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Economia

Banche, ci sono migliaia domande prestiti delle Pmi. Al via anche Sace

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Si e’ messo in moto il meccanismo per erogare prestiti bancari garantiti alle pmi e migliaia di domande sono arrivate agli istituti di credito nella prima giornata. Anche se non sono ancora disponibili i dati complessivi e alcuni gruppi hanno preferito non diffondere i propri, a sera si stilano i primi bilanci: Mps ha ricevuto 13mila richieste per 295 milioni di euro, il Banco Bpm ha ricevuto 8000 richieste, Bnl 5000, Bper circa 1.500 mentre il Credem ne ha viste un migliaio. Intesa ha ricevuto oltre 70.000 richieste e, sopratutto, ha gia’ erogato i primi finanziamenti. E se per il prestito fino a 25mila euro alle pmi garantito dallo Stato i motori sono stati accessi, e’ stato compiuto un altro passo per i finanziamenti alle aziende medio-grandi garantiti da Sace dopo che si e’ chiuso l’accordo con l’Abi per le modalita’ operative e i termini di rilascio. Dal presidente dell’Abi Patuelli e dai sindacati erano arrivati molti appelli alla clientela a non recarsi in filiale e a ricorrere ai canali da remoto ma comunque molti clienti si sono recati ugualmente agli sportelli, anche senza appuntamento Come ha affermato il segretario della Fabi Lando Sileoni ci sono state “ondate di richieste, mentre, su tutto il territorio nazionale, si sono verificati frequenti momenti di tensione fra i clienti – accorsi in agenzia per chiedere liquidita’ – e il personale bancario”. Hanno funzionato comunque le pre-istruttorie avviate dalle stesse banche che nei giorni scorsi hanno contatto volontariamente le imprese, lavorando anche nel fine settimana. Soprattutto da parte di istituti di credito e sindacati era stato sottolineato il rischio di atti di violenza criminali, tanto che era scattato un allarme del Viminale. E in effetti un pacco con dentro una tanica di benzina da 5 litri ed una cartuccia calibro 12 e’ stata fatta trovare davanti a una filiale ad Alghero mentre c’e’ stato un falso allarme bomba a Catania. In ogni caso l’iter stabilito dal decreto resta piuttosto complesso e non esime le banche dal controllo riciclaggio e l’adeguata verifica. L’Abi con una lettera firmata dai vertici ha chiesto agli associati di comunicare urgentemente se hanno messo in campo le varie misure organizzative (linee guida, sito, canali online) ma ha avvisato che le “norme restano complesse” e cosi” tutti gli obblighi ancora validi, come peraltro ha ricordato anche la Banca d’Italia. I tempi per l’erogazione effettiva di 25 mila euro o il 25% del fatturato fino a 25 mila euro massimo, variano cosi’ da 24 ore a tre giorni. I tassi sono bassi: Intesa, spiega Stefano Barrese, responsabile della divisione banca dei territori applica un tasso di interesse minimo dello 0,04% con scadenza a 3 anni e preammortamento 2 anni fino a un massimo dell’1,13% con scadenza 6 anni e preammortamento 2 anni. Da Unicredit, che non ha dato i dati delle richieste, i tassi applicati sui finanziamenti fino a 25.000 euro con 24 mesi di preammortamento variano dalla 0% per una durata di 36 mesi fino ad 1% nel caso di 72 mesi Peraltro molte aziende, sottolinea Patuelli, stanno utilizzando ancora lo scoperto di conto corrente (andando in passivo) a costi bassi per la liquidita’ immediata ottenendo flessibilita’ dalle stesse banche. Probabile pero’ che possano ricorrere ai prestiti garantiti per rifinanziare e ristrutturare il debito ma per questo le domande potrebbero arrivare piu’ in la’. Certo la platea e’ notevole, 3 milioni di pmi, e quindi il numero finale delle domande potrebbe essere ingente. E dopo qualche difficolta’ iniziale sta giungendo al traguardo anche il sistema per finanziare le imprese maggiori chiamato ‘Garanzia Italia’. Con l’avvio della piattaforma messa a punto da Sace, le richieste delle aziende potranno essere inserite e una risposta arrivare anche nell’arco di qualche giorno.

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Il Garante Privacy multa Enel Energia per 79 milioni

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Il Garante per la Privacy ha inflitto ad Enel Energia una sanzione di oltre 79 milioni di euro per le gravi carenze riscontrate nei trattamenti dei dati personali di numerosi utenti del settore dell’energia elettrica e del gas, realizzati ai fini del telemarketing. Si tratta della più alta multa applicata da questa Autorità ed è nata, secondo quanto annunciato dallo stesso regolatore, a seguito di un’indagine della Guardia di finanza a seguito della quale l’Autorithy aveva a suo tempo già applicato a quattro società sanzioni per 1 milione e 800mila euro e confiscato alcune banche dati utilizzate per attività illecite.

Dagli ulteriori accertamenti svolti dal Garante è emerso che Enel Energia aveva acquisito ben 978 contratti dalle quattro società, nonostante queste non appartenessero alla rete di vendita della compagnia energetica. La società in serata “conferma di aver sempre agito nella massima correttezza e di aver sempre adottato tutte le misure idonee per garantire la sicurezza dei propri sistemi” e annuncia che “ricorrerà in ogni sede opportuna, come già accaduto in passato, a tutela dei propri interessi, certa della correttezza del proprio operato”.

Il gruppo sos “di aver sempre contrastato, anche con azioni giudiziarie, le condotte di agenzie che operano abusivamente in danno dei clienti e della società che, pertanto, si ritiene parte lesa”. Per il Codacons la maxi-multa è invece positiva: “Chiederemo ora ad Enel di avviare un procedimento per indennizzare tutti gli utenti coinvolti nella vicenda. Al di là delle sanzioni delle autorità, è evidente che in questi casi le multe non bastano più, ma servono meccanismi automatici di ristoro in favore dei soggetti lesi dagli illeciti, ossia i consumatori i cui dati personali sono stati usati in violazione delle norme”.

Dello stesso avviso Assoutenti che nel definirsi soddisfatta per la decisione afferma come “considerata l’entità degli illeciti contestati dal Garante e l’elevato numero di cittadini coinvolti, vogliamo un confronto immediato con Enel per capire di più circa la gestione dei dati degli utenti, al fine di rimuovere le criticità riscontrate ed evitare che in futuro si ripetano simili violazioni”. Secondo l’Unc “finalmente una sanzione esemplare, che speriamo serva a scoraggiare altre società da analoghi comportamenti. Purtroppo, da qui a luglio, con la fine del periodo transitorio che porterà alla fine del mercato tutelato anche per la luce, ci attendiamo una valanga di telefonate moleste”.

Il Garante, nel comminare la sanzione ha motivato la decisione anche in virtù del fatto che Enel non aveva messo in atto tutte le necessarie misure per prevenire le attività illecite dei procacciatori abusivi che – individuando agevoli ‘porte d’ingresso’ nei sistemi informativi della compagnia – hanno alimentato per anni un business illecito realizzato mediante chiamate di disturbo, promozioni di servizi e sottoscrizione di contratti senza reali vantaggi economici per i clienti”.

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Ex Ilva, il tribunale dichiara lo stato di insolvenza

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In Acciaierie d’Italia c’è una “assoluta assenza di liquidità di cassa” che può compromettere la “sopravvivenza” della società. Il Tribunale fallimentare di Milano dichiara lo stato di insolvenza dell’ex Ilva, come chiesto dal socio pubblico Invitalia e dal commissario straordinario Giancarlo Quaranta, mettendo nero su bianco la difficile situazione in cui versa l’azienda. Il procuratore aggiunto Laura Pedio ha aperto contemporaneamente un fascicolo sul caso ex Ilva, per ora senza ipotesi di reato né indagati, che però potrebbe portare ad un’inchiesta per bancarotta Respinte le richieste di AdI che con il socio privato di maggioranza, ArcelorMittal, chiedeva in sostanza un concordato “in bianco” per tutto il gruppo.

Domanda che i giudici definiscono “improcedibile”, perché è stata già aperta la procedura di amministrazione straordinaria e dunque, come prevede il decreto legge del 18 gennaio scorso, non possono essere ammessi altri strumenti di protezione del patrimonio. La richiesta di concordato con riserva, secondo i giudici, non può valere nemmeno per le altre tre società del gruppo, ossia AdI Energia, AdI Servizi Marittimi e AdI Tubiforma, perché i “business” delle quattro società sono “interdipendenti”. Oltretutto anche perché il management è esclusivamente in capo ad AdI e sarebbe quindi impossibile gestire un progetto ristrutturazione del gruppo senza la stessa AdI.

La dichiarazione di insolvenza consente, di fatto, di avviare il commissariamento ma non solo, perché al contempo dovrebbe far scattare un’inchiesta con l’ipotesi di bancarotta sulla gestione e i conti dell’ex Ilva. Via libera anche alla concessione di prestiti statali, “uno o più finanziamenti a titolo oneroso” per un massimo di cinque anni fino a un importo di 320 milioni di euro per il 2024, come previsto dal decreto ex Ilva, il cui iter di conversione in legge prosegue in Senato. La commissione Industria di Palazzo Madama ha concluso le votazioni sugli emendamenti, approvando una serie di misure a favore dell’indotto che sono state oggetto di riformulazioni da parte del governo.

Il testo, che racchiude sia le norme sull’amministrazione straordinaria sia le misure di sostegno all’indotto di Acciaierie d’Italia, previste originariamente in due distinti decreti, andrà in Aula il 5 marzo. Una serie di proposte emendative approvate – spiega il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, che la prossima settimana visiterà gli impianti in Liguria e Piemonte – hanno “recepito le richieste che ci sono giunte dall’indotto in queste settimane di confronto e di ascolto delle esigenze. Sono stati rivisti i parametri di accesso al Fondo di garanzia e accolta la richiesta della Regione Puglia” di utilizzare avanzi di amministrazione per sostenere le imprese della filiera.

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A Poste è boom di utili, 1,9 miliardi, cedola più ricca

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Boom di ricavi e profitti per Poste Italiane nel 2023, con una cedola ancora più ricca per gli azionisti. Il gruppo guidato da Matteo Del Fante archivia l’anno con ricavi in rialzo del 5,4% a 12 miliardi di euro, un utile netto di 1,9 miliardi (+22,1%) e un risultato operativo (Ebit) al record di 2,62 miliardi (+9,4%), più che raddoppiato rispetto al livello del 2017 e in linea con la guidance del 2023 pari a 2,60 miliardi. Alla luce di questi risultati Poste alza il dividendo per i soci a 0,80 euro per azione, per un ammontare totale di dividendi per il 2023 di un miliardo.

La cedola verrà pagata a giugno e con questa “avremmo distribuito 6 miliardi ai nostri azionisti da quando ci siamo quotati” nel 2015, ha sottolineato Del Fante, facendo presente che il dividendo è salito ad un tasso annuale dell’11% nel corso degli anni. I conti del gruppo sono stati spinti in modo particolare da “un solido contributo da pagamenti e servizi finanziari”, sottolinea Poste: nei servizi finanziari i ricavi ammontano a 5,2 miliardi di euro (+5,9%), con le attività finanziarie investite pari a 581 miliardi, sostenute da una raccolta netta retail di oltre 1,2 miliardi, mentre i ricavi di pagamenti e mobile sono in crescita del 27,5% su base annua a 1,4 miliardi nel 2023. Inoltre nella divisione corrispondenza, pacchi e distribuzione è stato raggiunto il break even di settore per il 2023 con ricavi di 3,7 miliardi (+2,6%) ed “in anticipo rispetto alle previsioni”.

Per quanto riguarda l’offerta Poste Energia, ad oggi registra oltre 500mila contratti sottoscritti. Sul fronte opposto, i costi totali nel 2023 sono pari a 9,41 miliardi, in crescita del 4,3% su base annua, e comprensivi di un pagamento di 133 milioni di euro come bonus una tantum per i dipendenti. “Questi risultati sono figli della visione strategica di posizionare la nostra azienda nei servizi di cui i nostri clienti hanno bisogno”, ha detto l’amministratore delegato, commentando i dati. “Il nostro modello di business diversificato, resiliente e sostenibile e la continua razionalizzazione dei costi sono una prova concreta della nostra strategia unica e vincente”, ha sottolineato Del Fante, assicurando che il gruppo “continuerà a crescere e a creare valore per tutti i nostri stakeholder”. Sempre l’a.d ha annunciato per il 20 marzo la presentazione del piano. Per la fine dello stesso mese, però, sarà impossibile rinnovare il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro di Poste, scaduto il 31 dicembre scorso.

“Il tavolo con i sindacati sul rinnovo del contratto è stato avviato ma al 90% non saremo in grado di raggiungere un accordo formale entro il 28 marzo”, ha indicato Del Fante, rispondendo ad una domanda nella conference call con gli analisti. “Abbiamo un track record di sette anni di ottime relazioni con i sindacati, non c’è fretta”, ha detto spiegando che “purtroppo i tempi sono stretti, di solito i tempi di rinnovo per un contratto sono 9 mesi e cercare di firmarlo in tre mesi è impossibile”. Circa l’indagine dell’Antitrust sull’offerta energia di PostePay, il numero uno di Poste ha detto che “rispettiamo il lavoro dell’Autorità, siamo ottimisti”. E nel giorno della diffusione dei conti, Poste ha annunciato anche la nomina di Giuseppe Lasco, già condirettore generale, come nuovo direttore generale. Contestualmente Del Fante ha rimesso la carica di d.g. “Da oggi io sono amministratore delegato e Giuseppe Lasco, con grande soddisfazione mia, è il nuovo direttore generale di tutta l’azienda”, che così potrà contare su un vertice ancora “più solido e unito”, ha commentato l’a.d di Poste.

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