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Economia

Al via la procedura per gli espropri per ponte Stretto

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Partono le procedure per gli espropri per la realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina. Formalmente l’avvio scatta domani con la pubblicazione sulla stampa e sui siti istituzionali dell'”avviso” agli “espropriandi”. Ma non si parte subito: i cittadini interessati, una volta presa visione dei documenti che li riguardano, avranno infatti 60 giorni di tempo per esprimere eventuali osservazioni. Fatti i conti dunque prima degli espropri dovranno passare 2 mesi e quindi se ne parla a giugno.

Protesta intanto il comitato cittadino messinese ‘Invece del ponte’: “Uno sportello informativo, aperto un paio d’ore al giorno per tre giorni la settimana, con un appuntamento da concordare telefonando a Roma, è il massimo che Ciucci concede alle famiglie che temono per il loro futuro. L’amministrazione messinese invece di tutelare i cittadini si mette al servizio di una società privata: non può funzionare così, avete fatto male i vostri conti”.

La società Stretto di Messina punta intanto chiaramente ad un accordo bonario con i proprietari. Ma, nel caso non si fosse d’accordo, ad esempio con la cifra proposta, ci si potrà rivolgere anche ad un tribunale. “Per 60 giorni, a partire dal prossimo 8 aprile, – scrive la società – i soggetti i cui beni sono interessati dalle procedure espropriative per il ponte sullo Stretto, potranno rivolgersi per l’assistenza con personale tecnico, previo appuntamento telefonico e fare le proprie osservazioni”.

Ecco come funziona l’iter dalle slides fornite dalla Stretto spa: Stretto di Messina pubblica l’avviso di avvio del procedimento. Per 60 giorni i soggetti interessati possono prendere visione degli elaborati e presentare osservazioni. Il Cipess approva il progetto definitivo e viene dichiarata la pubblica utilità. Arriva la comunicazione diretta ai soggetti coinvolti dall’attività di esproprio. A questo punto si parte con l’avvio della fase espropriativa.

I soggetti coinvolti possono fornire ogni elemento utile per determinare il valore del bene. Stretto di Messina promuove la procedura bonaria con l’obiettivo di salvaguardare l’interesse delle parti. Per i terreni, entro 60 giorni dall’accordo bonario sarà corrisposto l’80% dell’indennità. Il restante 20% sarà erogato al rogito. Al versamento dell’80% si ha l’immissione in possesso.

Il trasferimento della proprietà avviene al rogito notarile. Per i soli terreni, in caso di non condivisione dell’indennità, potrà essere avviata la procedura di occupazione anticipata anche prima dell’accordo bonario. Per i fabbricati l’indennità terrà conto anche di tutti gli oneri necessari al rilascio. In caso di non accordo, – conclude la società – l’espropriato può chiedere la determinazione dell’indennità in via amministrativa o giudiziale.

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Mediaset stringe su Prosieben, le basta vittoria a metà

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Si avvicina l’assemblea di Prosieben, il colosso media tedesco del quale Mfe-Mediaset è ampiamente primo azionista con quasi il 30% dei voti. E si avvicina con la Borsa che sia a Milano sia a Francoforte spinge i titoli dei due gruppi. Un po’ perché il mercato spera sempre che quando c’è tensione questa possa sfociare in un ‘take over’, un po’ perché comunque le proposte portate al voto dal maggiore azionista smuovono le acque di una società piuttosto ferma. La richiesta principale del gruppo guidato da Pier Silvio Berlusconi è aprire un ‘audit’ indipendente sullo scorporo delle attività non televisive e far concentrare Prosieben sul core business televisivo. E qualche risultato lo ha già ottenuto, con il management della società con sede in Baviera che ha fatto sapere di valutare la vendita del portale web Verivox e del sito di vendite Flaconi, che insieme potrebbero valere circa 800 milioni.

Ma la questione di fondo è che il vertice del gruppo tedesco in questi anni non ha mai ‘aperto’ alle proposte del primo socio e anche sulle proposte per l’assemblea del 30 aprile si è detto del tutto contrario. Si è mosso anche l’amministratore delegato in prima persona, quel Bert Habets che sembrava più disponibile a un dialogo con il Biscione, chiamando a raccolta gli azionisti perché votino contro le richieste dell’azionista principale. E’ infatti importante per il management tedesco arrivare a un’alta partecipazione in assemblea, in quanto le proposte più importanti di Mfe-Mediaset devono passare con il voto favorevole del 75% dei presenti. Il Biscione conta con sé già diversi fondi, tra i quali Amber, e ovviamente attende il voto del secondo socio, cioè i cechi di Ppf, gruppo che fa riferimento alla vedova del miliardario Kellner che, con una partecipazione ben superiore al 10%, è l’ago della bilancia.

Il Biscione non può avere contatti diretti per il rischio ‘concerto’ e il conseguente obbligo di Opa, ma gli basta una vittoria a metà, cioè superare il 50% e dimostrare che il mercato crede nelle sue strategie. Anche perché le altre proposte, compresa la sostituzione di due componenti del Consiglio di sorveglianza con candidati indipendenti, non necessita di della soglia del 75% e dovrebbe passare. Insomma a Cologno sono contenti di aver smosso le acque e negano ovviamente ogni intenzione di Opa sul gruppo tedesco, anche perché nell’attuale situazione è gravato da una massa di debiti e da una scarsa redditività che lo rendono poco interessante

. Ma la Borsa, come si diceva, sente profumo di battaglia e come sempre gli investitori prendono posizione. L’azione B del Biscione, la più rappresentativa, da metà marzo è salita del 20% e viaggia sui 3,5 euro, una quota che non vedeva dal luglio scorso. Ancora meglio sta andando Prosieben, il cui titolo da inizio febbraio, quando si è capito che Mfe-Mediaset avrebbe fatto qualche mossa sulla partecipata, ha recuperato il 40% oltre i sette euro, un livello che non raggiungeva anche in questo caso dall’estate.

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Economia

Cgil-Uil in piazza, ‘il governo ascolti il Paese reale’

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Cgil e Uil scendono di nuovo in piazza, attaccano il governo e chiedono di cambiare registro e dare risposte. Sul lavoro e la sicurezza, sulla sanità pubblica, il fisco e i salari. Ascoltando “il Paese reale”. A dieci giorni dall’ultimo sciopero insieme, i due sindacati tornano a manifestare, a Roma, per dire “Adesso basta”. Basta con le morti sul lavoro, con la precarietà e con i condoni. I segretari generali Maurizio Landini e Pierpaolo Bombardieri lo fanno dal corteo che attraversa le vie della capitale e dal palco: almeno 50mila, secondo le loro stime, in piazza. E assicurano di essere pronti ad andare avanti, per ottenere risultati. “Dalla piazza arriva il messaggio del Paese reale, visto che stanno raccontando delle balle, irreggimentando e cercando di controllare tutto: si ascolti il mondo del lavoro, che tiene in piedi il Paese e non ce la fa più”, dice Landini.

Che poi accusa “il governo e la destra che vogliono costruire un regime”, “vogliono comandare più che governare”. E sullo stop al monologo dello scrittore Antonio Scurati sul 25 aprile: “Consentitemi un gioco di parole – afferma ancora -, è stato oscurato”. Parla di “un Paese reale che soffre, che ha difficoltà ad arrivare a fine mese e a fruire dei servizi sanitari” anche Bombardieri. Difficoltà che i due leader sindacali rappresentano portando una serie di numeri: 6 milioni di poveri, 5 milioni di lavoratori con il contratto scaduto, 4 milioni e mezzo di persone che rinunciano alle cure. E poi su un altro numero puntano ancor di più: arrivare a “zero morti” sul lavoro. Fermando una strage quotidiana, che richiede misure più incisive, compresa l’introduzione del reato dell’omicidio sul lavoro. Sul fronte delle tasse, chiedono un fisco “giusto” perché, ripetono, a pagare sono sempre gli stessi: i lavoratori dipendenti e i pensionati.

“Fate pagare chi non le ha mai pagate. Certo è complicato se continuate a fare condoni”, ripete Bombardieri. Non manca l’affondo contro l’autonomia differenziata “una follia pura”, sostiene Landini, rimarcando la volontà di mettere in campo una battaglia “con ogni strumento” democratico a disposizione. Dopo aver già dato il via ai quattro referendum sul lavoro. “Non abbiamo alcuna intenzione di fermarci”, assicura. Altro tema quello dell’aborto: Landini e Bombardieri parlano di “pericolosissima regressione”, di “attacco del governo alle donne” e preannunciano per martedì 23 aprile un presidio davanti al Senato, in occasione dell’esame del decreto Pnrr a Palazzo Madama, per contrastare anche la norma sulla presenza delle associazioni pro life nei consultori e difendere la legge 194. In piazza anche questa volta non c’è la Cisl. “Ci sono diverse sensibilità” e ci sono stati “altri periodi nei quali il sindacato ha avuto visioni diverse, supereremo anche questo. Il pluralismo è una ricchezza”, smorza Bombardieri, ricordando che il Primo maggio Cgil Cisl e Uil saranno insieme per “una grande manifestazione” quest’anno a Monfalcone (Gorizia), sotto lo slogan “Costruiamo insieme un’Europa di pace, lavoro e giustizia sociale”.

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Allarme Upb sul Superbonus, Parlamento studia deroghe

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La “generosità” dell’agevolazione, le ripetute proroghe, un sistema di controlli che ha favorito la “diffusione di comportamenti opportunistici e fraudolenti”, la concessione di deroghe. Nasce anche da qui il ‘vulnus’ con cui il Superbonus si è trasformato in una zavorra per i conti pubblici, lasciando “una pesante eredità sul futuro”. L’Ufficio parlamentare di Bilancio lancia l’allarme e invita a far tesoro di questa esperienza per ridisegnare le future agevolazioni. Il Parlamento intanto prepara nuove modifiche all’ultima stretta impressa dal governo, comprese nuove deroghe per altre aree colpite dal terremoto o il coinvolgimento dei Comuni nei controlli. E sul Superbonus si accende un faro anche oltreoceano, con il Fondo Monetario Internazionale che sprona l’Italia a ridurre il debito. La crescita, stimata allo 0,7% nel 2024 e 2025, è destinata a ridursi al lumicino nel 2026 (rivista al ribasso allo 0,2%) con il Superbonus e il Pnrr in via di esaurimento, avverte il Fondo.

Ma intervenire si può, ed è dal debito che bisogna partire: per ridurlo, bisogna partire dagli sgravi fiscali, “molti dei quali inefficienti” come il superbonus, suggerisce il Fmi, ed eliminare quelle “scappatoie” dal fisco e “numerosi programmi di sostegno anti-inflazione”. Il Superbonus, insieme al bonus facciate e, in misura minore, gli incentivi alle imprese Transizione 4.0 “hanno inciso marcatamente sui conti pubblici degli ultimi anni”, evidenzia l’Autorità dei conti pubblici in una memoria alla commissione Finanze del Senato che sta esaminando l’ultimo decreto sull’agevolazione. Superbonus e bonus facciate, in particolare, hanno avuto un impatto “rilevante e crescente” nel tempo: l’asticella del periodo 2020-23, secondo gli ultimi dati, è salita a circa 170 miliardi. Con un gap tra i risultati e le attese “macroscopica” nel caso del Superbonus, e che “non ha precedenti”, osserva l’Upb, che indica vari elementi che hanno contribuito a far lievitare la spesa: la generosità dello sconto e le modalità di fruizione, l’ampliamento degli obiettivi, proroghe e deroghe.

A farne le spese è il debito. Quanto rilevato in termini di competenza economica nel quadriennio 2020-23 inciderà soprattutto sul 2024-26, evidenzia l’Upb, che quantifica questa “pesante eredità”: un impatto in media annua pari allo 0,5% del Pil nel triennio 2021-23, che salirà a circa l’1,8% in quello successivo. Un’esperienza, quella del Superbonus, da cui “occorre trarre insegnamento per il disegno di future agevolazioni”, osserva l’Upb, che indica la rotta: selettività e stop agli automatismi. In prospettiva, dunque, la soluzione suggerita è “un trasferimento monetario” (un contributo diretto alla spesa), modulato in base alle condizioni economiche delle famiglie e alla classe energetica dell’edificio, sottoposto ad autorizzazioni preventive e soggetto a un limite di spesa, o con prestiti agevolati. E in vista delle prossime misure di sostegno per le case green, a mettere in guardia è anche la Banca d’Italia: le “criticità” emerse con il Superbonus sembrano “sconsigliare la riproposizione in futuro della cedibilità dei crediti”, se non in “forma limitata” e “circoscritta ad alcune categorie”.

Dopo l’ultima stretta sul Superbonus intanto, si studiano nuove deroghe. A proporle, per altre aree colpite dal sisma diverse da quelle per cui già si è fatta eccezione (a partire dall’Emilia Romagna) o dalle alluvioni e per il Terzo settore, sono sia la maggioranza che l’opposizione con diversi emendamenti al decreto Superbonus. Il termine per presentare le proposte di modifica è mercoledì 24 aprile, ma sul tavolo del relatore, Giorgio Salvitti, gli emendamenti cominciano ad arrivare. Si studia anche la possibilità di coinvolgere, su base volontaria, i Comuni nei controlli ai cantieri del Superbonus, garantendo loro un ritorno economico pari al 30% dell’eventuale recupero. Nulla sarebbe invece ancora arrivato sulla possibilità di allungare da 4 a 10 anni i tempi di utilizzo dei crediti del Superbonus. Ipotesi su cui però si è già detto favorevole il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. E che, secondo i calcoli dell’Upb, consentirebbe al debito di restare abbondantemente sotto quota 140%.

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