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Economia

Bentley: futuro è elettrico, 3 miliardi di investimenti

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Il provvedimento dell’Unione Europea che vuole vietare la produzione di auto a combustione dal 2035 è solo l’ultimo atto di una strada che è ormai segnata. A dirlo è Adrian Hallmark, ceo di Bentley Motors, durante la presentazione dei risultati 2022 e dell’annuncio di 3 miliardi di euro di investimenti in dieci anni per i modelli elettrici e per lo stabilimento di Pyms Lane a Crewe, in Inghilterra. Secondo Hallmark, il futuro è l’auto elettrica non solo per le regole che l’Europa e i governi stanno portando avanti ma perché è quello che i consumatori chiedono. Per questo l’obiettivo di Bentley Motors è elettrificare l’intera gamma di prodotti e raggiungere la neutralità delle emissioni di carbonio entro il 2030.

Il 2022 è stato intanto un anno positivo per la casa automobilistica che ha registrato 3,38 miliardi di fatturato (+ 19%) e 708 milioni di utile operativo (+82%) malgrado la Brexit,la pandemia la guerra in Ucraina. “La transizione verso l’elettrico è pericolosa, nel senso che non vi sono dubbi che la tecnologia ci sia, sia pronta, ma la velocità in cui ciò avviene, o viene richiesto che avvenga dai governi, è un rischio per i consumatori e per l’industria, perché le infrastrutture, le risorse e i costi che l’elettrificazione porteranno con sé sono alti. Acquistare un’auto elettrica costa oggi il 50% in più rispetto a una vettura tradizionale. Ma se guardiamo al quadro globale la tecnologia c’è e dobbiamo fare qualcosa” ha sottolineato Hallmark rilevando che “La maggior parte dei Paesi, o delle grandi città, sta portando avanti politiche per ridurre l’utilizzo di vetture a combustione e tutte le ricerche mostrano come i consumatori siano sempre più rivolti a vetture sostenibili. Come azienda non possiamo investire su prodotti che sono in declino e dunque è ovvio puntare sulle auto elettriche”.

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Ambiente

Esaurito l’ecobonus auto usate, al via per taxi e Ncc

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Continua la corsa ai fondi messi a diposizione dal ministero delle Imprese e del Made in Italy per l’ecobonus. Dopo la partenza in quarta del 3 giugno scorso, giornata in cui in nove ore sono stati polverizzati poco più di 200 milioni di euro destinati all’acquisto di vetture elettriche, anche le automobili usate hanno esaurito il plafond a loro disposizione. Secondo i dati pubblicati sul sito del Mimit, per questa categoria di veicoli, rimangono a disposizione poco più di 900 euro, che non bastano nemmeno per coprire un solo acquisto in più. Situazione simile per ciclomotori e motocicli a batteria, per i quali le risorse stanziate dal governo per il 2024 sono esaurite: rimangono solo 34 euro.

Altra categoria sold out è quella dei veicoli elettrici adibiti al trasporto merci, nel cui portafoglio rimangono solo 1.820 euro. Per camion e camioncini a motore tradizionale i fondi degli incentivi rimangono, invece, consistenti, per un valore di circa 26 milioni di euro, mentre 14 milioni sono a disposizione per le due ruote elettriche. Procedono decisamente più a rilento che in passato le prenotazioni delle auto ibride plug-in, quelle con emissioni di anidride carbonica comprese tra 21 e 60 grammi al chilometro, e delle ibride, quelle con emissioni comprese tra 61 e 135 grammi al chilometro. Per le prime sono stati impiegati 22 milioni di euro sui 125,7 disponibili, per le seconde 98 milioni su oltre 276,6.

In totale il governo ha stanziato un miliardo di euro per gli incentivi auto del 2024. Ma, come spiega il ministero, quasi 300 milioni sono stati già spesi con le prenotazioni effettuate nei primi mesi del 2024. Dunque, la disponibilità effettiva era alla partenza di 710 milioni di euro. Una cifra che comunque secondo la filiera non basterà ad affrontare la transizione del settore. Tra le richieste del comparto c’è infatti anche quella di una radicale revisione del sistema di tassazione degli autoveicoli. A partire dalle 10 di domani 17 giugno partiranno intanto gli incentivi destinati all’ultima categoria inclusa, cioè i titolari di licenze taxi e Ncc per l’acquisto di veicoli non inquinanti fino a 8 posti. Mercoledì 19 giugno arriverà invece la misura ‘Ecobonus – Retrofit’, rivolta a chi intende installare sulla propria auto impianti di alimentazione a Gpl e metano.

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Economia

Lo dice il Financial Times: Russia primo fornitore di gas dell’Europa, supera gli Usa

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La Russia torna ad essere a maggio il principale fornitore di gas dell’Europa, superando per la prima volta in due anni gli Stati Uniti. Lo scrive il Financial Times, spiegando che l’inversione di rotta indica la difficoltà del vecchio continente di ridurre la dipendenza dal gas russo, con diversi Paesi dell’Europa orientale che dipendono ancora dalle importazioni da Mosca. Secondo i dati dell’Icis (Indipendent commodity intelligence service), citati dal quotidiano britannico, il mese scorso le spedizioni di gas e Gnl dalla Russia hanno rappresentato, nonostante le sanzioni, il 15% della fornitura totale verso Ue, Regno Unito, Svizzera, Serbia, Bosnia-Erzegovina e Macedonia del Nord.

Mosca continua infatti ancora a garantire forniture all’Europa tramite i gasdotti che attraversano l’Ucraina e la Turchia. Il gas liquefatto proveniente dagli Stati Uniti si è invece fermato al 14% della fornitura alla regione, segnando il livello più basso dall’agosto 2022. Secondo gli analisti dell’Icis, la situazione dovrebbe comunque essere solo contingente e non durare a lungo. I flussi di maggio sono stati infatti influenzati da diversi fattori occasionali, tra cui un’interruzione in un importante impianto di esportazione di Gnl degli Stati Uniti. La Russia ha invece inviato più gas attraverso la Turchia in vista della manutenzione del gasdotto programmata a giugno.

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Economia

Concordato parte scontato, il primo anno al 50%

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Il concordato preventivo biennale allarga le maglie nel tentativo di recuperare più contribuenti possibile. Il nuovo sistema, fiore all’occhiello della riforma fiscale di Maurizio Leo, norma su cui tutto il governo punta per reperire nuove risorse indispensabili per proseguire l’anno prossimo con il taglio dell’Irpef, sarà in due tappe. E, proprio per ampliare al massimo la platea, partirà con un maxi-sconto. Il primo anno, secondo quanto anticipato dal quotidiano il Sole 24 ore, offrirà ai contribuenti che decideranno di aderire un’agevolazione del 50% sull’imponibile richiesto dal fisco; il secondo anno salirà invece al 100%, dando quindi alle partite Iva che lo avranno scelto più tempo per adeguarsi.

In pratica, se l’aumento del reddito necessario per ottenere il massimo punteggio di affidabilità fiscale (voto 10) sarà pari a 10.000 euro, per accordarsi con l’amministrazione finanziaria sui redditi di quest’anno sarà sufficiente pagare il dovuto su un aumento dell’imponibile di 5.000 euro. Nel 2025 si terrà invece conto della cifra intera. Ad essere interessati sono potenzialmente 4,5 milioni di partite Iva. Per la maggior parte di loro sono pronti i calcoli dell’Agenzia delle Entrate per aderire al concordato in base alle richieste del fisco. Il software per sapere quanto si dovrà pagare per mettersi in regola è attivo online sul sito dell’Agenzia con tutti i relativi aggiornamenti e con una guida operativa per assistere gli interessati passo passo. Per chi invece risulta già in regime forfettario dal 2023 la piattaforma sarà avviata entro il 15 luglio. In base al decreto legislativo dello scorso febbraio, il termine ultimo per valutare il da farsi alla luce dei calcoli e aderire è il 15 ottobre, ma le Finanze hanno già previsto solo per quest’anno, il primo di applicazione, uno slittamento di due settimane, al 31 dello stesso mese.

La nuova scadenza sarà messa nero su bianco in un decreto correttivo che arriverà con ogni probabilità sul tavolo del consiglio dei ministri giovedì prossimo. Lo stesso 31 ottobre diventerà a regime la data ultima per la trasmissione telematica dei modelli Redditi e Irap. Secondo uno studio della Cgia di Mestre, la propensione all’evasione investe soprattutto le regioni del Mezzogiorno: in Calabria è al 18,4%, in Campania al 17,2, in Puglia al 16,8 e in Sicilia al 16,5, mentre i più fedeli sono la Provincia autonoma di Trento con una stima dell’evasione dell’8,6%, la Lombardia con l’8% e la Provincia autonoma di Bolzano con il 7,7%.

La media nazionale è pari all’11,2%. La Cgia ricorda che l’evasione in Italia è di 83,6 miliardi di euro (anno 2021 ultimo disponibile), secondo i dati del Mef. L’Italia conta 43,3 milioni di contribuenti dei quali poco più di 42 milioni sono persone fisiche e 1,3 milioni quelle giuridiche. Tra le 107 province monitorate dalla Cgia, Roma presenta il più alto numero di contribuenti Irpef: 2,9 milioni di persone di cui 1,7 milioni di lavoratori dipendenti, 904 mila pensionati e 64.300 soggetti con redditi da partecipazione. Seguono Milano (2,4 milioni), Torino e Napoli (1,6), Brescia (927.100), Bari (828.500), Bergamo (823 mila) e Bologna (796.700). Infine, sulle società di capitali (Spa, Sapa, Srl, Srl unipersonale, cooperative, etc.), la distribuzione territoriale disponibile è solo regionale e ad ospitarne il maggior numero è la Lombardia con 259.805. Seguono il Lazio (183.800), la Campania (129.300) e il Veneto (106.800).

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