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Addio a Christine McVie, voce dei Fleetwood Mac

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Christine McVie, cantante, cantautrice e tastierista dei Fleetwood Mac, e’ morta a 79 anni dopo una breve malattia. L’annuncio e’ arrivato su Facebook per conto della famiglia che era con lei in ospedale negli ultimi momenti: “Se ne e’ andata in pace stamattina”, si legge nella dichiarazione che chiede “il rispetto della privacy dei familiari in questi giorni di grande dolore”. I Fleetwood Mac, una band britannico-americana, sono nati musicalmente a Londra nel 1967 e hanno venduto oltre cento milioni di album in tutto il mondo. I membri superstiti – Peter Green, uno dei co-fondatori, e’ morto due anni fa a 73 anni – hanno reso omaggio alla McVie: “Non ci sono parole per descrivere la nostra tristezza. Christine e’ stata una persona unica, speciale e piena di talento”. L’anno scorso, seguendo l’esempio di altri musicisti come Bob Dylan, Neil Young e Paul Simon, Christine aveva venduto il suo catalogo musicale a Hipgnosis.

Questo significa che 48 delle 68 canzoni negli album piu’ di successo del gruppo sono passati di mano, tra questi brani come ‘Don’t Stop’ e ‘Little Lies’. Hipgnosis, fondata da Marck Meruriadis, ex manager di artisti come Elton John e Beyonce, pochi mesi prima aveva comprato il catalogo di un altro membro dei Fleetwood Mac, il chitarrista Lindsay Buckingham, tra i cui credito c’era ‘Go Your Own Way’. E anche altri membri della band, Stevie Nicks e Mick Fleetwood, avevano venduto la loro parte per decine di milioni di dollari. Nata professionalmente col nome da ragazza, Christine Perfect, McVie aveva sposato il bassista della band John McVie e nel 1971 si era unita al complesso. Aveva lasciato il gruppo nel 1998, ma era tornata nel 2014 per un concerto all’insegna della nostalgia al Madison Square Garden. I Fleetwood Mac sono stati uno dei complessi rock piu’ amati negli anni Settanta e Ottanta (Bill Clinton, che era cresciuto con la loro musica, aveva fatto di ‘Dont’t Stop’ l’inno della sua prima campagna elettorale). Nel 1977 il loro album pop rock ‘Rumours’, ispirato dalle separazioni dei McVie (lei si era innamorata del responsabile delle luci) e dell’altra coppia della band, Buckingham e Stevie Nicks, e’ diventato uno dei piu’ grandi successi di tutti i tempi con oltre 40 milioni di copie vendute in tutto il mondo.

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Ospedali top al mondo, tra gli italiani il migliore è il Gemelli

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policlinico gemelli

Nella classifica annuale dei migliori ospedali nel mondo 2024, pubblicata online dal magazine americano Newsweek , sono 14 quelli italiani su un totale di 250. Il primo italiano classificato è il Policlinico Gemelli, che si colloca al 35/mo posto.

Ai primi tre posti si classificano la Mayo Clinic – Rochester (Usa), la Cleveland Clinic (Usa) e il Toronto General – University Health Network (Canada). Tra le strutture italiane classificate come migliori non compare alcun ospedale delle regioni del Sud Italia. Al 35/mo posto il Policlinico Gemelli; al 52/no il Grande ospedale metropolitano Niguarda di Milano; al 57/mo l’Irccss Ospedale San Raffaele-Gruppo San Donato; al 65/mo l’Istituto clinico Humanitas di Rozzano; al 66/mo il Policlinico S.Orsola Malpighi di Bologna; al 103/mo l’azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona; al 117/mo l’Ospedale policlinico San Matteo di Pavia; al 118/mo l’Azienda ospedaliera di Padova; al 135/mo l’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo; al 165/mo il Presidio ospedaliero Molinette – Aou Città della Salute e della Scienza di Torino; 187/mo l’Azienda Ospedaliero Universitaria Careggi di Firenze; al 202/mo gli Spedali Civili di Brescia; al 211/mo l’Azienda ospedaliera-universitaria Sant’Andrea di Roma; al 215/mo l’Irccs Arcispedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia.

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Per un frammento di Dna gli umani hanno perso la coda

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Se oggi riusciamo a camminare elegantemente in posizione eretta senza dover usare una lunga coda come bilanciere, lo dobbiamo probabilmente a un piccolo frammento di Dna errabondo, che 25 milioni di anni fa si è andato a inserire casualmente all’interno di un gene responsabile dello sviluppo della coda facendola sparire. Il cambiamento, avvenuto in un antenato comune a uomo e scimmie antropomorfe, sarebbe risultato molto utile nel passaggio dalla vita sugli alberi a quella sul terreno, e sarebbe stato mantenuto dall’evoluzione nonostante aumenti il rischio di difetti congeniti come la spina bifida, una malformazione che colpisce all’incirca un neonato su mille.

Lo hanno scoperto i ricercatori della Grossman School of Medicine presso la New York University, con uno studio che ha conquistato la copertina di Nature. “Lo studio inizia a spiegare come l’evoluzione abbia eliminato le nostre code, una domanda che mi ha sempre incuriosito fin da quando ero piccolo”, afferma il primo autore dello studio Bo Xia, che ha cominciato la ricerca quando era ancora uno studente, mentre oggi lavora al Broad Insitute di Mit e Harvard.

Insieme ai suoi colleghi di New York, Bo Xia ha messo a confronto il Dna degli umani e delle scimmie antropomorfe senza coda (come gorilla e scimpanzé) con quello delle scimmie dotate di coda (come macachi e babbuini), focalizzandosi in particolare su 140 geni legati allo sviluppo di questa appendice nei vertebrati. Dai risultati è emerso che l’assenza della coda si associa a un cambiamento in un gene denominato TBXT: si tratta nello specifico dell’inserimento di un piccolo frammento di Dna (una sequenza Alu, tra gli elementi mobili più abbondanti nel genoma umano) in una regione non codificante del gene chiamata ‘introne’. La sua inserzione fa sì che dallo stesso gene TBXT possano essere prodotte forme diverse della proteina corrispondente, che a loro volta determinano una diversa lunghezza della coda o addirittura la sua scomparsa. I ricercatori lo hanno verificato direttamente riproducendo il meccanismo genetico nei topi di laboratorio.

“Si tratta di una dimostrazione sperimentale molto elegante, che prova in modo solido come la scomparsa della coda sia riconducibile all’inserzione di una sequenza Alu nel gene TBXT”, commenta il genetista Giuseppe Novelli dell’Università di Roma Tor Vergata. Questo risultato “conferma innanzitutto i sospetti che da anni ricadono su TBXT, un gene la cui proteina agisce da fattore di trascrizione regolando l’espressione di geni importanti per lo sviluppo della notocorda, ovvero la struttura embrionale da cui si forma la colonna vertebrale: non a caso – sottolinea Novelli – alterazioni simili a quella scoperta da Bo Xia sono già state trovate in alcune famiglie con importanti difetti congeniti della colonna”.

In secondo luogo, lo studio “ci dimostra ancora una volta che il Dna non è statico, ma dinamico: le sequenze Alu sono elementi mobili che costituiscono il 10% del nostro genoma e quando si spostano – continua l’esperto – possono causare conseguenze importanti, a volte perfino tumori. Nel caso della scomparsa della coda, la mutazione si è conservata nel corso dell’evoluzione probabilmente perché ha portato a un vantaggio che è risultato nettamente superiore al rischio di incorrere in malformazioni della colonna”.

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Ischia, i misteri della scomparsa di Antonella: il suo corpo a poca distanza dall’auto

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Sulla scomparsa prima e sulla morte poi di Antonella Di Massa, a Ischia, ci sono ancora troppi punti da chiarire,  troppi misteri e troppi ‘buchi’ ancora da ricostruire. Dunque la signora Antonella  esce di casa il 17 febbraio, non vi farà più ritorno, la denuncia ai Carabinieri viene presentata il 18 febbraio. La macchina di Antonella viene trovata parcheggiata a Succhivo, la sera stessa, lei viene avvistata da qualche telecamera il 18. La sua morte secondo fonti investigative risalirebbe a non oltre 24 ore fa.

Antonella viene ritrovata soltanto oggi, 28 febbraio,  dagli inviati di ‘Chi l’ha visto’.  Ma in tutti questi giorni dov’era questa donna?

Ora, spiegano i carabinieri, il punto di ritrovamento del cadavere ricade nell’area delle ricerche e in particolare nell’ambito del km quadrato dal punto di ultimo avvistamento certo, avvenuto in località Succhivo del Comune di Serrara Fontana.Le aree impervie ed urbane ricadenti in tale km quadrato e ulteriori aree limitrofe sono state controllate (oltre che dai Carabinieri) con il coordinamento della Prefettura di Napoli, da:

– unità cinofile (cani molecolari della Protezione Civile, cani da ricerca della Guardia di Finanza, dell’Associazione Nazionale Alpini e del Soccorso Alpino e Speleologico);

– droni della Protezione Civile, della Croce Rossa Italiana, del Soccorso Alpino e Speleologico, dei Vigili del Fuoco anche con scanner termico;

– velivolo della Guardia di Finanza (con scanner termico) e velivolo dei Vigili del Fuoco;

– personale del Soccorso Alpino e Speleologico e delle varie associazioni di volontariato intervenute, con il supporto di personale dell’Arma dei Carabinieri.

Ma se davvero Antonella è morta un giorno fa allora dove stava? La sua era un’assenza volontaria oppure no.  Chi ha incontrato? Chi altro l’ha almeno vista nella zona dove poi è stato trovato il suo corpo?

Adesso saranno effettuati tutti i rilievi di rito, gli esami medico-legali che chiariranno come è morta Antonella Di Massa e andranno avanti le indagini per ricostruire le ultime ore della donna.

 

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