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Accordo tra Hamas e Israele: 4 giorni di tregua e prigionieri liberati in cambio di 50 ostaggi israeliani

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Il Qatar ha annunciato formalmente un accordo tra Israele e Hamas che prevede la pausa nei combattimenti e il rilascio di 50 tra donne e bambini tenuti in ostaggio da Hamas. “L’orario di inizio della pausa sarà annunciato entro le prossime 24 ore; durerà quattro giorni e sarà soggetta a proroga”, ha affermato Doha in un comunicato citato dai media internazionali.

La nota diffusa stamattina dal Ministero degli Esteri qatariota descrive i colloqui che hanno portato all’accordo come una mediazione da parte di Egitto, Stati Uniti e Qatar per una “pausa umanitaria”. “L’accordo – si legge nel comunicato di Doha – prevede il rilascio di 50 donne e bambini civili in ostaggio attualmente detenuti nella Striscia di Gaza in cambio del rilascio di un certo numero di donne e bambini palestinesi detenuti nelle carceri israeliane; il numero dei rilasciati sarà aumentato nelle fasi successive dell’attuazione dell’accordo”. Il Qatar aggiunge che il cessate il fuoco “permetterà l’ingresso di un numero maggiore di convogli umanitari e aiuti, compreso il carburante destinato ai bisogni umanitari”. “Lo Stato del Qatar – conclude la nota – afferma il proprio impegno negli sforzi diplomatici in corso per allentare le tensioni, fermare gli spargimenti di sangue e proteggere i civili. A questo proposito, il Qatar apprezza gli sforzi della Repubblica araba d’Egitto e degli Stati Uniti d’America nel raggiungere questo accordo”.

Biden: estremamente soddisfatto per accordo ostaggi

Il presidente americano Joe Biden ha rilasciato una dichiarazione in cui accoglie favorevolmente l’accordo per la pausa nei combattimenti a Gaza e il rilascio di ostaggi e prigionieri tra Hamas e Israele. Nella nota citata dai media internazionali Biden ringrazia “lo sceicco Tamim bin Hamad al-Thani del Qatar e il presidente Abdel-Fattah al-Sisi dell’Egitto per la loro collaborazione nel raggiungimento di questo accordo” e si dice “straordinariamente gratificato” al pensiero della imminente liberazione degli ostaggi.

“Accolgo con favore l’accordo volto a garantire il rilascio degli ostaggi presi dal gruppo terroristico Hamas durante il suo brutale attacco contro Israele il 7 ottobre – scrive il presidente Usa -. Jill e io abbiamo tenuto vicino al nostro cuore tutte le persone tenute in ostaggio e i loro cari in queste settimane e sono straordinariamente gratificato che alcune di queste anime coraggiose, che hanno sopportato settimane di prigionia e una prova indicibile, si riuniranno ai loro famiglie una volta che questo accordo sarà pienamente attuato”.

“Ringrazio lo sceicco Tamim bin Hamad al-Thani del Qatar e il presidente Abdel-Fattah al-Sisi dell’Egitto per la loro collaborazione nel raggiungimento di questo accordo – continua Biden -, e apprezzo l’impegno che il primo ministro Benjamin Netanyahu e il suo governo hanno assunto nel sostenere una pausa prolungata per garantire che questo accordo possa essere pienamente portato a termine e per garantire la fornitura di ulteriore assistenza umanitaria per alleviare la sofferenza delle famiglie palestinesi innocenti a Gaza. Non vedo l’ora di parlare con ciascuno di questi leader e di rimanere in stretto contatto mentre lavoriamo per garantire che questo accordo venga portato a termine nella sua interezza. È importante che tutti gli aspetti di questo accordo siano pienamente attuati”.

“Come presidente – aggiunge Biden – non ho priorità più alta che garantire la sicurezza degli americani tenuti in ostaggio in tutto il mondo. Ecco perché fin dai primi istanti del brutale attacco di Hamas io e il mio team di sicurezza nazionale abbiamo lavorato a stretto contatto con i partner regionali per fare tutto il possibile per garantire il rilascio dei nostri concittadini. Abbiamo visto i primi risultati di questo sforzo alla fine di ottobre, quando due americani si sono riuniti ai loro cari. L’accordo di oggi dovrebbe riportare a casa altri ostaggi americani e non mi fermerò finché non saranno tutti rilasciati”.

 

Herzog: accordo doloroso e difficile, sostengo Netanyahu

Il presidente israeliano Isaac Herzog ha definito “doloroso e difficile” l’accordo sugli ostaggi concluso con Hamas, specificando però di di “sostenere” la decisione del premier Benjamin Netanyahu. “Le riserve sono comprensibili, dolorose e difficili, ma date le circostanze sostengo la decisione del primo ministro e del governo di portare avanti l’accordo per il rilascio degli ostaggi”, ha affermato Herzog su X. “Si tratta di un dovere morale ed etico che esprime correttamente il valore ebraico e israeliano di garantire la libertà di coloro che sono tenuti prigionieri, con la speranza che sia un primo passo significativo per riportare a casa tutti gli ostaggi – prosegue il presidente -. Lo Stato di Israele, le Idf e tutte le forze di sicurezza continueranno ad agire in ogni modo possibile per raggiungere questo obiettivo, insieme al ripristino della sicurezza assoluta dei cittadini di Israele”.

 

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I funerali di Navalny venerdì a Mosca, la vedova alla Ue: ‘Putin sanguinario’

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La Russia e il mondo intero si preparano per il commovente addio a Alexei Navalny, figura di spicco dell’opposizione russa. La cerimonia funebre, annunciata dalla sua portavoce Kira Yarmysh, si terrà venerdì nella suggestiva chiesa dell’Icona della Madre di Dio a Maryeno, nel sud-est di Mosca. È stato dichiarato che il servizio commemorativo avrà inizio alle 14 del primo marzo, con un invito rivolto a tutti coloro che vogliono onorare la memoria di Navalny ad arrivare presto per partecipare. Il luogo scelto per la sua sepoltura sarà il cimitero di Borisovskoe, dove troverà riposo eterno.

Le parole della vedova di Navalny, Yulia Navalnaya, pronunciate durante la Plenaria dell’Eurocamera, riflettono la tensione e l’incertezza che circondano l’evento. “Il funerale si svolgerà dopodomani e non so ancora se sarà pacifico o se la polizia arresterà coloro che sono venuti a salutare Alexei”, ha condiviso con il pubblico. Queste parole sono un’amara testimonianza delle difficoltà che l’opposizione e i sostenitori di Navalny affrontano in Russia, dove le autorità possono reprimere le manifestazioni e le commemorazioni che non sono state autorizzate ufficialmente.

Yulia Navalnaya ha espresso anche la sua sorpresa per la fretta con cui è stata organizzata la cerimonia funebre. “Pensavo che nei 12 giorni trascorsi dalla morte di Alexei avrei avuto il tempo di preparare questo discorso”, ha confessato. “Ma prima abbiamo passato una settimana a prendere il corpo di Alexei e a organizzare il funerale. Poi ho scelto il cimitero e la bara”. Queste parole testimoniano non solo il dolore della perdita personale, ma anche le difficoltà pratiche e le pressioni politiche che circondano la morte di Navalny.

L’eredità di Alexei Navalny rimarrà un faro per coloro che cercano la libertà e la giustizia in Russia. La sua morte, avvolta nel mistero e nella controversia, continua a suscitare interrogativi sulla democrazia e sui diritti umani nel paese. Mentre la sua famiglia, i suoi amici e i suoi sostenitori si preparano a dirgli addio, il mondo osserva con attenzione, rimanendo in attesa di vedere quale sarà il futuro per l’opposizione russa e per coloro che si battono per un cambiamento significativo.

 

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Alain Delon, trovate in casa 72 armi e oltre 3.000 munizioni

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Un vero e proprio arsenale di 72 armi da fuoco e oltre 3.000 munizioni è stato sequestrato la settimana scorsa durante una perquisizione a casa di Alain Delon a Douchhy-Montcorbon, nel centro della Francia. Lo ha annunciato oggi la procura di Montargis. L’attore, 88 anni, gravemente malato e di recente al centro di dispute tra i figli che hanno lacerato la famiglia, “non è in possesso di nessuna autorizzazione che gli permetta di detenere armi da fuoco”. La perquisizione è stata ordinata dal giudice tutelare l’8 febbraio, in quanto era stata osservata – durante una visita legale a casa dell’attore – la presenza di un’arma da fuoco. Ce ne erano addirittura 72 di diverse categorie, da guerra, da tiro sportivo e quelle utilizzate per difesa personale. Nella residenza di Alain Delon è stata “constatata anche l’esistenza di un poligono di tiro”, ha aggiunto il procuratore. Un’inchiesta è stata aperta per detenzione illegale di armi.

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Libera la famiglia italiana rapita due anni fa in Mali

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Sono finalmente liberi e sono rientrati nel pomeriggio in Italia Rocco Langone, la moglie Maria Donata Caivano e il figlio Giovanni Langone, che erano stati sequestrati il 19 maggio 2022 nella loro abitazione alla periferia della città di Koutiala, a sud est della capitale del Mali, Bamako. L’annuncio della riconquistata libertà è stato dato da Palazzo Chigi, precisando subito che “nonostante la lunga prigionia, i componenti della famiglia Langone godono di buone condizioni di salute”. Il rapimento era stato compiuto da una fazione jihadista riconducibile al Jnim, Gruppo di supporto per l’Islam e i musulmani, legato ad Al Qaida, attiva in larga parte dell’Africa Occidentale.

La famiglia Langone, originaria di Ruoti, in Basilicata, viveva a Koutiala da diversi anni, all’interno di una comunità di Testimoni di Geova, del tutto integrata. Larghe zone del Mali sono sotto il controllo delle forze jihadiste, che spesso rapiscono cittadini stranieri per ottenere un riscatto o per chiedere il rilascio di miliziani. I militari hanno preso il potere con un golpe nel 2021 accusando tra l’altro il governo di non aver fatto abbastanza per reprimere l’insurrezione jihadista. La giunta ha espulso le truppe francesi e i peacekeeper Onu portando il Paese nell’orbita dei russi (e del famigerato gruppo Wagner) ma l’attività dei gruppi ribelli prosegue.

Il rilascio della famiglia, ha sottolineato comunque la presidenza del Consiglio, “è stato reso possibile grazie all’intensa attività avviata dall’Aise, di concerto con il ministero degli Esteri, fin dall’immediatezza del sequestro, e in particolare grazie ai contatti dell’Agenzia con personalità tribali e con i servizi di intelligence locali”. La premier Giorgia Meloni ha subito espresso le sue “più sentite felicitazioni per la liberazione dei nostri tre connazionali”, ringraziando tutte le agenzie e istituzioni che hanno lavorato per questo obiettivo, mentre il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha parlato di “una bellissima notizia a dimostrazione che quando si agisce in silenzio e non si fa rumore e propaganda si ottengono ottimi risultati. Siamo felici che questi tre connazionali possano tornare liberi a casa dopo essere stati tanto tempo ostaggi dei jihadisti”.

Tajani si è recato personalmente all’aeroporto di Ciampino ad accogliere i tre italiani: “Sono molto contento, tutto è bene quel che finisce bene. Hanno incontrato qui i familiari, sono in buone condizioni, attestate già ieri dalle prime visite mediche e con lo psicologo, ed ora dovranno essere interrogati”. “La signora mi ha invitato ad un pranzo, è un’ottima cuoca”, ha aggiunto sorridendo il ministro. Allo scalo di Ciampino c’erano Daniele Langone, l’altro figlio della coppia, ed il fratello della signora Maria Donata Caivano, che hanno abbracciato i loro cari rientrati.

“Vorrei ringraziare con tutto il cuore il governo italiano, l’Unità di crisi, che ci ha lavorato giorno e notte, per quanto mi sono stati vicino veramente – ha detto Daniele -. Non ho mai perso la speranza e non ho dubitato un giorno che me li avrebbero riportati a casa sani e salvi. Un’emozione immensa, non ho tante parole. Non auguro a nessuno di passare quello che ho passato. I miei familiari stanno bene. Mi hanno detto tante cose, ma sono private. Motivi del rapimento? Sinceramente non mi interessa dare una risposta. Sono state scritte molte stupidate. Ora saremo a Roma, poi si vedrà. Sono l’ultimo che li aveva sentiti al telefono un’ora prima del rapimento”.

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