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Cardarelli, 13 mila aspiranti per 60 posti da infermiere: solo 2017 sono stati ammessi alla seconda fase del concorso. Ecco come si svolgerà

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Sono 2.017 i candidati ammessi con punteggio minimo di 37,50 alla seconda fase del concorso per infermieri dell’Ospedale Cardarelli di Napoli. Sono 60 i posti a tempo indeterminato per infermeri, messi a bando dalla struttura sanitaria ed erano arrivate, per poter partecipare, ben 13.804 domande. Solo in 9.236 si sono prestanti alla prima prova. La direzione strategica del Cardarelli ha introdotto misure tecnologiche sia per la generazione delle schede-quesiti con randomizzazione delle domande rispetto alla banca dati pubblicata il 20 settembre 2018, sia per la correzione delle schede-risposte, aggiungendo a ogni passaggio “sensibile” la garanzia della diretta streaming sulla pagina Facebook “Ufficio stampa Cardarelli”.

Infermieri in sala operatoria

“È stato un elemento in più di trasparenza per garantire a ciascun candidato di seguire le operazioni in ogni fase del concorso” ha spiegato il direttore generale del Cardarelli Ciro Verdoliva.

Le prove preselettive del Concorso Pubblico si svolgeranno nei giorni 16, 17, 19, 20, 21, 22 e 23 novembre 2018 presso la Mostra d’Oltremare, in due turni: primo turno ore 8.00, secondo turno ore 14.00. Per chi ha necessità di ulteriori informazioni sull’organizzazione del concorso basta andare sul sito web dell’ospedale Cardarelli. 

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Cronache

Stop agli autovelox sotto 50km/h, arriva il decreto

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Arriva la stretta sugli autovelox: stop ai dispositivi di rilevamento della velocità su tratti di strada a 50km/h. Il ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, Matteo Salvini, è pronto a varare il decreto “per una omologazione nazionale” degli autovelox. “Non può esserci il fai da te”, ha detto. “Per salvare vite vicino a scuole, ospedali, una curva pericolosa ci sta, ma piazzati dalla sera alla mattina su stradoni per tassare gli automobilisti hanno poco a che fare con la sicurezza”, ha sottolineato Salvini, aggiungendo, inoltre, che i sindaci “dovranno spiegare perché li mettono e dove e con quale motivazione”. Secondo quanto ha spiegato la deputata delle Lega e componente della Commissione Trasporti della Camera, Elena Maccanti, “ci sono due provvedimenti sugli autovelox, uno è inserito nel codice della strada”, mentre quello di vietare l’installazione degli autovelox sulle strade a 50km/h “è dentro un decreto ministeriale attualmente all’esame della Conferenza Unificata, previsto da una legge del 2010 che Salvini sta sbloccando dopo 13 anni, e che passerà”.

In commissione Trasporti della Camera è in corso l’esame del ddl sulla riforma del codice della strada. E sempre Maccanti ha fatto sapere che “entro domani chiudiamo l’esame di tutti gli emendamenti” e “saremo in Aula alla Camera per la discussione generale il primo marzo”. Tra gli emendamenti approvati finora, uno riguarda una disposizione specifica per gli autovelox. “Nel caso in cui si prendano più multe per autovelox nello stesso tratto stradale, in un periodo di tempo di un’ora e di competenza dello stesso ente si paga una sola sanzione: quella più grave aumentata di un terzo, se più favorevoli”, si legge nel provvedimento. Tra le altre misure, arriva la terza fascia sui guard rail a tutela dei motociclisti e la ztl in aree tutelate dall’Unesco. Battuto in Commissione il governo sull’alcolock.

“E’ stato approvato contro il volere del governo il nostro emendamento che chiede al Mit di chiarire la tipologia di officine autorizzate all’installazione dell’alcolock all’interno delle autovetture”, ha spiegato il capogruppo del Partito Democratico nella commissione, Anthony Barbagallo. E contemporaneamente alla riforma del codice, il Mit per promuovere la sicurezza stradale lancia tre spot con l’aiuto di vip, piloti e influencer. “Fai l’unica scelta possibile”, è il titolo della campagna. Gli spot hanno come obiettivo la sensibilizzazione di guidatori, in particolare giovani, affrontando tre delle principali cause di incidenti: la distrazione del telefono al volante, l’utilizzo di sostanze stupefacenti e le “challenge” filmate con lo smartphone. La campagna istituzionale verrà diffusa nei prossimi giorni sui canali Rai e su diverse emittenti locali.

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Economia

Meno paradisi fiscali, Bahamas e Belize via da lista nera

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Si accorcia la lista nera europea dei paradisi fiscali nel pianeta. Ad uscire dall’elenco stilato per la prima volta nel dicembre del 2017 sull’onda dello scandalo dei Panama Papers sono infatti tre Paesi e un Territorio d’Oltremare considerati tradizionalmente dei ‘tax heaven’: Bahamas, Belize, Seychelles e le isole britanniche di Turks and Caicos. La decisione è stata sancita nel corso del Consiglio Affari Generali e la luce verde è arrivata dopo aver valutato che le quattro giurisdizioni si sono adeguate agli impegni chiesti da Bruxelles, cominciando quindi a cooperare con l’Unione su una buona governance fiscale. Le riforme chieste dall’Europa ai paradisi fiscali mirano a rispettare una serie di criteri oggettivi, che includono la trasparenza fiscale, l’equa tassazione e l’attuazione di standard internazionali volti a prevenire l’erosione della base imponibile e il trasferimento dei profitti. Le Bahamas e Turks and Caicos, entrambi nel mar dei Caraibi, erano finiti nella lista nera dopo le gravi carenze rilevate dal Forum per le Pratiche dannose dell’Ocse, che tuttavia recentemente ha mutuato le proprie raccomandazioni da “dure” a “morbide”.

Le Seychelles e il Belize erano state inserite nella lista nera lo scorso ottobre, per una valutazione negativa nel settore dello scambio di informazioni. Tuttavia, i due Stati si sono impegnati a mettere in campo norme ad hoc per porre rimedio alle proprie falle e, in attesa di una revisione supplementare, Bruxelles li ha quindi promossi dalla black list alla cosiddetta ‘lista grigia’ dove figurano, tra gli altri, Israele, Albania, Aruba, Hong Kong. Sono invece ancora dodici i Paesi o Territori d’Oltremare che riempiono la black list di Bruxelles: Samoa americane, Anguilla, Antigua e Barbuda, Figi, Guam, Palau, Panama, Russia, Samoa, Trinidad e Tobago, Isole Vergini americane, Vanuatu.

A loro il Consiglio Ue ha destinato nuovamente il “rammarico” per la mancata collaborazione in materia fiscale, invitandoli a migliorare il loro quadro giuridico per risolvere le questioni individuate. I Paesi membri hanno una certa discrezionalità nelle strategie per evitare fughe di capitali nei paradisi fiscali, ma l’Ue richiede che ci sia sempre un coordinamento. Tra le misure che invece può mettere in campo Bruxelles c’è quella del congelamento dei fondi comunitari diretti ai Paesi della lista nera. Certo l’Europa deve anche guardare al proprio interno: in un report del 2021 la Commissione aveva acceso il faro su sei Stati membri per strategie considerate agevolanti per l’evasione: Irlanda, Lussemburgo, Malta, Cipro, Paesi Bassi e Ungheria.

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Esteri

Lula non ricuce, la crisi con Israele oscura il G20

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Nessun dietrofront di Lula. Il presidente progressista brasiliano non farà le sue scuse al governo di destra di Netanyahu. Il Paese sudamericano arriva così al primo appuntamento di rilievo della sua presidenza del G20, nel pieno di una crisi diplomatica. Una bufera divampata dopo le dichiarazioni di Lula, che ha paragonato quanto accade nella striscia di Gaza all’Olocausto di Hitler, e che ora rischia di oscurare la riunione dei capi delle diplomazie dei 19 Stati e due blocchi economici più ricchi della terra. Un forum organizzato per domani e giovedì a Rio de Janeiro, con la città blindata per l’occasione da un massiccio dispiegamento di militari, agenti di polizia, e sorvegliata da migliaia di telecamere.

L’escalation della crisi diplomatica delle ultime ore al Planalto, col richiamo per consultazioni dell’ambasciatore brasiliano a Tel Aviv Frederico Meyer, e la convocazione del numero uno della delegazione israeliana in Brasile Daniel Zonshine, non promette una rapida soluzione. E Lula, che avrebbe voluto utilizzare il primo importante incontro sotto la guida del ministro degli Esteri Mauro Vieira, per lanciare un’Alleanza contro la fame, la povertà e le disuguaglianze, si trova sotto attacco – fuori e dentro il Paese – dove è diventato bersaglio delle destre.

Con Bolsonaro che promette una dimostrazione di forza domenica, nel corteo convocato sull’avenida Paulista. Critiche sono piovute sul presidente brasiliano anche per la posizione (“cinica” secondo alcuni) di fronte alla morte dell’attivista anti-Cremlino Alexei Navalny: “Se è sospetta – ha commentato – dobbiamo prima aspettare l’indagine per scoprire di cosa è morto”. E’ “una questione di buon senso” ha reagito. Perplessità non sono poi mancate per il silenzio di Lula sulla repressione degli oppositori in Venezuela, dove il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov ha fatto tappa per incontrare Nicolas Maduro, prima di raggiungere la città carioca. Qualche sviluppo sulla crisi tra Brasile e Israele potrebbe comunque arrivare dalla visita del segretario di Stato Usa, Antony Blinken, atteso in serata a Brasilia e con un incontro in agenda col capo di Stato brasiliano per domani mattina, prima di raggiungere i lavori a Rio, dove la questione mediorientale sarà sul tavolo.

Alla riunione del G20 partecipa anche il britannico David Cameron che, dopo essere stato dichiarato ‘persona non grata’ dal governatore argentino della Terra del Fuoco per la sua visita (definita una “provocazione”) all’arcipelago conteso delle Falkland/Malvinas, promette di dare battaglia sulla guerra in Ucraina. Un appuntamento, quello di domani a Rio, dove per la prima volta Lavrov incrocerà i numerosi sguardi di condanna dalla morte di Navalny.

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