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Cronache

Arrestato marocchino con quasi 900 chili di hashish

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La Polizia di Stato di Milano ha arrestato un cittadino marocchino di 35 anni per detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio, sequestrando circa 885 kg di hashish.
A seguito di alcuni servizi mirati sul territorio, gli agenti della Squadra Mobile hanno individuato un box a Treviglio (BG) riconducibile al 35enne dove si riteneva potesse essere nascosta della sostanza stupefacente.

Nel tardo pomeriggio di giovedì 8 febbraio, i poliziotti, nel corso di un servizio di osservazione hanno notato accedere all’area box un furgoncino intestato ad una donna incensurata ma risultata proprietaria di altri mezzi quindi verosimilmente una prestanome: alla guida un cittadino straniero nordafricano il quale è stato visto fermarsi davanti al box, scendere dal mezzo ed aprirlo.
Gli agenti, quindi, hanno fermato l’uomo e controllato dentro il box: per terra hanno rinvenuto diversi borsoni con all’interno 120 kg di hashish. Nel furgoncino sono stati trovati altri 765 kg di hashish: l’arresto del 35enne è stato convalidato dal GIP che ha disposto la custodia cautelare presso il carcere di Bergamo.

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In casa con madre morta, non ho soldi per esequie

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Una storia di disagio e di solitudine, venuta alla luce perchè i vicini id casa si sono allarmati per via del forte odore che proveniva da quel disadorno appartamento in un palazzone come ce ne sono tanti in via Creta, periferia sud ovest di Milano, tra le zone di degrado lontane dal centro del capoluogo lombardo. In passato la zona era balzata agli onori della cronaca per forti contrasti tra gruppi che gestiscono lo spaccio.

Domenica sono stati chiamati i carabinieri della stazione San Cristoforo che, una volta raggiunto l’appartamento si sono trovati davanti a un uomo di 61 che anni aveva nascosto in casa, sul letto, il corpo della madre di 93 anni, morta da una ventina di giorni. L’uomo, che vive di lavoretti saltuari, per anni era andato avanti con richieste di aiuto ad amici e conoscenti, qualche volta anche agli sconosciuti. L’ultimo lavoro con una parvenza di stabilità risaliva a prima della pandemia. Ha raccontato di non aver detto niente a nessuno perchè non aveva a disposizione il denaro sufficiente per celebrare il funerale.

“Sul conto ho solo 4 euro – ha detto ai militari – come faccio a pagare le esequie?”. L’anziana era malata da tempo e la pensione di reversibilità era l’unica fonte di reddito per lei e il figlio. Dopo la morte, che risale al 6 febbraio, il 61enne – incensurato – non avrebbe tentato di incassare l’assegno della donna o comunque non ne ha avuto il tempo e alla fine i militari lo hanno denunciato solo per occultamento di cadavere. Il figlio ha detto di non sapere nemmeno che per gli indigenti è il Comune ad occuparsi delle spese per le esequie. Quando la 93enne è morta ha fatto i conti e ha deciso di non comunicarlo a nessuno.

Ha raccontato anche che quando la madre il 6 febbraio ha iniziato a peggiorare, ha chiamato il 118 rendendosi però subito dopo conto durante la telefonata che ormai non c’era più niente da fare e per questo ha interrotto la comunicazione con gli operatorio. Una circostanza che secondo gli accertamenti effettuati dai carabinieri collima con i dati delle chiamate arrivate alla sala di emergenza quel giorno. Alle domande dei vicini di casa aveva risposto sostenendo che quell’odore proveniva dal cibo che era andato a male a causa del frigorifero rotto. Falsità che non ha retto anche perché nel condominio da giorni nessuno aveva più avuto notizie della 93enne.

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Niente soldi, Roma non corre per i Mondiali di atletica

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A Roma il grande evento (sportivo) non s’ha da fare. Dopo le Olimpiadi della discordia, con l’ex sindaca Virginia Raggi finita sotto accusa per il no a quelle del 2024 (ma in realtà anche l’ex premier Mario Monti aveva rifiutato il sostegno alla corsa per il 2020), pure i mondiali di atletica del 2027 prendono un’altra direzione: mancano i “requisiti minimi” scrive la federazione guidata da Stefano Mei nella lettera inviata al presidente di World Athletics, Sebastian Coe, e in copia al chairman della Commissione di valutazione, il finlandese Antti Pihlakoski in cui si rinuncia ufficialmente a correre per ospitare la rassegna iridata. Di fatto servivano subito le garanzie economiche (i costi stimati per il mondiale sono di circa 130 milioni di euro, di cui 85 da coprire con l’impegno dell’Esecutivo) che il governo però non ha incluso nella sua lettera alla federazione mondiale. E così la Fidal ha preferito sfilarsi, non c’erano i requisiti minimi “per partecipare al confronto”.

Ma il governo non ci sta e proprio attraverso il ministro per lo sport Andrea Abodi chiarisce: “Il Governo ha fatto tutto il possibile, anche chiedendo a novembre dello scorso anno alla Fidal di predisporre un business plan, documento che forse sarebbe servito ben prima, ed è stato presentato il 24 gennaio. Con tutta la buona volontà, in una fase così delicata per il nostro Paese è risultato impossibile trovare le garanzie pubbliche necessarie per la copertura degli 85 milioni di euro richiesti, relativi a un budget di 130 milioni”. A inizio febbraio il n.1 federale aveva lanciato la volata alla candidatura che il campione olimpico Gianmarco Tamberi aveva definito “un sogno”: all’Italia serviva appunto la lettera di garanzia dello Stato da allegare al bidding per poter battere il colosso Pechino in corsa per portare nel ‘Nido d’uccello’ i campioni dell’atletica.

“Se noi avremo il supporto del Governo ci saranno grandissime possibilità che si riesca a portare a casa il mondiale” aveva detto Mei. Poi c’era stato un incontro definito “positivo” al Mef, c’era il cauto ottimismo del presidente del Coni, Giovanni Malagò, e lo scorso 23 febbraio è stata inviata da Abodi la documentazione alla Fidal per andare avanti con la candidatura, ma in cui si evidenziava la necessità di un ulteriore passaggio in Parlamento per poter formalizzare tutte le garanzie finanziarie richieste; insomma, la volontà del governo era manifestata, ma i tempi dei lavori parlamentari non coincidono con quelli decisionali della World Athletics. Così davanti all’assenza dell’impegno sostanziale, la federazione ha rinunciato al progetto che avrebbe riportato nella Capitale i mondiali di atletica dopo 40 anni.

Nella città eterna che a giugno invece spalancherà le porte di Olimpico e Foro Italico per gli europei di atletica. E certo la rinuncia, così come era avvenuto per le Olimpiadi, non poteva non tirarsi dietro qualche polemica. “Meloni è come Raggi, il no ai mondiali di atletica da parte della premier e del ministro Abodi ha un precedente nella Capitale paragonabile solo al no alle Olimpiadi dell’ex sindaca Virginia Raggi. L’ennesima occasione persa per lo sport e per la Capitale” dice l’assessore allo Sport di Roma Alessandro Onorato. Parla di “schiaffo alla nostra città” la presidente dell’Assemblea capitolina Svetlana Celli. Qualcuno ora parla di un possibile slittamento per l’appuntamento iridato del 2029: intanto Roma rinuncia di nuovo.

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Inflitti 23 anni all’omicida dello chef di 4 Ristoranti

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Ha atteso tre ore il rientro in aula dei giudici e poi ha ascoltato in silenzio la sentenza. È stato condannato a 23 anni di reclusione Angelo Brancasi, il panettiere di 45 anni riconosciuto colpevole dell’omicidio di Alessio Madeddu, lo chef-pescatore di Teulada, 52 anni, noto per aver partecipato alla trasmissione televisiva di Alessandro Borghese ‘4 Ristoranti’, ucciso a coltellate il 28 ottobre del 2021 davanti al suo ristorante di Porto Budello. I giudici della Corte d’Assise di Cagliari, presieduta da Lucia Perra, a latere Alessandra Angioni, hanno anche stabilito una provvisionale di 140mila euro complessivi ai familiari della vittima.

La pm Rita Cariello aveva sollecitato per l’imputato una condanna a 27 anni contestando l’omicidio pluriaggravato, ma il collegio ha tenuto conto delle attenuanti generiche per la confessione subito dopo l’arresto e per aver saltato tutto il dibattimento in quanto l’avvocato difensore di Brancasi, Govanni Fara, ha scelto di ammettere l’intero fascicolo della pm, saltando così tutta la fase del dibattimento. Si chiude così una vicenda che, vista la notorietà della vittima, aveva fatto il giro d’Italia.

A scatenare l’ira del panettiere, secondo quanto ricostruito dai carabinieri e dall’accusa, ci sarebbe stata una presunta relazione tra Madeddu e la sua dipendente Marinella Atzori, all’epoca dei fatti moglie di Brancasi. Un ipotetico tradimento che avrebbe spinto l’imputato a vendicarsi dello chef. Il delitto è avvenuto nella notte tra il 27 e il 28 ottobre del 2021. Angelo Brancasi si presenta al ristorante Sabor’e Mari per chiarire la situazione con Alessio Madeddu. Lo chef è obbligato a rimanere al ristorante perché sta scontando una pena ai domiciliari per aver ribaltato con una ruspa l’auto dei carabinieri.

I due discutono, poi il panettiere scatena la sua rabbia. Secondo quanto stabilito dal medico legale Roberto Demontis, Brancasi accoltella ripetutamente il cuoco, poi lo colpisce con un oggetto contundente e infine lo travolge con l’auto. Brancasi viene rintracciato alcune ore dopo dai carabinieri. Davanti agli inquirenti confessa e spiega le ragioni del delitto. Ma durante il processo Marinella Atzori ha negato di essere stata l’amante dello chef, raccontando ai giudici e all’avvocato della difesa che non aveva mai avuto una relazione, ma solo un rapporto di amicizia. La sera del delitto, stando alla testimonianza della sorella di Atzori, gli allora coniugi Brancasi avrebbero parlato di quel rapporto con Madeddu, spingendo il panettiere ad uscire di casa, raggiungere il presunto rivale in amore al ristorante per un chiarimento poi finito nel sangue.

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