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Coronavirus, Milano rinvia anche il Salone del Mobile

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Federlegno Arredo Eventi ha deciso “visto il perdurare dell’emergenza sanitaria” ha scelto di posticipare l’edizione del Salone del Mobile di Milano a giugno, dal 16 al 21. Il Consiglio di Amministrazione di Federlegno Arredo Eventi, spiega una nota, si e’ riunito oggi in seduta straordinaria e, visto il perdurare dell’emergenza sanitaria, ha scelto di posticipare l’edizione del Salone del Mobile.Milano a giugno, dal 16 al 21. “La conferma della manifestazione, fortemente appoggiata dal sindaco di Milano Giuseppe Sala, – viene sottolineato – consente alle imprese, chiamate a un’importante prova di responsabilita’, di presentare il proprio lavoro gia’ finalizzato al pubblico internazionale che attende l’appuntamento annuale con il Salone del Mobile.Milano quale punto di riferimento della creativita’ e del design”.

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Italia del Nord sotto la sferza del virus: più di 10mila morti in meno di un mese e quasi 100mila contagiati

Marina Delfi

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L’Italia é ancora sotto la sferza del contagio che almeno in Lombardia sembra tutt’altro che sotto controllo. Oggi in Protezione Civile, il commissario Angelo Borrelli (rientrato in servizio dopo tre giorni di kappao tecnico dovuto a un po’ di febbre) ha fornito dati per nulla incoraggianti. Ci sono 3651 nuovi contagi. I morti sono stati 889. Un dato impressionante che fa sfondare il muro anche psicologico dei 10mila decessi causati dal virus Covid 19 o che hanno questo virus come concausa del decessi. Siamo per la macabra contabilità quotidiana dei morti arrivati a 10023 nostri concittadini falcidiati da questo angelo della morte che si chiama Coronavirus.

Sono 1434 guariti e più di 70 mila gli italiani sottoposti a sorveglianza attiva risultati essere positivi al contagio. Questi uomini e donne sono a casa o in ospedale e dobbiamo portarlo fuori dalla malattia. Salvarli. La notizia positiva che abbiamo colto é che in Lombardia cala la crescita dei ricoveri. Quella che fa invece accapponare la pelle é che ci sono in tutto 92472  contagi dall’inizio di questa emergenza. E  12384 sono guariti. Ma pesano i 10023 deceduti dei quali 5994 in Lombardia e 1344 in Emilia, le due regioni più colpite. L’altro numero che fa paura sono i 3856 nostri concittadini in terapia intensiva.

Sono persone che combattono con la morte e che noi speriamo i nostri medici e infermieri possano salvare. Altri 26676 sono ricoverati in ospedale ma hanno una aspettativa di vita sicuramente migliore rispetto a chi lotta per la vita attaccato ad un ventilatore polmonare. Altro dato importante é il numeri di tamponi totali eseguiti in Italia che é di circa 430 mila. Ad oggi, e questo é un dato fornito da Borrelli sono stati raccolti dalla protezione civile ben 61 milioni di euro. Sono donazioni degli italiani. Sul fronte delle dotazioni di sicurezza a medici e infermieri in trincea, al momento sono state smistate mascherine e altro Max. Ma siamo sempre a poca roba rispetto alle reali necessità. Ricordare quanto medici e infermieri sono morti per mancanza di questi mezzi di protezione é importante. Per rendere merito a chi non é stato pavido e ricordarci che passata la tempesta Covid poi dobbiamo fare chiarezza come Paese rispetto a quel che é accaduto. Infine ma non per ultimo, parliamo di solidarietà dei paesi confinanti. Oggi ci piace sottolineare due cose, tra i tanti atti di solidarietà ricevuti. La Germania ha accolto 7 pazienti nei suoi ospedali liberando posti letto in terapia intensiva in Italia. E l’arrivo a Roma di molti medici dall’Albania, Paese fragile, alle prese con un dopo terremoto devastante ma Paese amico, Paese fratello.

Il commissario Borrelli ha fatto il punto anche sulla solidarietà: sul conto corrente del Dipartimento della Protezione Civile sono arrivati più di 61 milioni di euro, di questi 7 milioni e 325mila euro sono stati spesi per acquistare dispositivi di protezione per il personale in prima linea e sono stati acquistati 465 ventilatori polmonari. Infine per la ricerca di infermieri sono arrivate circa 8 mila domande.

 

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Lotta al coronavirus: 5 unità mobili per fare i tamponi ai malati a casa

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Il nome è davvero brutto: USCA, che vuol dire Unità Speciali di Continuità Assistenziale ma si tratta di uno strumento utile nella lotta al coronavirus: 5 unità mobili approntate dalla Asl 1, equipaggiate con medici volontari, vere proprie task force che si muoveranno sul territorio cittadino dalle 8,00 alle 21,00 di tutti i giorni per fare tamponi a domicilio dei pazienti per i quali si sospetta un contagio COVID- 19 ovvero per i pazienti che hanno terminato il periodo di “quarantena” per i quali deve essere certificata la guarigione (è necessario eseguire due tamponi a distanza di 24 ore).

“Un’arma in più per controllare la catena del contagio”, dice Ciro Verdoliva, direttore generale Asl Napoli 1. “I medici delle Unità Speciali di Continuità Assistenziale si muoveranno in maniera agile su tutto il territorio cittadino e saranno un tassello importante della nostra battaglia contro il contagio”.
Altri medici affiancheranno anche le cinque Unità Operative di Prevenzione Collettiva per intensificare l’attività di sorveglianza sanitaria relativa ad ogni cittadino che risulta positivo ovvero in “quarantena” per contatto stretto.

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Coronavirus, la strage degli anziani: più di 200 lasciati morire e oltre mille contagiati e abbandonati nelle case di cura

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C’è l’Italia degli eroi – medici, infermieri, forze dell’ordine, autisti, commessi eccetera- e c’è quella della vergogna: sì perché questo periodo forse restituirà dei cittadini migliori ma per adesso sta facendo venir  fuori comportamenti anche vergognosi. Soprattutto nei confronti di chi è più fragile, più esposto. Come gli anziani, quelli che risiedono nelle case di riposo. Abbiamo contato 200 morti e circa mille contagiati,  dati che noi desumiamo da fonti scoperte ma non sappiamo davvero che cosa è accaduto in tutto il Paese dove sono almeno 500 mila gli anziani ricoverati nelle strutture più o meno regolari e dove il coronavirus si è insinuato trovando terreno facile grazie alla mancanza di ogni barriera, dai dispositivi di protezione per degenti e personale fino ad arrivare – in qualche caso- all’abbandono di poveri anziani come è accaduto in provincia di Lecce, a Soleto in una struttura chiamata La fontanella: 80 anziani non autosufficienti sono rimasti da soli per due giorni, digiuni e senza medicinali perché l’intero personale si è messo in quarantena abbandonandoli nei loro letti. Il sindaco Graziano Vantaggiati ha revocato l’ incarico alla società che si doveva occupare dell’assistenza e adesso a loro pensa una task force della Asl di Lecce. Per ora fra quegli anziani ci sono 5 positivi. Per fortuna parliamo di persone che non stanno bene ma sono vive. Abbiamo  trovato decine di casi limite ma tanti altri purtroppo non li conosciamo. Le case di cura per anziani al momento sono uno degli epicentri di questa mortalità invisibile alle statistiche del coronavirus: centinaia di persone anziane, che presentano sintomi sospetti  che vengono lasciate dove si trovano, perché  le autorità sanitarie sono costrette a dare precedenza ai casi più gravi. In troppi sono morti senza ricevere un tampone, e tanti sono stati anche medici ed infermieri contagiati.

Il grido di dolore dei familiari dei nonni che volano in cielo è sempre lo stesso dalle Alpi alla Sicilia: “Mio padre o mia madre, il nonno se n’è andato da solo, senza nessuno che gli tenesse la mano, che lo accompagnasse e non sappiamo neppure perché. Vorremmo sapere dove si trova prima di essere crenato. Non è giusto”

Verona, Villa Bartolomeo: ieri è salito a  15 il conto degli anziani deceduti nella casa di riposo di questo comune a sud di Verona, sette solo l’altra notte. E a questo si somma la positività di 36 ospiti e 12 operatori che lavorano nella struttura. Il sindaco, Andrea Tuzza, ha chiesto l’invio di operatori della Croce Rossa o in ultima analisi dell’Esercito, mercoledì scorso aveva fatto santificare la struttura e dividere i positivi da quelli che non lo erano. Adesso è diventato difficile assistere questi anziani, pur preparare loro da mangiare.

Stagno Lombardo, Cremona.Fra i casi più drammatici ed eclatanti quello della Rsa don Mori di Stagno Lombardo nel cremonese. Qui, in un mese, sono morti ben 21 dei 70 ospiti. Non è stato ancora accertato, ma è forte il sospetto che la causa dei decessi sia stato il Covid.19. Per questo motivo il sindaco Roberto Mariani ha richiesto all’Asst di Cremona tamponi per ospiti e personale.

 

Lambrate, Milano: nella struttura Anni Azzurri sono deceduti 23 ospiti. Quattordici sono risultati positivi al Covid19, per gli altri 9 si parla di altre cause di morte anche perché non è stato effettuato il tampone oro-faringeo per accertare l’eventuale contagio. Altri 44  pazienti sarebbero infettati, 42 di loro sono in isolamento in camere singole, due sono stati ricoverati in strutture ospedaliere. Alcuni familiari, preoccupati avrebbero presentato un esposto alle forze dell’ordine sui decessi.

Quinzano d’Oglio, Brescia: sono già 31 i decessi a Villa Giulio Padovani, residenza per anziani .Una strage senza fine che ha visto crescere il bilancio di morte negli ultimi giorni con un’impennata di casi. Qui ci sono 150 ospiti e vi lavorano 80 persone, molti sono in quarantena e la Fondazione ricerca personale. Nella prima ondata di decessi, 18, solo uno degli sopiti risultava essere morto per Coronavirus: l’unico al quale è stato fatto il tampone.

Affori, Milano: una nuova strage in una residenza sanitaria, la Casa famiglia per anziani. In un solo reparto, su 35 ospiti, 11 sono morti e una decina sono ancora malati.

Lodi, Milano, casa di riposo Santa Chiara: 38 persone sono decedute ma non sappiamo se questi morti rientreranno nella casistica del Covid19 perché non a tutti sono stati fatti i tamponi. Gli ospiti sono circa 250, i dipendenti almeno 40.

 

Mediglia, Milano, Residenza Borromeo: in 20 giorni sono morti in 52 su 150 anziani ospitati nella struttura con almeno 70 dipendenti. Anche qui l’interrogativo è: quanti hanno contratto il virus? I familiari vogliono vederci chiaro ed hanno formato un comitato che vuol sapere se sono state prese le misure necessarie.

Gandino,  Val Seriana, Bergamo: 15 decessi dal 24 febbraio,  dei 150 ospiti una quarantina ha la febbre.

Cingoli,Macerata: 6 i morti nella casa di riposo, uno però sarebbe risultato negativo al tampone

Sant’Anastasia, Napoli, casa di riposo Madonna dell’Arco: in pochi giorni qui sono morte 10 persone, 52 sono risultate positive al test. Un’impennata di casi scoperta dal laboratorio dell’ Istituto zooprofilattico di Portici che ha analizzato i tamponi ma i nonnini rimasti reclamano lo stesso un gesto d’affetto, una carezza.  Impossibili al tempo del Covd19 che ammazza senza neanche il conforto di un abbraccio o di una stretta. Fra i positivi ci sono gli ospiti rimasti ma anche il personale e i frati. Il primo tampone però – denuncia su Facebook il priore del Santuario della Madonna dell’Arco, Padre Alessio Romano – era stato richiesto dal medico curante di un degente il 17 di marzo; è stato effettuato solo il 23 marzo, una settimana dopo. “Nonostante le sollecitazioni, mie e del medico curante, il risultato è giunto solo dopo che ci è scappato il morto”, denuncia Padre Romano. Ospiti e personale della struttura in isolamento, il santuario è chiuso in via precauzionale.

E poi ci sono tanti altri casi, dal Nord al Sud del Paese: nel Torinese fra Borgaro e Bosconero ci sono 2 morti e 11 positivi; 2 morti e 72 positivi a Neroli, Roma; 30 positivi nelle strutture in provincia di Rieti, 25 a Benevento, nel centro Villa Margherita; 2 persone morte  e 29 positivi in una casa di riposo a Sala Consilina, Salerno;  1 anziano morto e 72 positivi nella struttura di Villafrati, Palermo; 33 positivi a Troina, Enna; 28 positivi a Messina in una struttura che si chiama Come d’incanto, e in tante altre case di riposo del Paese. E come d’incanto ci piacerebbe che questo si rivelasse solo un brutto incubo ma purtroppo non è così e chissà quanti altri nonnini il virus spazzerà via o lo ha già fatto.

 

 

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