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Cronache

Grave incidente a Milano, 12 persone coinvolte e due morti: un autista positivo a alcol test

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Grave incidente stradale all’alba, verso le 5 del mattino, a Milano in viale Forlanini in cui sarebbero state coinvolte secondo una prima ricostruzione 12 persone a bordo di tre auto. In seguito a un tamponamento di cui la dinamica è ancora da ricostruire sono morti un ragazzo di 26 anni che si trovava alla guida di una delle vetture e uno di 24 anni che è stato trasportato in gravi condizioni all’ospedale e poi è deceduto. Il viale ad alto scorrimento che porta all’aeroporto di Linate risulta ancora chiuso dopo il grave incidente, con la Polizia locale che si trova ancora sul posto per accertare la dinamica.

La bambina e i suoi genitori sono riusciti ad uscire dalla loro auto mettendosi in salvo su un’altra corsia. Nel frattempo, sempre ad una velocità molto sostenuta, è arrivata in viale Forlanini una terza auto dove viaggiavano i due giovani che sono deceduti. Il loro mezzo si è scontrato contro il veicolo dove viaggiava la famiglia che fortunatamente era vuoto. Lo scontro ha portato alla morte sul colpo di uno dei due giovani mentre l’altro è deceduto dopo circa un’ora all’ospedale San Raffaele di Milano. L’auto che ha tamponato per prima è quella su cui si stanno svolgendo gli accertamenti, dato che l’uomo che la guidava risulta avere precedenti ed era positivo all’alcol test. Inoltre sono in corso le verifiche sui suoi documenti.

E’ risultato positivo all’alcol test e la Polizia locale di Milano sta facendo una verifica sui suoi documenti l’uomo di circa 30 anni che era alla guida del veicolo che ha scatenato il grave tamponamento in viale Forlanini a Milano, che ha coinvolto 12 persone e dove sono morti due giovani. L’uomo, che viaggiava in macchina con una donna, risulta avere precedenti.Secondo le ricostruzioni, la coppia viaggiava a forte velocità su viale Forlanini verso la periferia dopo le 5 del mattino e ha tamponato un secondo veicolo, sul quale viaggiava una famiglia con a bordo anche una bambina di 8 anni, rimasta illesa.

La bambina e i suoi genitori sono riusciti ad uscire dalla loro auto mettendosi in salvo su un’altra corsia. Nel frattempo, sempre ad una velocità molto sostenuta, è arrivata in viale Forlanini una terza auto dove viaggiavano i due giovani che sono deceduti. Il loro mezzo si è scontrato contro il veicolo dove viaggiava la famiglia che fortunatamente era vuoto. Lo scontro ha portato alla morte sul colpo di uno dei due giovani mentre l’altro è deceduto dopo circa un’ora all’ospedale San Raffaele di Milano. L’auto che ha tamponato per prima è quella su cui si stanno svolgendo gli accertamenti, dato che l’uomo che la guidava risulta avere precedenti ed era positivo all’alcol test. Inoltre sono in corso le verifiche sui suoi documenti.

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Sgominato nuovo clan, pizzo al Castello delle Cerimonie

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La nuova organizzazione malavitosa sgominata dalla Polizia di Stato e dalla Dda di Napoli è anche ritenuta responsabile di avere imposto una estorsione da 5mila euro al Grand Hotel La Sonrisa di Sant’Antonio Abate (Napoli), il cosiddetto Castello delle Cerimonie. Questo episodio estorsivo viene contestato, in particolare a Michele e Silverio Onorato e a Salvatore Scotognella. Michele Onorato, è emerso dalle indagini, avrebbe impartito gli ordini agli affiliati mentre era detenuto nel carcere di Frosinone.

Il gip di Napoli Maria Luisa Miranda ha disposto l’arresto in carcere per Michele Onorato, 60 anni, ritenuto a capo del clan del rione Moscarella, e per il figlio Silverio, 34enne. La nuova organizzazione criminale di Castellammare – nata da una scissione nel clan Cesarano – è stata letteralmente dimezzata dalle misure cautelari emesse oggi. Arresto in carcere anche per la Carmela Zurlo, moglie dell’aspirante boss Michele Onorato, ritenuta la cassiera dell’organizzazione malavitosa guidata dal marito. Il giudice ha disposto il carcere anche per Salvatore Scotognella, Pasquale Palma, Renato Avitabile, Michele Santarpia e Luciano Polito. Arresti domiciliari per Maria Onorato, figlia di Michele e, infine, obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per Sabato Polese a cui viene contestato il reato di favoreggiamento aggravato.

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Camorra, estorsioni, spaccio: 11 indagati fra Castellammare di Stabia, Pompei e dintorni

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Una lunga serie di reati per i quali sono indagate 11 persone:  la Polizia di Stato ha eseguito una ordinanza applicativa di misure cautelari emessa dal GIP del Tribunale di Napoli, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di undici persone (di cui 9 sottoposte alla custodia in carcere, 1 agli arresti domiciliari, 1 all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria) ritenute gravemente indiziate, a vario titolo, dei reati di associazione di tipo mafioso nonché di estorsione, tentata estorsione, detenzione di armi e detenzione a fine di spaccio di droga, aggravati dal metodo mafioso e dalla finalità di agevolare l’associazione camorristica denominata clan del Rione Moscarella, operante nei comuni di Castellammare di Stabia, Pompei, S. Antonio Abate e zone limitrofe.

In particolare, nel corso delle indagini svolte dalla S.I.S.C.O. di Napoli e dallo SCO, con il supporto operativo della Squadra Mobile di Napoli, sarebbero stati individuati vari episodi estorsivi, posti in essere in danno di alcuni operatori commerciali.

Inoltre, uno degli indagati, benché detenuto, avrebbe mantenuto contatti telefonici con i propri complici, al fine di pianificare e dirigere le attività estorsive.

Il provvedimento eseguito – precisa il comunicato della Polizia  emsso su delega della Procura di Napoli- è una misura cautelare disposta in sede di indagini preliminari, avverso cui sono ammessi mezzi di impugnazione e i destinatari della stessa sono persone sottoposte alle indagini e, quindi, presunte innocenti fino a sentenza definitiva.

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Sicilia, 17 indagati per associazione mafiosa e aste truccate, coinvolto un avvocato

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Una vasta operazione condotta da oltre 300 carabinieri del Comando provinciale di Catania ha portato all’esecuzione di un’ordinanza di misure cautelari personali nei confronti di 17 persone indagate per associazione mafiosa, traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, turbata libertà degli incanti e corruzione. L’indagine, denominata “Athena”, coordinata dalla Procura distrettuale e condotta dai Carabinieri della Compagnia di Paternò, è stata avviata dopo la denuncia di un imprenditore locale minacciato da mafiosi che volevano costringerlo a ritirare dalla vendita all’asta un lotto di terreni.

L’attività investigativa ha portato alla luce non solo le dinamiche criminali e gli elementi di vertice del gruppo Morabito-Rapisarda, operante a Paternò e riconducibile al clan catanese Laudani, ma anche gli interessi dell’organizzazione nel controllo delle aste giudiziarie di immobili nelle province di Catania e Siracusa. La cosca aveva il piano di intervenire fisicamente durante le aste per allontanare i partecipanti e garantire ai loro “clienti” l’acquisto o il rientro in possesso dei beni, anche con l’uso della violenza se necessario. Le aste, pilotate in questo modo, avrebbero fruttato consistenti guadagni alla consorteria, condivisi anche con il gruppo Assinata, articolazione della famiglia Santapaola-Ercolano di Cosa nostra di Catania, che conferma una sorta di accordo tra i clan.

In una delle aste manipolate, è coinvolto anche un avvocato siracusano che, in qualità di delegato alla vendita, avrebbe favorito l’aggiudicazione di un appartamento al figlio di un individuo che si era rivolto all’associazione mafiosa. Tra le altre attività illecite dei Morabito-Rapisarda, c’era anche il traffico e lo spaccio al dettaglio di stupefacenti. Durante le indagini, i Carabinieri hanno sequestrato complessivamente circa 71 chilogrammi di sostanza stupefacente, tra marijuana e cocaina, e arrestato otto persone in flagranza di reato.

 

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