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I Nocs si calano dall’alto travestiti da babbo Natale e fanno irruzione in Pediatria all’ospedale Umberto I di Roma… armati di giocattoli per i bambini

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Sorrisi, applausi e tanti cori. Mattinata di festa per i bambini ricoverati nella Clinica pediatrica del Policlinico Umberto I di Roma che hanno ricevuto la visita di una decina di Babbo Natale molto speciali. Nelle vesti rosse, con barba bianca e cappuccio, alcuni uomini del Nocs della Polizia di Stato, che sono letteralmente ‘piombati’ tra i piccoli pazienti di pediatria dopo una discesa in corda, prima rimanendo sospesi in aria nel passaggio da un edificio a fianco, e poi scendendo a terra dal tetto della clinica pediatrica. Uno spettacolo che ha esaltato i bambini dell’Umberto I, rimasti a testa in sù, lontani per qualche momento da cure e terapie. Una volta a terra gli uomini del Corpo speciale della Polizia, travestiti da Babbo Natale con sacchi alla mano, sono entrati nei reparti per distribuire giocattoli tra i letti dei piccoli pazienti. “Tutti gli anni- ha spiegato a fine evento il direttore del Umberto I, Vincenzo Panella- le Forze dell’ordine organizzano un momento natalizio con i bambini della clinica pediatrica. Quest’anno ad organizzarlo è stata la Polizia di Stato che ha fatto una cosa veramente particolare e che rimarrà sicuramente nella memoria. L’Umberto I – ha sottolineato Panella- prova a far passare un Natale il più sereno possibile ai ricoverati che non possono tornare a casa durante il periodo di feste. In particolare, in cima ai nostri pensieri ci sono i bambini e le famiglie che sono insieme a loro nei nostri reparti. Le Forze dell’ordine ci danno una mano donando questi momenti di letizia e distrazione che servono a portare il clima natalizio anche dentro una corsia d’ospedale. Noi siamo grati loro- ha concluso- e spero che quello di oggi sia stato anche per i nostri ospiti un momento di serenità, perchè se lo meritano veramente”.

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“Lotta armata” in chat, denunciati 5 minori

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Lotta armata, anche con richiami alle Br, apologia di regimi sanguinari, volonta’ di andare a combattere in Donbas, inneggiando al separatismo filo-russo e al compimento di atti di guerra in Ucraina Orientale: e’ quanto sarebbe emerso da una chat, ‘gruppo politica’, attiva tra il 2018 e il 2019, scoperta dai carabinieri di Siena. Le indagini sono partite dall’inchiesta su unAchat con contenuti pedopornografici e razzisti, ‘The Shoah Party”, risalente a due anni fa. In tutto 96 le persone censite in ‘gruppo politica’, prevalentemente minorenni. E sono 5 i minori ora denunciati a vario titolo per associazione sovversiva e istigazione a delinquere. Secondo quanto spiegato dai carabinieri i partecipanti alla chat “sebbene di idee politiche con accenti estremistici anche diametralmente opposte”, erano accomunati da “antisemitismo, discriminazione sessuale e odio razziale” e ritenendo l’uso della forza e della violenza “uno strumento necessario per l’affermazione del pensiero politico”. Oggetto di particolare attenzione poi “le figure di alcuni utenti” “che hanno reiteratamente espresso la volonta’ di andare a combattere in Donbas”, alcuni dei quali tra l’altro “hanno evidenziato una buona conoscenza delle armi e dei materiali in uso agli eserciti, specialmente a quello russo, cui hanno unito lo studio del russo. In tale contesto, si spiega, “vi e’ stata condivisione di materiale multimediale del tipo ‘Best Gore’, ovvero filmati concernenti esecuzioni capitali, torture smembramenti di corpi umani realizzati in teatri di guerra, realizzati ad opera di terroristi appartenenti” all’Isis. Le indagini comunque hanno permesso “di escludere che tali soggetti abbiano messo in atto tali propositi, e evitato comunque che cio’ potesse verificarsi”. L’inchiesta ‘The Shoah Party’ aveva gia’ portato alla denuncia di 25 persone di cui 20 minorenni. Altre 12 persone, per lo piu’ minorenni, erano state poi denunciate per diffusione e detenzione di materiale pedopornografico e istigazione a delinquere dopo la scoperta di un’altra chat, denominata ‘Utistici’.

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Violenza sessuale in un residence, arrestato un 27enne

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La Squadra Mobile della Questura di Rimini ha eseguito questa mattina un’ordinanza di arresto con l’accusa di violenza sessuale a carico di un cittadino macedone di 27 anni. L’uomo si trova ora ai domiciliari su ordine del Gip del Tribunale di Rimini, Benedetta Vitolo. Secondo le indagini coordinate dal sostituto procuratore Davide Ercolani, il 27enne lo scorso maggio avrebbe violentato una giovane straniera conosciuta sulla spiaggia di San Giuliano Mare. I due dopo essersi scambiati i contatti social si sarebbero incontrati qualche sera dopo. L’uomo dopo aver tentato diversi approcci sessuali aveva seguito la donna nella stanza di un residence, dove l’aveva violentata. Per il Gip si tratto’ di “violenza in itinere” ossia nonostante un apparente consenso iniziale della donna, ad un certo punto della serata il rifiuto di lei era stato palese e quindi si sarebbe dovuto fermare davanti ad un “no” esplicito. La ragazza era dovuta quindi ricorrere alle cure dei medici del Pronto soccorso da dove era stata dimessa con una prognosi di 15 giorni.

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Ex militare violentava ragazze, Cassazione conferma condanna

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E’ stato condannato in via definitiva Dino Maglio, ex carabiniere salentino che per anni e’ stato in forze al comando provinciale di Padova nella stazione di Teolo. Maglio era accusato di aver violentato cinque giovani turiste straniere, e di averne drogate altre 9. Le violenze avvenivano nel B&B che l’uomo gestiva nel quartiere Arcella, a Padova. Maglio adescava le ragazze provenienti da tutto il mondo tramite le piattaforme di couchsurfing, una volta giunte a casa sua le drogava e le violentava. L’uomo e’ stato condannato a 12 anni e 8 mesi in primo grado a Padova, e a 9 anni e 8 mesi in Appello: e’ quest’ultima la condanna che diventa definitiva con il rigetto del ricorso in Cassazione. Maglio si trova ora agli arresti domiciliari, ma presto potrebbe essere trasferito in carcere a Santa Maria Capua Vetere. Dopo una prima condanna per stupro ai danni di una liceale australiana che gli e’ costata oltre sei anni, altri casi sono venuti a galla prima di tutto nei blog di viaggi. Sono stati i giornalisti di Irpi (Investigative Reporting Project Italy) a raccogliere le denunce in varie parti del mondo, e a collegare i fatti e presentando un dettagliato esposto al pm padovano Giorgio Falcone che poi ha condotto le indagini.

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