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Cronache

Addio a Wolf Chitis, ricordo di una vita intensa tra successi e controversie

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Napoli piange la scomparsa di Wolf Chitis, figura poliedrica e controversa che ha segnato profondamente la storia della città con la sua straordinaria vitalità e il suo percorso avventuroso.

Nato da una famiglia ebrea, Chitis ha vissuto un’infanzia segnata dalla fuga dai nazisti e dalla fame durante la Seconda Guerra Mondiale. Tuttavia, è proprio a Napoli che ha trovato la sua seconda casa e ha costruito la sua scalata sociale, diventando un rinomato imprenditore nel settore edile e presidente dei costruttori napoletani.

La sua personalità eclettica e senza confini si è manifestata in molteplici sfaccettature della sua vita: imprenditore di successo, instancabile animatore di serate, musicista jazz, ballerino, sportivo e molto altro ancora. Il suo nome è stato associato a momenti di gloria e a controversie, a feste sfrenate e a inchieste giudiziarie.

Nel suo libro “Sotto una buona stella”, scritto insieme al giornalista Marco Lobasso, Chitis ha raccontato la sua vita senza reticenze, dalle persecuzioni razziali alla caduta delle inchieste giudiziarie, fino alla rinascita e al successo imprenditoriale. Una storia di resilienza, ottimismo e passione che ha ispirato e affascinato chiunque abbia avuto il privilegio di conoscerlo.

La sua vita è stata un susseguirsi di esperienze straordinarie: dal tennis con Adriano Panatta alle serate di jazz con Peppino Di Capri, dalle goliardate con Paolo Villaggio alle imprese imprenditoriali che hanno contribuito allo sviluppo della città.

Nonostante le controversie e le vicissitudini, Chitis ha sempre mostrato una straordinaria forza d’animo e una capacità innata di risollevarsi dalle difficoltà. Il suo ricordo continuerà a vivere nei cuori di coloro che lo hanno conosciuto, come un simbolo della Napoli più volitiva e aperta al mondo. Wolf Chitis, con il suo spirito indomito e la sua incredibile vitalità, resterà per sempre un’icona della città e un esempio di determinazione e coraggio.

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Cronache

Camorra: clan minorenni in Quartieri Spagnoli Napoli, 3 arresti

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Un vero mini-clan, con tanto di summit e azioni intimidatorie. Tutto formato da minorenni dei Quartieri spagnoli di Napoli. E’ la scoperta di una indagine dela polizia che ha portato a una misura di custodia cautelare del gip partenopeo con il carcere nei confronti di tre ragazzi, ritenuti vicini ai Di Biasi, meglio conosciuti come Faiano, e indagati, a vario titolo, di lesioni personali, porto e detenzione di armi da fuoco, violenza privata, rapina, reati tutti aggravati anche dalle modalita’ mafiose. Il provvedimento nasce dalle indagini sul ferimento a colpi d’arma da fuoco di Vincenzo Masiello il 5 novembre 2022.

L’agguato e’ da ricondurre alla mira espansionistica di un gruppo di giovanissimi ambiziosi che volevano ritagliarsi il loro spazio all’interno delle dinamiche criminali dei Quartieri Spagnoli. La vittima, attualmente detenuta, e’ da considerarsi elemento di spicco della camorra del quartiere. Durante le indagini e’ emerso che il nascente gruppo criminale e’ dedito a reati contro il patrimonio, ha un’ampia disponibilita’ di armi, ha stabilito la sua base operativa in vico Lungo San Matteo che e’ controllato militarmente. Gli indagati costantemente armati di pistola, per evitare attacchi da componenti di altri gruppi antagonisti, hanno in piu’ occasioni perquisito le persone che, in particolare nelle ore notturne, transitavano nella loro zona di influenza.

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Pizzaiolo ucciso: risate e gesti a fine udienza tra gli imputati

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Risate e gesti anche quello delle manette, a fine udienza, tra gli imputati al processo in corso a NAPOLI sull’omicidio di Francesco Pio Maimone, l’aspirante pizzaiolo ucciso nelle prime ore del 20 marzo 2023 sul lungomare di NAPOLI da un proiettile vagante esploso al culmine di una lite scoppiata solo per un pestone su un paio di scarpe griffate a cui la vittima era estranee. Il comportamento di alcuni degli accusati – collegati in video conferenza dalle carceri dove sono detenuti – non è passato inosservato in aula, quando ormai l’udienza, particolarmente importante quella di oggi, si era ormai conclusa. Oggi, infatti, per la prima volta uno dei testimoni, un amico della vittima, che era lì e nelle cui braccia Maimone è spirato, ha indicato colui che ha sparato, puntando il dito verso il riquadro del monitor in cui c’era Francesco Pio Valda.

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Cronache

Terra dei Fuochi: M5s, fare luce su restituzione beni ai Pellini

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“I fratelli Pellini, condannati definitivamente per traffico illecito di rifiuti, sono responsabili di aver avvelenato la Terra dei Fuochi seppellendo e spargendo nelle campagne di Acerra rifiuti speciali e pericolosi. Era stata disposta la confisca del loro patrimonio per ben 222 milioni, quei soldi dovevano essere destinati alle bonifiche.

Invece, la Cassazione glieli ha restituiti perchè la Corte d’Appello di Napoli si sarebbe attivata oltre i termini previsti. Ministro, per rispetto verso tutti i cittadini e per affermare i valori della Giustizia, chiediamo che si accerti, anche tramite ispezioni, cosa è realmente successo negli uffici giudiziari di Napoli e che si faccia tutto il possibile per recuperare quei soldi alla causa collettiva. Questa non può essere solo una battaglia del Movimento 5 Stelle, deve essere un impegno di tutte le forze politiche”.

Lo ha detto il deputato M5S Sergio Costa, vice presidente della Camera, illustrando un’interrogazione al ministro Nordio. Nella replica, la deputata M5S Carmela Auriemma, prima firmataria dell’atto, ha osservato come “non sia sufficiente la risposta del ministro. 222 milioni di euro sono stati restituiti a dei delinquenti per un vizio procedurale, è doveroso che si faccia la massima chiarezza su quello che è accaduto, lo Stato lo deve a tutti i cittadini cresciuti nella Terra dei Fuochi e alle troppe famiglie che piangono le vittime di quell’inquinamento criminale. Lo Stato non può perdere così davanti agli eco-delinquenti, deve essere forte e inflessibile con questa gente. Bisogna tutelare il lavoro svolto per 15 anni dai magistrati di ben tre procure della Repubblica”.

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