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Spettacoli

Geolier vince anche la serata delle cover ma all’Ariston a qualcuno va di traverso

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Geolier vince la serata dei duetti e delle cover. In seconda posizione Angelina Mango; Annalisa al terzo posto, Ghali con Ratchopper in quarta posizione e Alfa con Roberto Vecchioni in quinta posizione. Quando Amadeus scandisce il nome di Geolier una fetta del pubblico dell’Ariston fischia. Ci sta. È democrazia anche questa. Ma i vecchietti dell’Ariston evidentemente non conoscono e non incontrano i gusti di giovani e delle radio che invece stravedono per Geolier.

 

Geolier si impone nella sfida delle cover, con un medley proposto con Guè, Luchè e Gigi D’Alessio, e mette una serie ipoteca sulla vittoria finale. Il verdetto, accolto da fischi all’Ariston, che lo vede precedere Angelina Mango, è frutto del voto di televoto, giuria delle radio e sala stampa e arriva al termine di una serata che si conferma un viaggio nella memoria collettiva, un karaoke gioioso e insieme un’affettuosa cavalcata attraverso i ricordi e fra le generazioni, che fa impazzire pubblico e social. Sul palco grandi ospiti, da Gianna Nannini a Roberto Vecchioni, da Umberto Tozzi a Riccardo Cocciante. Il ritorno a sorpresa del maestro Beppe Vessicchio e dei Jalisse con Fiumi di parole. E una strepitosa Lorella Cuccarini, che con un medley dei suoi successi fa volare l’Ariston. L’ingresso in scena è spettacolare, a passi di danza: la co-conduttrice parte davanti al teatro, accanto ad una giovane ballerina, omaggio a se stessa bambina piena di sogni che guardava Pippo Baudo in tv, poi entra con il corpo di ballo nel foyer dell’Ariston e sale sul palco sulle note delle grandi sigle di varietà. Da La notte vola a Sugar Sugar, ecco Fiorello in versione Manuel Franjo e Amadeus in giubbotto nero. Lorella saluta Baudo, che l’ha lanciata: “Ciao Pippo, ti vogliamo bene”. La quarta serata del festival – che veleggia ad uno share record del 60% e fa spazio alla protesta degli agricoltori con un testo condiviso letto da Amadeus – si apre con una comparsata di Fiorello, avvolto in un piumino, alla ricerca del bagno. Una breve gag disturbata da qualche problema di audio e video. Sul palchetto d’onore c’è il principe Alberto di Monaco. Sfilano tutti e trenta gli artisti in gara con i loro ospiti. Apre Sangiovanni che canta con la spagnola Aitana la versione iberica della sua Farfalle; Annalisa spacca con Sweet dreams degli Eurythmics, in duetto con La Rappresentante di Lista; Gazzelle e Fulminacci hanno scelto Notte prima degli esami e tutto il teatro li accompagna con le luci dei telefonini. “Un bacio ad Antonello Venditti. Grazie che sei nato, ti vogliamo bene”, dice Gazzelle al termine dell’esibizione. Gianna Nannini, sul palco con Rose Villain, porta un medley delle sue hit, Scandalo, Meravigliosa creatura e Sei nell’anima, accolte da un lunghissimo applauso. Tutti in piedi a ballare con The Kolors e Umberto Tozzi, Ti Amo, Tu, Gloria, con Stash che sul rullo finale di batteria cita le parole del tormentone Italodisco, “Questa non è Ibiza”. Pubblico in visibilio e ovazione per Roberto Vecchioni che canta Sogna ragazzo sogna con Alfa e per Riccardo Cocciante che propone con Irama Quando finisce un amore, successo senza tempo che festeggia cinquant’anni. Divertenti i Bnkr44 che hanno voluto sul palco Pino D’Angiò per Quale idea, Fiorella Mannoia e Francesco Gabbani si ‘scambiano’ Che sia benedetta e Occidentali’s Karma: a fine esibizione, Gabbani replica l’inchino con cui si scusò al festival 2017 per aver vinto ai danni di Mannoia. Di grande impatto la performance dei Santi Francesi con Skin (con una kefiah sulla giacca) sulle note di Hallelujah di Leonard Cohen. “Non solo l’Ariston ma tutto il mondo canta”, per dirla con Amadeus, con i Ricchi e Poveri che propongono Sarà perché ti amo e Mamma Maria, con Paola e Chiara. Decisamente indovinato il medley di Ghali con Rat Chopper, Un italiano vero: il rapper canta ‘Sogno la nuova Italia’ in Banya, rende un delicato omaggio a Toto Cutugno, morto lo scorso agosto, e saluta in arabo la mamma in platea. Clara ha chiamato Ivana Spagna e il coro delle voci bianche del Teatro Regio di Torino per Il cerchio della vita, dal Re Leone. Dopo qualche problema di audio, Loredana Bertè, accompagnata da Venerus, parte con il brano di Luigi Tenco Ragazzo Triste e prima di uscire ringrazia il tecnico di palco Pippo Balestrieri, da 41 anni in forza al festival. Da brivido l’omaggio di Angelina Mango a papà Pino con La rondine, con il Quartetto d’archi dell’Orchestra di Roma. Si cambia registro con l’energia di Alessadra Amoroso e dei Boomdabash. Dargen D’Amico omaggia Morricone con la Babelnova Orchestra e rilancia il suo appello alla pace. Mahmood porta Com’è profondo il mare con i Tenores di Bitti. Tra le performance più riuscite i Negramaro e Malika con La canzone del sole, Il Volo con Stef Burns in Who Wants to Live Forever.

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Spettacoli

Morto Kenneth Mitchell, star di Star Trek e Captain Marvel

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 L’attore canadese Kenneth Mitchell, noto per i suoi ruoli in Star Trek e Captain Marvel, è morto a 49 anni per complicazioni legate alla Sla. Lo ha annunciato la famiglia, “Per cinque anni Ken ha affrontato molte sfide per la Sla. Ma, nel suo tipico stile, si è impegnato a vivere in pieno ogni momento”, ha detto la famiglia. “L’intera famiglia di Star Trek invia le sue condoglianze”, si legge sul sito di Star Trek.

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Spettacoli

Mal dei Primitives compie 80 anni, ‘canto e non mollo’

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“Gioco a golf con mio figlio e i miei amici per mantenermi in forma. Non sono in pensione perché ho ancora tante cose da dire ai miei fan che mi hanno seguito in tutti questi anni”: parola del leggendario Mal dei Primitives che, tagliando il traguardo degli 80 anni il 27 febbraio, pubblica un nuovo album dal titolo emblematico, ‘I’m still singing’, e un libro autobiografico dal titolo ‘La furia di Mal’. In principio erano i Meteors, poi gli Spirits, quindi i Primitives, infine solo lui, Mal, pseudonimo di Paul Bradley Couling, nato in Galles e italiano d’adozione. Affascinante, grintoso e carismatico, ex apprendista elettricista, Mal trovò l’America in Italia, più precisamente nel cuore di Roma, nel mitico Piper club. Nel 1966 partì l’avventura artistica di quel ragazzo dallo sguardo carismatico e dall’accento inconfondibile che segnerà la storia del rock.

“La mia meravigliosa carriera in Italia cominciò proprio nel locale di via Tagliamento numero 9, – ricorda Mal – un luogo ispirato ai modelli inglesi dai quali provenivo”. Mal e il suo gruppo furono scoperti da Alberigo Crocetta e Gianni Boncompagni che si trovavano a Londra in cerca di idee e non esitarono a mettere sotto contratto i ragazzi The Primitives. Il gruppo conquistò subito la simpatia del pubblico italiano, ma fu soprattutto Mal che, con la sua vocalità ed un look singolare, riuscì a ritagliarsi un posto importante nel panorama musicale. Quattro volte al Festival di Sanremo, Mal è stato protagonista anche al cinema con i cosiddetti musicarelli.

Tra le tante apparizioni televisive si ricorda l’ironica partecipazione al programma ‘L’ultimo valzer’ con Fabio Fazio e Claudio Baglioni. In teatro con il musical ‘Grease’, con Lorella Cuccarini e Giampiero Ingrassia, divideva il camerino con Amadeus. “Non vorrei criticare Sanremo ma le mode cambiano, non ho tatuaggi e non mi tingo i capelli. Forse per questo non mi ha chiamato”, ironizza Mal che difende la tradizione del bel canto amato nel mondo. Autodidatta, come tutti quelli della sua generazione, coltivò la dote naturale del canto mantenendo, nonostante la permanenza in Italia, un inconfondibile accento. “Mia moglie mi chiama ancora Paul”, racconta, legato da oltre 30 anni alla sua compagna, Renata, dalla quale ha avuto due figli, Kevin Paul e Karen Art. Definisce ironicamente il suo modo di parlare “alla Stanlio e Ollio”. Fu Luigi Tenco a dirgli che quell’accento gli avrebbe portato fortuna e fu proprio così.

‘Pensiero d’amore’ è una delle sue indimenticabili canzoni ma anche ‘Bambolina’, ‘Tu sei bella come sei’, ‘Occhi neri’, la sua versione di ‘Parlami d’amore Mariù’. Nel giorno dell’ottantesimo compleanno, Mal pubblica sulle piattaforme e gli store digitali (e anche in vinile) il nuovo album ‘I’m still singing’, con brani in inglese e in italiano, prodotto da Clodio Music, riappropriandosi delle sonorità rock e delle ballad dalle atmosfere internazionali. “Sono 80 anni che aspetto questo giorno e finalmente è arrivato” scherza presentando l’album che contiene 11 brani inediti, molti dei quali scritti da lui. Il singolo che dà il titolo all’album, ‘I’m still singing’, è il tema conduttore. Mal canta “Continuo a cantare… Continuo a fare lo swing. Il rock e il ritmo tengono i miei piedi sul pavimento. E io continuo a danzare. Continuo ad essere romantico…”.

Ad impreziosire il singolo, alla batteria Pick Whiters, ex componete dei The Primitives e batterista dei Dire Straits. In arrivo anche il libro autobiografico, per l’editore Bertoni, ‘La furia di Mal’ che nel titolo rievoca un’altra avventura emblematica dell’artista. “Nessuno credeva che quel telefilm potesse avere successo ma accettai comunque di cantare la sigla. Si intitolava Furia e la serie aveva come protagonista uno stallone nero. Non avevamo previsto – racconta Mal – di produrre un disco con il brano, ma solo di trasmetterlo all’inizio e alla fine di ciascun episodio. I bambini però impazzirono quando sentirono la canzone. Da un giorno all’altro tutti erano alla disperata ricerca del disco di Furia e la Ricordi si affrettò a produrlo e metterlo sul mercato”. Circa mezzo secolo dopo, ‘Furia cavallo del west’ è un successo intramontabile.

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Cinema

Alessandro Magno è gay? La Grecia contro Netflix

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La Grecia è scesa in campo contro Netflix per un docudrama britannico su Alessandro Magno che suscita controversie sulla rappresentazione della relazione tra il grande condottiero macedone e il suo generale Efestione come un amore omosessuale. Lina Mendoni, ministra della Cultura del governo di Atene, ha bollato la serie televisiva “Alexander, the making of a god” (Alessandro, la creazione di un dio) come “una fiction di qualità estremamente bassa e pessimo contenuto, piena di inesattezze storiche”. Riguardo alla descrizione dei due protagonisti come gay, Mendoni ha sottolineato che “non c’è alcuna menzione nelle fonti dell’epoca di un rapporto che vada oltre l’amicizia”.

La questione è giunta al dibattito in Parlamento, dove Dimitris Natsiou, presidente di Niki, un partito cristiano ortodosso greco di estrema destra, ha condannato il serial come “deplorevole, inaccettabile, antistorico”, sostenendo che “l’obiettivo subliminale è dare un’idea dell’omosessualità come perfettamente accettabile nei tempi antichi, una tesi priva di basi”.

Sulle questioni sollevate dalle rappresentazioni storiche e sessuali della serie, gli specialisti offrono opinioni divergenti. Il professor Lloyd Llewellyn-Jones, docente di storia antica all’università di Cardiff, sostiene che “le relazioni fra persone dello stesso sesso erano decisamente la norma attraverso tutto il mondo greco”. Viceversa, Thomas Martin, docente di storia greco-romana al College of the Holy Cross, Massachusetts, nota che Omero non ha mai identificato Alessandro ed Efestione come amanti nell’Iliade, benché tale interpretazione sia stata avanzata successivamente.

Mentre alcuni esperti, come Martin e Christopher Blackwell della Furman University, ritengono che i rapporti omosessuali non fossero diffusi al tempo di Alessandro il Macedone, altri come Robin Lane Fox di Oxford sostengono che l’amore tra uomini non fosse fuori dalla norma. Tuttavia, tutti concordano sul forte legame tra Alessandro e il generale, testimoniato dalla testimonianza dei contemporanei.

La ministra Mendoni riconosce la complessità del concetto di amore nell’antichità ma respinge l’idea di intraprendere azioni contro Netflix, affermando che “non è compito del governo censurare, sull’arte ognuno può avere diverse opinioni”.

Questa controversia non è isolata: l’anno scorso, il ministro delle antichità egiziano criticò Netflix per la scelta di far interpretare Cleopatra da un’attrice nera nella serie “Queen Cleopatra”. Inoltre, la serie “The Crown” è stata oggetto di polemiche per presunte distorsioni storiche nella rappresentazione della famiglia reale inglese.

La discussione su come rappresentare accuratamente la storia attraverso i mezzi di intrattenimento continua a sollevare domande complesse sulla verità storica, l’interpretazione artistica e le sensibilità moderne.

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