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Cultura

Il racconto di Milano nel Belpaese dove c’è “Napoli Capitale Morale”

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“Napoli Capitale Morale” Così s’intitola l’ultimo libro di Angelo Forgione dopo  i grandi successi di “Made in Naples” e “Dov’è la vittoria”, tutti editi da Magenes. Il sottotitolo è ancora più intrigante del titolo: Dal Vesuvio a Milano, storia di un ribaltamento nazionale tra Politica, Massoneria e Chiesa. Ancora un ottimo strumento fornito da Forgione per capire l’Italia, per comprendere le ragioni delle differenti velocità di Nord e Sud di oggi e per individuare le origini delle questioni meridionali irrisolte, ma anche per indirizzarsi verso le necessarie soluzioni, come nella tradizione per niente nostalgica dell’autore, che nei suoi lavori parte sempre dal passato ma per arrivare al presente, motivandolo, e poi provare a dare uno sguardo anche al futuro.

Angelo Forgione. Un nuovo successo editoriale per lo scrittore napoletano

Nel titolo è chiaro il riferimento a Milano, la co-protagonista, ma è Napoli la prima attrice, perché oggi è la controversa metropoli del Sud ad aver bisogno di essere decifrata e capita. Forgione lo fa raccontandone il percorso storico, dal Quattrocento a oggi, ma tenendo d’occhio quello del capoluogo lombardo, che sembra non aver bisogno di approfondimenti. E invece ne ha, perché gli elementi dominanti della narrazione di entrambe si sono ridotti ai ritardi partenopei e ai progressi meneghini, alla criminalità organizzata napoletana e alla finanza milanese.

Il paradosso di Napoli è l’occultamento dei suoi valori positivi dietro l’immagine imposta del male; quello di Milano è l’eccessivo ingombro della sua immagine di città impegnata nel progresso


Documentazione e passione vera affiorano dalla lettura di questo interessante saggio, ricco di fonti e spunti per capire come si sia passati da una capitale vera, la Napoli preunitaria dagli Angioini ai Borbone, a una capitale “morale” della nazione unita qual è Milano, che alla vigilia dell’unificazione era città subordinata a Vienna e aquell’Impero austriaco con cui Napoli aveva dialogato intensamente nel Settecento, allorché la corte asburgica aveva portato la cultura partenopea e le novità del Regno borbonico nel sottoposto Ducato lombardo. Dal 1861 in poi il rapporto è cambiato, le due città hanno smesso di rapportarsi ed è stata invece Milano ad anticipare tutti, tant’è che la sua galleria “Vittorio Emanuele” in ferro e vetro ha fatto da modello per la “Umberto I” di Napoli. Da periferica contea asburgica, il centro lombardo è cresciuto enormemente di rilevanza, fino ad affermare la sua identità di metropoli moderna ed europea e a diventare quel che era Napoli un secolo prima, ovvero meta di professionisti e talenti.
Forgione compie u
n interessantissimo percorso parallelo e intrecciato della storia di due città che fanno parte della stessa nazione, anche se non sembra, e lo fa con ricchezza di racconti e chiarimenti. Pur non essendo il presupposto dello scrittore, ne viene fuori anche un paragone pregno di riflessioni interessanti. Più che mai attuali quelle relative al ruolo della Massoneria e della Chiesa nei territori italiani, partendo dal Settecento, come pure quelle sulle manipolazioni mediatiche più recenti, di cui troppo spesso Napoli è vittima. Ma la lettura svela, tra tanti racconti, quel che si credeva di sapere e che invece non si sa ampiamente sui simboli culturali delle due città: il San Carlo e la Scala. Il padre del glorioso teatro milanese, Giuseppe Piermarini, non avrebbe mai potuto costruire quella sala e tutta la Milano neoclassica di fine Settecento se prima non fosse stato a imparare a Napoli alla cerchia di Luigi Vanvitelli.

 E fu un napoletano trapiantato a Milano a fondare Il Corriere della Sera, il quotidiano oggi più diffuso in Italia, e ancora un napoletano fu a definire Milano la “capitale morale”, ma con un significato ben diverso da quello che gli si è dato erroneamente dal dopoguerra in poi, con riferimento a Torino, non a Roma.

Sempre un napoletano, nel primo Novecento, salvò dal fallimento la giovane fabbrica di automobili di Milano, creando il mito motoristico della “casa del biscione”, l’Alfa Romeo.
Un libro di vera conoscenza, insomma, davvero denso e completo, dal quale viene fuori
tutta una realtà più concreta su Napoli, Milano e l’Italia impossibile da capire senza inoltrarsi nell’operazione ottimamente e opportunamente condotta da Angelo Forgione.

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Tombe di bimbi sanniti svelate in una necropoli di Pontecagnano esposte al Map

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Oltre a oggetti legati al mondo infantile, come vasi di piccole dimensioni, poppatoi, statuette in terracotta, i corredi funerari delle tombe di due bambini risalenti al IV secolo avanti Cristo trovate nel Salernitano sembrano proiettare quei due bimbi, un maschio e una femmina, verso una vita che non hanno avuto il tempo di avere. Cio’ che sarebbe stato il loro futuro e’, oggi, possibile presumerlo grazie al ritrovamento dei due importanti contesti funerari, portati alla luce di recente a Pontecagnano, nella necropoli occidentale dell’antica citta’ nell’area di via Raffaello Sanzio. I due ricchi corredi sono la novita’ in esposizione nel Museo archeologico di Pontecagnano (Map) Etruschi di Frontiera, in un edificio moderno che accoglie dal 2007, quando e’ stato inaugurato, le testimonianze archeologiche dell’insediamento che si e’ sviluppato a partire dal IX secolo avanti Cristo proprio dove sorge la cittadina alle porte di Salerno. Uno scavo che ha restituito quasi diecimila sepolture.

“Da qualche anno per le giornate europee dell’Archeologia mettiamo in mostra quello che di recente scopriamo o reperti mai esposti”, spiega all’AGI il direttore del sito museale Luigina Tomay. E questo allestimento, ricorda “e’ stato possibile grazie alla collaborazione con la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Salerno che coordina le indagini archeologiche nella citta’ di Pontecagnano Faiano”. I corredi infantili che ora e’ possibile ammirare al Map appartenevano a un bambino di circa tre anni d’eta’ e a una bambina di qualche anno piu’ grande. E hanno si’ piccoli giocattoli, ma soprattutto oggetti tipici delle tombe degli adulti. Nella tomba di bambino 9815, oltre ad alcune statuette e il gioco degli astragali, ossicini di ovini utilizzati come dadi, c’e’ “un ricco servizio di vasellame in bronzo funzionale al simposio, al consumo del vino. Un piccolo cinturone di bronzo indossato, quindi riferibile alla sfera guerriera. E uno strigile di bronzo, uno strumento usato per detergere il sudore dopo la palestra, dunque un oggetto che allude alla pratica atletica”, racconta Tomay.

“Tutto questo insieme di materiali e’ tipico del costume funerario maschile degli adulti, quindi la sfera della guerra, del simposio, l’ideale atletico – ribadisce – questo ci fa capire che, proprio con la deposizione di questo corredo, i parenti del bimbo morto prematuramente hanno voluto sottolineare quella identita’ che avrebbe assunto una volta arrivato al momento di passaggio dall’eta’ infantile a quella adulta”. La tomba di bambina 9674, poi, oltre alle statuette femminili di terracotta, presentava per lo piu’ vasi solitamente presenti nelle sepolture di donne adulte. “Ci sono un lebete nuziale, destinato ai lavacri che la sposa aveva nel giorno delle nozze oppure, per esempio, i vasi che contenevano i gioielli o ancora tutto il set per il trucco”, elenca il direttore del museo. “Una serie di oggetti che alludono al destino che avrebbe avuto, quello di matrona, padrona della casa e soprattutto madre”.

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Cultura

Seconda edizione di “Regione Lirica”, il Teatro San Carlo si sposta in piazza del Plebiscito

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Quasi tutto pronto per la seconda edizione di Regione Lirica, il festival del Teatro di San Carlo in Piazza del Plebiscito, manifestazione sostenuta dalla Regione Campania in programma dal 25 giugno al 17 luglio 2021. Sono cominciati i lavori di allestimento del palcoscenico di 1500 mq. Decine di operai al lavoro per montare la struttura in ferro e legno. Si esibiranno sul grande palco all’aperto del San Carlo, nella piazza salotto di Napoli, le compagini artistiche del Lirico di Napoli, Orchestra, Coro e Balletto, oltre a grandi nomi della scena internazionale: Elina Garanča, Anna Netrebko, Yusif Eyvazov, Anita Rachvelishvili, Luca Salsi, solo per citarne alcuni, e Dan Ettinger, Marco Armiliato e Juraj Valčuha tra i direttori.

Titolo inaugurale la Carmen di Georges Bizet, la cui prova generale mercoledì 23 giugno alle 20,15 sarà un’anteprima riservata anche stavolta, come lo scorso anno, a medici, infermieri e a tutto il comparto ospedaliero, in segno di riconoscimento verso chi ha combattuto in prima linea durante l’emergenza Covid in Campania. 

Il Teatro di San Carlo dunque accoglierà gratuitamente circa 1.000 sanitari delle Aziende Ospedaliere della Regione Campania.

La prova generale di Carmen segna anche una rinnovata collaborazione fra due importanti istituzioni culturali come Il Teatro di San Carlo e l’Università degli Studi di Napoli Federico II. 

L’evento farà da preludio ad un ricco programma di iniziative che le due istituzioni realizzeranno insieme fino al 2024, anno in cui culmineranno le celebrazioni degli 800 anni del più antico ateneo laico d’Europa fondato dall’imperatore svevo nel 1224.

Già quasi del tutto esauriti i 1000 posti disponibili per la prima della Carmen di Bizet che aprirà ufficialmente la seconda edizione di Regione Lirica venerdì 25 giugno 2021 alle 20,15, in replica domenica 27 giugno alla stessa ora.  

Sarà dunque Elīna Garanča ad interpretare Carmen, mentre Brian Jadge sarà Don José e Mattia Olivieri sarà Escamillo.

Daniele Terenzi interpreterà Moralès mentre Gabriele Sagona canterà il ruolo di Zuniga. Micaëla avrà la voce di Selene Zanetti. Completano il cast Aurora Faggioli (Mercédès), Mariam Battistelli (Frasquita), Michele Patti (Dancairo) e Filippo Adami (Remendado).

Sul podio Dan Ettinger impegnato a dirigere Orchestra, Coro e Coro di Voci Bianche.  Maestro del Coro Josè Luis Basso.

Domenica 4 luglio sarà la volta del Balletto del Teatro di San Carlo in una serata intitolata Da Petipa a Nureyev, a cura della nuova direttrice del Balletto Clotilde Vayer, che prevede nella prima parte l’esecuzione di alcuni estratti da La Bella Addormentata di Pëtr Il’ič Čajkovskij con la coreografia di Marius Petipa e nella seconda parte il II Atto da Il Lago dei Cigni di Pëtr Il’ič Čajkovskij con la coreografia di Rudolf Nureyev.

Mercoledì 7 luglio Juraj Valčuha dirigerà l’Orchestra e il Coro del Teatro di San Carlo nella Suite n. 2 da Spartacus di Aram Khachaturian e nella cantata di Sergej Prokof’ev Alexander Nevskij Op. 78. Mezzosoprano Ekaterina Semenchuck, Maestro del Coro Josè Luis Basso.

Infine giovedì 15 luglio e sabato 17 luglio in cartellone Il Trovatore di Giuseppe Verdi con Anna Netrebko nel ruolo di Leonora, Yusif Eyvazov sarà Manrico e Anita Rachvelishvili nei panni di Azucena. Luca Salsi nel ruolo del Conte di Luna.

Completano il cast Andrea Mastroni (Ferrando), Vittoriana De Amicis (Ines) e Gabriele Mangione (Ruiz).

A dirigere Orchestra e Coro del Teatro di San Carlo (quest’ultimo preparato dal Maestro Josè Luis Basso) sarà Marco Armiliato. 

Sia Carmen che Il Trovatore saranno rappresentate in forma di concerto.

In occasione di Regione Lirica nasce anche una nuova partnership tecnica tra Il Teatro di San Carlo e Liv Mask, brand specializzato nella produzione di mascherine tecnologiche di livello premium riutilizzabili, che doterà il personale del Teatro di San Carlo di dispositivi di sicurezza individuale. 

Le speciali mascherine verranno indossate in occasione degli spettacoli che si terranno sia in Teatro che in Piazza del Plebiscito dal Coro, dall’Orchestra e dal personale amministrativo. 

Di colore nero con il  ogo del Teatro di San Carlo speculare al classico di Liv Mask, la mascherina è dotata di una cover interamente lavabile e di un filtro riutilizzabile fino a 20 giorni, sposando così i valori di sostenibilità della Fondazione.

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Due mostre a San Domenico Maggiore, fotografia e teatro, Maria Savarese e Antonio Biasiucci ci presentano Emma Dante e i fotografi del Lab/03

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San Domenico Maggiore, sabato 12 Giugno, ore 17,00,  parafrasando battute     o frasi  che possono essere  solo copiate in casi del genere, su di esse, una più di tutte, calza a pennello in un momento simile,  una frase che abbiamo sentito da Russel Crowe nei panni del Gladiatore,  colui che è stato eletto come  condottiero per antonomasia degli ultimi anni:  “Scatenate l’Inferno” e cosi è stato!. Sabato alle ore 17, 00 si è scatenato nel convento di San Domenico Maggiore  un inferno d’arte, un inferno nel quale ci siamo tuffati con curiosità, consapevolezza e interesse e che non ha deluso le nostre aspettative, ma, anzi, ci ha fatto discutere, appassionare, pensare, riflettere sulla fotografia e sul teatro con i lavori di 8 fotografi emergenti del Lab3 tenuto da Antonio Biasiucci e con gli attrezzi di scena, i ricordi, le foto e gli oggetti che hanno ispirato Emma Dante nel suo percorso artistico/teatrale/cinematografico, esposti in una mostra curata da Maria Savarese.

8 lavori fotografici, 8 eleganti portfoli fortemente diversi tra loro sia per forme che per contenuti. Otto narrazioni, sguardi autonomi, progetti eterogenei guidati da un unico metodo, quello che da tre edizioni contraddistingue i Laboratori Irregolari di Antonio Biasiucci che come ci dice, mette a disposizione le sue conoscenze, affinché sia dato spazio, tempo e possibilità ad altri di fare fotografia attraverso un Laboratorio ispirato a Antonio Neiwiller, regista e drammaturgo napoletano scomparso venticinque anni fa, che Biasiucci, considera considero suo maestro. Il Laboratorio produce immagini essenziali, nelle quali l’autore può trovare una parte di sé; sono immagini che si aprono all’altro. Dura circa due anni ed è composto ogni volta da un gruppo eterogeneo di 8 giovani autori dove il confronto, lo scambio, l’empatia verso l’altro sono una premessa fondamentale affinchè ognuno possa trovare un proprio linguaggio. Hanno condiviso, mostrando fotografie di volta in volta, le loro esperienze di vita. Ognuno è stato reso partecipe, assistendo al processo artistico dell’altro. Questa terza esperienza, come le altre si conclude, ma non finisce, e con l’esposizione delle opere prodotte in forma di portfolio, per ognuno dei partecipanti, sfogliate sulla stessa struttura portante, un tavolo lungo 15 metri, disegnato da Giovanni Francesco Frascino, che ha visto i lavori dei precedenti laboratori  esposti alla fine dei Lab1 e Lab2 a Castel dell’Ovo e alla chiesa  Santa Maria della Misericordia ai Vergini, si aprono nuove prospettive e nuove ricerche per tutti gli autori partecipanti.  In questa Epifanie/03 i lavori di Paolo Covino, Alessandro Gattuso, Valeria Laureano, Laura Nemes-Jeles, Claire Power, Ilaria Sagaria, Giuseppe Vitale e Tommaso Vitiello sono stati inseriti nell’ambito del Campania Teatro Festival   organizzato dalla Fondazione Campania dei Festival, che ha adottato il progetto in collaborazione con il Comune di Napoli e  Matronato della Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee e il patrocinio della SISF – Società Italiana per lo studio della Fotografia. 8 lavori di grande spessore e rispetto per l’arte fotografica cha ha aperto la strada a 8 autori di cui sentiremo spesso parlare.

San Domenico Maggiore Sabato 12 Giugno, ore 17,00 un crocevia di incontri, saluti, nuove conoscenze, un luogo dedicato al pace e alla preghiera, dove il silenzio regnava sovrano, e dove immaginiamo sporadici attraversamenti di monaci in fila e a mani giunte, in una fortunata concomitanza temporale, ci fa strada dalla zona  conventuale al refettorio per visitare un’altra mostra, quella che ci racconta dell’esperienza di Emma Dante “Bestiario Teatrale”, 20 anni di storia sul palco curata da Maria Savarese anch’essa inserita nell’ambito del Campania Teatro Festival. Attraversando una tenda sipario posta sulla porta d’entrata, le splendide luci, modellate da Cesare Accetta, ci guidano, illuminandola, attraverso questo ambiente volutamente tenuto buio come se si guardasse il palco dal retro di una quinta, sulla scena dove sono in mostra gli oggetti, i ricordi, le fotografie, insieme a maschere, bambole e santini  e scialli, scope, manichini, scudi e spade che ricordano i pupi siciliani  conservati, e pezzi di scenografia, custoditi e amati dalla regista siciliana e dalla sua compagnia Sud Costa Occidentale.  Drammaturga, regista, scrittrice, Emma Dante è una delle protagoniste della scena italiana contemporanea. Acclamata a cinema (le sue “Sorelle Macaluso” è stata tra le pellicole più apprezzate dell’ultimo Festival di Venezia) e in palcoscenico, ha legato la sua attività a un’idea di teatro aperto ai contagi e alla contaminazione dei linguaggi nel segno della libertà intellettuale. E’ rilevante che questa sia la prima volta che si apra uno scorcio sull’universo teatrale della regista e drammaturga italiana a circa vent’anni dalla costituzione della Compagnia Sud Costa Occidentale. Questa prima volta, questa prima mostra  è sicuramente anche il segno di una città, come Napoli  e le sue professionalità operanti nel mondo della cultura,  che riesce ad individuare immediatamente e dare la giusta collocazione e valorizzazione a momenti cosi importanti per le arti.  Come ci ha abituato Maria Savarese, la  storica dell’arte che in passato ha già curato importanti mostre legate al teatro e al cinema come quella dei 30 anni di attività di Teatri Uniti o la mostra sull’opera del regista  Ettore Scola e poi quella di  Gianni Fiorito con le foto di scena dei set di Paolo Sorrentino.

 

 

 

 

 

 

 

 

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