastro ambientale”.
Ambiente
Tre licaoni attraversano lo Zambia per amore: 4.000 chilometri in cerca di compagne e di una nuova casa
Tre licaoni fratelli hanno attraversato lo Zambia percorrendo oltre 4.000 chilometri in nove mesi, dal Kafue fino all’area tra South Luangwa e Lower Zambezi. Il viaggio mostra l’importanza dei corridoi ecologici per collegare le popolazioni selvatiche africane.
Un viaggio di oltre 4.000 chilometri attraverso lo Zambia, alla ricerca di femmine con cui riprodursi e di un nuovo territorio nel quale stabilirsi. Protagonisti dell’impresa sono tre licaoni africani, fratelli della stessa cucciolata, che avrebbero compiuto uno degli spostamenti più straordinari mai documentati per questa specie.
La loro storia è stata ricostruita in uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Ecology e offre indicazioni importanti sulla capacità degli animali selvatici africani di muoversi ancora tra popolazioni molto distanti, nonostante la crescente frammentazione degli habitat.
I tre fratelli partiti dal Kafue
I ricercatori li hanno chiamati «Mayukuyuku males». I tre maschi hanno lasciato nel 2025 il Parco nazionale di Kafue, nell’ovest dello Zambia, iniziando un viaggio durato circa nove mesi.
Non si è trattato di una semplice migrazione. I licaoni si sono mossi alla ricerca di un territorio nel quale insediarsi e soprattutto di femmine con cui formare un nuovo branco.
Alla fine hanno raggiunto un’area di conservazione situata tra i parchi nazionali di South Luangwa e Lower Zambezi, attraversando una parte considerevole dello Zambia.
Un viaggio tra città, strade e aree industriali
A rendere eccezionale il percorso non è soltanto la distanza.
I tre animali hanno dovuto muoversi in un territorio profondamente modificato dalla presenza umana, evitando grandi centri abitati e zone industrializzate. Nel loro cammino hanno aggirato aree densamente popolate attorno a città come Lusaka, Kitwe e Ndola.
Una capacità di orientamento e adattamento che mostra quanto i grandi mammiferi africani possano essere in grado di individuare passaggi ancora percorribili tra habitat apparentemente isolati.
Popolazioni forse meno isolate del previsto
Il viaggio potrebbe avere conseguenze importanti anche per la conservazione della specie.
Secondo i ricercatori, infatti, l’impresa dei tre fratelli suggerisce che le popolazioni di licaoni dell’Africa orientale e meridionale possano essere più interconnesse di quanto ritenuto finora.
Spostamenti così lunghi permettono agli animali di incontrare individui appartenenti ad altre popolazioni, favorendo la riproduzione e lo scambio genetico. Un elemento fondamentale per la sopravvivenza nel lungo periodo di popolazioni numericamente ridotte.
La sfida dei corridoi ecologici
La storia dei «Mayukuyuku males» pone però anche una questione decisiva: proteggere non soltanto i parchi, ma anche le vie naturali che consentono agli animali di spostarsi da una riserva all’altra.
Strade, città, industrie e terreni agricoli stanno infatti dividendo progressivamente gli habitat selvatici in aree sempre più piccole e isolate.
Per specie che hanno bisogno di territori enormi, come licaoni ed elefanti, i corridoi ecologici possono fare la differenza tra isolamento e sopravvivenza.
I tre fratelli dello Zambia sono riusciti a trovare la loro strada per oltre 4.000 chilometri. Ora la sfida è fare in modo che anche gli animali che verranno dopo di loro possano continuare a trovarla.
Ambiente
Rischio eruzioni e voli, Napoli laboratorio mondiale: arrivano 50 esperti di sicurezza aerea
Napoli ospiterà dal 12 al 15 ottobre una sperimentazione internazionale sulla gestione del rischio vulcanico nell’aviazione civile. Cinquanta esperti di sicurezza, recovery plan e coordinamento studieranno le procedure da adottare in caso di eruzioni capaci di interferire con il traffico aereo.
Napoli diventerà per quattro giorni un laboratorio internazionale sulla gestione del rischio vulcanico per l’aviazione civile. Dal 12 al 15 ottobre la città ospiterà una sperimentazione dedicata alle procedure da adottare quando un’eruzione e le conseguenti emissioni vulcaniche possono interferire con il traffico aereo.
Ad annunciarlo è stato il commissario straordinario dell’Enac, Carlo Mearelli, durante la presentazione del masterplan dell’aeroporto di Napoli-Capodichino.
«L’organizzazione internazionale dell’aviazione civile ha tra i suoi compiti anche quello di studiare fenomeni importanti come quello delle emissioni che vengono dalle eruzioni vulcaniche», ha spiegato Mearelli.
La scelta di Napoli è stata fortemente voluta. Nella città si ritroveranno 50 tra i maggiori esperti di sistemi di sicurezza, recovery plan e coordinamento delle attività in caso di eruzione.
L’obiettivo della sperimentazione sarà verificare sul campo le procedure e soprattutto il coordinamento tra istituzioni e organizzazioni chiamate a intervenire davanti a eventi eccezionali capaci di incidere sulla sicurezza e sulla regolarità del trasporto aereo.
«Saremo qui per sperimentare le dinamiche che sovrintendono al comportamento coordinato di tutte le istituzioni e di tutte le organizzazioni che devono dare una risposta ordinata ad eventi eccezionali come quello delle eruzioni vulcaniche», ha aggiunto il commissario straordinario dell’Enac.
Un tema tutt’altro che teorico. Mearelli ha richiamato quanto avvenuto durante l’estate con l’attività dell’Etna, sottolineando come il rischio vulcanico debba essere affrontato attraverso pianificazione e capacità di intervento.
«È un tema di preoccupazione, ma soprattutto è un tema che deve essere gestito, non sofferto, deve essere governato nella sua complessità».
Per quattro giorni Napoli diventerà così un punto di confronto internazionale su uno dei problemi più delicati per l’aviazione: garantire sicurezza e capacità di risposta quando l’attività vulcanica interferisce con rotte, aeroporti e operazioni di volo.
Ambiente
Agosto 2026 da record: è il mese più caldo mai registrato
Agosto 2026 ha raggiunto una temperatura media globale di 16,96 gradi, 1,65 sopra i livelli preindustriali. Record di caldo anche per l’Europa occidentale e gli oceani.
L’agosto 2026 è stato, insieme a luglio 2023, il mese più caldo mai registrato a livello globale. È stato inoltre l’agosto più caldo dall’inizio delle rilevazioni. Lo rende noto Copernicus, il servizio europeo di osservazione della Terra.
La temperatura media globale ha raggiunto i 16,96 gradi, risultando superiore di 1,65 gradi rispetto alla media preindustriale del periodo 1850-1900. È il primo mese, dal novembre 2025, a superare nuovamente la soglia di 1,5 gradi.
L’estate più calda nel mondo
Il trimestre compreso tra giugno e agosto 2026 è stato il più caldo mai rilevato a livello globale, alla pari con l’estate del 2024.
In Europa occidentale è stata invece registrata l’estate più calda di sempre, con temperature superiori anche al precedente record del 2003. La stagione è stata segnata da ondate di calore eccezionalmente precoci, persistenti e intense.
Siccità, incendi e fiumi ai minimi
Ad agosto vaste aree dell’Europa occidentale, centrale e orientale hanno registrato precipitazioni inferiori alla media. La siccità ha favorito una diffusa aridità dei terreni e numerosi incendi.
Le portate dei fiumi sono diminuite soprattutto nell’Europa centrale e orientale. Danubio, Reno, Bug meridionale e Dnepr hanno registrato livelli eccezionalmente bassi.
Situazioni critiche anche per Vistola, Glomma, Rodano, Senna e Po, che hanno mostrato una leggera ripresa soltanto dopo le piogge cadute alla fine di agosto.
Record anche per gli oceani
La temperatura media della superficie degli oceani extrapolari, compresi tra il 60° parallelo Sud e il 60° Nord, ha raggiunto ad agosto i 21,07 gradi.
È il valore più alto mai registrato per questo mese e supera il precedente primato di 20,98 gradi, stabilito nell’agosto 2023.






