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Cronache

Carpi, portavalori simulano una rapina: recuperato il bottino milionario e arrestati i responsabili

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Era sembrata subito una rapina anomala agli esperti poliziotti di Modena quella denunciata dalle presunte vittime e avvenuta sull’autostrada A22. Un portavalori di una società tedesca diretti a Bologna su un’auto con tarda tedesca, secondo la denuncia, erano stati bloccati da due uomini con accento dell’Est, i quali avrebbero puntato contro le vittime fucili a canne mozze. Una volta sul mezzo i rapinatori avrebbero portato via gioielli e preziosi per un valore di oltre 10 milioni di euro.

I poliziotti hanno però scoperto che dietro la “rapina” c’era una simulazione fatta per trafugare il prezioso carico. Le indagini grazie anche alle immagini delle telecamere di videosorveglianza della zona e le intercettazioni telefoniche e ambientali subito attivate hanno permesso di ricostruire quanto accaduto quella notte facendo emergere un quadro indiziario diverso da quello inizialmente ipotizzato della rapina, che gli stessi protagonisti avevano voluto far credere.

Gli inquirenti, infatti, hanno scoperto che i due autisti del portavalori, un 35enne originario di Napoli e un 57enne, nato in provincia di Crotone, ed un terzo soggetto di 44 anni, anch’egli originario del crotonese, ma residente a Reggio Emilia, avevano inscenato l’assalto al portavalori per trafugare il bottino ed in seguito ricettarlo.

I tre si erano dati appuntamento a Carpi, quindi, si erano portati fino alla rotatoria di via della Pace a Correggio, dov’è avvenuto il trasbordo dei colli dal portavalori al furgone del terzo complice. In tutto 20 pacchi occultati all’interno di un garage a Reggio Emilia appartenente ad un’amica di quest’ultimo completamente ignara dei fatti.  I due autisti sono stati sottoposti a Fermo di P.G., misura che non è stata predisposta per il terzo complice, essendosi dimostrato collaborativo e avendo fornito tutti i particolari del misfatto.

 

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Cronache

Polemica nel mondo della moda: Giammetti contro Cucinelli sul ricordo di Valentino

Scontro a distanza tra Giancarlo Giammetti e Brunello Cucinelli sul ricordo di Valentino Garavani. Accuse, repliche e chiarimenti dopo le esequie dello stilista.

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È polemica nel mondo della moda dopo le dichiarazioni di Giancarlo Giammetti, socio storico di Valentino Garavani, che ha attaccato duramente Brunello Cucinelli con un post su Instagram.
Secondo Giammetti, Valentino “non lo ha mai conosciuto né chiamato” e lui stesso “non l’ha neanche visto al funerale”, insinuando che Cucinelli fosse “troppo occupato a parlare con la stampa”.

Le parole di Cucinelli e il caso mediatico

Le dichiarazioni contestate erano state rilasciate da Cucinelli durante la trasmissione Un Giorno da Pecora, dove aveva raccontato di un rapporto “buono” con Valentino, sostenendo che lo stilista indossasse spesso i suoi capi e che, in boutique, scherzasse chiedendo uno sconto.
Frasi ribadite anche davanti ai cronisti prima delle esequie, quando Cucinelli aveva definito Garavani “una persona piacevolissima, elegantissima, perbene”, elogiandone il rapporto umano con i dipendenti.

La replica del “re del cashmere”

Contattato dopo le accuse, Cucinelli ha chiarito il senso delle sue parole:
«Ho detto una battuta scherzosa perché la consideravo tale. Valentino è stato il padre della moda italiana insieme a Giorgio Armani e Gianni Versace».
E ancora: «Fisicamente non ci conoscevamo. Era nostro cliente nei negozi insieme a Giammetti e quando erano lì telefonavano. Io ho sempre considerato un grande onore che indossasse i nostri capi».

Il chiarimento finale

Cucinelli ha espresso rammarico per il malinteso: «Mi spiace se qualcuno ci è rimasto male, ma non volevo offendere nessuno. Ho sempre pensato seriamente che Valentino fosse uno dei grandi geni del Novecento».
Un pensiero ribadito anche nel necrologio pubblicato alla scomparsa dello stilista, dove lo ha definito “geniale artista” e “simbolo prestigioso della moda italiana del ventesimo secolo”.

La vicenda mette in luce le tensioni e le sensibilità che attraversano il mondo dell’alta moda anche nei momenti di commemorazione, senza che al momento emergano ulteriori sviluppi ufficiali.

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Cronache

Progetto Wanted, 83 latitanti arrestati: quasi 500 anni di carcere complessivi

Progetto Wanted: 83 latitanti arrestati dal 2025, pene residue per circa 500 anni di carcere. Operazioni in Italia, Albania e Dubai contro il narcotraffico.

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Ottantatré latitanti arrestati e circa 500 anni di reclusione complessivi ancora da espiare. È il bilancio del Progetto Wanted, promosso e coordinato dalla Direzione centrale anticrimine – Servizio centrale operativo, dedicato alla cattura dei ricercati di maggiore pericolosità.
Nel dettaglio, 29 arrestati erano destinatari di misure cautelari, mentre 54 erano ricercati in esecuzione di provvedimenti definitivi.

Un’azione mirata contro le organizzazioni criminali

I risultati conseguiti da gennaio 2025, sottolinea una nota ufficiale, confermano l’efficacia dell’azione di contrasto alle organizzazioni criminali e ai soggetti che tentano di sottrarsi alle decisioni dell’autorità giudiziaria.

Il rientro in Italia di un latitante dal 2000

Tra gli ultimi esiti del Progetto Wanted, il rientro in Italia, all’aeroporto di Roma Fiumicino, di un 48enne albanesecondannato a 21 anni di reclusione, latitante dal 2000. L’uomo è stato arrestato il 21 febbraio 2025 in Albania al termine di un’indagine durata circa un anno, condotta dalla Squadra Mobile di Caserta e dal Servizio centrale operativo, coordinati dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere – Ufficio Esecuzioni Penali.
Il soggetto è ritenuto l’organizzatore di un’associazione transnazionale dedita al traffico di cocaina dall’Albania all’Italia via mare, con base operativa sul litorale domizio.

Il ruolo apicale nell’organizzazione

Secondo gli inquirenti, l’arrestato ricopriva un ruolo apicale: organizzava il trasporto della droga in ogni fase, dalla partenza dall’Albania all’arrivo in Campania, dove la sostanza veniva nascosta e custodita prima della rivendita. L’associazione operava con finanziamenti comuni e una responsabilità condivisa sulle perdite.

Arresto anche a Dubai

Sempre nell’ambito del Progetto Wanted, a Dubai le autorità locali hanno catturato un narcotrafficante albanese di 39 anni, latitante dal 2019, condannato in via definitiva a 8 anni e 7 mesi di reclusione. L’uomo è accusato di essere al vertice di un’organizzazione internazionale dedita al narcotraffico, con base logistica in provincia di Venezia.

Le operazioni confermano una strategia investigativa che punta alla cooperazione internazionale e alla localizzazione dei latitanti anche dopo molti anni, nel rispetto del principio di presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva per i procedimenti ancora in corso.

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Omicidio a Manchester, arrestato un 33enne per la morte di Gloria De Lazzari

Arrestato a Manchester un 33enne per l’omicidio di Gloria De Lazzari, 45enne di Roncade residente nel Regno Unito. Indagini in corso, presunzione di innocenza.

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Una donna italiana, Gloria De Lazzari, 45 anni, originaria di Roncade (Treviso) e residente in Gran Bretagna da circa dieci anni, è stata trovata morta a Manchester. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la donna sarebbe stata soffocata nella notte tra domenica e lunedì scorsi.

Arresto e convalida

Per l’omicidio è stato arrestato un uomo di 33 anni, James Morton, residente nello stesso quartiere della vittima. L’uomo è stato fermato dalla polizia britannica e si è già svolta l’udienza di convalida. È prevista a breve la comparizione davanti alla Crown Court. Come previsto dall’ordinamento, vale il principio della presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.

Il profilo dell’indagato

L’arrestato risulta avere precedenti penali: in passato era stato condannato per l’uccisione di una ragazza di 16 anni, avvenuta nove anni fa durante un rapporto sessuale estremo. Gli inquirenti stanno valutando ogni elemento utile per chiarire la dinamica e la responsabilità dei fatti contestati.

Indagini aperte e appello ai cittadini

La polizia ha attivato due canali — uno telefonico e uno online — invitando chiunque abbia informazioni utili a farsi avanti. Le indagini proseguono per ricostruire con precisione le circostanze dell’omicidio e verificare eventuali ulteriori responsabilità.

Famiglia e assistenza consolare

La notizia è stata comunicata alla madre della vittima, Daniela, nel pomeriggio di martedì. A Manchester sono presenti l’ex marito di Gloria e l’avvocato Gabriele Annì, in costante contatto con i detective che seguono il caso e con la Farnesina per l’assistenza consolare.

La vita di Gloria De Lazzari

Dopo un primo matrimonio, Gloria De Lazzari aveva vissuto in Puglia, per poi trasferirsi nel Regno Unito dove si era risposata. Lavorava come rider e si era stabilita definitivamente a Manchester, dove viveva da anni.

Le indagini restano in corso. Gli sviluppi giudiziari chiariranno la dinamica dei fatti e le eventuali responsabilità penali.

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