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Politica

È morto il presidente del Parlamento europeo David Sassoli

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E’ morto il presidente del Parlamento europeo David Sassoli. Aveva appena 65 anni. Prima di entrare in politica era stato per anni il conduttore  di punta del tg1 delle 20. Soltanto ieri era stata diffusa la notizia del suo ricovero in Italia per il sopraggiungere di una grave complicanza dovuta ad una disfunzione del sistema immunitario.  “Il Presidente del Parlamento europeo David Sassoli – ha annunciato il suo portavoce Roberto Cuillo – si è spento alle ore 1.15 dell’11 Gennaio presso il CRO di Aviano (PN) dove era ricoverato. Nelle prossime ore verra’ comunicata data e luogo delle esequie”.

Da volto familiare del TG1 a presidente del Parlamento europeo, quella di David Maria Sassoli e’ stata una vita divisa fra il giornalismo e la politica, a cavallo fra Firenze, Roma e Bruxelles fino a diventare nel 2019 presidente dell’Europarlamento . Nato nel capoluogo toscano il 30 maggio 1956, ha frequentato da giovanme l’Agesci, Associazione guide e scout cattolici italiani. Il padre era un parrocchiano di don Milani e lui ha cominciato fin da giovane a lavorare per piccoli giornali e in agenzie di stampa prima di passare a ‘Il Giorno’ e poi fare il grande salto in Rai. Fiorentino di nascita ma romano di adozione, era diventato un volto noto alle famiglie italiane soprattutto per la sua conduzione del Tg della rete ammiraglia della Rai, di cui e’ stato anche vicedirettore durante l’era di Gianni Riotta. Una carriera che si chiuse nel 2009, quando Sassoli decise di dedicarsi alla politica. Candidato come capolista del neonato Partito democratico nella circoscrizione Italia centrale, il presidente del Pe venne eletto la prima volta con oltre 400mila preferenze e, forte di questo successo, diventa subito il capo della delegazione del Pd al Parlamento europeo. Nel 2013 il tentativo di rientrare in Italia come sindaco di Roma si incaglia nelle primarie del Pd. Candidato in quota franceschiniana, Sassoli si piazza secondo, battendo il futuro presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ma ottenendo la meta’ dei voti di Ignazio Marino. Dopo un decennio passato fra i banchi di Bruxelles e Strasburgo, Sassoli – giunto alla sua terza legislatura – era uno degli eurodeputati piu’ esperti. Nel 2014-2019 ricopri’ la carica di vicepresidente per l’intero mandato, occupandosi soprattutto di trasporti (il cosiddetto terzo pacchetto ferroviario), politica euro-mediterranea e bilancio. Il 3 luglio del 2019 David Sassoli, all’inizio del suo terzo mandato, venne eletto Presidente dell’assemblea. Nel suo discorso di apertura iniziale, Sassoli rabadi’ l’importanza di agire per contrastare il cambiamento climatico, la necessita’ di una politica piu’ vicina a ai cittadini e ai loro bisogni, soprattutto ai giovani, e l’urgenza di rafforzare la democrazia parlamentare e di promuovere i valori europei. Durante la situazione eccezionale e senza precedenti causata dalla pandemia di Covid-19, Sassoli si e’ impegnato affinche’ il Parlamento europeo rimanesse aperto e continuasse ad essere operativo, introducendo – gia’ nel marzo 2020 – dibattiti e votazioni a distanza, primo parlamento al mondo a farlo. Sposato e padre di due figli, tifoso della Fiorentina, Sassoli viveva a Roma ma appena possibile si spostava nella casa di Sutri, un delizioso paese medievale della Tuscia lungo la via Cassia, una trentina di chilometri a nord della capitale, per coltivare le sue passioni per il giardinaggio e le buone letture. Sassoli e’ stato il secondo presidente italiano del Parlamento europeo dopo Antonio Tajani da quando l’assemblea di Strasburgo viene eletta a suffragio universale. Il suo incarico sarebbe scaduto a giorni: la prossima settimana la riunione plenaria dell’Europarlamento che si riunira’ a Strasburgo per eleggere il suo successore.

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Politica

Meloni alla Casa Bianca: Chico Forti sarà trasferito in Italia dopo 24 anni di carcere negli Usa

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“Sono felice di annunciare che dopo 24 anni di detenzione negli stati uniti è stata firmata l’autorizzazione al trasferimetno in Italia di Chico Forti un risultato frutto dell’impegno diplomatico di questo governo della collaborazione con lo Stato della Florida e con il governo degli Stati uniti che ringrazio. E’ un giorno di gioia per Chico per la sua famiglia per tutti noi lo avevamo promesso lo abbiamo fatto e ora aspettiamo in Italia Chico Forti”. Così in un video diffuso a Washington la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

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Fitto attacca De Luca, inadempiente sui fondi Ue

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E’ la Regione Campania, non il Governo, ad essere “inadempiente” sulla programmazione dei fondi nazionali della politica di coesione, 5,9 miliardi di euro il cui utilizzo è appeso alle croniche difficoltà di programmazione comuni a molte regioni del Sud. Tanto che i sindaci campani, nella fatidica manifestazione a Roma contro l’autonomia del 16 febbraio – quella in cui non erano stati ricevuti dai vertici delle istituzioni, fra confronti accesi con le forze dell’ordine, cori di protesta e l’insulto alla Premier Giorgia Meloni dal Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca – avrebbero piuttosto dovuto manifestare a Napoli, proprio contro De Luca, “per sollecitare la Regione ad inviare al Governo la documentazione”.

A due settimane da quella manifestazione, il contrattacco di Raffaele Fitto, ministro per gli Affari Europei, il Sud, le Politiche di coesione e il Pnrr, arriva con una lettera ai sindaci campani che addossa alla Regione Campania la responsabilità su ciò che è andato storto nella vicenda dei fondi nazionali della politica di coesione. “L’erogazione delle risorse non poteva avvenire senza la previa acquisizione della lista completa degli interventi”, scrive il ministro nella missiva inviata oggi stesso, 1 marzo, a tutti i sindaci campani. “La Regione ha organizzato la manifestazione contro il Governo – accusa Fitto – nella piena consapevolezza che gli stessi uffici regionali avevano omesso di inviare, a quella data, gli elementi documentali necessari a sbloccare le risorse per i Comuni”. Poco dopo un incontro con una delegazione dei sindaci campani il 14 febbraio, “ho inteso ribadire alla stessa Regione, con nota del successivo 16 febbraio, l’urgenza di ricevere da parte degli uffici regionali la lista consolidata degli interventi da completare”. E “solo ieri sera, in data 29 febbraio, la Regione ha finalmente trasmesso la suddetta documentazione”.

La lettera di Fitto si spinge fino a chiedere a ciascun singolo comune “di inviarmi tramite PEC i dati identificativi e finanziari dei progetti non completati”, il tutto “al fine di verificare puntualmente che la lista trasmessa dagli uffici regionali non presenti inesattezze e comprenda effettivamente tutti i Comuni campani che hanno espresso l’esigenza di finanziare interventi da completare”. In ballo – emerge dalla lettera – ci sono 5,9 miliardi di euro e la Regione ha individuato 367 interventi da completare per 242 comuni. Una missiva dal carattere tecnico, ma dall’evidente peso politico, che fa da apripista agli attacchi del centro-destra al Governatore campano: “le bugie hanno le gambe corte, e quelle di De Luca sono cortissime” dice il senatore campano di Fratelli d’Italia Domenico Matera. “Una figuraccia istituzionale”, commenta il Senatore di Fratelli d’Italia, Antonio Iannone, commissario regionale del partito in Campania.

Sullo sfondo la cronica incapacità di spesa dei fondi di coesione per alcune regioni, fra sanzioni poco credibili e target di attuazione fumosi. E uno scontro politico si allarga anche alla ferita aperta della sanità: “La Campania è ultima in Italia per personale, posti letto, fondi” denuncia De Luca. Che ironizza: “Il ministro Schillaci è una persona garbata e civile, abbiamo avuto con il ministro qualche battuta. Purtroppo abbiamo una serie di irresponsabili e cialtroni che dalla Campaniascrivono comunicati stampa e spingono esponenti del governo nazionale a fare dichiarazioni stupide”. “A me dispiace quando si dice che il governo chiude i pronto soccorso – ha precisato il ministro – il governo non chiude nulla, cerca di aiutare le regioni che sono in difficoltà, noi abbiamo sempre la massima disponibilità e l’ascolto per tutti”, replica il ministro della Salute Orazio Schillaci.

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Politica

Laura Castelli, da grillina a lobbista a federalista piemontese che vuole il Regno delle due Sicilie

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Da movimento leaderistico a partito di massa, strutturato in ogni regione d’Italia attraverso accordi civici con chiunque condivida il principio federativo e dell’autonomia territoriale, come già avvenuto in diverse parti del Paese. E’ l’ambizione rilanciata dall’Assemblea nazionale di Sud chiama Nord, il movimento fondato da Cateno De Luca, che nel giro di pochi anni è riuscito a entrare in Parlamento e adesso punta alle elezioni europee per confermarsi come forza politica autonomista. Delegati provenienti da ogni parte d’Italia e altri in video collegamento – dalla Sardegna alla Valle d’Aosta, dalla Calabria alla Toscana – partecipano alle due giorni di Taormina. “Oggi siamo qui per dare ufficialmente il via al progetto nazionale. A Roma ci temono, temono il fatto che siamo liberi”, ha detto in apertura la presidente di ScN Laura Castelli.

“Altro che paura dell’autonomia differenziata, noi vogliamo il Regno delle Due Sicilie. Noi siamo federalisti e puntiamo ad aggregare nel rispetto dell’autonomia, non vogliamo più uno Stato centralista. Siamo l’unico movimento civico nazionale e dobbiamo diventare un partito di massa, basta con i leaderismi”, ha incalzato Cateno De Luca tra gli applausi dei delegati. Per fine anno l’obiettivo di ScN è di raggiungere i 100 mila iscritti ma con l’ambizione di crescere ancora di più nei prossimi due anni per arrivare al primo congresso, a gennaio del 2026, col risultato in tasca: il partito di massa.

Ma il primo step è a breve: le europee di giugno. Saranno proprio i tesserati nel corso dell’Assemblea a decidere cosa farà il movimento. Ognuno dovrà rispondere a uno di cinque opzione votando nella piattaforma del movimento: “presentarsi da soli con il simbolo Sud chiama Nord; presentare candidati – nel collegio Sicilia/Sardegna – in una lista di partiti nazionali senza il simbolo (come nel 2019); presentare candidati in tutti i collegi in una lista di partiti nazionali che non la pensano come ScN sull’Europa e sull’autonomia differenziata; promuovere un nuovo progetto politico con il simbolo che includa anche altre forze politiche che si oppongono alle attuali politiche nazionali ed europee e che rimettano al centro l’Italia, con il comune denominatore: meno Europa, più Italia, più autonomia e più equità; non partecipare alle elezioni europee”.

“Personalmente credo che oggi unire a noi chi ha delle cose ben chiare da dire all’Europa e che abbia il coraggio e la libertà di poterle dire sia la soluzione – ha sostenuto la presidente Castelli – Non credo all’individualismo o che si debba partecipare impauriti. Hanno provato a toglierci il diritto di presentarci alla europee senza raccogliere le firme perché siamo presenti in Parlamento nazionale – prosegue Castelli – Non ce l’hanno fatta perché abbiamo gridato e hanno capito che sarebbe stato ancora peggio se avessero continuato in quella direzione. Hanno capito che siamo una forza e cominciamo a fare paura”.

E ha avvertito: “La nostra campagna elettorale per le europee sarà basata sul principio della libertà. Lo dico a tutti, anche a chi ha provato a metterci i bastoni tra le ruote. Possiamo scrivere una nuova pagina di storia, ma tutti noi abbiamo la responsabilità di crederci. Tutti noi abbiamo il dovere di rimboccarci le maniche e far crescere sempre di più Sud chiama Nord”. E in video collegamento dalla Sardegna, il neo consigliere regionale Franco Cuccureddu del movimento civico “Orizzonte comune” ha incitato l’assemblea: “Il civismo è un fenomeno che sta crescendo, perché la gente ha sempre più sfiducia nei partiti nazionali che sono diventati oligarchie e gruppi di potere”.

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