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Economia

Banche: governo tenta carta fiscale per fusioni Sud

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– Il governo tenta la carta fiscale per favorire le aggregazioni di banche del Mezzogiorno e risolvere cosi’ il problema della Popolare di Bari con una norma che, come ha spiegato il presidente della Banca Popolare di Puglia e Basilicata Leonardo Patroni Griffi, “imporra’ ai cda una riflessione” nel valutare operazioni di fusione. La maggioranza ha messo a punto un emendamento al Dl Crescita che consente a imprese e istituti di credito del Sud di utilizzare le attivita’ fiscali differite (Dta) trasformandole in credito di imposta in caso di aggregazioni. La norma viene proposta dalla maggioranza di governo su ispirazione del Mef e con la consulenza tecnica di Banca d’Italia e appare quindi piu’ solida e meno ‘estemporanea’ di altri provvedimenti degli scorsi mesi. L’opposizione ha pero’ segnalato come si tratti di un ‘salva banche’ mascherato proprio da chi della lotta al credito ha fatto una bandiera nella campagna elettorale. La mano del Tesoro nella stesura del provvedimento (che prevede un canone annuo dell’1,5% della differenza tra dta e imposte versate) dovrebbe consentire di evitare la censura Ue. Il relatore al dl crescita il leghista Giulio Centemero ha infatti detto che la norma ha l’ok della dg Competition della Ue, tradizionale ‘bestia nera’ delle banche italiane. E cosi’ nelle intenzioni degli estensori sembra esserci l’idea che partendo dalla Bari che deve varare un aumento di capitale da 500 milioni, cedere gli npl e la controllata Cr Orvieto, si potrebbe creare un polo nel Mezzogiorno partendo dalle altre realta’ locali, la Popolare Puglia e Basilicata e la Popolare Pugliese in primis. Verrebbe quindi scartato lo scenario di una super popolare che aggreghi anche soggetti piu’ in salute nel Nord e nel Centro che nei mesi scorsi avevano mostrato la loro contrarieta’ a operazioni imposte dall’alto.

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Economia

L’inflazione ferma a maggio, ma è caro vacanze

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L’Istat conferma il costante raffreddamento dell’inflazione, ma il profilarsi del “caro vacanze” preoccupa consumatori e Confesercenti. E’ questa la fotografia scattata dalle stime definitive sull’inflazione di maggio diffuse dall’Istat Nel mese di maggio, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività, al lordo dei tabacchi (Nic) si conferma in aumento dello 0,2% su base mensile e dello 0,8% su base annua portando l’inflazione acquisita per il 2024 dal +0,6% al +0,8%. Si tratta di un leggero aumento congiunturale (ad aprile era +0,1%) e di una crescita stabile allo 0,8% su base tendenziale. Stessi numeri confermati anche nell’indice Foi (Famiglie e salariati) e Ipca, quello che misura l’inflazione armonizzata secondo i parametri Ue, numeri che collocano l’Italia fra i Paesi dell’eurozona con l’inflazione più bassa (terzultima insieme alla Lituania).

L'”inflazione di fondo”, cioè al netto degli energetici e degli alimentari freschi, e l’inflazione al netto dei soli energetici rallentano entrambe da +2,1% a +2,0%. Buone notizie arrivano anche dal raffreddamento dei prezzi dei beni che compongono il cosiddetto “carrello della spesa” e dei beni con maggior frequenza di acquisto.

Alimentari e beni per la cura della casa e della persona, rallentano su base tendenziale (dal +2,3% di aprile al +1,8% di maggio) come anche quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto che passano da +2,6% di aprile a +2,5% di maggio. Ma nel quadro complessivamente positivo, si profilano avvisaglie di prossimi aumenti nei settori più esposti alla congiuntura estiva. Approfondendo i numeri dell’Istat emerge subito che i prezzi energetici si stanno risvegliando. Questa volta sono gli energetici regolamentati a interrompere il calo e a volgere in terreno positivo (da -1,3% a +0,7%; +1,9% su aprile), mentre i non regolamentati rallentano da -13,9 a -13,5%. Ma soprattutto è il comparto vacanze a preoccupare: l’Istat rileva che a maggio il prezzo di alberghi e ristoranti è aumentato dell’1,4% rispetto ad aprile e del 4,5% su base annua.

“Dai trasporti agli alloggi, passando per musei, pedaggi, parcheggi, tutte le voci che interessano i viaggi e il turismo registrano un andamento in forte crescita”, analizza il Codacons. I treni sono rincarati del +8,1% rispetto allo scorso anno, bus e pullman del +4%, il gasolio costa il 4,9% in più, +3,8% la benzina, a cui si aggiunge un aumento medio del +2,7% per i parcheggi e del +1,9% per i pedaggi. I pacchetti vacanza rappresentano la voce con gli aumenti più pesanti, addirittura +20,4% rispetto allo stesso periodo del 2023. Più costoso anche dormire fuori: i listini di alberghi, motel, pensioni sono rincarati del +7,8% su base annua, +8,1% le altre strutture ricettive (case vacanza, b&b, ecc.).

Musei e monumenti storici segnano un +2,5%, mentre per mangiare al ristorante si spende il 3,6% in più. In controtendenza i biglietti aerei, con le tariffe dei voli nazionali che scendono del -11,2% su anno, -16,4% i voli internazionali, -10,6% i voli europei, ma è un tromp-l’oeil dovuto al calo fisiologico seguito ai forti rincari registrati a marzo per effetto della Pasqua. Infatti Confesercenti prevede già un aumento dei prezzi sui voli a giugno. Sui prezzi dei “servizi per la ristorazione e ricettivi” (+4,5% anno;+1,4% mese), la Fipe-Confcommercio precisa che “i prezzi della ristorazione scorporati da quelli dei servizi ricettivi mostrano una dinamica congiunturale in linea con quella generale (+0,3% vs. +0,2%)”.

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Economia

C’è una intesa Ue su Ita-Lufthansa, ma ci sono ancora delle condizioni da rispettare

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La Commissione europea ha adottato, a livello tecnico, il suo primo orientamento positivo informale sulle nozze tra Ita e Lufthansa in vista del verdetto ufficiale che sarà reso noto entro il 4 luglio. E’ quanto apprende da fonti europee vicine al dossier che riportano “progressi decisivi”. L’intesa prevede condizioni per la tutela della concorrenza nello scalo di Milano-Linate e sui collegamenti di corto e di lungo raggio, con l’apertura delle rotte alle compagnie rivali.

Il negoziato, a quanto si è appreso, si è sbloccato a seguito ad un “cambiamento radicale di approccio” soprattutto da parte di Lufthansa. Il nodo delle rotte di corto-medio raggio e del rischio di monopolio nello scalo di Milano Linate è stato risolto garantendo che altri operatori possano subentrare alla compagnia tedesca.

La quale cederà un numero più elevato di slot rispetto alle prime proposte in modo che ai potenziali concorrenti sia data la possibilità di stabilirsi in maniera più strutturato nello scalo lombardo Sulle rotte a lungo raggio tra Fiumicino verso il Nord America il braccio di ferro si è protratto per settimane. Anche in questo caso Lufthansa ha accettato di aprire le rotte più problematiche a compagnie rivali ottenendo in cambio l’ok all’ingresso di Ita fin da subito nella sua joint-venture Star Alliance di cui fanno già parte, tra le altre, United e Canada Airlines. In questa ottica compagnie come Air France, Iberia, British Airlines – si fa osservare a Bruxelles – potranno operare sulle stesse rotte con voli che prevedano però almeno uno scalo ma con tempi di percorrenza e prezzi competitivi rispetto ai voli offerti da Ita-Lufthansa.

“Io credo che in questi giorni si è lavorato ancora molto intensamente, duramente. Diciamo che la data è fissata, sono convocati sposi e testimoni. Tutto può accadere. In questo momento credo che convoleremo a nozze, però tutto può essere”. Lo afferma il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. “Le tanto sospirate nozze. Sono convocati sposa e testimoni però potrebbe anche non presentarsi il Don Abbondio della situazione”, aggiunge Giorgetti rispondendo ai giornalisti a margine di una visita all’Associazione industriale di Cremona.

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Economia

Ex Ilva, 400 milioni per manutenzione impianti

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Saranno mesi di fuoco per l’Ex Ilva dopo i danni riscontrati negli stabilimenti di Taranto e che ammontano a un miliardo di euro. “Il danno riscontrato negli impianti ammonta a un miliardo di euro e verrà riparato entro l’anno, spendendo una cifra di circa 400 milioni che verrà coperta con le fonti finanziare già previste dalla procedura”, hanno spiegato i tre commissari straordinari di Acciaierie d’Italia. Finora sono stati trasferiti da Ilva in a.s ad Adi 300 milioni, mentre resta l’attesa per il prestito ponte di 320 milioni che deve avere il via libera dalla Commissione europea, per un totale quindi di 620 milioni. I sindacati restano scettici sull’ammontare dei finanziamenti all’azienda, ritenuti insufficienti. “Da qui a fine anno bisogna garantire l’ordinario, servono ulteriori risorse che la gestione ordinaria non sarà mai in grado di garantire, considerando anche che stiamo producendo ai minimi storici”, afferma il coordinatore nazionale Siderurgia per la Fiom-Cgil, Loris Scarpa.

“Non servono soldi solo a spot, ma servono soldi per la ripartenza”, rimarca l’esponente sindacale. A Taranto al momento è in funzione un solo altoforno. E sempre per quanto riguarda le risorse, era previsto anche un miliardo per la decarbonizzazione, ricavato dal Pnrr, “ma è sparito, non se ne parla più”, denuncia Scarpa. Nel frattempo il governo punta a vendere l’ex Ilva entro fine anno e nelle ultime settimane si sono susseguite le visite ai siti di Taranto, Genova e Novi Ligure da parte di gruppi internazionali come l’ucraina Metinvest e le indiane Vulcan Steel e Steel Mont. I sindacati però avvertono che “vendere in fretta e furia rischia di riportarci ad una situazione come quella con Arcelor Mittal”.

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